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Posts Tagged ‘moda’

dirk bikkemberg men

Le immagini sparse in questo pezzo ritraggono capi di abbigliamento maschile “di moda”: sono tutti indumenti di marche famose. Si va dalla cascata di fiori al rosa pastello e al fucsia carico – e se fate una ricerca su internet troverete altre centinaia e centinaia di esempi simili.

Ogni “brand” sul mercato ha lo scopo principale di fare soldi: se putacaso indulge in cospirazioni e manovre poco pulite di qualche tipo, esse riguardano per lo più come sfruttare meglio i lavoratori, come acquisire materiali sottocosto e come aprire conti bancari protetti in isole tropicali.

lyst

Dell’identità di genere dei propri clienti non può fregare di meno a ogni singola azienda e sarebbe comunque del tutto assurdo che si consorziassero per “confonderla” e spostare le preferenze di costoro verso abiti da donna, perdendoli nel processo: inoltre, non vi è alcuno studio / ricerca con peso scientifico a suggerire che indossando pantaloni fucsia un maschio automaticamente non sappia più di essere maschio… ma questo è ciò che dopo anni di propaganda sull’ideologia gender alimentata da un gruppo di odiatori ignoranti (fra cui preti e politici) e tenuta sotto i riflettori dai media senza alcuna attitudine critica è stato digerito a livello popolare.

joe & jo

Repubblica, 15 dicembre u.s.: “I fatti (…) risalgono al 7 dicembre. Uno dei piccoli allievi dell’asilo (…) sporca in serie, uno dopo l’altro i cambi che la mamma gli ha messo nell’armadietto e le maestre, per non lasciarlo bagnato e sporco, usano gli abiti di riserva che tengono in un armadietto di emergenza. Gli unici che gli vanno bene sono un paio di pantaloni fucsia, ma un colore vale l’altro purché sia pulito. Ed è così che lo riconsegnano a chi lo viene a prendere a fine giornata.

Passa il fine settimana e lunedì mattina la mamma si presenta in classe e consegna alle maestre una lettera: “Vi ringrazio per i pantaloni rosa e le mutandine che avete imprestato al bambino, dopo aver esaurito la scorta. Però le norme sociali non le abbiamo fatte noi. Lo preferivamo pisciato (sic), che sappiamo asciuga, a vestito da femmina e con le idee sull’identità di genere in conflitto”. “

Dunque, questa madre (e questo padre, probabilmente, dato il plurale dell’ultima frase) preferisce un figlio in condizioni di disagio e persino vergogna, a rischio di prendersi un’infreddatura o peggio, esposto al dileggio di eventuali coetanei bulletti, a un indumento color fucsia – perché esso equivale a vestirsi “da femmina”: signora, non gli hanno messo un tutù da ballerina, gli hanno messo dei pantaloni. E’ vero che il “pisciato” si asciuga (speriamo che in futuro la signora non dia ripetizioni di italiano a suo figlio), ma ci mette del tempo e intanto chi è “pisciato” comincia ad avere un odore non proprio gradevole e sta veramente male.

Ma sembra che a costei del benessere del bambino non importi granché, la cosa fondamentale è ricordare alle insegnanti che “le norme sociali non le abbiamo fatte noi”. Forse la signora pensa che discendano direttamente dal cielo o stiano scritte in qualche libro sacro e immutabile, ma si sbaglia: le norme sociali le facciamo proprio noi esseri umani, costituenti di quella stessa società che normiamo… in mille modi diversi a seconda delle epoche storiche, delle credenze vigenti, dell’influenza di religione – economia – politica eccetera eccetera. Di fatto, sul piano storico, le cambiamo di continuo. Noi, ripeto, noi. E mano a mano che vediamo le conseguenze di norme sociali violente, escludenti, discriminanti, false come una moneta di latta, abbiamo la possibilità – e io credo il dovere morale – di lavorare per cambiarle affinché causino meno dolore.

