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Come si riconosce un Culto moderno? Facilissimo.
Il Guru ha sempre ragione
Lui, la sua organizzazione e i suoi insegnamenti sono sempre nel giusto. Sono al di sopra delle critiche e dei rimproveri.
Il Guru sa qualcosa che tu non puoi arrivare a conoscere da solo, tramite ordinari canali di informazione. Se accetti la sua autorità e segui i suoi insegnamenti, ti farà accedere a questa verità nascosta.
Alcune domande, però, sono off limits, come quelle sulla coerenza fra la vita personale del Guru e le sue affermazioni dottrinali. Ogni dubbio sul Guru dimostra solo la tua inadeguatezza (a dir poco) o la tua appartenenza ad una delle forze del male che tentano di ostacolare il suo sacro cammino. Il Guru deve essere adorato e obbedito.
Linguaggio di gruppo
Il Culto ha il suo proprio gergo. Inventa nuova terminologia o eufemismi, ridefinisce parole comuni attribuendo loro significati differenti e ha un numero variabile di slogan che usa come pietre tombali per elaborazioni critiche/discussioni. “Caricare” in questo modo il linguaggio ha una lunghissima storia. Lewis Carroll, in “Attraverso lo Specchio” descrive il processo in modo egregio:
“Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty in tono piuttosto sprezzante “questa significa esattamente quello che decido io… ne’ più, ne’ meno.”
“Bisogna vedere” disse Alice “se lei può dare tanti significati diversi alle parole.”
“Bisogna vedere” disse Humpty Dumpty, “chi è che comanda… è tutto qua.” (cit. da Oscar Mondadori, pag. 203).
Ma gli esempi del suo uso possono essere piuttosto sinistri: il gas che uccideva nei campi di concentramento, il famigerato Zyklon B, era chiamato “materiale per la risistemazione degli ebrei”; mandare dissidenti e oppositori al lavoro coatto in condizioni di schiavitù suona molto rispettabile se lo chiami “rieducazione”, come il definire una guerra “azione di polizia internazionale”… purtroppo, la sostanza della violenza non cambia.
Il gergo del Culto ridefinisce e reinterpreta qualsiasi cosa in modo conveniente al Culto stesso. Se provi ad indicare gli errori logici o l’inconsistenza in un discorso del Guru, fra le ondate della slavina di insulti che ti travolgerà troverai anche la risposta: “Non hai capito. Quello che vuole veramente dire è…”, e la frase proseguirà nel ridefinire e reinterpretare sino a che il pensiero del Guru sarà degno di Premio Nobel per la Pace, anche se la frase da te contestata era: “Uccideremo i nostri nemici nel ventre delle loro madri.”
Pensiero di gruppo, soppressione del dissenso, conformità coatta
Il Culto ha risposte standard adattabili praticamente a qualsiasi questione, che i membri devono ripetere a pappagallo. All’interno del Culto il pensiero critico è scoraggiato, in special modo se diretto al Guru: è automaticamente un errore, proprio perché a lui diretto, e non se ne esce. (Vedi regola n. 1 – Il Guru ha sempre ragione) Lodi pubbliche al Guru, poesie – elegie – peana per il Guru sono per contro, automaticamente, cose giuste e meritevoli di lode e di avanzamento in seno al gruppo.
I commenti critici o le domande spinose ricevono le seguenti etichette: odio, moralismo, bigottismo, pregiudizio, dietrologia, agenda occulta del male. Domanda: “Perché il vostro gruppo… (quel che volete)?” Risposta: “Perché ci odii?” Il Culto non è mai oggetto di giudizio, ma quel che le persone dicono del Culto determina un giudizio su di esse: buone quelle che ne dicono bene, cattive quelle che ne dicono male.
Il Culto ha un forte disprezzo per l’intelletto e l’umana intelligenza – e cioè per ogni tentativo di pensiero indipendente: tant’è che sovente usa la parola “intellettuale” (e tutti i suoi sinonimi) come insulto. La ragione è semplice: un pensiero critico e analitico è una minaccia ai precetti del Culto. Tali dogmi crollerebbero se sottoposti ad un esame razionale, perciò è meglio ridicolizzare chi lo pratica definendolo “professorone” o “maestrina”.
Pensiero di gruppo significa in realtà niente pensiero del tutto: è limitato al ripetere le parole chiave e gli slogan e a seguire il programma determinato dal Guru.
Nessuna via d’uscita
Non c’è alcun modo onorevole o adeguato per abbandonare il Culto, punto e basta. Lasciare il gruppo è fallire, morire, essere sconfitti dal male ed essere rubricati immediatamente come voltagabbana traditori e nemici. Alla domanda “Perché se ne sono andati?”, le risposte saranno:
Perché sono deboli, malvagi, egoisti, stupidi.
Perché si sono venduti.
Perché non hanno seguito le procedure in modo corretto.
Perché non hanno resistito alle tentazioni.
Perché stavano con noi solo per interesse.
Perché non sono mai stati veramente parte del gruppo.
Perché erano infiltrati che volevano distruggere il nostro movimento.
Eccetera. La frase finale, di solito, è: Stiamo davvero meglio senza di loro e la loro cattiva influenza.
In genere, il Culto proibisce ai propri membri il contatto con questi “fuoriusciti”. Il Guru li giudica schifosi malvagi che devono essere ostracizzati ed oscurati. Si tratta di un atto auto-conservativo del tutto comprensibile: il Guru non desidera che ai suoi seguaci siano dette cose che potrebbero scuotere la loro fede.
