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(testo e immagine di Paola Gianturco, tratti dal suo libro “Women who light the dark” – Donne che illuminano l’oscurità, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Paola Gianturco è una giornalista e fotografa che negli ultimi 15 anni ha documentato le vite delle donne in quaranta diversi paesi. Tutti i suoi libri sono progetti di solidarietà, in cui i diritti d’autore sono devoluti ad ong nonprofit legate ai temi dei libri stessi. I diritti di “Women who light the dark” vanno al 100% al Global Fund for Women, che sostiene e difende i diritti umani delle donne.)

Nel 1994, Naima Zitan, marocchina diplomata all’Istituto d’Arte Drammatica, fondò il Théâtre Aquarium e produsse il suo primo lavoro teatrale, “Litigi”. Scelse il nome Théâtre Aquarium per suggerire la rappresentazione della vita reale all’interno di quella “boccia per pesci” che è un palcoscenico.

“Non era mia intenzione, all’inizio, creare un’associazione di attivisti.”, ammette, ma lei e la sua partner Naima Oulmakki, e il fratello di quest’ultima Abdullatif Oulmakki, cominciarono a pensare che “Otto o dieci rappresentazioni a Rabat non erano sufficienti. Lavoravamo tutti in associazioni di donne, e decidemmo di creare testi teatrali che parlassero delle donne marocchine e che potessero essere rappresentati nelle grandi città come nei piccoli villaggi.”

“Abdullatif lavorava nelle associazioni di donne?”, mi meraviglio io.

“Certo!”, annuisce lui, “Sono femminista al 100%.”

Sua sorella ride: “Se non lo fosse, non riuscirebbe a lavorare con noi.”

“Nel 2000,” continua Naima Zitan, “collaborammo con un’ong, Joussour, per difendere il Piano d’azione nazionale. Il nostro lavoro si chiamava “Storie di donne”. Abbiamo tenuto rappresentazioni di fronte a migliaia di gruppi. Le opposizioni organizzarono manifestazioni contro di noi. In questo periodo, apprendemmo che il 60% delle marocchine sono analfabete. Ne fummo scioccati, e decidemmo di portare a loro le nostre rappresentazioni. Fra il 2000 ed il 2002 presentammo “Storie di donne” 50 volte nelle zone rurali, nei suk, nei mercati e nelle moschee. Le riforme favorevoli alle donne sono anche il risultato delle nostre azioni. Il cambiamento del Codice di Famiglia è stata una cosa fantastica, ma ben poche persone analfabete sapevano che era avvenuto e ancor meno, fra quelle che sapevano, capivano cosa era avvenuto. Così nel 2004 creammo una nuova piece, “Coquelicot”, per spiegare la nuova legge.”

Abdullatif salta su dalla sedia e mi indica il computer, dove ha realizzato una mappa con in dati dell’alfabetizzazione nazionale: “E’ stato un lavoro duro ottenere le informazioni, perché il governo vuole che queste statistiche restino confidenziali. In queste aree”, dice mostrandomi le sezioni rosse sullo schermo, “più dell’85% della popolazione è analfabeta. E’ qui che portiamo le nostre performance: nelle prigioni, nelle fabbriche, negli orfanotrofi e, ovviamente, nei teatri.”

“La nostra missione è spiegare alle donne a che punto sono i loro diritti. Se non li capiscono non li richiedono, e se non li richiedono le nuove leggi sono inutili.”, spiega la visionaria Naima Zitan, presidente e direttrice artistica.

“Prima di cominciare la rappresentazione chiediamo agli spettatori cosa sanno del nuovo Codice di Famiglia. Di solito ci danno informazioni e definizioni sbagliate. Alla fine chiediamo loro se hanno appreso qualcosa, o se qualcosa è stato chiarito. Per noi, è la tecnica utile a valutare l’efficacia della rappresentazione. E questa è la mia parte di lavoro, perché io sono quella che parla di più.”, ride ancora, Naima Oulmakki, il cui titolo è “Direttrice per le pubbliche relazioni”.

E’ il primo pomeriggio, e le due Naima, Abdullatif, Mbarka El Ouazzani di “Joussour”, Scheherazade la mia interprete, ed io, ci stringiamo in un’automobile e ci dirigiamo verso i sobborghi di Temara. Naima Zitan è appena uscita dal suo lavoro al Ministero della Cultura e, bisognosa di un momento rigenerante, si addormenta lungo la strada. Naima Oulmakki mi dice: “Lei ed io ci siamo incontrate quando io lavoravo per “Joussour” e in quell’occasione decidemmo di tentare il teatro sociale. Lei ha 38 anni, è una berbera del nord e un’artista. Io ne ho 42, sono un’araba del sud e un’archeologa. Entrambe abbiamo impieghi regolari, e lavoriamo al Théâtre Aquarium solo per amore.”

Sembrano opposte, le due Naima: l’introversa e l’estroversa, Zitan fumatrice e Oulmakki no, Zitan che beve solo acqua e Oulmakki a cui piace la birra. “Ma quello che ci importa”, spiega quest’ultima, “sono le stesse questioni esistenziali: perché, quando, dove? In ciò, siamo esattamente identiche.”

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