Original Penguin Swim Shorts

La vulgata rosa/femminucce e azzurro/maschietti, inoltre, non è una “norma sociale”, così come non lo sono Babbo Natale e la Fatina dei Denti. E’ una consuetudine obsoleta e sciocca, che non ha la minima ricaduta sull’identità di genere di donne e uomini. So che la signora non crederà a me, sono una diabolica femminista dopotutto, ma alle icone di stile della moda darà credito, no? Guardi tutta questa roba fucsia e abbia la cortesia di riflettere prima di sostenere che chiunque l’abbia creata o la indossi è o è diventato “finocchio”.

Maria G. Di Rienzo

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La domanda me la sono posta anch’io: dobbiamo proprio parlare del sig. Karl Lagerfeld?

Quanto questo famoso stilista (che lavora per Chanel e Fendi) ami, capisca e dia valore alle donne ci è chiaro da tutta la sua carriera.

https://lunanuvola.wordpress.com/2014/10/08/la-sfilata/

La settimana scorsa, nell’intervista concessa a “Numéro Magazine” ha solo messo qualche ciliegina sulla torta, dichiarandosi “stufo marcio” dei movimenti che contrastano le molestie e la violenza sessuale, in particolare #metoo, e delle donne “che ci mettono vent’anni per ricordare” ciò che hanno subito.

In realtà le donne restano in silenzio grazie alle minacce, alle pressioni, al timore di essere trasformate da vittime in perpetratrici (bugiarde, a caccia di soldi, vogliono vendicarsi ecc.) e a quello di perdere il lavoro, ma non importa, Lagerfeld ha comunque un buon consiglio per quelle che il lavoro ce l’hanno nel suo ambiente:

“Se non vuoi che ti tirino giù le mutande, non diventare una modella! Vai in convento, ci sarà sempre posto per te in convento.”

Lagerfeld ha 84 anni e questa lunga vita non gli ha insegnato nulla: le donne sono puttane o suore, senza mutande e a disposizione o indisponibili con le mutande di latta.

A questo punto l’unica risposta possibile per lui è: “Se non vuoi rispettare l’umanità e la dignità delle donne smetti di fare il designer. Vai in ospizio, ci sarà sempre posto per te in ospizio – e considerata la valanga di soldi in cui sguazzi sarà persino un ospizio di lusso, con le carte per giocare a tressette filettate in oro. Il personale di sesso femminile te lo terremo distante.”

Maria G. Di Rienzo

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Ogni anno, alla scuola Ethical Culture Fieldston di Riverdale, New York, l’insegnante di arte Nancy Fried propone ai suoi studenti della classe di scultura di creare abiti “sostenibili” senza usare stoffa: i risultati sono poi esposti al pubblico di genitori, parenti e amici durante una sfilata.

Le giovani menti sino ad ora avevano usato – benissimo – di tutto e di più: dalla carta di caramelle ai segnalibri, dai giornali usati alle lattine gettate via. Ma quest’anno Karolina Montes e Zoë Balestri hanno superato ogni aspettativa.

le due studenti

I vestiti che indossano nell’immagine qui sopra sono fatti di volantini e preservativi di Planned Parenthood (“Genitorialità pianificata”) associazione che, sostenendo la salute riproduttiva delle donne e sostenendo le loro decisioni in merito, è sgradita all’attuale amministrazione statunitense: infatti le ha tagliato i fondi pubblici.

Gli abiti creati da Karolina e Zoë sono in pratica un manifesto sul diritto alla contraccezione e all’interruzione di gravidanza, sulla necessità dell’educazione sessuale e persino di un’industria della moda che risponda a principi etici. Giovani femministe crescono, alleluia!

Maria G. Di Rienzo

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Zulaikha Patel (in immagine) è una studente sudafricana di 13 anni che è stata oggetto di bullismo e costretta a cambiare scuola già tre volte perché vuole tenere i propri capelli al naturale.

