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Posts Tagged ‘namsadang’

 

(n.b. La romanizzazione dell’hangul, l’alfabeto coreano, è ahinoi pensata per i parlanti di lingua inglese: ho quindi come in altri articoli cercato di rendere, nella trascrizione di alcuni vocaboli, l’approssimativa pronuncia per chi parla italiano, per altri non l’ho ritenuto necessario.)

 

2008 - Centenario del teatro moderno coreano - Spettacolo su Baudeogi

La storia delle namsadang, le troupe itineranti di giocolieri e acrobati, affonda nella notte dei tempi coreana e vi sono ben poche registrazioni al riguardo (benché una di esse risalga addirittura al periodo del regno di Shilla: 57 b.C. – 935 d.C.). Dal 1600 in poi la loro presenza è comunque storicamente attestata. Le troupe erano considerate al livello più basso della società, assieme ai chonmin (popolani comuni) e i bekjong (macellai). Il vocabolo “namsadang” indica che le compagnie erano composte da uomini (“nam” – “maschio”), e spesso funzionavano come comunità omosessuale, ove i più giovani, che recitavano parti da donna, assumevano il ruolo di yodongmo e i più anziani quello di sutdongmo: le pupe e i bulli, per dirla all’italiana. (vedasi “Homosexualities” di Stephen O. Murray, University of Chicago Press, 2000: lo si può leggere online) Solo molto tardi le troupe ammisero donne al loro interno ma fu una di esse, come vi racconterò tra poco, ad elevare l’arte dei giocolieri sino a farne uno dei tesori culturali del paese.

Originariamente pare che le abilità, i vari “nori” (gioco, gara), dispiegate dalle compagnie fossero di dieci tipi; sei sono giunti sino all’epoca odierna: far roteare piatti e cerchi su bastoni; acrobazie a terra; camminare sulla corda; rappresentazioni danzate in maschera; spettacolo di pupazzi o burattini; “danza sulle spalle” (ovvero stando in bilico sulle spalle di un altro attore). Il tutto è accompagnato dal suono di tamburi, gong ed altri strumenti popolari, e dal roteare dei nastri fissati ai cappelli, nel mentre gli attori si scambiano motti e battute di spirito.

Nella seconda metà del 1800, le condizioni delle compagnie non erano granché cambiate: più disprezzati dei servi, vagavano di villaggio in villaggio e dovevano chiedere ogni volta il permesso di esibirsi al signorotto o capo locale; spesso non ricevevano, come compenso, che un pasto e un letto, e la povertà li induceva ad offrire i giovani yodongmo come prostituti (il film “The King and the Clown, del 2005, illustra bene tale situazione). Ma c’era qualcosa che rendeva indispensabile e irriducibile l’esistenza delle troupe, ed era il loro dar voce alla povera gente di cui facevano parte. Inoltre, chi era stato degradato ed espulso dalla propria classe sociale per aver chiesto o tentato di attivare riforme in senso egualitario veniva sempre accolto dalle namsadang. Le maschere, i burattini e le danze raccontavano storie di corruzione, di malgoverno, di ingiustizie e truffe perpetrate dai potenti, ed irridevano questi ultimi senza misericordia.

La compagnia itinerante di Anseong, che aveva la sua base presso un tempio (il Cheongryong-sa), accolse nel 1853 un nuovo membro. Era una bimba di cinque anni, e si chiamava Kim Amduk (all’uso orientale, il cognome è il primo); il suo “nome d’arte”, assai più famoso, fu Baudeogi.

Figlia di un mezzadro in miseria, non abbiamo modo di sapere se sia stata data alla namsadang per disperazione o se già così piccina avesse manifestato il desiderio di divenire un’acrobata. Quel che è certo è che ben presto imparò tutte le arti che vi ho descritto sopra, e che le esercitò con tal maestria da far viaggiare il nome della troupe di Anseong per l’intera nazione. Pare fosse particolarmente brava a fare acrobazie sulla corda: in coreano questa abilità viene chiamata iorum, che significa “ghiaccio fine”, perché camminare e saltare su una corda tesa a tre metri di altezza richiede la stessa cautela. Nel mentre volteggiava su quell’esile base, la giocoliera scambiava battute con un clown a terra ed era accompagnata da uno speciale ritmo dei tamburi. Quando Yun Chi-tok, il capo della troupe di Anseong, morì, la decisione degli altri membri fu unanime: la loro nuova guida doveva essere “Baudeogi”. La nostra fanciulla non aveva, allora, che quindici anni.

Due anni più tardi, nel 1865 (durante il regno di re Gojong) la compagnia venne ingaggiata dal nobile reggente che aveva in carico la ristrutturazione di un palazzo, per confortare i lavoratori esausti. Poiché svolsero il loro compito talmente bene da impressionare anche il nobile signore, quest’ultimo li ricompensò con un ornamento di giada da portare sulla fascia per i capelli: per capirci meglio, si trattava del “sigillo” di cui si fregiavano i viceministri (i governatori provinciali odierni), il che dava agli acrobati una dignità pubblica che non avrebbero mai sognato di poter ottenere. Baudeogi fissò il sigillo di giada su uno stendardo che marciava in testa alla compagnia. Da allora, la namsadang di Baudeogi divenne l’organizzazione di riferimento per tutte le altre troupe del paese, e le troupe stesse cominciarono a chiamarsi “baudeogi”, soprattutto perché la gente dei villaggi quando ne scorgeva una in lontananza cominciava a gridare: “Ecco Baudeogi! Arriva Baudeogi!” I due grandi successi della giocoliera furono questi: l’indurre la dinastia Chosun a riconoscere quel che le compagnie itineranti facevano come arte e cultura, e lo sconfessare con la sua bravura e la sua capacità di leader il mito della superiorità maschile. Riesco ad immaginarla in un momento di quiete, prima del trionfo: Ostacoli? Non sono forse un’acrobata? Gli ostacoli si possono saltare!

Tuttavia, i momenti di quiete dovevano essere rari, in una vita dura e vagabonda come la sua, ed il conto di tante fatiche le fu chiesto sin troppo presto: la piccola grande Amduk morì nel 1870, a 23 anni, di una malattia ai polmoni non meglio specificata (tisi?). Dopo di lei, le namsadang si sciolsero e ricostituirono di continuo, a causa dell’invasione giapponese e delle politiche di erosione della cultura nazionale perpetrate in concomitanza. L’ostinazione con cui gli artisti resistettero mi sembra simboleggiare egregiamente l’eredità della giocoliera, come se i semi di dignità e di coraggio che lei aveva sparso a piene mani non avessero mai cessato di germogliare. Successivamente, la compagnia si ricostituì ad Anseong, dove dal 2001 ogni anno si tiene un festival in onore di Baudeogi; a tutt’oggi, la namsadang dà spettacolo in loco ogni sabato, e spesso si spinge oltreoceano per le sue performance. La tomba di Baudeogi si trova nella stessa città, quell’Anseong da cui cominciò i suoi interminabili viaggi, per tornarvi infine a riposare.

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