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village rockstars

“Village Rockstars” (“Le rock star di villaggio”) è stato presentato al Toronto International Film Festival (TIFF), di recente concluso, e alla New Directors Competition a San Sebastian, dove è stato il film che ha ricevuto più applausi dal pubblico al termine della proiezione. Si svolge appunto in un villaggio – Chhaygaon nello stato indiano di Assam – che è il luogo di nascita della regista Rima Das e racconta la storia di Dhunu (recitata da Bhanita Das), una ragazzina ribelle, resistente e ambiziosa il cui sogno è possedere un giorno una vera chitarra elettrica.

Rima Das è una regista e sceneggiatrice, indipendente e autodidatta, che ha creato a Mumbai la compagnia “Flying River Films” per sostenere altre/i nella produzione di prodotti cinematografici locali e liberi dalle richieste commerciali del mercato dell’intrattenimento. Il suo primo film, che ha ugualmente ottenuto grandi consensi, è del 2016 e si chiama “L’uomo con il binocolo” (Antardrishti).

“Village Rockstars, – ha detto alla stampa – è nato spontaneamente mentre ero tornata al mio villaggio. Un giorno mi sono imbattuta in un gruppo di bambini che giocavano a suonare in uno spiazzo, con falsi strumenti. Il mio viaggio è cominciato in quel momento. Passando tempo con loro ho cominciato a conoscerli, il che mi ha aiutato ad aggiungere livelli a Village Rockstars. Ho continuato a scrivere e riscrivere. L’intero processo è durato tre anni e mezzo, ho filmato per circa 130 giorni durante questo periodo. I bambini per natura sono in uno stato di costante apprendimento e questo aiuta: quando chiedi loro di fare qualcosa cercheranno di darti il massimo.”

village rockstars2

Sulla sua protagonista, la decenne aspirante rocker Dhunu che lotta contro stereotipi e povertà e persino disastri ambientali per arrivare a realizzare il suo sogno, ha spiegato: “Durante la mia infanzia, ero la sola bambina nei dintorni che si arrampicava sugli alberi. In genere la gente ha questo costrutto mentale per cui le bambine non fanno tali cose. Non è che siano proibite. Ma se le fai, ti mettono in una scatola (Ndt.: ti chiudono in uno stereotipo) e ti chiamano maschiaccio. A Dhunu piace fare proprio tutte queste cose.”

Dal 12 al 18 ottobre prossimi sarà possibile vedere “Village Rockstars” al Mumbai Film Festival. Speriamo che riesca ad arrivare anche in Italia. Maria G. Di Rienzo

rima das

(Rima Das)

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Cattiva reputazione

JOAN JETT AND THE BLACKHEARTS – “Bad Reputation” (trad. M.G. Di Rienzo – perché un po’ di revival ogni tanto fa bene…)

joan-jett

Non me ne frega niente della mia reputazione

Voi vivete nel passato, è una generazione nuova

Una ragazza può fare quel che vuole ed è ciò che io farò

E non me frega niente della mia reputazione

Oh no, non io

E non me ne frega niente della mia reputazione

Non ho mai detto che volevo migliorare il mio status sociale

E quando mi diverto sto solo facendo bene

E non devo compiacere nessuno

E non me frega niente della mia reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Non me ne frega niente della mia reputazione

Non ho mai avuto paura di nessuna deviazione

E non me ne importa proprio se pensate che io sia strana

Non intendo cambiare

E non me fregherà mai niente della mia cattiva reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Pedalate, ragazzi!

E non me frega niente della mia reputazione

Il mondo è nei guai, non c’è comunicazione

E tutti possono dire quel che vogliono

in ogni caso non migliora mai

Perciò, perché dovrei preoccuparmi di una cattiva reputazione ad ogni modo?

