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Posts Tagged ‘malesia’

Prima dell’alba

Concorso musicale per il Giorno internazionale della gioventù promosso da Women’s Learning Partnership. Una giovane donna nigeriana ha scritto la canzone vincitrice; una finalista premiata è delle ragazze malesi Akhir e Norrye. (Fonte: WLP 13.8.2011, trad. Maria G. Di Rienzo)

 “Kilowade” (“Perché”), di Ojedele Rebecca Yetunde

http://www.learningpartnership.org/blog/wp-content/uploads/Ojedele-Rebecca-Yetunde1.mp3

Non è questo il giardino del nostro amore?

Non è ciò per cui viviamo?

Non è qui il luogo dove ti addormenti?

E dove ti sono stata portata kojutomo (prima dell’alba).

Non è questo il nostro patto?

Sii uomo, io sarò donna,

ti terrò al caldo nella sera che rinfresca,

sarò presente ogni volta in cui avrai bisogno di me,

ma questo non è tutto quello che posso fare,

fare per me, fare per noi.

Posso insegnare princìpi ai bambini,

potrei essere una pastora e custodire l’ovile,

potrei guidare un esercito in battaglia.

Kilowade ton foju dimi? (Perché dubiti delle mie capacità?)

Potrei volare su un aeroplano, sono una pilota.

Posso essere la tua leader, sono una regina.

Posso coltivare il terreno, sono una contadina.

Kilowade? (Perché?)

No. Hun o le gba o (Non posso sopportarlo)

Ko o koyan mi kere (perché tu mi disprezzi)

Non guardate i limiti imposti.

Risplendete attraverso ogni nazione.

Scompigliate tutto, non siate scoraggiate.

Non volete prendere il vostro posto, prima dell’alba?

 

Ehi, sorella, di Akhir (musica e testo) e Norrye (voce)

http://www.youtube.com/watch?v=2TI3tbqkZNo&feature=player_embedded

Ehi, sorella, fa’ una passeggiata oggi.

E’ un giorno chiaro e luminoso, pieno di sole.

Senti la libertà nell’aria,

il vento del cambiamento che pettina i tuoi capelli.

Ehi, sorella, fa’ una passeggiata oggi.

Ehi, sorella, non abbassare più lo sguardo.

Cammina lungo questa magnifica spiaggia,

da’ un’occhiata a questo cielo pulito e azzurro.

Ehi, sorella, non abbassare più lo sguardo.

Le nuvole sono andate via, tutto è chiaro,

perciò cammina con orgoglio e non con paura.

Il sole sta sorgendo oggi,

puoi essere te stessa di nuovo.

Le nuvole sono andate via, tutto è chiaro.

Ehi, sorella, lascia che io veda il tuo sorriso.

Vieni, passeggia con me e parlami un poco,

lascia che il sole ti baci le guance,

mentre cammini lungo le strade.

Ehi, sorella, lascia che io veda il tuo sorriso.

Ehi, sorella, fa’ che io ti veda danzare,

fa’ che io ti veda afferrare l’occasione.

Puoi sentire il ritmo potente

dei tamburi della libertà mentre muovi i tuoi piedi.

Ehi, sorella, fa’ che io ti veda danzare.

Ci sono sorelle che muoiono solo perché vanno a scuola.

Ci sono sorelle che muoiono solo perché cambiano le regole.

Prendiamo l’occasione, prendiamo posizione,

mostriamo al mondo che non siamo delle sciocche.

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Cosa pensi del bando emesso dal governo francese al burqa nei luoghi pubblici?

 

Io credo che gli stati non abbiano il ruolo di decidere se una donna deve coprirsi o meno i capelli. In Iran o Arabia Saudita non puoi uscire di casa senza hijab, ma in Turchia non puoi stare in nessun edificio pubblico con l’hijab addosso. Vorrei che gli stati lasciassero in pace le teste delle donne. Tuttavia, se parliamo di burqa e niqab (la copertura del viso) ho qualche perplessità. Personalmente, trovo il burqa davvero disturbante. Vedo gli uomini arabi camminare all’aperto in canottiera e calzoncini corti mentre le loro mogli sono avvolte in gabbane nere. Perché un uomo ha la libertà di vestirsi in modo appropriato ad una vacanza o al nostro clima umido e calmo, mentre sua moglie deve sudare sotto strati e strati di tessuto? E’ ancora peggio se date uno sguardo alle piscine: gli uomini e i bambini si divertono a sguzzare, e le donne coperte di nero camminano in cerchio attorno a loro, vibrando dal desiderio di saltar dentro ed unirsi al divertimento. Io non vedo libertà di scelta, qui, ma oppressione e discriminazione in opera. In effetti, una volta sono stata testimone del tuffo di una donna coperta da chador e niqab che si è gettata in piscina con tutto il suo strascico di stoffa.

In contesti musulmani conservatori e patriarcali, il coprirsi il volto simboleggia davvero l’invisibilità e lo status inferiore delle donne. Che una donna non debba essere vista o udita, e che se si avventura nello spazio pubblico debba essere il più possibile invisibile, è un affronto alla dignità umana. Inoltre, fa pressione su altre donne affinché si conformino, perché afferma che la buona donna musulmana è quella coperta da capo a piedi. In un contesto di maggioranza musulmana, io appoggerei una legge che bandisca la copertura del viso in nome dell’interesse pubblico e della pubblica sicurezza.

C’è ormai abbastanza letteratura sul fatto il coprirsi il viso non è richiesto dall’Islam. Perciò non credo che il bando sia una violazione del diritto di qualcuno a praticare la propria religione. Qui ha un senso che lo stato emetta un bando, come ha senso che una banca chieda ai suoi clienti di togliersi il casco da motociclisti una volta che siano all’interno della banca stessa. Ad una donna può essere richiesto di mostrare il suo viso se la sua identità non è certa. Può accadere nelle scuole, nei tribunali e negli ospedali, e quando fai richiesta di una carta di identità o della patente di guida. Comunque, la velatura del viso è una rarità sia nel mio paese, la Malesia, sia in Francia, e non penso che il bando valga tutto il dibattito che se n’è fatto sino ad ora.

 

Zainah Anwar, musulmana, fondatrice di Sisters in Islam (fonte: Women living under muslim laws, trad. Maria G. Di Rienzo)

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