Anche il liceo di Pretoria che ora frequenta – e che era un istituto per ragazze bianche ai tempi dell’apartheid – sta creando problemi a Zulaikha, perché nel suo codice di condotta non permette “capigliature con stili estremi, che distraggono o attirano l’attenzione”. La ragazzina si è chiusa in camera per due settimane a studiare detto codice mettendolo in relazione ai trattati internazionali sui diritti umani e nello specifico sui diritti dei più piccoli: da due mesi, sostenuta da altre compagne di scuola, sta protestando affinché le politiche razziste del liceo cambino.

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Egypt Ufele, detta “Ify” è ancora più giovane: fa la quinta elementare. Il suo corpo è stato bersaglio dei bulli fin dove la sua memoria riesce a arrivare, in special modo a scuola: “Mi hanno affibbiato ogni genere di insulti. Una volta mi hanno infilzata con le matite.”

Nell’immagine qui sopra la vedete al lavoro: su sua richiesta, la nonna ha cominciato a insegnarle a cucire quando aveva cinque anni. Ify ha di recente debuttato con la sua linea di abbigliamento alla Settimana della moda di New York, una dei rari designer che hanno presentato vestiti di taglie diverse. La sua preferenza va ai “disegni stampati africani con un tocco urbano” e ama moltissimo quel che fa perché vuole che i suoi abiti abbiano “la capacità di far sentire bene chi li indossa”.

abito-finito

Dietro Zulaikha Patel e Egypt Ufele ci sono madri e sorelle maggiori che le incoraggiano. Della loro determinazione, impegno e creatività hanno ovviamente tutto il merito, ma le loro storie avrebbero potuto essere diverse se non ci fossero donne più grandi in cui possono rispecchiarsi e che alimentano la loro autostima.

Per cui, nella Giornata mondiale delle Nazioni Unite per bambine e ragazze (11 ottobre) in cui sappiamo che dei 5.080 minori italiani vittime di violenza nel 2015 sei su dieci sono femmine (Dossier Indifesa di Terre des Hommes); che le bambine sono state il 91% delle vittime della produzione di pornografia minorile e l’87% delle vittime di violenza sessuale, io vi dico questo: ascoltate le bambine e le ragazze che fanno parte a qualsiasi titolo della vostra vita, riconoscete e favorite i loro talenti, rincuoratele, apprezzatele. Ne guadagneremo tutte/i. Maria G. Di Rienzo

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In sette hanno bloccato il traffico all’esterno dell’edificio adibito allo svolgimento della “Settimana della moda a Londra” (Brewer Street, Soho, dal 16 al 20 settembre 2016) per protestare contro l’ossessione per la “taglia zero”, un giorno prima della sua apertura.

Lavorano tutte e sette come modelle, tra l’altro, e nelle interviste video hanno detto cose intelligenti, sensate e condivisibili anche per le donne come me per cui la moda ha lo stesso valore numerico della taglia, cioè zero – mi scuso con alcune amiche iscritte al blog che so investire tempo e capacità nella materia: non prendetevela, ognuna di noi ha interessi diversi e io, oltre ad apprezzare comunque le vostre abilità, sono semplicemente felice se voi lo siete. Anche i nostri corpi sono differenti, e questo le magnifiche sette hanno voluto dire e mostrare, sottolineando l’impatto negativo del rappresentarne esclusivamente uno: “E’ terrificante pensare a quali estremi si spingono le donne per tentare di entrare in taglie che sono molto al di sotto di un corpo in salute.” e anche: “Non c’è niente di male ad essere molto magre di costituzione, quel che vogliamo è più varietà sulle passerelle. La moda dovrebbe essere per tutte.”

La 32enne Kelly Knox, che è la prima a sinistra nell’immagine, è nata senza parte di un braccio e dal 2008, dopo aver partecipato a un programma televisivo britannico, è la frontwoman delle modelle disabili e pensa infatti che “chiunque meriti di essere rappresentata/o nella moda”.