Oh no, non io, oh no, non io

Non me frega niente della mia cattiva reputazione

Voi vivete nel passato, è una generazione nuova

E io mi sento bene solo quando non provo dolore

e così intendo restare

E non me ne frega niente della mia cattiva reputazione

Oh no, non io, oh no, non io

Non io, non io

https://www.youtube.com/watch?v=YB-xCM2WZ-o

(nel video si vede la band rifiutata da mezza dozzina di case discografiche, sino a che crea la propria etichetta e raggiunge i primi posti nelle classifiche di vendita)

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La scorsa settimana, in 24 paesi le attiviste anti-molestie hanno organizzato simultaneamente azioni di protesta e proposta: marce, presidi, teatro di strada, poster e volantini, eccetera. In Belgio hanno ad esempio circondato un’università con tre grandi striscioni diretti ai testimoni delle molestie in strada; quello dell’immagine dice: “Se piovono parole meschine, puoi metterti di mezzo”.

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Jolien Voorspoels, co-direttrice del gruppo “Hollaback” locale ha spiegato: “L’ombrello simboleggia il piccolo gesto di un passante, che tiene distanti le parole offensive. Vogliamo che i possibili testimoni delle molestie sappiano come un piccolo gesto possa avere un grande impatto.”
Un’azione di questo tipo è importante e benemerita, poiché trasforma il luogo in cui è compiuta: esso diventa simbolicamente uno spazio in cui comportamenti violenti contro le donne non sono ammessi e scusati. Un passo in più potrebbe essere rendere la trasformazione permanente, perché manifesti e striscioni hanno una durata limitata (dalle leggi vigenti e dal vandalismo).
Come forse qualcuna/o di voi ricorderà, la città in cui vivo ha avuto un momento di orrenda notorietà, nel passato, a causa delle panchine nel parco antistante la stazione ferroviaria. L’allora sindaco-sceriffo le fece asportare affinché non vi si sedessero gli individui “neri-gialli-marroni” che erano per lui e il suo partito – la Lega – l’incarnazione di ogni male possibile, e cioè i cittadini immigrati. Durante la manifestazione di protesta che organizzammo all’epoca ne ripiantammo una, su cui sedetti assieme ad una donna di colore sentendomi finalmente meglio, con la sensazione che l’incubo era destinato a svanire.
Le panchine restano nei luoghi pubblici per un periodo di tempo molto più lungo di un poster. Se costruite in materiali adeguati, sono anche meno vulnerabili ai danneggiamenti volontari. Mettendo insieme gruppi comunitari e artisti a crearle, si può ottenere quello che ha ottenuto “Rock Girl” in Sudafrica. L’organizzazione è stata ispirata dall’iniziativa spontanea di alcune studenti di una scuola media di Manenberg: costoro hanno deciso che volevano fare della loro scuola un posto più sicuro e più bello per le ragazze e, assecondate da insegnanti e genitori, hanno creato una panchina. Le attiviste di “Rock Girl” hanno diffuso l’idea in tutto il paese.

rock-girls

“Rock Girl crede che il desiderio di creare spazi sicuri spezzi barriere culturali, razziali, economiche e sociali. E’ questo il fondamento del nostro impegno. Non imponiamo il tipo di panchina, ma incoraggiamo membri della comunità e designer a lavorare insieme verso una visione condivisa.”

Colpisci una donna e colpisci una roccia

Colpisci una donna e colpisci una roccia

safe space

Parlare di quello che vedi crea spazi sicuri

Devo dirvi che a me piacciono davvero molto. E che potrei lanciare urla di gioia se qualsiasi associazione antiviolenza italiana prendesse in prestito l’idea. Dovesse accadere, vi prego di fare abbastanza rumore affinché io venga a sapere cosa state combinando e lo rilanci ad altre persone, ok? Maria G. Di Rienzo
(P.S. Continuo ad avere problemi con la gestione di WordPress. Ritardi e grafica balenga non dipendono da me, ma mi scuso con voi lettrici/lettori.)

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