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La prima cosa che ricordo relativa alla visione di “Dark Crystal” al cinema, probabilmente durante il lontano 1983 (il film uscì nel dicembre 1982 negli Usa e nel febbraio dell’anno dopo in Gran Bretagna), è la voce di un bimbo nella fila davanti che tenta di mettere in guarda dai nemici incombenti uno dei personaggi: “Scappa Aughra, scappa!” (L’amata astronoma, per chi non la conoscesse, è qui sotto.)

Aughra

Come forse già saprete, di questa pellicola “cult” sta per uscire un prequel in 10 puntate per Netflix, con inizio il 30 agosto prossimo. Il trailer di “Dark Crystal: Age of Resistance” è carino e sono sicura di averci visto un’Aughra – o qualcuna di molto simile – per un paio di secondi, ma è un po’ troppo frammentato e non chiarisce molto di che storia si tratti.

dark crystal prequel

(immagine dal trailer)

Quella originale, in effetti, era perfettamente conclusa e a mio parere non si sarebbe prestata bene a un seguito. Rapidissimo riassunto: il pianeta fantastico su cui svolge la vicenda doveva la sua armonia e prosperità al Cristallo della Verità; purtroppo esso si è spezzato durante l’allineamento dei soli, avvenuto un migliaio di anni prima, e allo stesso modo si sono spezzati i suoi guardiani – in precedenza creature complesse composte di “bene” e “male”, diventano incarnazioni fisse del primo o del secondo (gli anziani Mistici e i simil-avvoltoi Skeksis). Il Cristallo della Verità è diventato il Cristallo Nero del titolo, usato dai malvagi Skeksis per i loro scopi di dominio e per estendere la durata delle loro esistenze. Mistici e Skeksis, nonostante la divisione, restano in effetti i medesimi individui: quando un Mistico muore, il suo corrispettivo “cattivo” fa la stessa fine e viceversa.

Ma il Cristallo può essere riparato. Il compito di rinvenire la scheggia mancante e restituirla al Cristallo spetta al giovane Jen, del gruppo forse estinto dei Gelfling (grandi orecchie, tratti elfici: Jen crede di essere solo ma troverà Kira, una sua simile)… e qui parte l’avventura.

Da quel che ho capito nella serie Netflix, ambientata molto tempo prima di questi eventi, i Gelfling sono ancora numerosi e si ribellano all’uso corrotto del Cristallo. Sono curiosa di vedere come si evolverà la storia su questo sfondo, perché se segue i dettami dell’originale noi spettatori sappiamo già che i ribelli sono destinati a fallire – e personalmente non la ritengo una grande offerta narrativa.

Ad ogni modo, ripetere i fasti del film potrebbe essere difficile. “Dark Crystal” è stato il capolavoro di Jim Henson (il creatore degli indimenticabili Muppets), un film fatto di pupazzi animati ed effetti speciali che allo spettatore appare ancora oggi magicamente concreto e tangibile. E la cosa migliore di esso erano i suoi messaggi. Ai bambini in quella sala cinematografica, più di 35 anni fa, ha detto che spezzare la verità uccide i mondi, che bene e male sono una nostra scelta, che avere valore non dipende dall’aspetto o dall’ascendenza, che le nostre azioni più importanti sono quelle tese al bene comune. Mi domando se oggi lo ricordino.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Non potevo esimermi dall’onorare il “fizzgig”, l’adorabile animaletto compagno di Kira… eccolo qui.

fizzgig

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(tratto da: “No, I Won’t Be Losing Weight for My Wedding, We Knew I Was Fat When We Proposed”, di Alex Blank Millard per XoJane, 7 aprile 2015, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Alex

“Allora,” dice la donna di fronte a me alla cassa del caffè vicino casa mia, “non ho potuto fare a meno di sentire che stai per sposarti!”

Beh, io ci ho lavorato in questo caffè, l’ho già vista un paio di volte e non c’è nessun male a chiacchierare: “Oh sì, in agosto.”

