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Posts Tagged ‘scultura’

fearless girl with friend

La statua della “ragazza impavida” (in immagine con un’amica umana) trasloca.

Come avevo scritto in precedenza,

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/03/16/la-ragazza-impavida/

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/06/01/non-ce-la-fanno-proprio/

la sua posizione che fronteggiava il toro alla carica di Wall Street era solo temporanea.

Sin dalla sua installazione, avvenuta l’8 marzo 2017, la statua commissionata da State Street Global Advisors all’artista Kristen Visbal è però diventata una meta per donne di tutte le età e una grande attrazione turistica, al punto che il flusso di visitatori / visitatrici crea problemi al traffico.

L’immagine di una ragazzina senza paura ha un impatto di questa grandezza, il che ci dice almeno due cose: si tratta di un’immagine purtroppo rara e si tratta di un concetto di cui sentiamo un profondo bisogno. Le bambine, le ragazze, le donne dovrebbero poter andare per il mondo e dietro ai propri sogni senza timore alcuno.

La “Fearless Girl” si trasferirà entro la fine dell’anno davanti alla Borsa di New York che, nonostante la “sfida” incorporata nella statua, le dà il suo benvenuto sin da ora (foto di Carly M. Hildebrand):

new home

La vice sindaca della città, Alicia Glen, ha dichiarato al proposito alla stampa: “Penso solo sia davvero importante, dati i tempi in cui stiamo storicamente vivendo, che noi si faccia tutto il possibile per aumentare la consapevolezza su istanze davvero serie, quali il confrontarci con la mancanza di potere economico, politico e finanziario delle donne.”

Maria G. Di Rienzo

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I am queen mary

(immagine di Nick Furbo)

Il 1° ottobre 1878, esasperati per le condizioni oppressive in cui li tenevano i colonizzatori danesi (e per l’ennesimo omicidio impunito di uno di loro), i lavoratori e le lavoratrici dell’isola caraibica di St. Croix diedero fuoco a case, zuccherifici e circa 50 piantagioni di canna da zucchero.

Ad organizzare la rivolta, la più grande nella storia coloniale danese e ricordata come “L’Incendio”, furono tre donne: i loro compagni e le loro compagne le chiamavano Regina Mary (ma lei, il cui nome completo era Mary Thomas, preferiva rispondere all’appellativo “Capitana”), Regina Agnes e Regina Mathilda. La rivolta infine fallì e le tre regine più una quarta donna, Susanna Abrahamson, furono processate e incarcerate per parte della sentenza nella prigione femminile di Copenaghen.

La Danimarca aveva proibito il traffico transatlantico di schiavi nel 1792, ma solo sulla carta. La legge divenne effettiva 11 anni più tardi e la schiavitù rimase comunque in vigore sino al 1848.

Il 3 marzo 1917, il paese vendette St. Croix e altre due isole, St. John e St. Thomas agli Stati Uniti per 25 milioni di dollari: sono quelle che oggi si chiamano Virgin Islands.

La statua di Mary Thomas è stata eretta a Copenaghen il 31 marzo scorso, davanti al Magazzino delle Indie Occidentali, che un tempo conteneva zucchero, rum e altre produzioni provenienti dalla colonie danesi nei Caraibi. L’edificio ora è uno spazio espositivo.

“Io sono la Regina Mary”, questo il nome dell’opera, è la prima statua di una donna di colore ad apparire in uno spazio pubblico in Danimarca ed è stata creata da due altre donne, le scultrici Jeannette Ehlers e La Vaughn Belle (qui sotto nell’immagine di Nikolaj Recke).

Jeannette Ehlers e La Vaughn Belle

La Regina Mary sta su quella che appare come una sedia impagliata dal largo schienale, regge nella mano destra l’attrezzo per tagliare la canna da zucchero e nella sinistra una torcia. Alla base del sedile è incorporato del corallo prelevato a St. Croix, quello stesso corallo che gli schiavi recuperavano e intagliavano per costruire le fondamenta degli edifici sull’isola.

“Il nostro progetto riguarda la sfida alla memoria collettiva danese e il suo conseguente cambiamento.”, ha spiegato l’artista La Vaughn Belle, che proviene proprio dalle Virgin Islands. Inoltre, ha sottolineato la sua compagna danese in quest’impresa, Jeannette Ehlers: “Il 99% delle statue presenti in Danimarca raffigurano maschi bianchi.”

