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Posts Tagged ‘romanticismo’

La risposta prima della domanda: qui di seguito ci sono quattro notizie pescate dalle prime pagine odierne di quotidiani a tiratura nazionale.

Bologna: Uccisa e data alle fiamme, l’ex fermato a Ventimiglia.

“Lei lo aveva lasciato dopo che lui aveva messo le mani addosso a sua figlia, un’adolescente avuta da una precedente relazione: quelle molestie sessuali avevano portato a una denuncia e a un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex fidanzata e dalla ragazzina, ma in più occasioni l’uomo aveva vìolato il provvedimento, scatenando violenti litigi.”

Ferrara: Cinzia Fusi, lacrime per il funerale della donna uccisa dal compagno.

“Il motore di tutto sarebbe la gelosia. Gelosia per quella partner di quasi vent’anni più giovane, mescolata al timore di essere tradito e ai sospetti che le rassicurazioni della ragazza non erano bastati a placare.” Poi, ovviamente, gli è venuto il raptus e il signore è stato da esso costretto a “impugnare un mattarello da cucina e a colpire ripetutamente alla testa la compagna fino a ucciderla.”

Roma: 13enni bloccate e palpeggiate nell’ascensore di casa a Prati.

“Minuti di terrore ieri, per tre ragazzine di 13 anni, studentesse prossime ad andare in terza media, che si sono ritrovate nella morsa dell’uomo, un italiano tra i 30 e i 40 anni che ha abusato di loro, tentando, in particolare di violentarne una.”

Napoli: Violenza sulle donne e stalking, in procura venti denunce al giorno.

La domanda è in realtà un cluster di domande: chi diamine è Luca Argentero, quali titoli possiede per misurare la “giusta dose” di femminismo / eguaglianza di genere (che se ritiene di poter calibrare in grammi molto ovviamente non conosce neppure di striscio) nelle relazioni di coppia, cosa ne sa delle relazioni affettive di noi femministe (niente)?

Noi non siamo le macchiette delle battute e delle barzellette tramite cui siamo diffamate ogni singolo giorno su tutti i media disponibili. Prima di parlare di qualsiasi argomento, oltre ad attaccare la spina ai neuroni, è necessario informarsi. O Argentero vuole per esempio provare a dire al mio compagno da oltre quarant’anni che il nostro rapporto “non funziona”?

Inoltre, se davvero è interessato a sapere cosa “rovina il romanticismo” può leggere le quattro notizie riportate sopra e troverà subito i responsabili. Che, purtroppo, sono uomini – come lui.

Maria G. Di Rienzo

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Uno dei grandi piaceri della mia vita è leggere: diventa ancora più grande quando posso condividere la lettura con un’amica o più amiche, analizzare i personaggi, dire e ascoltare quanto questo è piaciuto e quanto quest’altro per niente, ipotizzare sui prossimi sviluppi se si tratta di una serie e così via. Alcune mie amiche, però, hanno anche “pallini” letterari diversi dai miei. Uno dei quali è il genere romantico, che io non riesco a leggere nemmeno per farle contente.

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Trovo le trame riciclate all’infinito, i finali scontati, gli uomini e le donne descritti in modo così stereotipato da diventare ridicoli. Non so se è tutta colpa delle autrici/degli autori. Per definizione, il genere privilegia la relazione romantica su tutti gli altri aspetti della vita dei personaggi e in una cultura che già bombarda le donne con il messaggio che trovare un uomo e tenerselo è lo scopo più importante della loro vita, in una società ancora patriarcale ed eteronormativa, scrivere qualcosa di romantico che sia anche decente dev’essere difficile. Ma se fai notare che il protagonista “forza” o, diciamocela tutta, stupra l’eroina – in centinaia di romantici racconti e romanzi, da Twilight alle Cinquanta sfumature di niente – gli autori rispondono che è “intrattenimento”, fantasia, non riflette necessariamente ciò che le donne vogliono accada loro nella vita reale. Anzi, queste storie sono liberatorie, perché permettono alle donne di avere fantasie (grazie, sono certa che non aspettavano altro, il permesso o liberatoria che dir si voglia… da qualcun altro legittimato a concederlo: non ci siamo mai sentite più libere di così). Inoltre, quale che sia il sesso di chi scrive, il punto di vista è molto spesso – quasi sempre – quello maschile: quindi, delle fantasie di chi stiamo parlando? Quelle che seguono sono tutte citazioni letterali.

“Era bellissima quando era timida. La guancia di lei era soffice e calda sotto le sue dita, un flusso di colore le scuriva la pelle. Lui le girò la testa per incontrare il suo volto. Gli occhi di lei indugiavano sulle sue labbra, come se temesse di incontrare i suoi.” Stereotipo: lei la vergine tremante che arrossisce timida all’idea del sesso, lui il navigato seduttore.

“Fammi un po’ vedere.”, sussurrò lui muovendosi attorno a lei. Lei rimase ferma sul posto, come trasfigurata, e non gli resisté. Quando il primo bottone si arrese sotto le sue dita (splendido, un bottone che si arrende! Guardate, dall’asola è spuntata una bandierina bianca…), lui le guardò la gola e poi il viso. Lei chiuse gli occhi e le sue labbra si aprirono. Lui sorrise, mentre passava al bottone successivo.” Fammi un po’ vedere? E’ la sua amata/amante o il tizio sta comprando un aspirapolvere? Quando sorride da saputello, poi, il desiderio che lei abbia aperto le labbra per sputargli in un occhio mi travolge.

“Era tentato di chiederle dove fosse finita la sua allegra aria di sfida, ma non voleva spezzare l’incantesimo in cui lei era caduta. Avrebbe desiderato che la caccia continuasse ancora per un po’, gli era piaciuto dover lottare con lei. La sua arrendevolezza di quella notte gli sottraeva qualcosa dal senso di soddisfazione che aveva provato nel toccarla e baciarla.” Stereotipo: la relazione amorosa come caccia, a lui arco e frecce e cappello piumato, a lei la corsa della giovane volpe. Pensava di essere furba, infatti, ma lui è ovviamente superiore e quando l’ha inchiodata in un angolo è anche tentato di chiederle dov’è finita l’aria di sfida. Qui la mia speranza è che lei sia in realtà uno di quegli spiriti-volpe delle mitologie orientali e gli mangi il fegato. Niente di personale, una gumiho deve pur sopravvivere.

E diamo anche un’occhiata a che aspetto hanno, queste donne delle fantasie liberatorie: “Era straordinaria, con una cascata di lucenti capelli neri che giocosamente si arricciavano sulle spalle snelle – non sto inventando niente, le “spalle snelle”, dio ci aiuti – e contrastavano con la sua pelle color del latte, aveva labbra color di rosa a forma di cuore, un naso a bottoncino. Gli occhi erano turchesi verso l’esterno ma sfumavano in un blu brillante al centro, attorno all’ipnotico precipizio che erano le sue pupille. (sic) Un puro abito bianco si aggrappava a curve pericolose e seni colmi che avrebbero indotto qualsiasi uomo ad osservarla…”, poi si va avanti reiterando i “seni di crema”, la “sottile figura” mentre “bianchi strati di stoffa fluiscono indomiti a carezzare le sue caviglie e i piccoli piedi nudi.” I capelli giocosi, gli occhi che paion crepacci, le curve “pericolose” (ma cos’è, una tangenziale o una donna?), la stoffa indomita che fa il paio con il bottone arrendevole, la figura sottile ma con tette strabordanti. E queste sarebbero le fantasie femminili? Ma quali fantasie, queste sono le figurine dei cartelloni pubblicitari e degli spot televisivi, nonché la bella Barbie nel suo castello di bambole. Tutto molto noto, molto usuale, nient’affatto fantastico. Non c’è nient’altro che possiamo immaginare?

Ha il vestito bianco, è romantica e straordinaria: una storia su di lei, no?

Ha il vestito bianco, è romantica e straordinaria: una storia su di lei, no?

Toni Morrison ebbe a dire, una volta, che se non trovi il libro che vorresti leggere dovresti scriverlo tu stessa/o. Io non ho il tempo per farlo e nemmeno la mentalità adatta (mi manca anche la voglia, onestamente) ma se qualcuna/o volesse provarci, perché non prendere altre strade? Perché le fantasie non possono riguardare personaggi che almeno assomiglino ad ordinari esseri umani? Capitemi: è folle continuare a suggerire che solo Barbie e Ken possono avere desideri e la speranza di realizzarli. Forse lei vorrebbe essere qualcosa di diverso da un manichino da sbottonare e lui vorrebbe non essere per forza un vampiro, uno zombie o un lupo mannaro per essere amato. Ed anche, la probabilità di imbattersi nella ricca ereditiera e nel ricco signore per i comuni mortali è un po’ bassa. Più bassa ancora quella di vivere in un maniero e di incontrare il/la fatale amante mentre si passeggia malinconici nella brughiera, cercando margherite o ispirazione poetica. E perché dobbiamo continuare ad immaginarci a Boston, Parigi, Glastonbury? Non potremmo avere romanticismo a Civitavecchia, tanto per cambiare?

