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Posts Tagged ‘oscurità’

“In questa che è la più lunga notte dell’anno, prima che luce sconfigga l’oscurità, siedi al buio e pensa alla sua importanza. Benedici i funghi che crescono nell’oscurità e il caprifoglio che rilascia il suo delizioso profumo nella notte. Sii grata per l’oscurità che ci culla al sonno, l’oscurità di cui gli animali hanno bisogno per andare in letargo.

Ringrazia per i luoghi oscuri che danno rifugio: la ricca terra in cui i semi germinano, le caverne che hanno ospitato i nostri antichi antenati (e dove alcuni dei nostri dei del sole sono nati), le cantine che ci proteggono dai tornado, i grembi materni che ci forniscono il nostro primo nutrimento. Riconosci l’oscurità della sofferenza, che può rendere più profondo il nostro apprezzamento della vita e fortificare i legami che abbiamo gli uni con gli altri.”

(Patricia Montley: “In Nature’s Honor: Myths and Rituals Celebrating the Earth, Ed. Skinner House, 2005)

winter solstice 2017

21 dicembre prossimo, Solstizio d’Inverno. Questo momento corrisponde a un cambio di pelle e al rinnovamento: fra le tre figure della Dea, è il tempo della Vecchia o comunque della fase anziana della vita in cui passi la saggezza che hai acquisito ad altre persone.

E’ il momento in cui, aspettando la nostra rinascita e la rinascita di ogni cosa in primavera, ci aggrappiamo ai nostri sogni e alle nostre speranze affinché ci guidino attraverso l’oscurità invernale.

Io ho poco sia dei primi sia delle seconde, attualmente. E’ stato (ed è ancora) un anno terribilmente faticoso per me.

Tuttavia, sono grata. Sono grata a tutte le “Vecchie” che mi hanno preceduta e che mi hanno insegnato con la parola, l’azione, l’esempio. Molte di loro hanno illuminato il mondo non solo per me. Sono grata perché ho ancora voglia di celebrare il Solstizio. Sono grata perché non ho perso il senso dell’umorismo quando rifletto su me stessa e sull’universo. Perciò vi lascio con i consueti auguri e un monito (arcinoto, da Games of Thrones – anche se la serie non mi piace e non la vedo):

leg hair - feminist art

L’INVERNO STA ARRIVANDO

Maria G. Di Rienzo

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portale

Le nostre radici sono nell’oscurità; la Terra è il nostro paese.

Perché guardiamo in alto per avere benedizioni, invece che attorno a noi o in basso?

Qualsiasi speranza noi si abbia è là.

Non nel cielo pieno di occhi-spia orbitanti e di armamenti, ma nella Terra che abbiamo disdegnato.

Non viene da sopra, ma da sotto.

Non è nella luce che acceca, ma nel buio che nutre, là dove gli esseri umani sviluppano anime umane.

Ursula K. Le Guin (Trad. Maria G. Di Rienzo)

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danza a spirale

Quest’anno l’Equinozio d’Autunno (Mabon, la Festa del Raccolto, ecc.) cade il 23 settembre. I passaggi stagionali di questo tipo sono celebrati da tempi molto antichi in luoghi e modi differenti – rituali, danze, meditazioni – ma con un punto comune: onorare il viaggio della Terra attorno al Sole, il moto del ciclo della vita, allineandosi ad esso e in qualche maniera “incorporandolo” nei nostri umani sensi. Tale senso di connessione era ritenuto importante e sacro dai nostri antenati: parlava di empatia, gratitudine, bilanciamento e rispetto per la rete dei viventi, e riconosceva e testimoniava la continua necessità di trasformazione / cambiamento per la continuità di detta rete. Il viaggio della Terra è stato reso in metafora in innumerevoli narrazioni e spesso collegato a storie di rigenerazione, salvamento e redenzione – una discesa e una risalita, una morte e una rinascita, una scomparsa e un ritorno… Il mistero del seme, che affonda nella terra, si trasforma e torna agli Equinozi: come fiore in primavera, come frutto in autunno.

In quest’ultimo caso, i miti/riti relativi esprimono e celebrano un concetto fondamentale – il raccolto di cui godiamo si sprigiona dal mondo infero, dalla profonda scura terra in cui il seme va. E’ un passo nel potere creativo dell’abisso e dell’ignoto. Prima della comparsa di Ade e del rapimento, la più vecchia storia di Persefone racconta di una figlia amata, che riceve da sua madre Demetra il grano (il mistero, la conoscenza di vita e morte) e ne è grata. Ma lo deve portare nelle tenebre, anche se entrambe si rammaricano della separazione, per farlo proprio, per stabilire una propria sovranità e una propria conoscenza autonoma da quella materna ed emergere avendo rinnovato il grano e se stessa. La Madre (la fonte) e la Figlia (la speranza) sono contenute l’una nell’altra, si trasformano continuamente l’una nell’altra, si separano, si riuniscono e si rinnovano, rigenerando la Terra.

persefone

Immagina di essere in una grande foresta. E’ molto fitta, molto scura. C’è odore di terra, nell’aria, l’odore profondo e ricco di un suolo fertile. Ti fai strada fra gli alberi: c’è un sentiero, nella foresta. Cammina, seguilo. Mentre continui a camminare i fusti torreggianti che hai da ambo i lati sembrano diventare sempre più alti e sempre più dritti. Questi alberi cominciano a somigliare a pilastri, come se tu stessi camminando lungo un corridoio che porta a una grande sala. Ed è così, c’è uno spiazzo sullo sfondo, una sala con due troni fatti di rami e foglie che si intrecciano gentilmente. Demetra e Persefone siedono su quei troni. Demetra è una figura piena e curvilinea, scura di capelli, vestita di verde, con una splendente corona di grano dorato. Persefone è sottile e spigolosa, dai capelli chiari, vestita di nero, con una corona di rossi chicchi di melagrana che sembrano in fiamme.

Quando giungi di fronte a loro, Madre e Figlia ti parlano. Desiderano condividere con te, che hai osato affrontare il viaggio, il mistero della morte che diventa nuova vita. Puoi chiedere loro quel che vuoi, ma prima di andartene non dimenticare queste due domande: Che doni l’oscurità ha in serbo per me, questa volta? Che doni devo io portare all’oscurità, questa volta?

Maria G. Di Rienzo

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