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(“The Walk Home”, di Ally Ang, poeta contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

night walk

IL CAMMINO VERSO CASA

Non ho mai imparato come tornare a casa in sicurezza.

Il mio solo istinto è di ribellarmi

di camminare con le mani raggomitolate sino a diventare armi

denti affilati

pronti per l’attacco.

Sulla maggior parte delle strade, sono oggetto di curiosità:

ragazza alta, cosce grosse, pelle olivastra, troppo chiassosa, dalla forte volontà

che non appartiene

a nessun luogo

non appartiene a nessun luogo.

Tentano di possedermi

ma io non posso essere azzittita

non ingoierò la mia lingua

per astenermi dall’urlare di rimando agli uomini

che tentano di reclamare diritti su di me

che ritengono il mio corpo una proprietà pubblica

una cosa loro che possono prendere.

Non parlatemi del pericolo.

Io sono interamente Terra e cenere e benzina

pronta a divenire fiamma.

sekhmet

Non parlatemi del pericolo.

Sono nata in una casa piena di fantasmi

e sto ancora scavando cose morte

con ogni passo che faccio.

Non parlatemi del pericolo.

Cammino verso casa sola di notte

tenendo schegge di vetro nelle mani

pronta a contrattaccare.

Voi non siete una minaccia per me.

Io non so niente della pietà.

Io non so come essere gentile.

So solo come distruggere.

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Mentre aspetto che tu ti desti

(“Waiting Through Somnambulance”, di Nalini Priyadarshni, poeta indiana. Trad. Maria G. Di Rienzo. Nalini è anche scrittrice, editrice, fotografa, madre di una figlia di 12 anni e di un figlio di 7.)

John Everett Millais - The Somnambulist

Ascoltando il silenzio

nella quiete della notte

aspetto

che tu ti desti

Tu continui a camminare nel sonno

Come può essere

che tu abbia visto i miei lacci

ma mancato di vedere le perle

sparpagliate attorno a me

So che le raccoglierai, non appena ti svegli

Seduta nel profondo della notte

ricamo con le perle

nel disegno del mio arazzo

mentre aspetto che tu ti desti

A volte aspettare fa più male

dell’ago che punge il mio dito

e ne cava sangue

Più perle che rubini mi circondano

mentre aspetto che tu ti desti

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(“On a Night of Snow”, di Elizabeth Jane Coatsworth – 31.5.1893 – 31.8.1986, poeta e scrittrice. Trad. Maria G. Di Rienzo)

inverno notte

Gatto, se vai fuori dovrai camminare nella neve.

Tornerai con piccole scarpe bianche sui piedi,

piccole scarpe bianche che hanno tacchi scivolosi.

Resta accanto al fuoco, mio Gatto. Stai tranquillo, non andare.

Guarda come le fiamme si alzano e crepitano piano,

ti porterò un piattino di latte simile ad una margherita,

così bianco e soffice, così sferico e così dolce –

resta con me, Gatto. Fuori soffiano venti selvaggi.

Fuori soffiano venti selvaggi, Padrona, ed oscura è la notte,

strane voci gridano negli alberi, intonando arcano sapere,

e ben più dei gatti si muove in giro, illuminato dalla luce verde dei nostri occhi,

su piedi silenziosi ove l’erba del prato trattiene la brina.

Padrona, vi sono presagi fuori casa, di magia e potere,

e cose che ancora devono essere compiute. Apri la porta!

attack

Mistero, meraviglia, sentieri candidi sotto la luna. Non abbiate paura di esplorare. Perché la notte appartiene a chi ama (“Because the night”, Patti Smith):

http://www.youtube.com/watch?v=92NAjqfbK_E

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