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Harsh Crowd

Ci sono molti modi per iniziare bene una giornata: che ne direste di farlo con una punk band di femministe dichiarate (nelle interviste lo attestano con urla di gioia) quattordicenni?

harsh-crowd

Eccole qui, sono le “Harsh Crowd”: Willow, Lena, Dea e Rihana.

Suonano insieme dal 2013 e cioè da quando di anni ne avevano 11, sono già state sul palco con nomi del calibro di Kathleen Hanna (Bikini Kill), Marky Ramone (The Ramones) figura nel loro video musicale “Four Walls”… in più, la arcinota femminista Gloria Steinem è una loro fan.

Non vogliono essere classificate come una girl band – lo capisco, visto cosa offre il mercato al proposito – e dicono di voler proiettare “l’immagine che donne e giovani sotto i 18 o i 21 anni possono fare le stesse cose che ogni adulto o maschio può fare”.

Il 4 novembre scorso è uscito il loro nuovo EP che si intitola “Better” – “Meglio”, con cinque brani ribelli e vibranti. Qui sotto ci sono i link a due canzoni precedenti. Good morning!

Maria G. Di Rienzo

Don’t ask me

https://www.youtube.com/watch?v=4c1lN0u82Fo

Four walls

https://www.youtube.com/watch?v=ReVXA3VJkrw

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Cattiva reputazione

JOAN JETT AND THE BLACKHEARTS – “Bad Reputation” (trad. M.G. Di Rienzo – perché un po’ di revival ogni tanto fa bene…)

joan-jett

Non me ne frega niente della mia reputazione

Voi vivete nel passato, è una generazione nuova

Una ragazza può fare quel che vuole ed è ciò che io farò

E non me frega niente della mia reputazione

Oh no, non io

E non me ne frega niente della mia reputazione

Non ho mai detto che volevo migliorare il mio status sociale

E quando mi diverto sto solo facendo bene

E non devo compiacere nessuno

E non me frega niente della mia reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Non me ne frega niente della mia reputazione

Non ho mai avuto paura di nessuna deviazione

E non me ne importa proprio se pensate che io sia strana

Non intendo cambiare

E non me fregherà mai niente della mia cattiva reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Pedalate, ragazzi!

E non me frega niente della mia reputazione

Il mondo è nei guai, non c’è comunicazione

E tutti possono dire quel che vogliono

in ogni caso non migliora mai

Perciò, perché dovrei preoccuparmi di una cattiva reputazione ad ogni modo?

Oh no, non io, oh no, non io

Non me frega niente della mia cattiva reputazione

Voi vivete nel passato, è una generazione nuova

E io mi sento bene solo quando non provo dolore

e così intendo restare

E non me ne frega niente della mia cattiva reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Non io, non io

https://www.youtube.com/watch?v=YB-xCM2WZ-o

(nel video si vede la band rifiutata da mezza dozzina di case discografiche, sino a che crea la propria etichetta e raggiunge i primi posti nelle classifiche di vendita)

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nuovo album fereshta

Prendi il bambino e scappa (“Take the baby and run”, testo e musica di Fereshta, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Ricordi, il giorno in cui cominciò la guerra

la confusione del coprifuoco, il dolore e la violenza

Ricordi, le lacrime negli occhi dei nostri genitori

Abbiamo fatto i bagagli, detto i nostri ultimi saluti

Tu prenderai il bambino e fuggirai

Prendi la mia vita, scappa e basta

Lo sai che questi soldati uccideranno tutti

Prendi il piccolo e fuggi

Prendi la mia vita, scappa e basta

E promettimi, ragazza, che non guarderai mai indietro – amore mio

Diamo i soldi a un contrabbandiere e preghiamo

che ci tiri fuori da questo guaio, che ci porti in una terra di possibilità

Camminiamo nel deserto, vediamo quelli che hanno tentato di scappare

Lasciamo il resto a dio, con angoscia e speranza preghiamo

Penso a tutto quello che abbiamo fatto,

dolci picnic nel sole primaverile

il giorno del nostro matrimonio e tutto il divertimento

e ora – siamo giovani e in fuga

fereshta

Fereshta è una musicista rock e un’attivista per la pace. E’ nata in Afghanistan, ma i suoi genitori fuggirono dal paese in guerra con lei piccolina fra le braccia. Per un po’ hanno vissuto in Pakistan, poi si sono trasferiti negli Stati Uniti.

I miei genitori – racconta Fereshta – crebbero in un Afghanistan ben diverso da quello che vediamo oggi nelle notizie. Le donne indossavano abiti di stile europeo, andavano a scuola, al lavoro, partecipavano attivamente alla vita delle loro comunità. Mia madre giocava nella squadra di basket della sua università. Mio padre e i suoi amici legavano i loro strumenti orientali dietro le motociclette e andavano nei posti in cui c’erano giovani europei in vacanza, così da poter suonare insieme. Gli armonium (tastiera di piccole dimensioni), i tabla (tamburi) e i rebab (strumento ad arco antenato del violino) trovavano ritmi per accordarsi alle chitarre acustiche occidentali.

Io credo che la musica, nella sue forme ed espressioni migliori, sia la voce dell’umanità. Muove i nostri cuori in modo potente e ci guarisce.”

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Sul suo epitaffio si legge: “Cantava sino a farti piangere e poi cantava sino a che ballavi di gioia.” Musicista gospel, suonava la chitarra elettrica con venature jazz, blues e folk ed un ritmo inconfondibile. Al suo stile sono debitori Chuck Berry, Elvis Presley, Eric Clapton. Dichiararono di essere ispirati da lei Aretha Franklin, Johnny Cash e Little Richard. Si tratta di Sorella Rosetta Tharpe, passata alla storia nell’ambiente musicale come la Madrina del Rock’n’Roll.

rosetta

Nata nel 1915 da Katie Bell Nubin (il padre resterà sconosciuto), suonatrice di mandolino e predicatrice evangelica, a quattro anni è già su un palcoscenico assieme alla madre che ha riconosciuto il suo precoce talento e la incoraggerà a dispiegarlo senza reticenze. A 19 anni, Rosetta sposa il predicatore Thomas Thorpe che aveva accompagnato lei e la madre in innumerevoli tour musicali. Il matrimonio non durò a lungo, ma Rosetta decise di incorporare una versione del cognome del marito nel suo nome d’arte, e fu così che diventò Sorella Rosetta Tharpe. Durante gli anni ’40, quelli del suo successo, formò un duo con la cantante gospel Marie Knight non solo in senso artistico: la loro relazione di coppia era il classico “segreto di Pulcinella”.

rosetta 2

Nel 1951 Rosetta contrasse un nuovo matrimonio con Russell Morrison, in una cerimonia clamorosa terminata in una sua performance gospel in abito da sposa. C’è chi dice si trattasse di una parata di fuochi d’artificio simbolica, come quella che venne inscenata realmente al termine delle nozze, per allontanare da sé e dalla compagna ostilità e pettegolezzi. Da Marie si separò comunque solo nel 1953, quando il loro tentativo di lasciar da parte la musica gospel e di lanciare un album blues finì in un fallimento. Rosetta passò i restanti due decenni della sua vita suonando in giro per il mondo. Mentre era in tour in Europa con i Muddy Waters, nel 1970, si ammalò improvvisamente e dovette tornare negli Usa. Soffrì un primo attacco di cuore poco dopo il suo ritorno e le complicazioni che seguirono risultarono nell’amputazione di una gamba. Imbattibile, Sorella Rosetta Tharpe riprese a suonare non appena fu abbastanza forte per levarsi dal letto e per tre anni regalò ancora emozioni al suo pubblico. Nell’ottobre 1973, un secondo attacco di cuore se la portò via. Ma la sua voce e la sua chitarra, magnifiche, continuano a ricordarci che “sopra la nostra testa c’è musica nell’aria”. Maria G. Di Rienzo

Up Above My Head

http://www.youtube.com/watch?v=JeaBNAXfHfQ

Who Rolled The Stone Away

http://www.youtube.com/watch?v=y5yhBDxiynQ

Trouble In Mind

http://www.youtube.com/watch?v=rzRm4K7NZm0

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(Fonti: Times of India, New York Times, Safe World for Women, Dio – mi ha finalmente telefonato ma non chiedetemi il suo numero, ha troppi impegni.)

