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“La ragazza più amabile del mondo”, così si chiama uno dei progetti della fotografa, artista ed educatrice Miina Savolainen, finlandese. Il progetto ha coinvolto dieci ragazze dell’orfanatrofio “Casa dei bambini Hyvönen” e ci sono voluti quasi dieci anni per portarlo a termine. L’idea di base era quella di dare fiducia, autorevolezza e potere alle ragazze, nonché la convinzione di Miina che ognuna di loro aveva diritto di sentirsi unica, speciale.

 

Il metodo inventato dalla fotografa viene applicato nell’istruzione, nel lavoro di cura e a scopo terapeutico, anche se non si tratta di “fototerapia”, nel senso che non richiede le abilità professionali di uno psicologo. Nel caso della ricostruzione di legami familiari, ad esempio, le attività sono più ampie di quelle utilizzate nel progetto “La ragazza più amabile del mondo”, e prevedono l’uso di vecchie fotografie di famiglia e di una progressione di nuove immagini scattate allo scopo di esplorare temi, ruoli, storie personali e collettive.

La fotografia di Miina, come lei stessa spiega, ha come fondamento l’eguaglianza: “Il potere inerente nell’atto di fotografare viene smantellato, rimpiazzato dall’interazione e dal dialogo; il potere di testimonianza della fotografia è messo in questione per poter enfatizzare l’esperienza soggettiva. Il soggetto è l’unico titolare della scelta delle immagini che desidera per definire se stesso e la sua vita. Un’immagine apparentemente neutra può portare con sé il dolore più profondo o la gioia più sconfinata.”

Le fanciulle che parteciparono al progetto “La ragazza più amabile del mondo” hanno scelto di preferenza una qualità fiabesca per loro fotografie, quella che permetteva ad ognuna, al di là della sofferenza e della durezza delle loro esistenze quotidiane, di vedersi forte e non ferita. Le immagini colpiscono al primo sguardo proprio per la loro “autenticità”: rivelano il desiderio delle ragazze (un univerale desiderio umano) di essere considerate persone buone, persone che hanno un valore.

“La fotografia può essere d’aiuto nel mostrare alle persone quanto sono importanti, e ciò che esse significano per me.”, dice ancora Miina Savolainen, “Accettare il proprio ritratto è una metafora dell’accettazione della propria personalità. Durante gli anni del progetto si è sviluppato, con le ragazze, un modo di interagire intimo e profondo, e questo è visibile nella qualità di fiduciosa apertura delle immagini. L’infanzia di qualcuno che cresce in un orfanatrofio include i sentimenti di abbandono e di invisibilità, nonché il fardello dei pregiudizi esterni: l’ambientazione fiabesca delle fotografie si contrappone alle storie di vita che ben raramente hanno in se stesse qualcosa di fiabesco. Con l’aiuto di questo mondo-non-quotidiano le giovani si sono sentite autorizzate ad essere viste e a vedere se stesse in modo differente: le fotografie de “La ragazza più amabile del mondo” sono le immagini dell’identità interiore di queste persone.” Maria G. Di Rienzo

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