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Posts Tagged ‘natura’

Tempi duri? Le bussole politiche sono tutte impazzite e vi sembra che l’Italia vada alla deriva? Più che battere moneta con i “minibot” vorreste battere la testa di qualcuno o la vostra sul muro? Vi capisco, ma non c’è bisogno di disperarsi, ne’ di ferire o ferirsi.

Possiamo ripartire anche subito, con tre piccoli passi iniziali e rispettando i nostri tempi e le nostre necessità: assemblate le vostre analisi, figuratevi un orizzonte, caricatevi di quel che vi rende felici. La strada è lunga, faticosa e bellissima come voi. Buona giornata, “complici” miei, Maria G. Di Rienzo

ANALISI

“C’è una relazione intrinseca fra il modo in cui trattiamo il mondo naturale e il modo in ci trattiamo gli uni con gli altri. Dualismo e gerarchia sono i tratti del patriarcato, che implica l’oppressione delle donne e la distruzione dei sistemi naturali. Colonialismo, razzismo, disparità economica sono gli altri tragici risultati della gerarchia patriarcale. Razzismo e povertà servono a mantenere in essere il sistema patriarcale politicamente, economicamente e psicologicamente – nonché per giustificare e amplificare la distruzione dei sistemi naturali.” – Madronna Holden

ORIZZONTE

Tutte le specie, i popoli e le culture hanno valore connaturato.

La comunità della Terra è una democrazia di tutto ciò che vive.

Le culture, in una democrazia della Terra, nutrono la vita.

La democrazia della Terra globalizza pace, cura e compassione. – Vandana Shiva (“Earth democracy” / “Il bene comune della Terra”)

GIOIA

totoro

“A più di trent’anni dalla sua uscita, “Il mio vicino Totoro” è uno dei film più amati e celebrati di Miyazaki. Totoro entra in risonanza con noi perché trasforma situazioni paurose in situazioni leggere. Rappresenta lo spirito che possiamo evocare per sollevarci e uscire dai periodi bui.

Il suggerimento del film è che essere coraggiosi non significa avere la faccia dura, ma canalizzare l’immaginazione, l’umorismo e la speranza di uno spirito della foresta (molto buffo, peloso e adorabile). Totoro incoraggia le bambine protagoniste del film a parlare a voce alta e a rendere palesi i propri sentimenti.

Come spirito della foresta Totoro rappresenta anche la magia della natura. Insegna alle bambine che possono appoggiarsi alla natura per avere conforto. Abbiamo bisogno della natura per avere rifugio e protezione, ma non possiamo dare la relazione con la natura per scontata: è come un’amicizia da tesoreggiare e di cui avere cura.” – Brano tratto da: “My Neighbor Totoro: Why We Need Totoro”, di Susannah e Debra, youtubers.

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Luce di torcia

Selene

Waaswaaganing, di Selene G. Phillips – in immagine, particolare di una foto di Cultural Survival, settembre 2018 – trad. Maria G. Di Rienzo

un’

aquila si solleva in volo

grilli si accoppiano

cicale friniscono

rami di pino oscillano

del legname galleggia, qualche volta

i

gufi vanno in picchiata

libellule indugiano

ali di farfalle si chiudono

onde lambiscono la riva ancora, ancora

lucciole danzano su una nuvola di mezzanotte

qualche

orso vacilla

tartarughe traballano

linci rosse ringhiano

lupi vagano

un cervo balza e corre

tramonti e albe fanno un giro completo

procioni rubano con i loro occhi da bandito

mentre

ogni cosa scintilla

rospi e rane fanno cra cra

onde gentili levigano pietre di lago

la roccia medicina è giusto sopra il pelo dell’acqua

l’isola delle fragole e betulle si ergono e

spiagge di sabbia si spremono fra le mie dita dei piedi mentre io affondo

nel

brusio

di

casa

Nella traduzione “l’albero” creato dall’Autrice risulta meno perfetto, ma vi assicuro che nell’originale quel che si vede a colpo d’occhio è un pino. Selene Phillips fa parte del popolo nativo americano Ojibwe e vive a Waswaganing, una riserva indiana nel Wisconsin che ha lo stesso nome (inglesizzato) della sua poesia: “luce di torcia” o anche, per estensione, “il luogo in cui si pesca con la luce delle torce”. Lavora come assistente universitaria di Comunicazione e vanta svariati riconoscimenti nei campi del giornalismo, degli studi sui popoli nativi e del teatro. Perché scrive versi l’ha spiegato proprio in versi:

“La poesia è”

Del tutto semplicemente

la poesia è

un esercizio di ascolto

di ciò che non viene detto

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L’Apparenza delle Cose

Milk and Sap - 2017 - Jocelyn Lee

(Latte e Linfa, 2017)

Le immagini che vedete sono parte di una mostra intitolata “The Appearance of Things” – “L’Apparenza delle Cose”, attualmente allestita al Center for Maine Contemporary Art di Rockland, nel Maine.