Maria G. Di Rienzo

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non la sopportano

Vi ricordate la “Ragazza Impavida”, vero? Fu posta davanti al toro di Wall Street l’8 marzo scorso con permesso temporaneo, esteso a undici mesi dietro richiesta di alcuni gruppi di donne.

Sembra che molti uomini non riescano proprio a sopportare la cosa: nemmeno un piccolo spazio, nemmeno un periodo di tempo limitato, devono essere dedicati a celebrare il coraggio nelle donne.

Così c’è chi mima il suo stupro o chi, come lo scultore Alex Gardega (è il tizio con la maglietta blu a strisce, sulla destra) le mette accanto un cane che le piscia sulla gamba. Naturalmente, non avevamo mai sentito parlare di costui prima, ma ora è una celebrità – come l’autore del toro Arturo Di Modica, che ha querelato la finanziaria State Street Global Advisors, committente della statua della ragazzina, per “violazione di copyright”. (Prego?)

Gardega ha spiegato che intende con il suo cagnetto malfatto “degradare” la statua, perché essa “non è rispettosa dell’integrità del toro”. E prima che qualcuno gli dica quanto idiota e pericoloso è tutto ciò si premura di farci sapere che lui è “pro-femminismo”. Suggerire infatti il “degrado” di ogni femmina che osi sfidare la violenza, ergersi sulle proprie gambe, avere fiducia in se stessa è cosa per cui noi femministe dobbiamo proprio lodarlo.

E’ bene che nessuno si ponga domande sulla legittimità della violenza, soprattutto di genere, perché è sulla violenza che il dominio maschile si fonda, per cui anche tutte le donne e bambine “degradate” quotidianamente, in uno schema globale che tocca ogni aspetto delle loro vite, smettano di lottare e riconoscano il giusto rispetto “all’integrità” di chi le usa come materiale masturbatorio, sfogo per il proprio sadismo e attrezzo riproduttivo. E ringrazino, non si sa mai.

Tra l’altro, chi ha scolpito la “Ragazza Impavida” è Kristen Visbal, un’artista di origine uruguayana: una donna. Cioè, capite, scolpisce senza essere accessoriata di pendolo e palline. Di Modica e Gardena devono trovare il fatto davvero irrispettoso. Sono così sensibili!

Maria G. Di Rienzo

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fearless girl

Come probabilmente saprete, la statua della “Fearless Girl” – “Ragazza (bambina) Impavida”, in immagine – è apparsa l’8 marzo scorso a fronteggiare il famoso toro alla carica di Wall Street, in quel di Manhattan, New York.

Chi l’ha installata è una società commerciale che si chiama “State Street Global Advisors” e fornisce servizi finanziari e strategie di investimento alla propria clientela, che va dalle fondazioni non-profit ai governi, passando per corporazioni economiche e organizzazioni religiose. La statua fa parte della nuova campagna di “State Street Global Advisors” tesa a incoraggiare le aziende a mettere più donne nei loro consigli d’amministrazione. La società è un gigante nel mondo finanziario e non l’hanno creata le femministe: il motivo per cui si muove in questa direzione è il fatto, statisticamente provato, che le aziende con consigli d’amministrazione in cui il numero di donne e uomini più o meno si equivale funzionano meglio e guadagnano di più.

Nei pochi giorni trascorsi dalla sua comparsa, tuttavia, la Ragazza Impavida è diventata una delle mete favorite per le donne di qualsiasi età. Si erge in una posa che esprime coraggio, sfida, sicurezza e autostima e, poiché è una ragazzina, suggerisce alle bambine che loro stesse sono legittimate a assumere questi tratti.

Già la sera del 9 marzo, però, tre giovani uomini hanno deciso di mostrare a chi era presente cosa una femmina deve aspettarsi facendolo. Uno di loro ha mimato lo stupro della statua, circondato dalle risate e dagli incitamenti degli altri.

maskio analphabeta

A scattare la fotografia è stata l’architetta Alexis Kaloyanides, 34enne, giunta là assieme a colleghe/i di lavoro durante una passeggiata: “Era una bellissima serata, c’erano circa 15 o 20 persone già sul posto. Abbiamo cominciato a parlare della statua e abbiamo visto una bimba di 5 o 6 anni posare orgogliosamente accanto ad essa, era proprio un momento piacevole. Poi sono arrivati questi tre uomini.” E uno di loro è corso alla statua della Ragazza e ha cominciato a strofinarsi su di essa e a mimare il coito. I presenti gli hanno immediatamente urlato di smetterla, trovando la performance rivoltante, e lui ha riso di nuovo e se n’è andato con i suoi amici.

