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Three Girls

“Three Girls” (“Tre Ragazze”) è una miniserie televisiva trasmessa dalla BBC per tre sere di seguito, dal 16 al 18 maggio 2017. Io l’ho vista in questo mese di luglio, con i sottotitoli in italiano. Tratta del “circolo” di uomini che abusò sessualmente di un centinaio di ragazze minorenni – 47 furono identificate con certezza – durante diversi anni in quel di Rochdale (Greater Manchester, Inghilterra). Fra il 2008 e il 2010 alcune ragazze tentarono di denunciare gli stupri ma la polizia non prestò loro ascolto: in primo luogo erano “cattive vittime” – ribelli, in conflitto con i genitori, provenienti da famiglie povere / problematiche, molte avevano abbandonato la scuola, alcune vivevano per strada; in secondo luogo, mentre costoro erano in maggioranza bianche, la banda dei violentatori era composta da una maggioranza di cittadini britannici di origine pakistana e le autorità temevano di essere accusate di razzismo.

Nel 2012, dodici degli uomini suddetti furono riconosciuti colpevoli di traffico di minori a scopo sessuale e stupro di minori e nel 2015 la polizia di Greater Manchester si scusò pubblicamente per il suo comportamento. Nel frattempo, le tre ragazze protagoniste dello sceneggiato (i cui nomi sono stati ovviamente cambiati per la loro protezione) avevano subito ogni sorta di umiliazioni, erano rimaste incinte e due di loro avevano portato a termine la gravidanza, mentre la 13enne aveva abortito legalmente: avevano raccontato le loro storie a membri delle forze dell’ordine e avvocati per anni, senza essere credute. Sempre per anni l’assistente sociale Sara Rowbotham, che lavorava nel centro per la salute sessuale giovanile a Rochdale, inviò alla polizia e ai suoi superiori dati e informazioni che confermavano le storie narratele dalle ragazzine, ricevendo sempre la stessa risposta: “Queste non sono prove, Sara.” Quando si arrivò al processo, basato largamente sul materiale che lei aveva raccolto, i suoi superiori del servizio sociale ebbero la faccia tosta di dichiarare alla stampa che “non avevano fatto niente perché niente sapevano” e quando Sara protestò ufficialmente per questo fu prima allontanata dal centro per la salute sessuale, con il divieto di occuparsi di minori, e poi dichiarata “in esubero” e licenziata. La poliziotta che seguì le nuove indagini sino al processo del 2012, Margaret Oliver, diede le dimissioni perché delusa dall’atteggiamento dei suoi capi, che continuavano a bollare alcune vittime come “inattendibili” e perciò costoro non arrivarono mai a testimoniare in tribunale le violenze subite. E proprio come temevano quelli che respinsero le ragazze fra il 2008 e il 2010, la vicenda prese una colorazione “razziale”: la destra inscenava dimostrazioni durante le udienze, gli imputati dicevano di essere vittime di razzismo, le discussioni all’interno della comunità di Rochdale non vertevano sugli abusi ma sulla responsabilità degli stessi – fatta ricadere sulle minorenni “sregolate”, che erano bianche spiegherà uno dei perpetratori alla sbarra perché “la gente bianca addestra le ragazze a bere e a fare sesso in tenera età”; in sostanza, come molti uomini di qualsiasi colore o provenienza, il signore non riusciva a vedere cosa ci fosse di sbagliato nello stuprare una minorenne: non le aveva forse offerto da bere e da mangiare? Come dirà nello sceneggiato alla quattordicenne Holly: “E’ ora che tu mi dia qualcosa in cambio.”

Il pubblico ministero che riaprì il caso era pure di origine pakistana, si chiamava Nafir Afzal e dichiarò alla stampa in modo perentorio che “Non esiste comunità in cui le donne e le ragazze non siano vulnerabili all’aggressione sessuale e questo è un dato di fatto.” Costui, l’ex assistente sociale Sara Rowbotham e l’ex agente di polizia Margaret Oliver hanno collaborato come consulenti alla creazione dello sceneggiato. Nella realtà, le indagini susseguenti a questo caso hanno portato alla luce sino a oggi dozzine di altri simili “circoli” di stupratori in tutta la Gran Bretagna.

Se vi capita di aver spazio per un altro po’ di rabbia per il modo in cui qualsiasi cosa sia usata per gettare biasimo, colpa e vergogna sulle vittime di violenza sessuale, dovreste guardare “Three Girls”. Ma soprattutto, dovrebbero vederlo quelli/e che cinguettano “E’ la loro cultura / la loro religione / dobbiamo rispettare” persino davanti ai cadaveri: l’assetto socio-culturale in cui le donne sono carne inferiore da pornografia e macello è così diffuso e pervasivo in tutto il mondo che quel che stanno “rispettando” è la loro approvazione per esso. Maria G. Di Rienzo

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