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Posts Tagged ‘Philip K. Dick’

Quando apprende che la tv britannica (Channel 4) manda in onda dal 17 settembre una serie basata sui lavori di Philip K. Dick, cosa fa un’avida lettrice/autrice di fantascienza come me? Guarda di corsa la prima puntata, ovvio. E rimane seduta un paio di minuti, dopo la sua fine, a chiedersi se fare di peggio era effettivamente una possibilità.

In tutto le puntate di “Electric Dreams” saranno dieci e poiché i registri e gli sceneggiatori variano guarderò anche le altre: se avessi letto che regia e script erano nelle stesse mani per l’intera serie avrei gettato la spugna appunto dopo “The Hood Maker” – “Il fabbricante di cappucci”. Confesso di non ricordare benissimo il racconto da cui la prima puntata è tratta e suppongo – forse malignamente – che la resa penosa (in ambientazione, scenografia e recitazione) contribuisca a offuscare la mia memoria. Il nucleo della trama è il conflitto fra i telepati, diventati nel futuro descritto un’odiata e sfruttata ma consistente minoranza, e la maggioranza delle persone “normali”. Quando uno scienziato che ha contribuito alle sofferenze dei telepati eseguendo spietati esperimenti su di loro prende a costruire e distribuire anonimamente cappucci difensivi che impediscono il contatto telepatico, ciò segna l’inizio della loro ribellione: non resterà anonimo a lungo e sarà ucciso dagli stessi telepati nel finale.

primo episodio electric dreams

I due attori protagonisti – in immagine – sono l’agente di polizia Ross (Richard Madden, ex Robb Stark di “Games of Thrones”) e la telepate Honor (Holliday Clark Grainger, ex Lucrezia de “I Borgia”). Sono ufficialmente messi insieme come partner per la prevenzione delle sommosse: lei individua manifestanti pericolosi o violenti ma ha comunque la proibizione di “leggere” la mente dei poliziotti. In realtà Ross non corre alcun rischio perché è uno dei rari refrattari alla telepatia e il vero scopo per cui è stato ordinato loro di lavorare in coppia è che lui scopra cosa stanno tramando i telepati. A Richard Madden devono aver detto: il tuo personaggio è un rozzone, parla con un accento da campagnolo analfabeta e dopo dieci minuti che sta accanto a una donna comincia a vederla in orizzontale anche se è il soggetto della sua inchiesta; a Holly Grainger invece è stato consigliato di aver sempre le labbra tremanti e gli occhi traboccanti di lacrime e di parlare esclusivamente in dolci sussurri. In questo modo è chiaro che i due si innamoreranno nei dieci minuti successivi e che nel finale lui le offrirà di fuggire insieme. Ma ormai la rivolta è iniziata. Honor lascia Ross intrappolato nell’incendio appiccato dai suoi compagni telepati e si getta da un balcone – presumibilmente, la camera mostra lo sguardo di lei e non il suo corpo.

Leggendo uno/a pensa: be’, ma sono un sacco di emozioni, dev’essere stato almeno commovente… ahinoi, no. L’elettroencefalogramma del filmato è piatto come una sogliola. Se penso alle vere emozioni, alle sorprese, alle rivelazioni, persino agli shock che la lettura delle opere di Philip K. Dick mi ha dato, spero solo che non si stia rivoltando nella tomba.

Maria G. Di Rienzo

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la svastica sul sole

E’ un adattamento televisivo in quattro puntate, “si ispira a”: vediamo di non metterci a strillare “Hanno saltato pagina 32!” – come fece un fan di Tolkien al cinema dopo i primi minuti de “La Compagnia dell’Anello”… inoltre, ragazze/i, è l’adattamento di un libro di Philip K. Dick (“The Man in the High Castle” – “La svastica sul sole”) complesso e intrigante, in cui non osavo sperare.

E’ inevitabile, sul piccolo e grande schermo, che i lavori letterari siano interpretati per rispondere ad un media diverso e risultino quindi differenti dagli originali: per quanto riguarda Dick, il mitico “Blade Runner” è e non è “Do Androids Dream of Electric Sheep?”; se “A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare” ha poche discrepanze con il romanzo, “Rapporto di minoranza – Minority Report” prende a prestito un’idea e racconta tutt’altra storia.

Ma eccoci a “La svastica sul sole”: la prima puntata è uscita il 15 gennaio, l’ho vista e la promuovo senza esitazioni soprattutto per la minuziosa, squisita, attenzione ai dettagli. La realtà alternativa, in cui i nazisti hanno vinto la II guerra mondiale e si sono spartiti il territorio statunitense con il Giappone è resa a livello visivo in modo assai credibile e coinvolgente (e non era facile).

Nel 1962 alternativo le camicie nere controllano le strade di New York, su quelle di San Francisco sono all’opera i poliziotti giapponesi; la tv mostra di continuo nazisti in uniforme nei telegiornali e nei programmi di intrattenimento; le vie cittadine sono un tripudio di svastiche e poster di Hitler; gli ospedali eliminano e cremano disabili e malati terminali: le loro ceneri al vento cadono sulle fatalistiche scrollate di spalle degli altri cittadini. La popolazione americana sembra infatti acquiescente e rassegnata, dopotutto il nazismo ha portato la crescita economica (suona qualche campanello?), ma ovviamente c’è un gruppo di “resistenti” che non si rassegna alla scomparsa dei diritti civili e al pugno di ferro con cui la cittadinanza è governata/controllata.

Nel mentre seguiamo i protagonisti e i loro contatti, fortuiti o voluti, con la resistenza, capiamo come essi si intrecciano alle grandi manovre in atto fra le due potenze alleate ma non leali l’una all’altra – e come forse finiranno per determinarne l’esito: i giapponesi temono che con la morte dell’anziano Hitler, stimata per prossima (nel telefilm si dice che abbia il morbo di Parkinson, non so se ricordo male ma nel libro mi pare avesse la sifilide), il fragile equilibrio sarà spezzato dalle mire degli altri gerarchi e vi sarà di nuovo guerra…

Notevole anche, in questa prima puntata, che l’unico personaggio femminile degno di rilievo nel romanzo, dove assumeva gradatamente un ruolo di spicco, sia qui invece il motore della storia sin dall’inizio.

Nel libro era istruttrice di judo, nel telefilm pratica l'aikido

Nel libro era istruttrice di judo, nel telefilm pratica l’aikido

Juliana, compagna di un ebreo in incognito che teme costantemente per la propria vita, viene in possesso tramite la sua sorellastra Trudy di un filmato che sembra vero, un documentario, in cui fra immagini di Winston Churchill e di soldati che tornano dal fronte si dice che i nazisti la II guerra mondiale l’hanno persa! Trudy, uccisa subito dopo dalla polizia giapponese che la stava braccando, lascia assieme al filmato delle indicazioni per un incontro, e Juliana le segue prendendo il suo posto. Ma quando si imbatte in quello che per tutta la puntata è stato raffigurato come un neofita della resistenza, noi spettatori lo vediamo fare con discrezione una telefonata rassicurante al capo della polizia nazista… e aspettiamo la puntata numero 2 mangiucchiandoci le unghie. Maria G. Di Rienzo

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