La celebrata e premiata Autrice è la 56enne Jocelyn Lee (nata a Napoli) e da dieci anni sta lavorando a questo ultimo progetto che, nelle sue stesse parole, opera “uno spostamento di prospettiva in cui un corpo – un ritratto – diventa un paesaggio; una natura morta diventa un ritratto e un paesaggio diventa un corpo.”

July burn - 2016 - Jocelyn Lee

(Bruciore di Luglio, 2016)

La critica d’arte del New Yorker, Rebecca Bengal, nella sua recensione della mostra scrive: “Al posto dello scambio fra macchina fotografica e soggetto, queste fotografie pittoriche rivelano una simbiosi fra forme umane e forme naturali, ove ogni forma esalta la bellezza prodigiosa e costantemente mobile dell’altra.”

Riding the apple tree - 2016 - Jocelyn Lee

(A cavallo del melo, 2016)

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “I Don’t Hike to Lose Weight. I Hike Because I Love It.”, di Jenny Bruso per Outdoor, 3 maggio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Jenny è un’escursionista – hiker – da 6 anni e ogni mese guida gruppi su sentieri di montagna. Ha creato al proposito una piattaforma su Instagram che si chiama “Unlikely Hikers” – “Escursionisti Improbabili” per dare spazio a persone di ogni taglia, colore, orientamento sessuale e con disabilità che amano le escursioni.)

jenny bruso

“Ce l’hai quasi fatta! Ne varrà la pena.”

“E’ la prima volta che vieni qui?”

“Forse dovresti fare un pausa.”

“Stai bene?”

Quando parliamo di escursionisti di taglia larga, la mancanza di abbigliamento e attrezzatura e rappresentazione stanno diventano leggermente più visibili nei media che trattano di attività all’aria aperta, così come dovrebbe essere. Ma ci molti modi in cui la fobia del grasso si fa strada nelle nostre vite.

Molti commenti provenienti da altri escursionisti – persino cose apparentemente innocue tipo “Stai facendo un bel lavoro!” – intendono essere di sostegno e incoraggianti, ma non sempre riescono a essere tali. Questi commenti sono, a volte indirettamente, sui nostri corpi: creano un’alterità.

C’è sorpresa per le nostre abilità, preoccupazione su ciò che è interpretato come mancanza di abilità e ogni tanto sfacciata maleducazione. Numerose persone con cui ho parlato hanno raccontato di momenti in cui sono state trattate come se fossero un intralcio per un altro escursionista. Tali interazioni non ci permettono di essere semplicemente escursionisti su una pista.

Se sto passando una buona giornata, io mi limito a sorridere e a dire “Grazie” o a uscire con un esageratamente gioviale “Oh sì, ho già percorso questa pista molte volte.”, quando quello che vorrei dire è “Sì, ho capito. Probabilmente ho fatto questa pista più volte di quante la farai tu in tutta la tua vita.”

L’amica escursionista grassa Ashley Manning sta attualmente percorrendo il Sentiero degli Appalachi (ndt.: lungo circa 3.510 chilometri, percorre i monti Appalachi sulla costa orientale degli Usa). Di recente ha avuto questo da dire su “Escursionisti Improbabili”: “Un tizio è venuto da me oggi, mentre ero alla pompa dell’acqua, e ha detto: ‘Tu sei più tosta di tutti noi. Senza offesa, ma non si vede gente della tua taglia qui in giro.” Se c’è una cosa che ho già imparato, è che il sentiero è abbastanza duro da mettere in ginocchio la gente. Non importa che taglia hai, è difficile. Io non sono più tosta di quel tipo, perché è così dannatamente duro farlo. Io sono orgogliosa di chiunque sia qui.”