Kaloyanides ha preso la decisione di condividere l’immagine online perché, dice, il comportamento di quell’uomo non è qualcosa su cui farsi una risata e non dovrebbe essere preso per un semplice scherzo: “Serve solo a perpetuare la mentalità del “gli uomini sono fatti così” e del “è ok, è solo buffo, lascia perdere”. Questo giovane uomo ha una madre, forse una sorella, forse una fidanzata o una moglie – chi lo sa? Io sono stanca di dover inventare scuse e riderci sopra. Io almeno non lo farò mai più. (…) Costui ha finto di fare sesso con l’immagine di una bambina. Stronzi come lui sono la ragione per cui abbiamo bisogno del femminismo.” Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “The Subtle Abyss: Visual Representation and Feminist Art Practices”, un più ampio saggio di Rose Gibbs e Catherine Long del dicembre 2015. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Ladies Sasquatch

L’ortodossia economia del neoliberismo, promuovendo il “ragionevole interesse personale” tramite la deregolazione, la privatizzazione, il libero mercato e governi sempre più ristretti, ha il suo equivalente culturale nell’attitudine “tutto fa brodo” che separa azioni e comportamenti dalle circostanze in cui essi si generano.

Quest’ortodossia presuppone che siamo tutti nati liberi, che prendiamo decisioni liberamente e che non siamo formati da aspettative normative. Qui, il soggetto è un individuo solitario per il quale tutti i legami – familiari o d’altra natura – sono gravosi. Il presupposto sotteso è che vi sia un giusto e “naturale” modo di essere e che esso emergerà comunque in qualche modo. Similmente, il libero mercato sarebbe un “ecosistema” che si autoregola e che, come il mondo naturale, a volte può essere brutale ma in fin dei conti è armonioso.

Nella cultura neoliberista odierna le barriere imposte alla libertà da classe, razza e discriminazione di genere non sono chiaramente riconosciute. C’è una “libertaria” celebrazione del libero arbitrio che non mette in discussione le condizioni che rendono la vera libertà possibile, ne’ ci riflette sopra.

In un rovesciamento del principio femminista per cui “il personale è politico”, i problemi non sono mai politici ma sempre personali: individuali, sui generis e perciò non analizzabili.

In queste circostanze, mettere insieme le persone affinché affrontino istanze comuni diviene sempre più difficoltoso. Inoltre, presumere che siamo tutti individui isolati e autonomi oscura effettivamente la realtà delle nostre situazioni difficili. Ciò è preoccupante soprattutto per le persone vulnerabili e marginalizzate.

Attualmente siamo nel mezzo di una rinascita del femminismo, in occidente e a livello globale, che continua a raccogliere slancio. Gli ultimi cinque anni hanno visto un aumento significativo di conferenze femministe, attivismo di base, creazione e mostre di arte femminista. Molta di questa attività organizzativa opera a fronte di una discriminazione continua e a partire dalla consapevolezza da parte delle donne più giovani che ci è stata venduta una montatura: e cioè l’eguaglianza è stata raggiunta, rendendo il femminismo superfluo.

Allo stesso tempo, il capitalismo ha cooptato il linguaggio femminista nei media del mainstream. Il contrattacco al femminismo ha preso la sua forma più virulenta: i comportamenti e i prodotti che sono tutti parte dell’arsenale capitalista sono rielaborati come attrezzi femministi del “potenziamento delle donne”, mentre le fonti di tale potere restano incredibilmente non esaminate. Le donne sono diventate i bersagli di aggressive tattiche di marketing; ci viene detto che i soggetti femminili manifestano la propria libertà tramite il potere d’acquisto.

E’ pure da notare come tali comportamenti tendano ad adattarsi molto bene all’ethos di una società che continua a punire coloro che non si conformano ai suoi standard e non rispondono in modo compiacente alla sue richieste.