L’industria della moda tira fuori l’argomento dei costi – hanno anche detto le dimostranti, riferendosi agli striminziti campioni di vestiti – ma si può mettere un costo sulla salute delle persone? Inoltre, nel settore, il segmento che sta crescendo più rapidamente e che è maggiormente lucroso al momento è proprio quello relativo alle taglie forti, perciò il ragionamento non ha senso.”

I sondaggi, almeno per quanto riguarda la Gran Bretagna, danno loro ragione: in uno, otto persone su dieci credono che usando maggior diversità i designer venderebbero più abiti e in un secondo il 73% degli intervistati ha dichiarato di voler veder taglie differenti nelle sfilate.

I vari articoli che ho scorso sulla vicenda davano dettagli sulla campagna a cui le giovani donne aderiscono – “Simply Be” – e riportavano la richiesta al sindaco di Londra di non sponsorizzare la Settimana della moda, ma purtroppo nessuno dava tutti i nomi delle giovani donne e ne ho trovati solo altri tre: Jada Sezer, Iskra Lawrence e Gabi Gregg.

A correre a commentare i pezzi, tuttavia, occupando militarmente lo spazio con vigorose e profonde riflessioni, erano gli uomini:

– Me le scoperei tutte

– Non io, le donne grasse puzzano

– Sono più che felice di vedere finalmente un po’ di curve

– Io mi farei la figona con la gonna di pelle

Eccetera. Ciò prova che in Italia non abbiamo l’esclusiva degli individui dal fioco lume incapaci di capire quel che leggono… ma non è molto consolante, vero? Maria G. Di Rienzo

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Modamen

(“If Men Received The Same Fashion Advice As Women” – “Se gli uomini ricevessero gli stessi consigli di moda delle donne”, di Sophie Benson per Bust Magazine, estate 2016. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Sophie Benson è una scrittrice freelance che si occupa di “moda sostenibile, femminismo e tutte le cose che sono brillanti e colorate”. Nelle illustrazioni, Dom Nader del duo comico Bondi Hipsters mima le pose di Miranda Kerr.)

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Ragazzi, l’estate è qui, perciò è il momento di gettar via le fidate e accoglienti maglie e i comodi pantaloni larghi e di dare il benvenuto ai look più piccanti della stagione! Il sentirsi sicuri di sé è la chiave del vestire estivo nella stagione in cui ci si aspetta da noi che mostriamo più pelle possibile. Non nascondetevi in sacchi di stoffa, abbracciate le vostre fattezze migliori, come delle ginocchia forti e delle spalle ampie, e mettetele in vetrina con abiti che esaltino i vostri pregi e riducano i vostri difetti.

Non sapete da dove cominciare? Qui trovate la guida essenziale per centrare lo stile estivo, in accordo alla vostra specifica forma corporea. (Ci sono quattro forme del corpo. O rientrate in una di queste, o siete senza speranza.)

UOVO

E così siete un favoloso uomo uovo. Benone! Le vostre spalle e le vostre anche sono in bilanciamento e siete più larghi attorno all’area del ventre. Il segreto per far funzionare questa forma è aggiungere volume alle spalle. Questo cambierà il rapporto fra anche e pancia e sposterà l’attenzione dal vostro stomaco verso la vostra miglior caratteristica: le gambe snelle.

La sartoria mascolina dà un aspetto sensazionale per l’estate, perciò scegliete una giacca leggera con spalle imbottite. Lino o cotone sono le opzioni perfette per restare freschi nei pomeriggi estivi sorseggiando una birra. Tentate un effetto casual e indossate la giacca sopra una maglietta con scollo a V. Non solo questo conferirà vibrazioni da stile-da-strada ma attirerà l’attenzione sul vostro delicato pomo d’Adamo.

Se vi sentite a disagio per la vostra parte di mezzo, perché non portare con voi una grande borsa? Il contrasto avrà l’effetto di farvi apparire più magro. Più grande è, meglio è: una valigia da un quintale dovrebbe funzionare meravigliosamente. E cosa accoppiare al nuovo torso slanciato? Degli shorts attillati chino attireranno l’attenzione sulle vostre gambe: andrà benissimo per allungare la vostra silhouette ma non dimenticate di pettinare quei peli indisciplinati!