Perciò, se volete essere incoraggianti, un semplice “Ciao, buona escursione!” fa miracoli. Inoltre: non presumete che noi si voglia cambiare i nostri corpi.

Un’altra assunzione che parecchie persone fanno su gli escursionisti larghi è noi si sia impegnati in un’attività fisica perché vogliamo perdere peso. Il modo in cui il fare esercizio è diventato sinonimo di dimagrimento nella cultura dominante rimuove la gioia del muoversi e dell’abitare i nostri corpi, al di là delle dimensioni di ciascuno.

Io sono all’aperto perché l’aperto voglio godermelo, voglio onorare la natura e apprezzare il dono di questo mio corpo che mi porta in giro. Preferirò sempre l’escursione alla palestra perché voglio distanziarmi dalle diete e dalla cultura dell’essere “in forma”. Molti di noi non vogliono in effetti perdere peso. Molti di noi non hanno nessun problema nell’essere grossi. Ascoltateci quando vi raccontiamo le nostre esperienze. Trattenetevi dal fare domande o asserzioni – anche se avete buone intenzioni – che sono avvelenate da pregiudizi e preconcetti sui nostri corpi.

Che aspetto avrebbero le nostre relazioni con noi stessi e gli uni con gli altri, se togliessimo da esercizio fisico, cibo e corpi gli imperativi culturali e l’essenzialismo? Io credo che saremmo più felici e compiremmo scelte più sane.

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(brano tratto da un’intervista di Brigid Schulte, per Slate – 20 febbraio 2018, a Angela Saini, giornalista scientifica inglese. Angela Saini, in immagine, è l’autrice di un libro appena uscito che si chiama “Inferior: How Science Got Women Wrong – And the New Research that’s Rewriting the Story”, ovvero “Inferiore: come la scienza si è sbagliata sulle donne e le nuove ricerche che stanno riscrivendo la Storia” e l’intervista fa principalmente riferimento a esso. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

angela saini

Noi presumiamo che tutto quel che vediamo sia biologico, quando in effetti le immissioni sociali e culturali sono enormi. Non dico che esse diano conto di tutto, in termini di differenza di genere. Ma per quanto ne sappiamo sino a ora contano molto di più di quanto pensassimo. L’ammontare della socializzazione che abbiamo ricevuto, l’ammontare dell’impatto avuto su di noi dagli insegnamenti e dall’istruzione e dal modo in cui siamo stati cresciuti nel corso delle nostre vite, significano che mostreremo differenze da adulti, ovviamente, poiché viviamo in una società assai segnata dal genere. Perciò è molto difficile districare la biologia dagli effetti della società, della cultura e dell’ambiente, quando studiamo le differenze sessuali.

Una delle cose importanti che la biologia ci ha insegnato negli ultimi cinquant’anni è che la natura e la cultura non restano necessariamente separate. E c’è un ritorno biologico che avviene come risultato dell’ambiente circostante. Quindi, per esempio, se tu dai a un bambino / a una bambina in tenera età giocattoli meccanici con cui divertirsi, materiale tramite il quale esercita la sua capacità di costruire e fare cose, lui / lei sarà migliore, biologicamente migliore, nel costruire e fare oggetti a causa dell’esperienza che ha avuto. Per cui, un’interferenza sociale produce un effetto biologico.

C’è questo problema con alcuni ricercatori che vogliono vedere le differenze come basate sul sesso e si danno da fare sino a che non le vedono. Ciò avviene nell’ambito delle congetture. Perciò, anche se hanno uno studio che gli dimostra, per dire, piccole differenze strutturali fra i cervelli di uomini e donne, quella è un cosa: desumere da ciò che le donne siano migliori nel fare più cose contemporaneamente, o che siano più empatiche, o che gli uomini siano più razionali, è un’altra cosa. Non possiamo farlo. La scienza più recente non è arrivata ancora a questi livelli. Il cervello è un organo decisamente complesso. Questo tipo di ipotesi è pericoloso, tutto ciò che fa è costruirsi su stereotipi, il che è antiscientifico. Hai bisogno di molti più dati per essere in grado di arrivare a tali grandi, imponenti, indiscriminate asserzioni.