 La rock band Praagaash

Ecco una fiaba per voi. C’era una volta, fino a lunedì 4 febbraio scorso, una rock band del Kashmir composta da 3 ragazze: due di 15 anni e una di 16. Le tre ragazze si chiamano Noma Nazir (chitarra), Aneeqa Khalid (basso), Farah Deeba (batteria). La band si chiama Praagaash, lo troverete scritto anche come Pragash e con tutte le varianti fra una e due “a” nella prima e nella seconda sillaba, e può essere tradotto come “Prima luce” o “Dall’oscurità verso la luce”. I gruppi a cui la band si rifà sono Iron Maiden, Metallica, Green Day, Cradle of Filth e simili, alternando le cover ai loro pezzi.

E’ successo, nel dicembre scorso, che Praagaash abbia partecipato ad una competizione rock, la “Battaglia delle Band” a Srinagar, e abbia ottenuto il podio con il terzo posto. Le ragazze erano ovviamente al settimo cielo: per quanto piene di passione e talento sono giovanissime e sono entrate nella scena rock da solo un anno. Ma una straordinaria standing ovation ha salutato la fine del loro spettacolo e le offerte di tenere concerti sono cominciate ad arrivare.

Nella Valle del Kashmir i musicisti rock di sesso maschile sono pochi e non se la passano bene, per quanto stiano facendo cose interessanti e innovative come il fondere rock e musica sufi tradizionale nelle loro composizioni. I bigotti locali pensano e dicono che la loro musica è “contro la religione”, però nessuno ha mai pensato di ordinargli di smettere tramite “fatwa” (che da oggi in poi mi rifiuto di tradurre come “ordinanza religiosa” o “decreto di fede”, perché è solo il blah blah blah di un ignorante a caso, pieno di odio, dotato di un titolo vuoto: mufti, ayatollah, sheik, mullah, trallallà, sono tutte cariche che gli uomini si sono conferiti l’un l’altro o a cui si sono addirittura nominati da soli. Religione e fede sono i mezzi che queste persone usano per giustificare dominio e violenza, nient’altro).

Domenica scorsa, invece, il “Gran Mufti” Bashiruddin Ahmad, ha appunto emanato la sua fatwa proibendo esplicitamente alle ragazze di cantare in pubblico. Il sig. Ahmad ha spiegato che le donne possono cantare solo nelle loro case e in presenza esclusiva di altri membri della famiglia di sesso femminile. Lunedì la band si è sciolta. C’è da dire che la pensata del sig. Ahmad è stata solo la ciliegina sulla torta. Subito dopo il loro successo nella competizione, la pagina Facebook della band era stata inondata da messaggi di odio e minacce: molti pii musulmani hanno detto a Noma, Aneeqa e Farah che erano così “anti-islamiche” da meritare di essere stuprate. I media le hanno usate come attrezzo simbolico nella contesa fra la maggioranza hindu e la minoranza musulmana e persino nelle tensioni fra le differenti fazioni di tale minoranza. I politici, che non aspettavano altro, sono saltati direttamente sotto i riflettori approvando o condannando Praagaash.

Le ragazze, prima della decisione di sciogliere la band, avevano detto in tutte le salse che quel che volevano era solo continuare a suonare. Che non avevano interessi particolari e diversi nel voler fare musica, che la musica è uno scopo in se stessa, è tutto quello che le muove. Che non volevano essere costrette dai media a recitare il ruolo stereotipato delle “ragazze musulmane che infrangono le barriere dei conservatori”. Che le minacce non le avevano sconvolte, che il bullismo e l’indivia non le avevano ferite. Lasciateci in pace, lasciateci fare musica. E’ tutto qui.

“Il rock e il metal io ce li ho nel sangue.”, aveva spiegato la cantante e chitarrista Noma Nazir, “Quando sono triste, o arrabbiata, è sempre questa musica a tirarmene fuori. E’ la mia àncora di salvezza.” E Aneeqa Khalid aveva aggiunto: “La prima volta in cui ho sentito il suono di una chitarra ho saputo. Ho saputo che dovevo imparare e formare un gruppo.”