CARTONE DI LATTE

Voi sfacciati cartoni di latte avete più o meno le stesse misure per anche, vita e petto; perciò, le vostre spalle diminuiscono e avete in proporzione una testa piccola. L’idea qui è di creare curve strategiche, specificatamente nell’area della testa, perciò ampi cappelli a tesa larga saranno i vostri migliori amici. Rafia, paglia e fibre naturali sono il massimo adesso, perciò potete stare sul classico con un fedora di paglia o un cappellino in tessuto che incornici il vostro volto. Non solo ciò contrasterà l’ampiezza del vostro corpo, ma proteggerà la vostra pelle da raggi dannosi. Non proteggetela troppo, però: altrimenti, non raggiungerete il look “vissuto” che è allo stesso tempo sexy per gli uomini e riprovevole per le donne.

Da ogni altra parte, mantenete le cose eleganti in camicie leggere di sartoria e pantaloni affusolati. Se volete definire meglio la vostra vita ci sarebbe la guaina maschile. E’ esageratamente scomoda e vi farà sudare ma gli appassionati di moda sono disposti a soffrire un po’ per un risultato perfetto!

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FORMICA

Le formiche sono pesanti didietro e fantastiche. Ciò che vi manca nell’area pettorale è più che compensato dalla vita in giù. Alcuni uomini ricorrono a impianti pettorali per raggiungere una silhouette più uniforme, ma si può imbrogliare per raggiungere il look desiderato con una maglietta strutturata allo scopo o con una canottiera imbottita (non lo diremo a nessuno!).

Per ottenere il meglio dalle vostre curve mascoline, i tagli aderenti sono una necessità, perché quegli shorts larghi con 20 tasche che tirate fuori ad aprile potrebbero travolgere la vostra forma. I tessuti stampati sono al top dell’agenda di quest’anno, ma indossateli solo sulla metà superiore del corpo, perché se li indossate su quella inferiore potreste sembrare più grossi e non non vogliamo che questo accada, non è vero?

Gli accessori sono un altro ottimo modo di fare in modo che il torso sia bilanciato con il resto del vostro corpo perciò fate come le icone degli anni ’70 e aggiungete una sciarpa sottile con alcune collanine importanti.

TRIANGOLO ROVESCIATO.

Voi siete perfetti. Siete il Sacro Graal. La mascolinità è stata creata a vostra immagine e somiglianza. Stiamo un po’ sperando che gli altri tre tipi non leggano questo, ma se lo fanno forse capiranno che facevano meglio a nascere con un’anatomia più piacevole.

Poiché la vostra forma corporea è giudicata su ideali sorpassati ma in qualche modo sempre prevalenti, vi suggeriamo di prendere i vostri suggerimenti di stile da icone del passato per ottenere un look senza tempo. Arnold Schwarzenegger e Ercole sono quelli che dovete cercare su Pinterest.

Una tunica di cuoio scolpita sulla forma dei vostri muscoli farà girare le teste a sinistra, destra e al centro mentre vi crogiolate al sole estivo. Stringete e sottolineate la vostra vita stretta con una larga cintura e, se vi sentite coraggiosi, mostrate un po’ di coscia in un gonnellino aperto (la spada al fianco è opzionale).

Avete in programma la partecipazione a un matrimonio o a una festa estiva? Questo look si traduce facilmente in abiti d’occasione. Cambiate la gamma dei colori e gettate via il classico marrone per tinte pastello più attuali che vi consentiranno di connettervi alla vostra gattina interiore!

Adesso che sapete tutti come lavorare sui vostri corpi, passate all’azione con lo shopping assurdamente costoso consigliato qui sotto. Dieci per cento di sconto con il codice COMPRANE 10!

