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Ricordate il “decimo pianeta” del sistema solare? In realtà gli astronomi non si sono messi d’accordo sulle definizioni, vuoi per le dimensioni dell’oggetto cosmico (pianeta nano? planetoide?), vuoi per l’eccentricità dell’orbita.

Sedna

Comunque, gira attorno al Sole ed il nome con cui è stato battezzato mi è tornato in mente in questi giorni, quando un bel numero di donne hanno espresso in vari modi la frustrazione e l’indignazione che provano per le notizie di omicidi – stupri – atti violenti commessi a danno delle loro simili, e per i modi ignobili in cui tali notizie vengono “spiegate” e commentate. Il nome è Sedna. Permettete che vi racconti quel che so di lei.

Sedna 3

La leggenda n. 1 è questa. Sedna era una bambina di un villaggio Inuit. Suo padre voleva darla in moglie, ma Sedna aveva un carattere forte e non capiva perché dovesse essere data via come una proprietà o una merce. Perciò continuò ad opporre il suo rifiuto. Ad un certo punto, visto che non riusciva a piegarla, suo padre decise di ucciderla. Salpò con lei sulla sua piccola barca da pesca e andò al largo, sul freddo oceano Artico, dove la gettò in acqua. La bambina terrorizzata cercò di aggrapparsi ai bordi della barca, ma ad ogni tentativo suo padre le tagliava via un pezzo delle dita con un coltello affilato. Dopo il terzo, con le mani ormai ridotte a moncherini, Sedna si abbandonò alle onde gelate. Miracolosamente, le sue dita a brandelli si mutarono in salmoni, foche, trichechi e balene. Queste creature, riconoscendola come la loro madre, la portarono al sicuro sul fondo dell’oceano, dove in seguito costruirono per lei una casa fatta di pietre e ossa di balena. Il viaggio trasformò anche Sedna. Da bambina di cui si era abusato, da vittima di efferata violenza, divenne la potente dea dell’oceano e del regno di Adlivin (o Adliden), dove transitano i morti allo scopo di ripulire se stessi dalle brutte azioni commesse durante le loro vite. La dea permette che i suoi figli animali servano da cibo agli uomini, ma non permette l’abuso: la crudeltà, l’avidità e la mancanza di rispetto da parte dei pescatori e dei cacciatori sono punite con le tempeste o con la morte per fame.

Sedna Inuit

Nella leggenda n. 2 Sedna è una fanciulla nota per il rifiuto di tutti i pretendenti nel suo villaggio, sino a che si innamora di un viaggiatore sconosciuto. Costui la porta con sé nel suo paese, la Terra degli Uccelli, ma in realtà non è un essere umano, bensì un kokksaut (uno spirito-procellaria) travestito da uomo. Quando Sedna scopre la verità ne è sconvolta e la sua tristezza è profonda. Nel frattempo il padre, sentendone la mancanza, viaggia sino alla nuova casa di Sedna e approfittando dell’assenza del marito porta via con sé la figlia piangente. Ma il kokksaut si ripresenta in forma umana a chiedere che la ragazza gli sia restituita. Di fronte al diniego del padre, assume la sua forma di uccello ed evoca una terribile tempesta. Terrorizzato all’idea di aver offeso lo spirito-procellaria, il padre giunge alla conclusione che per salvare se stesso deve offrirgli la figlia in sacrificio. Da qui in poi la storia della barca, delle dita fatte a brandelli e della trasformazione di Sedna è identica. La dea, ampiamente venerata nelle regioni artiche, ha molti altri nomi o soprannomi che fanno riferimento alla sua relazione con le creature marine, come Ikalu Nappa – Metà donna metà pesce, e Nerrivik – Piatto di pesce, o alla sua tragedia come Nivikkaa – Donna gettata oltre l’orlo. I miei favoriti sono Uiniyumayuituq e Unigumisuitok, che significano entrambi “Quella che non voleva un marito”.

Gli sciamani Inuit tentano qualche volta di viaggiare sino a lei. Durante il rituale tengono in mano un pettine che, dicono, useranno per i capelli di Sedna: che devono essere davvero aggrovigliati, giacché lei non ha dita per potersi pettinare. Mostrandole cura e compassione, gli sciamani quietano le tempeste e ricevono dalla dea saggezza e l’arte della guarigione.

Sedna 2

Sedna, nonostante il glorioso epilogo, può sembrarvi un simbolo di impotenza e di rabbia non espressa. Vedetela pure così, all’inizio. Non riconoscere, negare o reprimere i sentimenti di rabbia e di indignazione al meglio vi renderà depresse, al peggio disperate. Invece, queste emozioni seppellite o rinchiuse possono essere una fonte di energia per voi e possono essere rilasciate in modi che non faranno del male ne’ a voi ne’ ad altre persone. Accettate il suggerimento degli sciamani: date un corpo alla vostra angoscia interiore, come se fosse una persona arrabbiata. Visualizzatela. Qualsiasi forma abbia, trattatela con empatia, con gesti calmi e gentili, con il dono di una carezza o di un abbraccio. Pettinatela, se ha i capelli in disordine. Ma, soprattutto, ascoltate cosa questa persona ha da dirvi. Scommetto che l’agenda di Sedna è molto diversa da quella dei padri violenti e pusillanimi di questo mondo. Maria G. Di Rienzo

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