Ladies Sasquatch 2

L’attuale stato del maggior successo culturale per le donne appare come il diritto di oggettificare se stesse e l’essere grate per il privilegio della visibilità, una visibilità che è ancora data come premo solo alle donne che corrispondono al ristretto ideale sottile – di pelle chiara – giovane prevalente nella cultura eteronormativa capitalista.

Questa insidiosa invasione del neoliberismo riduce il femminismo a un set di diritti “personali” e scelte che si incastrano con il capitalismo in modo conveniente, mentre minano con efficacia l’intero progetto. Perché se il femminismo non rappresenta e non sostiene nulla, in che modo sappiamo cos’è o come può liberarci?

P.S. Le immagini che ho inserito in un questo pezzo fanno parte dell’opera “Ladies Sasquatch” di una straordinaria artista multimediale femminista, Allyson Mitchell (è canadese e fa scultura, teatro, installazioni, film). Con essa, Allyson ha inteso rappresentare “una sessualità selvaggia esterna alle nozioni prescrittive eteronormative di bellezza e brama” e la definisce “una congrega di Sasquatch lesbiche”. Le sculture di Allyson comprendono anche una Vagina Dentata dalle dimensioni di una stanza, un esercito di Holly Hobbies Super-Geniali e una libreria situata in un bosco e completa di pozzo dei desideri “per la conoscenza politica proibita”.

Ah sì, i Sasquatch, per chi non lo sapesse – io lo so perché da bambina leggevo Tex Willer, non perché sono più furba di voi… – sono delle specie di Yeti del folklore nordamericano, umanoidi dai tratti scimmieschi alti 2/3 metri, ben ben pelosi, che si farebbero volentieri i fatti propri nelle foreste montane se esploratori e curiosi li lasciassero in pace.

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vanessa

Scultrice, commediografa, poeta, attrice, attivista, fotografa, insegnante: sono alcune delle identità che Vanessa German assume nella sua vita e non sappiamo cos’altro potrebbe inventare domani mentre lavora per creare bilanciamento e armonia.

Vanessa, nata nel 1976, vive a Pittsburgh – Usa, in un quartiere chiamato Homewood che è stato definito dai media “il vicinato più pericoloso d’America”, piagato com’è da anni da povertà, attività criminali e presenza continua di scontri a fuoco.

In questo contesto aspro e conflittuale, Vanessa crea statue e dipinti che lei definisce “figure di potere”, immagini di donne nere che, come spiega l’artista, portano su se stesse “strati di peso: portano la stratificazione del dolore, dell’accettazione e della libertà trasversalmente alla dimensione del tempo – passato, presente, futuro.”

vanessa con scultura

I materiali usati da Vanessa sono tutti riciclati. Bambole rotte, stoffe vecchie, barattoli, oggetti gettati via e raccattati per strada. Anche i colori sono per la maggior parte frutto di riciclo. Non solo perché, come lei dice, le opere devono “riflettere le mie esperienze e il mio ambiente”, ma perché Vanessa è abituata a far ciò sin da bambina. Era poverissima e qualsiasi cosa desiderasse non poteva averla, ma sua madre la incoraggiava costantemente a creare da sola quel che voleva, con quello che poteva trovare attorno a sé. Alcune delle sculture incorporano oggetti che rappresentano persone importanti nella sua vita, come i capelli di un amico che “è nero, gay, terapista, guaritore: e i suoi capelli sono una preghiera universale per la chiarezza e la speranza.”

Un paio d’anni fa, Vanessa stava lavorando su un pezzo sul portico di casa, giacché la scultura era troppo grande per stare all’interno. I bambini del vicinato cominciarono ad arrampicarsi sulla staccionata per guardarla. “Mi chiedevano Cosa stai facendo? Posso farlo anch’io? Li invitavo all’interno e dopo pochi giorni, non esagero, erano dozzine. In questo modo la mia abitazione è diventata il Portico Frontale dell’Amore e in una casa abbandonata abbiamo creato la CasArte. Avendo cura della creatività dei bambini si instilla in loro il senso di aver valore.” E una volta convinti di ciò, i piccoli hanno diretto i loro messaggi artistici alla comunità in cui vivono: “Smettete di sparare, vi vogliamo bene”.

love front porch

Le cose hanno cominciato ad andare meglio, a Homewood. Si spara di meno. L’arte è per le strade. Si sorride di più.