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(tratto da: “Keeping women in their place: Objectification in advertising”, un più lungo articolo di Jennifer Moss, 11 luglio 2016, trad. Maria G. Di Rienzo. Jennifer Moss  è una programmatrice e creatrice di software, una giornalista freelance e una scrittrice. Inoltre, dal 1999 al 2010 ha lavorato come fotografa professionista e a questa specifica esperienza fa riferimento nel suo pezzo, che conteneva le immagini riprese qui e altre dello stesso tenore.)

Ho lavorato con molte modelle ai loro inizi, alcune delle quali hanno poi “sfondato” nell’industria della moda. Ma più imparavo come questa era fatta, più mi ripugnava parteciparvi. Tanto per cominciare, c’era un solo tipo di corpo accettabile per le donne. Un’altra cosa che mi disturbava era che le agenzie maggiori assumevano donne sempre più giovani. Ragazzine di 14 anni erano usate in pose che descrivevano adulte. (…)

Dieci anni dopo, l’industria delle modelle e della moda sta cominciando a essere criticata per la sua rappresentazione delle donne. Fortunatamente, l’opinione pubblica sta contestando i tipi di corpo irrealistici, il photoshopping, la denutrizione e il ritratto delle donne nella pubblicità.

Con questa rinnovata consapevolezza ho cominciato a notare i messaggi sottesi alle pose. Persino io dicevo alle modelle di ingobbire le spalle, chinarsi in avanti, piegare la testa. Standard dell’industria. Ma perché erano questi gli standard? Dopo aver esaminato qualche manciata di pubblicità, ho capito che le pose erano intese, di base, a tenere le donne “al loro posto”.

Ho creato quattro categorie: la maggioranza delle pubblicità che ho esaminato ricade in una o più d’una di esse.

A. SPAVENTATA / VITTIMA

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Si sta guardando alle spalle o l’espressione del suo viso è impaurita. Tiene le mani in posizione protettiva o a mo’ di scudo. Sta cercando di allontanarsi da un uomo. E’ morta. Ogni immagine che la ritrae come vittima.

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B. POSIZIONATA PER IL SESSO / SVESTITA

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E’ stata preparata per il sesso: giace supina o quasi. Le sue gambe sono divaricate. E’ su un letto. E’ più o meno svestita in un modo in cui (realisticamente) non si presenterebbe in pubblico. Ha qualcosa in bocca.

C. NON MINACCIOSA / MODESTA / INFANTILE

Testa piegata. Occhi che guardano in distanza, giù. La classica posa ingobbita della parte superiore del torso. Il corpo non è in squadra rispetto all’obiettivo. Il mento è basso. Il linguaggio del corpo rappresenta sottomissione, debolezza.

D. OGGETTIFICATA / NON UMANA / UNA DELLE TANTE

senza testa

Non ha faccia o la faccia è oscurata. Un gruppo di donne vestite in modo da sembrare tutte uguali. Nessuna individualità. Un prodotto.

Fate questo esperimento con me: la prossima volta in cui guardate una pubblicità di moda o d’altro, vedete se entra in una di queste categorie e decidete se il fotografo sta aiutando o danneggiando l’immagine femminile.

Un messaggio ai fotografi, agli stilisti, alle agenzie pubblicitarie e a chiunque altro sia coinvolto in questi servizi: state potenziando le donne o le state vittimizzando? Non sarebbe vantaggioso anche per le marche cambiare questo?