Dove io penso la scienza sia importante, e la ragione per cui ho scritto “Inferior”, è che ancora c’è chi sostiene che ciò per cui stiamo lottando, l’eguaglianza, è impossibile. Che non la vedremo mai e che non dovremmo spingere per essa, perché a causa della nostra costituzione, della nostra natura, siamo cognitivamente e psicologicamente differenti. Ciò implica che dovremmo abbandonare campagne e politiche che aiutano a far avanzare l’eguaglianza.

E qui è dove io penso avere della buona scienza sia importante. Perché la scienza, in effetti, non sta dicendo questo. E se dobbiamo leggere tutto attraverso la scienza, quel che essa sta dicendo è che in realtà attualmente non ne sappiamo granché: e quel che abbiamo suggerisce che le differenze psicologiche fra i sessi siano minori mentre quelle cognitive, in termini di intelligenza, non esistano proprio. La biologia certamente non può giustificare le enormi disparità di genere che vediamo in molte società.

Dimentichiamo anche che nelle società di cacciatori-raccoglitori, storicamente, le persone tendevano a vivere vite relativamente egualitarie, dove le donne erano in grado di fare tutto ciò che gli uomini facevano; la netta divisione di ruoli che noi sperimentiamo non c’è sempre stata. E fino a quando ad alcune donne sarà negata la possibilità di fare tutto quel che gli uomini possono fare, ci saranno ancora lotte in cui impegnarsi.

Perciò, il messaggio del mio libro non è che dovremmo avere eguaglianza perché la scienza dice che è possibile. No. Il messaggio è che non c’è ragione per cui non possiamo avere eguaglianza se la vogliamo. La scienza non dice che l’eguaglianza è impossibile. Come specie umana noi siamo adattabili e flessibili. Possiamo creare qualsiasi società vogliamo.

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Guaritrice

(“Medicine Woman”, di Molly Remer – poeta, femminista e sacerdotessa contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Woman healer

Colei che guarisce

Tendendo all’esterno

forti mani

duttili polsi

tocco purificante

mette la tua mano nelle sue

e tu la senti…

Energia

che passa dall’una all’altra

canale di grazia

e riparazione.

Reintegrazione

La Donna Medicina ti ricorda

di dormire quando sei stanca

di mangiare quando hai fame

di bere quando hai sete

e di danzare

senza ragione alcuna.

La Donna Medicina

Lascia che fasci le tue ferite

che applichi balsamo alla tua anima

che ti tenga stretta

contro la sua spalla

quando hai bisogno di piangere.

La Donna Medicina

guaritrice della Terra

Lei è pronta ad abbracciarti.

(Ndt. La gente comune, in tutto il mondo, ha fatto affidamento per lunghissimo tempo sulle capacità delle guaritrici popolari. Erano spesso chiamate “donne sapienti” o “sagge” e possedevano una conoscenza medica basata essenzialmente sull’erboristeria, passata di generazione in generazione. Trattavano ogni tipo di malattia o disagio, in uomini e donne e animali, e il loro metodo diagnostico era basato sulla convinzione che l’esistenza umana fosse inestricabilmente collegata al resto della natura e delle creature viventi. Purtroppo ne abbiamo bruciate un po’ troppe sui roghi, ma alcune delle loro “ricette” sopravvissute includono gli esatti ingredienti naturali che compongono numerosi medicinali moderni.)

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Giorno d’estate

(“The Summer Day”, di Mary Oliver, poeta contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

summer field

Chi ha fatto il mondo?

Chi ha fatto il cigno, e l’orso nero?

Chi ha fatto la cavalletta?

Questa cavalletta, intendo –

quella che si è lanciata fuori dall’erba,

quella che sta mangiando zucchero dalla mia mano,

che sta muovendo le mascelle avanti e indietro invece che su e giù –

che sta osservando in giro con i suoi enormi e complicati occhi.

Ora solleva i suoi pallidi avambracci e si lava meticolosamente la faccia.

Ora apre di scatto le sue ali, e fluttua via.

Io non so esattamente cos’è una preghiera.

Io so come prestare attenzione, come cadere giù

nell’erba, come inginocchiarmi nell’erba,

come essere indolente e beata, come andare a passeggio per i campi,

che è quel che ho fatto tutto il giorno.

Dimmi, cos’altro avrei dovuto fare?

Non muore ogni cosa alla fine, e troppo presto?

Dimmi, cosa intendi fare

della tua unica selvaggia e preziosa vita?

osservazione reciproca

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