Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘panama’

Il 17 e 18 giugno 2016 più di 80 attiviste provenienti da Costa Rica, Salvador, Honduras, Guatemala, Panama e Nicaragua si sono riunite nella capitale di quest’ultimo paese, Managua, per un simposio femminista dell’America Centrale. Le organizzatrici erano le donne del gruppo Programa Feminista La Corriente – http://lacorrientenicaragua.org/

L’evento, come potete vedere dall’immagine sottostante, si chiamava “Corpi che sfidano e costruiscono nuove realtà”.

simposio femminista 2016

Il fulcro dei dialoghi era il dare una cornice alla difficile realtà sperimentata dalle donne dell’America Centrale per migliorare l’attivismo teso a cambiarla. I numeri del femminicidio nella regione continuano a essere molto alti; i fondamentalismi religiosi sono in crescita (“Sembra che i nostri Paesi non siano governati da Costituzioni, ma dalla Bibbia”, ha detto una delle partecipanti); i diritti delle donne fanno passi indietro (ad esempio con la criminalizzazione dell’aborto terapeutico); le gravidanze di adolescenti aumentano a causa della mancanza di educazione sessuale e riproduttiva, e la situazione è peggiorata dall’impazzare della violenza di genere sui social media e dallo sciovinismo dei giovani uomini che la agiscono in condizioni di impunità.

Le attiviste hanno discusso varie strategie e tecniche, sottolineato la necessità per chiunque sia impegnata in lotte e campagne a lungo termine – che richiedono alti prezzi in termini di esaurimento emotivo – ad avere cura di sé e a ricevere sostegno, e l’intenzione di creare nuovi spazi di dialogo fra femministe di differenti generazioni: “Le giovani possono imparare dalle veterane e queste ultime possono essere influenzate dall’energia e dalle idee nuove di quelle che sono appena arrivate.” Inoltre, ha concluso il simposio, c’è l’urgente necessità di documentare il lavoro del movimento delle donne: “Dobbiamo lavorare per maneggiare meglio la conoscenza femminista, diffondere, socializzare e condividere Storia. Il patriarcato è enorme, violento e predatorio perché troppo poco è stato fatto per smantellare i suoi miti.”

Ma il commento forse più bello e più azzeccato è stato quello di Esperanza White, attivista femminista del Nicaragua: “Sono commossa e rallegrata da quel che sto pensando… e cioè che la nostra forza come donne sta nelle differenze fra noi. Lesbiche, indigene, disabili, di origini africane, transessuali, eterosessuali… corpi differenti con una stessa anima e gli stessi problemi.”

Riguardate la fotografia. Sono tutti là, corpi diversi, corpi giovani e corpi anziani, corpi chiari e corpi scuri, con ogni possibile sfumatura nel mezzo. Corpi non addomesticati dall’oggettificazione sessuale e dalla recita patriarcale di una “femminilità” fasulla. Corpi come questi sono in se stessi una sfida e una gloria e una promessa. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(“I AM THAT I AM” di Faybiene Miranda, panamense, poeta e leggenda del reggae, 1952 – 2013.)

Faybiene

Io non sono la tua Venere di Milo

scolpita perfettamente dal marmo per essere accuratamente posta su un piedistallo

Il mio nome non è Eva, non ti offro alcuna tentazione

Non sono la tua concubina di notte

trasformata in ricordo di giorno

Io non sono il latte di cui sei assetato

ora a secco nel seno di tua madre

Ne’ puoi chiamarmi regina

poiché io non ho dominio su bestia, terra o uomo

Non sono un recipiente per il seme

che indistintamente getti nel vento

Io non chiedo il sacrificio del sangue dell’agnello perché la macchia sarebbe mia

Non gettare ninnoli d’oro ai miei piedi

essi non splendono per me

Non sono la schiava di una promessa vergata nell’inchiostro

Dove non c’è un padrone non ci sono catene da spezzare

La servitù non è gloria

Io sono donna

Ossa delle tue ossa, carne della tua carne

Quando giacevo addormentata nella tua costola

tu non mi hai chiamata con nessun nome

IO SONO CIÒ CHE SONO

nita rubio

Read Full Post »

(“Silvia Carrera: A Symbol of Dignity for Indigenous Women in Panama”, di Isidoro Rodriguez e Barbara Sorensen per “Cultural Survival Quarterly”, 2012. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

 

La comarca occidentale Ngöbe-Buglé (regione amministrativa indigena), è la più grande delle cinque regioni indigene di Panama. E’ ricca di minerali, soprattutto di rame, e di risorse naturali: tuttavia, la sua popolazione vive in povertà ed isolamento in assenza di adeguati interventi governativi, ed ha il tasso di mortalità infantile più alto del paese (55,4%).

Per contrastare questo stato di cose ed ottenere diritti per il suo popolo, la cacique general (“capa”) dei Ngöbe-Buglé Silvia Carrera ha assunto un ruolo senza compromessi nel negoziare con il governo panamense. Originaria di Cerro Pelado nel distretto Ñürum della comarca Ngöbe-Buglé, Carrera ha 42 anni e due figli maschi. Dopo aver annunciato la sua candidatura a cacique ha viaggiato attraverso questa regione montagnosa per mesi, facendosi conoscere ed ottenendo la fiducia delle sparpagliate comunità Ngöbe. Fin da giovanissima, Carrera ha partecipato alle lotte della sua gente, incluse quelle relative all’ottenimento di cure sanitarie ed istruzione.

Nel settembre 2011 è diventata la prima donna cacique dei Ngöbe. La sua elezione è stata una pietra miliare non solo per la sua comunità, ma per tutta l’America Latina, dove la maggioranza delle posizioni di leadership sono tenute da uomini. La storia della vita di Silvia Carrera è una di quelle piene allo stesso tempo di lotte e di ispirazioni.