Plot 1. Titolo: La Pugile e il Motociclista. Trama: Madre single con contratto a termine incontra disoccupato. Dove? All’ufficio postale, nella fila davanti allo sportello. Il sogno di lei, boxeur, è arrivare alle Olimpiadi, quello di lui è una Harley d’annata. Si urtano nella calca e si scusano reciprocamente. Si guatano senza darlo a vedere e si trovano reciprocamente niente male. Lei dice la solita banalità: “Ma sa che ho l’impressione di conoscerla?” Lui risponde altrettanto banalmente che sì, forse… Hanno per caso frequentato la stessa palestra? Lui non ci va più da quando ha perso il lavoro. Eh, lei ha difficoltà ad allenarsi quanto vorrebbe perché la bambina è ancora piccola, ha un impiego fino a dicembre, poi chissà. E’ sposata?, chiede lui (brividi di anticipata delusione scuotevano il suo corpo tatuato…). No, sono una mamma single (brividi di anticipata delusione per il probabile rigetto di lui scuotevano le sue mani: le strinse, preparandosi, come se dovesse sferrare un buona doppietta…). Verrebbe a bere un caffè, dopo?, continua invece lui, registrando semplicemente l’informazione, Sempre che quando arriviamo allo sportello non sia già ora di pranzo. Perché no?, sorride lei, Mi dica, che sport praticava in palestra? E via così. La scena hot del reciproco spogliarello nel garage di lui la lascio alla vostra immaginazione.

Altra cosa. Questi due sono giovani come la stragrande maggioranza dei protagonisti delle storie romantiche, ma credete sul serio che i più anziani non possano innamorarsi e appassionarsi? Titolo: A letto con il Che. Plot 2: pre-pensionata vedova incontra esodato celibe di origini argentine. Dove? In manifestazione, contro le politiche che li hanno messi in ginocchio. (L’amore risolleverà almeno i loro spiriti!) Piove e lei gli offre posto sotto l’ombrello, oppure lui le allunga un volantino e lei dice: veramente sono io che l’ho scritto, oppure fanno entrambi lo stesso commento contemporaneamente, ecc. Ma mi vengono in mente scenari a iosa: Il mio amore non ha confini: immigrata di seconda generazione incontra immigrato appena arrivato (e viceversa) oppure studente figlia di immigrati incontra studente disabile (e viceversa); Tutti quei gradini per arrivare al tuo cuore: due donne delle pulizie di mezza età si innamorano e sperimentano una nuova giovinezza eroica ed erotica; Passione fuori organico: due cassaintegrati (di qualsiasi età) pure.

Fantasy? Lo strano caso della fontana diabolica. Un detective-mago, che segretamente adora divinità proibite, è costretto a lavorare – per scoprire un misterioso assassino fontaniere – con la capitana delle guardie reali, che sembra disprezzare apertamente gli occultismi e chi li pratica. Perché in quella magica notte un’attrazione fatale li ha travolti? Diventerà vero amore?

Science Fiction? La Babele del ghiaccio. Durante la seconda era glaciale una scultrice che usa la neve per le sue opere si imbatte in un corpo conservato in una caverna, che si rivelerà essere un ibernato autore di webtoon (fumetti sul web) del 21° secolo. Il fumettista viene riportato in vita e si innamora a prima vista, ricambiato, della sua salvatrice: ma nessuno sembra in grado di capire qual è la lingua che lui parla, nessuna ricerca dà tracce che lui sia veramente esistito nel passato. Quale segreto è nascosto nella sua storia? E’ veramente umano? Potranno mai, i due, aggiungere ad una sfrenata passione carnale una conversazione davanti alla stufetta elettrica?

Scherzi a parte, amiche mie, se davvero volete che legga qualcosa del tipo “Turbinosa passione”, quel qualcosa deve fare per me quel che fanno il resto dei libri che leggo: stupirmi, aprire alla mia fantasia un nuovo campo da esplorare, permettermi di provare interesse per la vicenda o almeno empatia per un personaggio, incuriosirmi, istruirmi, informarmi, avvincermi. Barbie e Ken non ci riescono. Maria G. Di Rienzo

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