Le loro famiglie non erano mai state entusiaste della band, ma di fronte ad un desiderio così ardente accoppiato ad un’innegabile bravura avevano ceduto. La madre di Farah ha detto in un’intervista che non se la sentiva di frantumare il sogno della figlia e che suo marito chiese in cambio alla ragazza di pregare cinque volte al giorno (cosa che la batterista ha fatto); la madre di Aneeqa si è chiesta perché sua figlia musicista in pubblico sarebbe anti-islamica, se la televisione del Kashmir mostra performer donne di tutti i tipi sui suoi canali ma “Se viviamo qui rispettiamo le regole, non abbiamo altra scelta.” E’ stata la pressione delle famiglie, hanno detto le ragazze, a far loro prendere la decisione finale di sciogliere Praagaash. Solo il sabato precedente stavano lavorando ad un pezzo punk con testo in hindi e inglese. Ma una fatwa è troppo da sopportare, hanno detto i loro genitori, e non hanno torto: significa che il primo imbecille di passaggio, scambiandosi per un “buon musulmano”, è autorizzato, con la benedizione del “Gran Mufti” Bashiruddin Ahmad, a fare qualsiasi cosa per impedire alle ragazze di suonare. Per esempio, come ricorda con terrore la madre di Aneeqa Khalid, a gettar loro acido in faccia: è successo di recente ad una maestra, a Srinagar, che ha continuato ad insegnare (e ad essere femmina) anche se qualche fatwa e una manciata di delinquenti sessisti non lo approvano e glielo proibiscono.

Mi dispiace, la fiaba non finisce con “e vissero per sempre felici e contente”, ed è una fiaba che ha reso così scontenta anche me da rendere la telefonata di Dio un vero sollievo. La aspettavo da un bel pezzo, a dire il vero, e avevo quasi perso speranza. Dio mi ha assicurato che ha tentato di parlare al telefono con il sig. Ahmad, che chiama un sacco di gente per dir loro: “Guardate che questo e quest’altro sono sopraffazione e violenza, guardate che i miei profeti vi hanno detto il contrario, ma sapete leggere o no quelli che chiamate “libri sacri”, accidenti a voi?” e non riesce mai ad avere una conversazione con queste persone. Non è che non alzano la cornetta o non premono il tasto del cellulare. E’ che come sentono una voce di donna chiudono la comunicazione. Maria G. Di Rienzo

Praagaash in sala prove:

http://www.youtube.com/watch?v=qn4ZGvuObOY

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Le biografie non specificano che tipo di “infanzia travagliata” abbia avuto, ma a nove anni lascia volontariamente la propria casa (farà affidamento sulla madrina). A undici è già su un palcoscenico. A 13 resta memorabile, nello stesso teatro, la sua versione di “Summertime”. Fra gruppi d’appartenenza e collaborazioni con altre band, la sua voce spazia in 35 album prima della carriera solista. Corre dietro ai suoi sogni in interminabili tour europei e americani. E’ molto nota anche come attivista contro la violenza diretta ai bambini e agli animali. Si tratta di Sarah Jezebel Deva, all’anagrafe Sarah Jane Ferridge, inglese, classe 1977: una delle poche “regine” nel mondo della musica metal. Se le atmosfere gotiche e sinfoniche fanno per voi, se vi ispira una donna assolutamente disinvolta e splendida rispetto al proprio corpo, se preferite che sul palco ci sia qualcuno che sa usare la voce a qualcuno che sa dimenare il didietro, Sarah Jezebel fa per voi. E anche quel che canta e scrive non è niente male:

“Le lacrime della creazione echeggiano nel silenzio. Il sole dimenticato giace dormiente dietro il cielo. Ma ancora la sua bellezza rapisce la mente. – La mente si risveglia alle possibilità della vita, ma i ladri di sogni ne sopprimono il procedere. La coppa della vita è piena, mentre tu soffochi nell’apatia. Nel mezzo della catastrofe, la grandezza può prevalere.” (da Creation’s Tears)

“Mentre la vita risplende sulla tua pelle, trovi sempre una ragione per arrenderti. Non vi è lotta che sia rimasta in te? Il mondo non può prenderti per mano. Dimentica le parole amare, sii tu la mano che ti aiuta. Non c’è passione che sia rimasta in te? Questa è la tua vita! Non buttarti via, risvegliati da dentro.” (da The World Won’t Hold Your Hand)

C’è chi dice che il gothic metal ispiri malinconia, cupi pensieri o peggio, e che perciò sia “pericoloso” per gli adolescenti. Io, invece, avrei voluto davvero che qualcuno come Sarah mi cantasse queste cose, quando avevo 15 anni. Maria G. Di Rienzo

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Piccole rocker

Se si è musiciste, si crede nel “potere della musica di creare cambiamenti a livello personale e sociale”, si dà valore a “integrità, onestà, rispetto, diversità, condivisione di risorse e collaborazione”, si vuole combattere il sessismo ed espandere le opportunità per il genere femminile… cosa si fa?

