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Di recente, l’allegro Pinocchio che abbiamo come capo del governo ha presenziato ad una cerimonia in cui si premiavano degli studenti universitari. Non mi interessa in modo particolare seguire i suoi spostamenti, ma il fatto era riportato in tre quotidiani italiani come se si trattasse di tre notizie diverse. Nel primo, che titolava qualcosa del genere “Show del premier” (siamo l’unico paese al mondo che si fa governare da cabarettisti), sembrava che l’illustre ospite avesse deliziato la platea studentesca ed il commentatore sottolineava le sue grandi capacità comunicative; nel secondo si parlava di “accoglienza tiepida” e la platea dei presenti era descritta come uno specchio delle opinioni di un paese ahinoi diviso a metà; nel terzo non si riusciva a capire cosa fosse realmente accaduto, forse un flop e forse no, perché la narrazione consisteva in sostanza delle arzigogolate, ed altrettanto confuse, opinioni del reporter sul mondo intero.

In sé, ripeto, non è neppure qualcosa su cui valga sprecare tempo e inchiostro, il vero problema è che tutte le notizie in Italia passano attraverso questo processo di manipolazione, infiocchettatura ed inscatolamento, di modo che noi non si possa mai sapere quel che succede. Mi sono quindi presa la briga di vedere se altri – la stampa estera – avevano notato e come l’esempio che mi era caduto sott’occhio. Ebbene sì, ma facendo giornalismo, cosa di cui in Italia si è perso il gusto. Fra i tanti, vi cito solo Newsweek, che come sapete non è organo di un partito comunista ne’ bollettino eversivo in fotocopia.

17 aprile 2011, autore del pezzo non menzionato. Titolo “Siamo trattate come prosciutto”. Estratto dall’articolo:

[“La sapete quella dell’italiano che tenta di insegnare ad un tedesco come si seduce una bella donna?”, chiede Silvio Berlusconi agli studenti universitari durante la cerimonia di premiazione. Fa una pausa, alza un sopracciglio, tentenna la testa, fa l’occhiolino: e poi sforna una battuta su sesso orale e calici da champagne. La barzelletta fa fiasco. La stanza è silenziosa. “Questa è la versione annacquata.”, dice lui, tentando di rimediare, “La versione originale è molto più divertente, come potete immaginare.”

Pochi minuti dopo ci prova di nuovo, sorridendo scioccamente a due ragazze bionde che sono là per ritirare premi per la loro eccellenza negli studi: “Congratulazioni.”, dice loro, “Voi due siete favolose. Sto pensando di invitarvi ad un bunga-bunga.” Si riferisce ai suoi scandalosi festini sessuali ed ottiene risatine imbarazzate in uno sconfortante silenzio. A Berlusconi è sempre piaciuto raccontare barzellette. Ma le donne italiane non ridono più. (…)

La rabbia si legge nei sondaggi. Il consenso delle donne a Berlusconi è crollato dal 48% dell’anno scorso al 27% attuale, il peggior risultato di sempre. (…)

Arcidonna ha denunciato Berlusconi, lo scorso mese, per 25 anni di abusi sulle donne italiane. “Il modo in cui il Primo Ministro si comporta, accusato ora di prostituzione minorile, è il colpo finale.”, dice Valeria Ajovalasit, presidente del gruppo di donne. (…)

I media italiani sono saturi di nudi femminili. Enormi cartelloni pubblicitari mostrano le donne in pose seduttive, a gambe aperte. I programmi radio sono infiorati di gemiti orgasmici. Le donne che appaiono in televisione hanno un rapporto stoffa-pelle nuda che farebbe arrossire Caligola. Nel suo doppio ruolo di proprietario dei mezzi di informazione e di capo di stato italiano, Berlusconi ha modellato più di chiunque altro lo scenario mediatico. Fra i programmi televisivi che offriva negli anni ’70 c’era uno spettacolo di quiz dove una casalinga si toglieva un capo di abbigliamento ogni volta in cui un concorrente maschio rispondeva correttamente ad una domanda. Il format dei programmi televisivi, da allora, non è cambiato: gli uomini sono alla ribalta, partecipanti e vincitori, le donne sono sullo sfondo a togliersi i vestiti in silenzio. (…)

Secondo il rapporto del World Economic Forum sul divario di genere globale, in relazione ai diritti delle donne l’Italia si situa al 74° posto, dietro la Colombia, il Perù e la Romania. Gli indicatori includono la parità nei salari, la partecipazione alla forza lavoro e la violenza domestica. Altre statistiche rivelano che il 95% degli uomini italiani non ha mai usato una lavatrice, e che mentre le donne passano di media 21 ore la settimana a fare lavori domestici, gli uomini si arrestano a 4 ore.]

Il giornalista si prende la briga, com’è logico in chi sappia che mestiere fa, di intervistare donne italiane che i suoi lettori hanno sentito nominare (editrici, politiche, attrici), di citare le posizioni ed i silenzi della Ministra per le Pari Opportunità, di menzionare le proteste popolari, ed il titolo lo prende pari pari da un commento di Lorella Zanardo: “Le donne in televisione sono trattate come pezzi di prosciutto”.

E’ un buon pezzo sull’intreccio fra media, costume e politica, e ha chiaro da subito quali sono i soggetti principali che devono essere sentiti, se si parla di degrado e di uso e consumo dell’immagine femminile, cioè le donne. Cosa che nessuno dei tre articoli menzionati in apertura ha fatto, pur situandosi i giornali in cui sono apparsi sull’intero spettro politico a nostra disposizione (destra – finto indipendente – sinistra).

“Il silenzio è tutto ciò di cui abbiamo terrore. C’è riscatto nella voce.”, Emily Dickinson

Maria G. Di Rienzo

 

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