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Posts Tagged ‘nativi americani’

(“Turtle Watchers” di Linda Hogan, poeta contemporanea della nazione nativa americana Chickasaw. Linda usa spesso la tradizionale combinazione di danza, musica e parlato per narrare le sue storie. Trad. Maria G. Di Rienzo)

Linda Hogan

La vecchia madre sul bordo dell’acqua

era solita inchinarsi a loro,

le tartarughe che arrivavano dal mare,

le loro numerose uova,

i loro occhi grondanti acqua come lacrime

e io vedevo tutto,

la vecchia madre che sembrava in preghiera,

le tartarughe richiamate al luogo in cui erano nate,

gli osservatori affamati in attesa al margine degli alberi

sperare nel cibo quando l’oscurità si fosse raccolta.

sea turtle

Anni più tardi, mentre nuoto in acque buie

una tartaruga nuota al mio fianco:

entrambe osserviamo, come strette insieme

nella stirpe originaria dello stesso mondo,

nell’onda trascinante della stessa corrente,

persino emergiamo a prendere una boccata d’aria nello stesso momento,

sempre osservando.

I miei antenati le chiamavano

“guardiane delle porte”

e chiamavano la spiaggia un regno per l’accesso ad altri mondi,

in ambo i sensi

e l’acqua muove il profondo cambiamento della vita

di nuovo verso la nascita e prima ancora,

come se ci fosse un sentiero in cui gli esseri davvero si incontrano,

come se io stessi curvando gli angoli umani.

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(“My Image is Not for Sale” – “La mia immagine non è in vendita”, di Taté Walker, trad. Maria G. Di Rienzo)

Sono una moderna wynian (1) Lakota.
Niente accento.
Niente pitture.
Niente piume.
Non assomiglio a nessun indiano che abbiate visto.
Perché non sono una mascotte. O un archetipo da blockbuster.
Qualcuno vestito come un tassidermista gotico
sta tentando di vendermi la mia stessa cultura.
“I tuoi valori e le tue credenze sono in vendita!”, proclama con la faccia rossa.
“E così la tua terra. La comprerò io per te (se andrai a vedere il mio film).”

(1) sacra datrice di vita = donna

Parlo unicamente per me stessa. La mia prospettiva come donna indigena sta spesso alla periferia di ciò che è popolare credere, perché sono un’indiana di oggi e urbanizzata, sono estremamente orientata al progressismo e sono del tutto capace di cambiare idea quando ce n’è bisogno: stranamente, questo è frustrante per le altre persone.
Vivo con mio marito e mia figlia a Manitou Springs, una piccola città turistica in cui le persone bianche sono il 95%. Il punto è: se cresci circondata da differenze troverai la differenza normale, scontata e persino valorizzata; cresci in una bolla dove tutti hanno uguale aspetto e si comportano allo stesso modo e la differenza mette una lettera scarlatta sul tuo petto. Quale genitore vorrebbe quest’ultima situazione per i propri figli?
Qui, non ci sono bambini di colore nella classe di mia figlia, e in apparenza la classe ha deciso venerdì scorso che “tutti hanno la pelle bianca”: Mimi mi ha detto questo scoprendo la deliziosa pelle color oliva del suo braccio mentre tornavamo a casa da scuola. Non so se il messaggio “siamo tutti la stessa cosa” provenisse dall’insegnante, ma so che hanno guardato un film su Martin Luther King e parlato della segregazione razziale come concetto astratto: “La gente bianca voleva che i bambini bianchi andassero in una scuola, e che i bambini neri andassero in una scuola diversa.”, questo è ciò che mia figlia ha imparato ed è stata in grado di dirmi.

mimi

Avrei potuto facilmente lasciar perdere. Potevo dirmi: “Almeno stanno insegnando qualcosa di Martin Luther King.” Ma, nella mia umile opinione di una che paga le tasse, credo che le scuole dovrebbero insegnare Martin Luther King e diritti civili ogni giorno: quando un giorno o due l’anno sono messi da parte per Martin Luther King o i Nativi Americani, tu cominci a riconoscere ogni altro giorno come una celebrazione del Privilegio Bianco (“Posso parlare la lingua che voglio, vestirmi come mi pare, andare alla scuola che preferisco, trovare lavoro più facilmente, fare più soldi, difendermi, camminare lungo un vicolo scuro con un cappuccio addosso e vivere per poterlo raccontare, bussare alle porte per chiedere aiuto senza che mi si spari addosso, ecc.)
Credo ci siano alcuni soggetti da non gettare come fardelli sulle menti giovani, ma non credo nell’indorare la pillola per rendere un concetto più facile da assimilare. “No.”, ho detto a Mimi, “Il dott. King ha fatto molto di più per il mondo. In alcuni posti i bianchi uccidevano i neri solo perché erano neri. La gente bianca impiccava quella nera agli alberi, feriva donne nere e bambini neri, e non era mai punita per questo. Martin Luther King ha contribuito a fermare questo, insegnandoci che le persone non devono vivere avendo paura l’una dell’altra.” Abbiamo parlato di suo zio, che è nero, e dei suoi cuginetti, che sono neri/nativi, e del fatto che senza persone come Martin Luther King la sua famiglia vivrebbe nella paura, e sarebbe odiata, a causa del colore della pelle. E di come i nativi americani – come lei e me e il suo papà – sarebbero perseguitati e trattati ingiustamente, e di come il messaggio di amore e equità e giustizia e resistenza del dott. King abbia aiutato gente come noi, gente che appare o agisce in modo differente.
Ora, la mia bimba ha cinque anni. Io ho cominciato ad afferrare l’enormità dell’eredità di Martin Luther King al college, per cui sono abbastanza sicura che a breve non marcerà o protesterà contro qualcosa che non siano i prodotti della mia cucina. Ma non è una stupida. Ed è conscia del mondo e nota le ingiustizie attorno a lei. L’altro giorno, nella biblioteca pubblica di Manitou Springs, si è chiesta ad alta voce: “La gente in carrozzella come arriva ai libri?”, dopo essere inciampata e quasi caduta dalla stretta scala della sezione per bambini. L’edificio è abbastanza vecchio da esibire l’etichetta “storico” e non ha accessibilità per le persone disabili. (da un più ampio testo di Taté Walker, 4 aprile 2014, trad. Maria G. Di Rienzo)

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