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Ogni volta in cui credo che Matteo Renzi non possa rimediare una figura peggiore dell’ultima sono clamorosamente smentita: pensate solo a com’è transitato in velocità dalle citazioni farlocche in Argentina al coro di risate dei giornalisti stranieri che lo ha seppellito all’annuncio dell’inaugurazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

cono gelato

Oggi 24 febbraio 2016 l’annuncio su tutta la stampa del “pranzo sontuoso nella sala delle Cariatidi a Palazzo Reale di Milano” (per 170 o 180 invitati, quasi tutti stilisti, i quotidiani non sono concordi) con cui Renzi “ha inaugurato la settimana della moda” sottolineando che è il primo presidente del Consiglio a farlo – ecco un’occasione di tacere clamorosamente persa! – e che spera ciò diventi “una tradizione”. Repubblica, che spesso sembra l’house organ non del PD, ma proprio di Matteo e famiglia, ci tiene a farci sapere che “Il pranzo si è concluso con un discorso che si è concluso con queste parole: “L’Italia è tornata”. E le ha pronunciate in inglese per essere ben compreso dalla stampa estera.” Grandioso il si è concluso con un discorso che si è concluso e non oso immaginare cos’abbia compreso la stampa estera dal consueto massacro d’accenti in renzinglisc anche se per fortuna si trattava solo di tre parole.

lo zotico veste prada

Renzi ha definito i suoi commensali “imprenditori che hanno il coraggio di crederci” (e dalle immagini che corredano questo articolo siete in grado di notare quanto il coraggio sia davvero necessario nel settore), suscitando un sussulto nei nostri cuori per uomini e donne in prima linea come Giorgio Armani, Franca Sozzani, Donatella Versace – di cui causticamente alcuni commentatori esteri si chiedono se sia stata risucchiata da un aspirapolvere e pregano che sia allontanata di qualche miglio dal suo chirurgo plastico, Anne Wintour, Diego Della Valle, Ennio Capasa, Anna Molinari, Alberta Ferretti, Angela Missoni, Renzo Rosso, Lavinia Biagiotti, Tomaso Trussardi e l’indimenticabile Lapo Elkann: “Renzi fa quello che un presidente del consiglio deve fare, sostenere le imprese.”

No, sciocchino, quello è il presidente di Confindustria e Confindustria non equivale all’Italia e se togli centottanta commensali privilegiati dal totale della popolazione italiana come da ultimo censimento restano 60 milioni 679mila 656 individui che hanno bisogno di un governo per la nazione, non di un maggiordomo per le imprese.

ok sto per svenire

Guai – ha tuonato il fiero Renzi – a pensare che la moda sia un divertissement per pochi come viene fatta passare a volte.” Giusto! Moda al popolo! Fashion-sol dell’avvenir! Forse si immaginava in piedi su una barricata decorata a lustrini e piume di pavone, a sventolare una bandiera di chiffon con orli di pizzo sangallo e ha subito precisato che “Non c’è da fare la rivoluzione, io sono qui per riconoscere una realtà che già c’è, che ha la possibilità di scrivere una pagina del futuro più bella di quella del passato”.

Guai a chi, mister? La sottoscritta non solo lo pensa: lo ribadisce ed è in grado di provarlo. Le state guardando le immagini, sì?

salviamo le foreste

Ditemi: quando avete visto qualcuno per strada con abiti del genere? Il fatto che li possiamo vendere a Lady Gaga, Kate Perry e forse Scanzi (non per mancanza di senso estetico, per carità, lui trabocca di tatto e gusto e squisitezza, è che non so quanto lo pagano) ne fa qualcosa di diverso dalle enormi costosissime stronzate che sono? E il punire, restringere, contorcere i corpi umani sino a che somigliano a cadaveri ambulanti per farli entrare in tubi strozzati di stoffa è sano?

poveretto

Ci sono arte, creatività, eleganza negli stracci strapagati degli “stilisti” italiani e non? Io non ne vedo. In che modo questa roba scrive pagine di bel futuro, se si eccettua il prosperoso futuro dei conti in banca dei commensali di Renzi?

sto vomitando

Invece di tagliar nastri per l’industria della moda, che non ha bisogno del presidente del Consiglio come valletto, Renzi potrebbe cercare di instaurare un altro precedente, quello di essere il primo capo di governo italiano a occuparsi non dei caxxi suoi ma dei cittadini che governa: 9 milioni e mezzo dei quali, secondo i dati di gennaio 2016, non ce la fanno e sono a rischio povertà. Ciò significa un disagio sociale ENORME indegno di un paese civile. Sì, di un paese civile, appunto. Maria G. Di Rienzo

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(“I only went to fashion week once – after I saw them applaud starvation, I won’t be back”, di Tanya Gold per The New Statesman, 3 dicembre 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.)