“Oh, è davvero esaltante!”, dice e sorride così luminosamente che sono contagiata e sento che anche le mie guance si stirano. E’ esaltante!

“Quindi,” abbassa la voce un pochino “pensi di dimagrire per le nozze?”

Ah, di nuovo questo.

Molto prima del sentire le ragazze alle medie mentre vomitavano il pranzo nei bagni della scuola, e prima di capire che sarei stata stigmatizzata qualsiasi cosa indossassi, io sapevo una cosa per certa. Nel mio asilo, nessuno voleva essere Miss Piggy.

Miss Piggy era assertiva e sicura di sé e aveva un guardaroba super favoloso! Ma nessuno voleva essere Miss Piggy. Eccetto me.

Miss Piggy

Miss Piggy promuoveva le sue cose e non aveva paura di prendere spazio. Era del tutto a suo agio sul palcoscenico, nel prendere la guida e nel professare il suo amore per il suo bel ranocchio. Ma nessun altro voleva essere lei, perché Miss Piggy è una maialina.

“E’ grassa proprio come te!”, mi informò un alunno di seconda elementare particolarmente sgradevole. Io avevo la faccia paffuta, cinque anni e tenevo in braccio Oinky, un maialino di peluche che era il mio pupazzo preferito.

Se cinque anni fa mi aveste chiesto se intendevo dimagrire per le mie nozze, io avrei sempre pensato che stavate ficcando il naso in modo inappropriato negli affari miei, ma vi avrei risposto di sì. Avrei mangiato il meno possibile, fatto più esercizio di quanto già faccia esaurendomi, e pianificato freneticamente di indossare un abito comprato già di due taglie più piccolo.

Mi ci sono voluti parecchi anni per capire che il mio corpo è bello. Ho avuto molti momenti in cui ero vicinissima a questa sensazione ma è davvero difficile ascoltarla quando sei circondata da così tanto svergognamento.

Nonostante io sia un’adulta in salute e molto distante ormai dal cortile della scuola, il fatto che io sia grassa non va bene ad un mucchio di persone a cui, francamente, il mio corpo non appartiene. E in tutta onestà, non ha importanza che io sia in salute o no: se pensate che il mio corpo sia fatto di cera perché voi lo modelliate, be’, rifletteteci sopra.

Sono anche consapevole che lo svergognamento relativo al corpo non accade solo a persone come me, basta avere una forma del corpo giudicata non “normale” – troppo bassa, troppo alta, pelle e ossa, eccetera. Quando una donna politica non ci piace, la chiamiamo “grassa”, “brutta” e così via. Ma lasciate che vi chieda una cosa: anche quando siete seccati per la villania, l’ignoranza, la rudezza di qualcuno, lo scegliere di farsi beffe di costui o costei per come appare non è, al minimo, molto pigro? Non si può fare di meglio? Non si può stare sul merito dei loro errori?

Comunque no. Non perderò peso per le nozze. Il nostro matrimonio è la celebrazione di una relazione che continueremo a nutrire con il nostro impegno. Non è per me il momento di essere terrorizzata e affamata. E se lo è per voi sono fatti vostri, per cui apprezzerei molto se vi teneste per voi i giudizi sul mio corpo, grazie.

Presto starò di fronte alla mia famiglia d’origine e a quella che ho scelto e scambierò promesse con un compagno che amo profondamente. Dirò alla comunità a cui appartengo le molte ragioni per cui lo amo e molto probabilmente mi commuoverò dicendo quando spesso lui dimostra di amarmi.

Non mi ama nonostante le mie cosce.

Non mi ama anche se ho una pancia.

Non mi ama nell’attesa che io diventi magra.

Lui ama ME.

E no, anche se nessuno a lui l’ha chiesto, neppure lui perderà peso per le nozze.

CONGRATULAZIONI E AUGURI!!!

CONGRATULAZIONI E AUGURI!!!

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