Si crea “Omaha Girls Rock”, un campeggio per ragazze dagli 8 ai 18 anni, durante il quale si insegna loro a suonare lo strumento che scelgono (chitarra, basso, batteria o tastiere) e a cantare, si organizzano per loro seminari su soggetti che vanno dall’autostima alla composizione di canzoni, e una volta che si siano formati i gruppi si fornisce il materiale necessario ad inventare le magliette, le spille, gli striscioni della propria band.

Durante il percorso, le ragazze svilupperanno o miglioreranno abilità quali la cooperazione ed il pensiero creativo ed emergeranno da esso quali giovani donne fiduciose e capaci, sicure delle loro voci, e sicure del loro valore.”, dicono le organizzatrici nel loro manifesto. Il campeggio dura una settimana, ma alla fine di essa tutti i gruppi hanno composto almeno una canzone e la suonano durante la festa finale. E allora, che ne direste di ascoltarne una?

http://hearnebraska.org/content/bonding-forces-urban-scrunchies-love-drunk-video

Sono le “Urban Scrunchies” della fotografia (tutte splendide, ma adoro la batterista con la cuffietta), la canzone si chiama “Bonding Forces” e il ritornello fa: “Non aver paura di mostrare chi sei… di quel che dice la gente… Io credo in te.”

Queste ragazze hanno di sicuro appreso il potere della musica come mezzo per il cambiamento sociale. Ma la cosa più importante è che hanno imparato ad usare le loro voci, le loro mani. Hanno imparato che c’è del potere nei loro corpi di donna. Lunga vita a loro e alle loro insegnanti, lunga vita al rock. Maria G. Di Rienzo

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A volte il diavolo fa le pentole e i coperchi. E riesce persino a cucinare. Mentre negli ultimi anni le relazioni fra Israele e mondo arabo sono nettamente peggiorate, una band heavy metal israeliana sta unendo migliaia di ebrei, musulmani, cristiani, agnostici ed atei attraverso il Medioriente. Tutti insieme appassionatamente, grazie ad Orphaned Land (Terra Orfana), i pionieri israeliani del “metallo pesante”, i cui fans pullulano in paesi come la Turchia, il Libano, la Siria, la Giordania, l’Arabia Saudita e l’Iran… nonostante in molti di essi la loro musica sia bandita. La comunità che si è formata attorno alla band è davvero consistente: basti dire che la loro pagina ufficiale su Facebook conta oltre 60.000 membri e ragazze e ragazzi da tutto il mondo la usano per postare messaggi, articoli, video e per parlare tra di loro.

La band incoraggia lo scambio ed il mutuo sostegno fra musicisti di diversa provenienza ed ha reso disponibile gratuitamente su internet il suo ultimo album per tutta una serie di paesi mediorientali e nordafricani, dove l’attenzione all’heavy metal è in crescita. Orphaned Land ha sempre collaborato con artisti musulmani ed arabi ed in quest’ultimo lavoro unisce le forze con l’Orchestra Araba di Nazareth e Zen Two, l’artista giordano che ha disegnato la copertina dell’album. Nel tour europeo 2012 erano accompagnati da una danzatrice libanese ed aprivano i concerti con gruppi di spalla turchi ed algerini: il primo tour heavy metal ebreo-musulmano della storia.

La realtà di scambio e relazione che Orphaned Land ha creato, il potere della musica nel trasformare persone rappresentate come inevitabilmente in conflitto in compagni che condividono una passione, e persino in amici, sono elementi sino ad ora sfuggiti ai politici e agli attivisti per la pace. I membri di Orphaned Land fondono il rock duro con gli strumenti, le melodie, i ritmi della tradizione mediorientale: nel far ciò, non solo entrano immediatamente in sintonia con la sensibilità artistica regionale esistente, ma dimostrano come ebrei di affondare le loro radici nella stessa acqua di vita che nutre palestinesi, arabi, musulmani, cristiani e quant’altro. E’ lo stesso battito del cuore per tutti noi. E’ la stessa danza sacra, che noi la si compia scuotendoci al suono di una chitarra elettrica o di un tamburo tradizionale. E ancora, l’attitudine di Orphaned Land ed il successo della stessa dimostrano almeno altre due cose: che globalizzazione non significa necessariamente erosione delle culture locali, e che tali culture non sono fossili ma possono e vogliono essere ricche di differenze e trasformazioni.