L’effetto che tale attitudine ha sui membri del Culto è quello di una potente minaccia psicologica: non si tratta di un vago e remoto “Brucerai all’inferno dopo la morte”, ma di un concreto e immediato: “Non abbiamo più nulla a che fare con te, sei completamente tagliato fuori, quelli che chiamavi amici non sono più tali.” Poiché spesso per i membri di un Culto le relazioni più significative sono interne al Culto stesso, l’individuo così bollato è costretto a pagare un alto prezzo emotivo in termini di solitudine e umiliazione. “Chi la pensa come lui può andarsene.”, aggiungerà il Guru senza aver neppure bisogno di indicare le conseguenze, perché lo svergognamento del “dissidente” è pubblico, sotto gli occhi di tutti.
Irrazionalità
Il Culto ha credenze illogiche o superstiziose che è proibito/sconsigliato discutere: i membri del gruppo devono accettarle con ingenuità infantile e semplicemente aver fiducia in quanto il Guru dice loro, non importa quanto improbabili, irrealistiche o oltraggiose siano le sue parole. Il Culto potrà persino rimproverarli di star danneggiando il movimento e gli altri suoi membri, se si permettono di dire che (ad esempio) sul complotto delle scie chimiche hanno qualche dubbio. L’effetto “lavaggio del cervello” in molti casi è il risultato di uno sforzo compiuto a livello individuale dall’aderente al Culto; quando il dubbio lo tormenta, si ripete con ostinazione: “Ho trovato la verità, sto seguendo la verità. Non importa quel che il resto del mondo può dire, io ho trovato la verità!”
Attacchi personali in risposta alle critiche
Chiunque eccepisca al Guru, al Culto o ai suoi dogmi è attaccato a livello personale. Piuttosto che discutere in maniera onesta e intelligente del merito, usando i fatti e la logica, i membri del Culto preferiranno l’aggressione alle persone: insulti, diffamazioni, disprezzo condiscendente, minacce velate o esplicite, offese a sfondo sessuale, accuse di bieche motivazioni ulteriori e nascoste, e dubbi sulla sanità mentale, l’onestà, la buona fede e l’intelligenza dei critici.
Sei solo un bugiardo, uno stupido, un fattone, un ubriaco, uno stronzo, una puttana…
Chi ti paga?
Non sai di cosa stai parlando.
Sei solo un ignorante che non capisce il Guru.
Sei un comunista, un socialista, un nazista, un piddino…
Sei brutta e nessuno ti scopa.
Il fondatore di Scientology, L. Ron Hubbard, era solito istruire i suoi seguaci ad attaccare i critici in ogni modo possibile, indagando sulle loro vite e cercando di scoprire crimini e segreti “sporchi” da usare contro di loro e: “Se non riuscite, scavando, a tirar su nessun tipo di spazzatura, inventate qualcosa. (…) Attaccate al loro primo respiro. Non aspettate mai. Non parlate mai di noi – solo di loro. Usate il loro sangue, il sesso, il crimine per avere i titoli in prima pagina.”
La maggior parte della gente comune è in grado di tollerare una critica al proprio leader politico o religioso, i membri del Culto no. Le loro reazioni al minimo appunto fatto al Guru sono sproporzionate, esagerate, isteriche e fuori tema. E’ nella loro natura da “veri credenti” non avere spazio per il dubbio; è bianco o nero, tutto o niente, noi-contro-di-loro. Perciò attaccano irrazionalmente chi si permette un solo accenno di dissenso, preferendo la certa semplicità (certezza sempliciotta) all’incerta complessità: le sfumature non fanno per loro.
Insistenza sul fatto che il Culto è l’unica via
Noi siamo speciali. Noi siamo diversi. Noi siamo “il nuovo”. Noi siamo il futuro. Noi abbiamo la nuova tecnologia. Noi abbiamo la panacea che salverà il mondo. Noi siamo in grado di costruire il Paradiso in Terra. Noi siamo unici: gli altri sono vecchi, sono noiosi, sono bugiardi, sono delinquenti, sono marci, sono morti (o devono morire)… C’è un solo modo per lavorare con noi: diventare uno di noi.
Pseudo-democrazia
Ognuno può dire la propria opinione. Nei raduni pubblici è consigliato persino urlarla a squarciagola. Occasionalmente si vota per qualcosa. Ma la tua opinione e il tuo voto e i tuoi strilli non contano niente e non cambieranno nulla, perché a prendere le decisioni sono il Guru e il suo ristretto circolo di fidati (che sono “più eguali” degli altri…). Prova a contestare questo, e vediamo quanto resti nel gruppo. Data la mentalità da assedio costante del Culto, diventerai un disertore bastardo infedele nel giro di mezza giornata.
Occhi a piattino
E’ un effetto collaterale della fede nel Guru che non tutti sperimentano, ma che rende chi ne fa esperienza una vera seccatura ambulante. Si tratta di una sorta di euforia irrazionale che si esprime con iperbole, maiuscole e punti esclamativi ripetendo a chiunque incontri, voglia costui ascoltare o no, quanto Guru è il Guru:
Il più grande leader vivente!
La nostra Testa, senza cui noi, il Corpo, non esisteremmo!
L’uomo più meraviglioso che ci sia!
La mia vita è cambiata grazie a te, o Guru inarrivabile!
E’ un Miracolo!!!

Associated Press Photo - 1971

Gli occhi di questi euforici membri del Culto sono leggermente dilatati ed esprimono una certa fissità. Si animano, traboccando di lacrime, solo davanti ad un’immagine del Guru. In presenza del Guru in carne ed ossa, possono anche svenire, ma non appena si riprendono scrivono una poesia sull’illuminante incontro.
E tutto questo, dite un po’, vi ricorda qualcuno o qualcosa?
Maria G. Di Rienzo, aka Vecchiaccia Wiki (al vostro servizio)

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