Le “figure di potere” dell’artista, imbevute di magia immediatamente percepibile, sono diventate un mezzo per mettere in relazione i membri del vicinato tramite lo spirito di cui sono fatte – amore.

Se vi presentate alla porta di Vanessa German, lei vi aprirà salutandovi con un abbraccio, una canzone e una poesia di sua composizione. E’ una forza della natura. Maria G. Di Rienzo

dipinto di vanessa german

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C’è sempre un luogo dove, se ascolti attentamente nella notte, udirai una madre raccontare una storia e al termine del racconto ti farà questa domanda: ‘Ou libéré?’ Sei libera, figlia mia?” Edwidge Danticat, “Breath, Eyes, Memory”

are you free

Il seguente brano è tratto da: “Norway’s ‘We’re Sorry’ Monument to 91 Dead Witches”, di Nina Strochlic per The Daily Beast, maggio 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.

“La città di Vardø, conosciuta come “la capitale norvegese delle streghe”, ha eretto un monumento dedicato alla memoria delle donne e degli uomini che furono bruciati o torturati a morte perché accusati di stregoneria. Il luogo di una delle più brutali cacce alle streghe d’Europa è stato trasformato in un moderno sito memoriale, arroccato sopra il Circolo Artico sulla punta più a nord-est della frastagliata costa norvegese.

Mentre l’Europa uccideva più di 40.000 persone accusate di stregoneria, nel 17° e 18° secolo, si tenevano crudeli processi ai confini della terra, nei minuscoli villaggi di pescatori norvegesi. Quattrocento anni fa, Vardø s’impegnò in una crociata per liberarsi dalla stregoneria. In circa un secolo – fra il 1593 e il 1692 – si tennero più di 140 processi nel piccolo villaggio. Almeno 91 persone, sia uomini sia donne, furono trovati colpevoli e bruciati sul rogo o torturati a morte.

La cifra non è grande come quelle che si trovano in ogni altro luogo d’Europa, ma nel paesaggio spopolato della Norvegia del nord, essa toccò una fetta sproporzionatamente alta della popolazione. Circa un terzo di questi processi avevano come bersaglio specifico il popolo indigeno dei Sami, che suscitavano sospetti praticando rituali tradizionali di guarigione. I procedimenti erano registrati in modo meticoloso, il che dà agli storici moderni un appiglio per capire le accuse e i ragionamenti che alimentarono la caccia alle streghe. Le testimonianze dell’epoca rivelano che la stregoneria era vissuta come qualcosa di “consumabile” – agiva nella forma di latte, pane o birra magicamente contaminati.

inaugurazione monumento norvegia

Secondo lo storico Rune Blix Hagen dell’Università Artica di Norvegia, la subitanea ondata di accuse di stregoneria avvenne dopo una tempesta particolarmente forte che uccise 40 pescatori, nel giorno di Natale, all’inizio del 1600. Ci vollero tre anni prima che la legislazione permettesse processi di massa sul sospetto di stregoneria, ma una volta avuto questo segnale incoraggiante Vardø usò tutto il suo fervore nei processi.

La storica Liv Helene Willumsen riporta una teoria in voga, all’epoca, per cui la malvagità di poteva trovare più facilmente al nord “e persino l’ingresso dell’inferno era situato a nord. In Europa vi era l’idea che i popoli del nord fossero più inclini alla stregoneria e alla perversione di altri.”

Nel 2011, alle vittime norvegesi della caccia alle streghe fu dato riconoscimento ufficiale. Il monumento, lo Steilneset Memorial, fu inaugurato dalla regina Sonja nell’esatto posto in cui si erano tenute le esecuzioni delle cosiddette streghe. La costruzione si deve a due artisti di fama mondiale: l’architetto svizzero Peter Zumthor e l’artista franco-americana Louise Bourgeois.”

corridoio

(Ndt.: L’installazione è fatta di due parti, entrambe parzialmente visibili nelle immagini: l’edificio, di cui è autore Zumthor, è un lungo corridoio con 91 lampade alle pareti, ognuna delle quali illumina una placca che racconta la storia di una vittima; l’altra parte è una scatola di vetro nero alta 125 metri, al cui centro una sedia brucia costantemente mentre sopra di essa tre specchi riflettono il fuoco: questa è opera di Bourgeois e il titolo che lei le ha dato è: “Le dannate, le possedute e le amate”.)

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