“Ho cominciato a lavorare la terra quando avevo 12 anni e mio padre mi insegnò come coltivare diverse specie di piante. Ho coltivato manioca, yam, riso, fagioli e granoturco per dar da mangiare ai miei figli. Queste abilità passano di generazione in generazione. La gente Ngöbe-Buglé ha sempre vissuto della terra, e questa terra ci dà le risorse per crescere i nostri bambini.”, racconta Carrera. Sempre quando aveva 12 anni si unì al movimento guidato da Camilo Ortega, un riconosciuto leader dei Ngöbe-Buglé che si batteva per l’autonomia della regione negli anni precedenti alla creazione della comarca. A 13 anni diede alla luce il suo primo figlio e a 18 ebbe il secondo. Un anno più tardi si separò dal marito, violando le tradizioni patriarcali. A causa della scarsità di risorse finanziarie, Silvia non ha mai potuto accedere all’istruzione formale, ma ha imparato a leggere e scrivere da sola.

Il 31 gennaio 2012, gli Ngöbe cominciarono il blocco dell’autostrada Pan-americana, nel tentativo di far pressione sul governo panamense affinché proibisse alle compagnie minerarie ed idroelettriche l’ingresso nella comarca. Il 5 febbraio, la violenza poliziesca contro migliaia di dimostranti Ngöbe ebbe come risultato cinque morti e moltissimi feriti, il che forzò il governo ad iniziare finalmente un negoziato. Il 7 febbraio, il Ministro Jorge Ricardo Fábrega, in rappresentanza di Panama, firmò l’Accordo di San Lorenzo: a rappresentare il proprio popolo e siglare l’accordo con la propria firma c’era Silvia Carrera. L’accordo riconosce al popolo Ngöbe il diritto di prendere decisioni autonome sulle attività minerarie e sui progetti di sviluppo che interessano la comarca.

Carrera, in queste tumultuose situazioni, ha riscosso l’ammirazione di numerosi osservatori nazionali ed internazionali. I media l’hanno descritta come una leader eccezionale, facendone l’eroina della gente panamense di umili origini. In molti le chiedono ora di candidarsi al Parlamento. Durante mesi di conversazioni con rappresentanti del governo panamense, Carrera ha visitato le comunità Ngöbe più remote, facilitando l’unità e il consenso sui bisogni dell’intera popolazione della regione. Allo stesso tempo, è stata capace di comunicare con il resto dei cittadini di Panama, costruendo ponti in una nazione dagli estremi contrasti.

“Noi (Ngöbe) vogliamo ottenere i nostri diritti e giustizia. E più di tutto, vogliamo vivere in pace e serenità. Come cacique general io sono la più alta autorità della comarca. Comunico costantemente con il congresso regionale, i cacique regionali, e i cittadini. Inoltre, devo essere un tramite fra il governo nazionale e la comarca.” Carrera dice che è stata eletta l’anno scorso perché ha consultato la propria gente preventivamente: “Non deve essere sempre promesse e promesse. Io sono sempre stata umile e non ho promesso quello che non potevo raggiungere. Sono sempre stata onesta sugli obiettivi a cui miravo.”

Il popolo Ngöbe sta affrontando molte battaglie in salita, come ad esempio l’accesso all’istruzione. “L’accesso alle strutture per l’istruzione elementare è molto limitato.”, spiega Carrera, “Gli studenti devono faticare assai per raggiungere le scuole, camminando in condizioni disagiate attraverso giungla e montagne: per arrivare alla scuola possono volerci cinque ore.” Un altro problema è il progetto della diga per l’energia idroelettrica: “Quel che sta succedendo è che il governo si comporta in modo ingiusto verso i Ngöbe-Buglé. Otterrà grandi profitti dal progetto, senza che nulla sia lasciato alla comarca.”

Silvia Carrera è adamantina quando parla delle tecniche da usare con un governo inflessibile: “Attieniti fermamente a quello in cui credi e lotta per esso. Il solo avere questa forte determinazione attirerà altre persone ad unirsi a te. E’ il motivo per cui altre persone in tutto il mondo, con ideali e opinioni simili alle nostre, ci sostengono. Quando le chiediamo cosa spera di ottenere durante il suo mandato come cacique general, Carrera dice che: “Oltre a fornire una migliore istruzione, l’accesso alle cure sanitarie: è qualcosa di cui la comunità è quasi priva. La mortalità infantile è altissima e se qualcuno si ammala ci vogliono quattro giorni per portarlo in una clinica. Inoltre, queste cliniche non hanno risorse. Non ci sono medicine, neppure gli antidolorifici di base.”

Le donne Ngöbe, in particolare, hanno di fronte parecchie sfide. “La cultura Ngöbe è machista.”, ammette Carrera, “Ci sono ancora persone nella comunità che dicono: le donne non dovrebbero avere gli stessi diritti degli uomini. Ma anche di fronte alla discriminazione le donne sanno essere forti, e sanno che le cose andranno meglio. Ci sono pure quelli che pensano che le donne non dovrebbero avere cariche pubbliche, ma ormai persino la maggioranza degli uomini mi sostiene. Prima, quando un uomo vinceva le elezioni e diventava cacique general, si dimenticava della popolazione locale e tutto quel che faceva era correre in giro su grandi automobili e andare a caccia di donne. Adesso ci sono donne leader, concentrate sul benessere della comarca.”

Silvia Carrera si dice fiduciosa che molte altre donne si faranno avanti in futuro. “E’ vero che parecchie giovani indigene al momento vorrebbero solo fuggire verso una città. Occuparsi della comunità richiede l’essere responsabili e onesti. Io credo che l’esempio delle donne leader farà emergere questi tratti nelle più giovani.”

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: