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Posts Tagged ‘rizana nafeek’

Sebbene persino la Commissione asiatica per i diritti umani avesse attestato che le accuse nei suoi confronti non erano state provate, nonostante le innumerevoli petizioni e gli appelli che chiedevano la revisione del processo o la sua liberazione, Rizana Nafeek – nata il 4 febbraio 1988 – è stata decapitata in Arabia Saudita il 9 gennaio 2013.

Rizana aveva 17 anni, nel 2005, quando i suoi datori di lavoro l’accusarono di aver soffocato uno dei loro figli, dopo che la madre di questi l’aveva rimproverata. Rizana ha sempre sostenuto che il piccolo si è strozzato bevendo da una bottiglia.

Prima dell’esecuzione, la famiglia della giovane aveva accettato di incontrare i reporter di “World Socialist Website”. Quello che segue è un estratto dell’articolo di costoro, S. Ajithan e Panini Wijesiriwardena:

Safi Nagar, dove Rizana viveva, è uno dei villaggi musulmani estremamente impoveriti del distretto di Muttur in Sri Lanka. In pratica tutti i residenti abitano piccole capanne di fango o mattoni con il tetto di paglia. La ragazza accettò un impiego in Arabia Saudita perché aveva il disperato bisogno di guadagnare qualcosa per se stessa e la sua famiglia. Poiché non hanno altra via per uscire dalla povertà, molte giovani cercano lavoro in Medio Oriente, anche se sanno quali condizioni terribili le aspettino come lavoratrici straniere. (…) La madre di Rizana, Refeena Nafeek, è triste ed esausta dall’aver aspettato ormai cinque anni il rilascio della sua figlia maggiore. All’inizio era riluttante a parlare, ma più tardi ha spiegato: “Ho rilasciato numerose interviste, ma la mia povera figlia è ancora in prigione, sulla soglia della morte. Aveva queste grandi speranze di aiutare la famiglia, perché viviamo in povertà. Desiderava una casa decente e una buona istruzione per i suoi fratelli e sorelle. Poco tempo dopo la sua partenza, nel 2005, ricevemmo una lettera da lei, in cui diceva di dover badare a dieci bambini. Non era felice, e voleva cambiare datore di lavoro. Era sovraccarica di lavoro. Doveva alzarsi alle tre del mattino e stare in piedi sino a tardi.” Poi la famiglia Nafeek fu informata che Rizana era stata arrestata dalla polizia saudita con l’accusa di omicidio. Nel 2007, dopo che era stata condannata a morte, i suoi genitori furono portati nella prigione di Riyadh in cui era tenuta la figlia: “Rizana piangeva. Ci disse: Non sono un’assassina.” (…) Mohamed Jihad, che è stato uno degli insegnanti di Rizana a scuola, condanna il governo dello Sri Lanka e la sua Ambasciata in Arabia Saudita: “Abbiamo sentito dire che il Presidente [Mahinda Rajapakse] ha mandato una lettera al re saudita chiedendo il perdono per questa povera ragazza. E’ solo una farsa. Tutto quel che importa alle autorità sono le rimesse di danaro straniero. L’Ambasciata non sta prendendo misure adeguate a proteggere le vite dei lavoratori immigrati dello Sri Lanka. Per quel che riguarda Rizana Nafeek, non hanno neppure seguito il caso da vicino, non sapevano nemmeno della condanna a morte sino a che non è stata confermata dalla Corte Suprema.”

La madre di Rizana è la donna a destra

La madre di Rizana è la donna a destra

Cosa posso dire? E’ un’altra giornata schifosa per l’umanità intera. Riesco solo a pensare di abbracciare la madre di Rizana e piangere con lei. Ma sulla pena di morte lascio parlare un’altra madre:

Per quel che riguarda la “giustizia” per i familiari della vittima, io dico che non c’è ammontare di morti per rappresaglia che possa compensarmi per l’inestimabile valore della vita di mia figlia, ne’ esso potrebbe riportarla fra le mie braccia. Dire che la morte di un’altra persona sarebbe il giusto compenso è insultare l’immenso valore delle vittime che erano nostri cari. Non possiamo mettere un prezzo sulle loro vite. Questo tipo di “giustizia” non farebbe che disumanizzarci e degradarci, perché legittima una vendetta viscerale assetata di sangue. Nel mio caso, mia figlia era un tale dono di gioia e dolcezza e bellezza che uccidere qualcuno in nome suo significherebbe violare e profanare la bontà della sua vita: l’idea stessa mi offende e la trovo ripugnante. Marietta Jaeger, la cui figlia di sette anni fu rapita e assassinata nel 1973.

Maria G. Di Rienzo

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