L’alta moda è brutta e folle. Posso dirlo con cognizione di causa perché un’estate sono andata per errore alle sfilate di moda a Parigi e ho passato una settimana a correr dietro a persone dall’apparenza ridicola in una città che è più amabile di quanto siano loro. Non mi sarà più consentito l’accesso. Lo dico felicemente e con orgoglio.

Il giornalismo sulla moda non è giornalismo e non dovrebbe chiamarsi tale. E’ commercio e, poiché si crede importante in modo inversamente proporzionale al suo significato, si crede molto importante. Ecco perché c’è una barriera attorno alla moda, specificatamente attorno a Karl Lagerfeld e alla sua gatta/musa, Choupette. E’ disegnata per incitarti a volere qualcosa che è privo di valore.

Io non ho sperimentato un singolo momento di seduzione perché, come sono entrata all’Armani show il primo giorno, ho notato che gli avambracci (dal gomito al polso, ndt.) delle modelle erano più grossi delle loro braccia. Non c’è un modo più elegante di dirlo: erano denutrite. Avevano pelle malsana e capelli malsani perché erano denutrite, ed erano molto giovani.

Chanel - 2014

Chanel – 2014

Eppure, tutt’intorno, ho sentito applaudire. Stavano applaudendo la denutrizione! Stavano applaudendo se stessi. Non mi sono ripresa dalla faccenda. E’ ancora la più eclantante inconsapevole espressione di misoginia e rabbia che io abbia mai visto.

A livello di reportage è stata una brutta settimana, perché il mio disdegno era ovvio e i miei abiti a buon mercato, sebbene abbia visto giovani fan piangere sui designer e persino sui clienti, il che era interessante. Non diventi una guru della moda (o meglio una commessa venditrice) entrando da Valentino in una maglietta da supermercato sporca di gelato, come ho fatto io. Pensano che non te ne importi e hanno ragione. Perciò ti chiudono fuori.

Ma va bene così, giacché vi è una sola materia consistente con il giornalismo, nella moda, ed è lo sfruttamento. E loro non ne parlano. Non ditemi che l’alta moda ha a che fare con la gioia. Per niente. Ha a che fare con un desiderio che non può mai essere saziato e con i soldi.

Ho avuto un solo vero scontro, durante uno show di Chanel.

Sedevo accanto una famosa giornalista di moda. Mi ha chiesto: “Cosa ne pensi?”. Le ho detto la verità. Le ho risposto che pensavo fosse una stupidaggine. L’ha presa sul personale, perché loro lo fanno. Ti odiano perché non ti piace la gonna, perché non te frega niente della gonna, perché non sei collusa con la fottuta gonna.

Mi disse che stavo biasimando la moda per i miei “problemi”. Intendeva: “Sei grassa, perciò chi se ne importa di quel che pensi.” In questo ambito, un corpo è un’opinione in se stesso. Non c’è nient’altro.

Abbiamo guardato un uomo in abito da sera, con una testa di leone sulla propria, mentre sfilava in passerella. Era un pupazzo umano e nessuno ha riso.

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Non devi essere bella. Non sei in debito di bellezza con nessuno. Non la devi al tuo ragazzo / marito / compagno, ne’ ai tuoi colleghi e specialmente non a uomini a caso che passano per strada. Non la devi a tua madre, non la devi ai tuoi figli, non la devi alla civiltà in generale. La bellezza non è un affitto che devi pagare per occupare uno spazio contrassegnato come “femminile”.

Diana Vreeland

Diana Vreeland, giornalista, soprannominata “l’imperatrice della moda”, 1903 – 1989

riposate in pace

(Riposate in pace, standard di bellezza)

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