Il gruppo canta in inglese, arabo ed ebraico, e mette un po’ di peperoncino ai testi con frequenti citazioni dalla Torah, dal Vangelo e dal Corano: ovviamente c’è chi considera questo blasfemia, peccato mortale e assaggio d’inferno… ma in fin dei conti non stiamo parlando di rock, la musica del diavolo? La visione di spiritualità ecumenica che Orphaned Land trasmette è un altro facilitatore nella diffusione della sua musica, perché si connette alla sensibilità religiosa che è parte del moderno Medioriente. E i fans scrivono di continuo: “Conoscervi ha cambiato la mia vita, il modo in cui vedo gli altri, il modo in cui penso al conflitto, il modo in cui penso al cambiamento.” Credo che per un gruppo di artisti questo sia il trionfo più grande ed il segnale certo di star facendo le cose giuste, più dei premi che come “amici della pace” hanno raccolto in giro per il mondo o dei ritorni di vendite e concerti.

L’heavy metal non è “la mia tazza di tè”, per dirla all’inglese, ma la mia canzone preferita a 10 anni era “Sympathy for the Devil”… Cercate Orphaned Land su YouTube, ci sono un bel po’ di video. Non ve ne pentirete. Maria G. Di Rienzo

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Disguise

Un tributo al cuore e al coraggio di Michael Stipe e un abbraccio agli amici più giovani.

Supernatural superserious (Disguise) – R.E.M

 

Tutti qui

vengono da qualche posto

Ma vorrebbero dimenticare in fretta

e camuffarsi

Al campo estivo in cui facevi il volontario

nessuno ha visto il tuo volto, nessuno ha visto la tua paura

Se uno spirito fosse davvero apparso

a toglierti da quel posto e a trasformare l’umiliazione

del tuo status di adolescente

A nessuno importa, e nessuno ricorda, e a nessuno importa

Sì, e tu hai pianto e pianto

E’ vivo, è vivo, è una bugia

Ah, tu hai pianto e pianto e pianto

Se tu dici di essere al sicuro io smetto subito

Se la premessa è ferma e le corde iniziano a tirarsi

allo scopo di avere dettagli

con le storie è la stessa cosa

Non devi spiegare

Non devi spiegare l’umiliazione

del tuo status di adolescente

Sì, e tu hai pianto e pianto

E hai capito che le tue fantasie

sono vestite di parodie

Goditi te stesso senza rimpianti

Tutti qui

vengono da qualche posto

Se solo volessero dimenticare in fretta

e camuffarsi

Sì, e tu hai pianto e pianto

E’ vivo, è vivo, è una bugia

Ah, tu hai pianto e pianto e pianto

Adesso non c’è nulla di tenebroso e nulla di strambo

Non aver paura, farò chiarezza e ti terrò vicino

Dalla prima seduta spiritica che ti ha tradito

un cuore aperto su un’oscurata celebrazione da palcoscenico

del tuo status di adolescente

Esperienza zen – dolce delirio

soprannaturale – superserio

inesperienza – dolce delirio

soprannaturale – superserio

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Sotto un vasto cielo

 

Sfortunatamente la nostra patria

non ha posto per il nostro sogno

Come stai

Parlami del mondo là fuori

Non preoccuparti troppo

Perché io credo

che arriveremo alla fine della lunga strada

Oh paradiso, paradiso

Sei poi così importante?

Sei poi così distante?

“Paradise”, Beyond

Stanotte vedo la neve cadere dal cielo

con un cuore morto mi appresto ad un lungo viaggio

Mi affretto nella pioggia

e nella nebbia riesco a stento a farmi strada

Cambieremo infine sotto un vasto cielo?

(Chi non cambia mai?)

In tutti questi anni,

passati a confrontarmi con scherno e derisione,

ho mai abbandonato il sogno nel mio cuore?

Un momento di esitazione e la paura di perdersi

lentamente raffreddano l’amore nel mio cuore

(C’è qualcuno che mi capisce?)

Perdonatemi per l’essere stato selvaggio

e l’aver ricercato la libertà per tutta la mia vita,

sempre temendo che un giorno sarei caduto

Non è difficile per nessuno abbandonare i propri ideali

Perciò non mi importa se un giorno

ci saremo solo tu ed io

Ancora, senza paura e preoccupazione, io

canterò le mie canzoni, per sempre,

e camminerò migliaia di miglia

“Vast sky”, Beyond

 

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