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10 marzo 2020, per la serie “Soluzioni alla crisi coronavirus”:

“(…) l’ipotesi di un commissario con poteri straordinari pensiamo non vada affatto respinta. Uno dei nomi che è stato fatto, quello di Guido Bertolaso, esprime un’indicazione all’altezza della situazione. Ci auguriamo che non venga affossato per banali ragioni riguardanti polemiche del passato.” Fabrizio Cicchitto. (1)

Poiché il sig. Cicchitto usa il plurale maiestatis esprimendo il suo desiderio personale da questo momento in poi lo faremo anche noi. E la nostra risposta è un NO, GRAZIE doverosamente maiuscolo.

Bertolaso è persona adatta al ruolo solo se con “all’altezza della situazione” si intende: “Be’, ci sono quelli che vendono mascherine a 1.500 euro l’una, c’è Capitan Fracassa Matteo che urla alternativamente “Chiudete!” “Riaprite!” “No, chiudete di nuovo!” “Ci vogliono 30 50 70 miliardi!” (la cifra varia a seconda della giornata)… ci starebbe bene uno come lui a coordinare tutto.” Non è il caso, giusto?

Quindi, veniamo alle motivazioni serie. In primis, ha 70 anni e in questo momento non dobbiamo esporlo a rischi per la sua salute. Inoltre, è andato in pensione dieci anni fa (con un piccolo strappo per la candidatura fallita – in ogni senso – a sindaco di Roma nel 2016) dopo aver faticosamente navigato lungo tutto l’arco della politica italiana (Prodi, Berlusconi, Salvini, Meloni) pro domo sua – e nella domo sua dovrebbe restare a riposare.

Le successive banali ragioni per cui non possiamo affidargli, un’altra volta, una situazione di crisi in Italia sono:

1. Tende ad avere una concezione molto personale della realtà, che purtroppo spesso non corrisponde ai dati fattuali (gestione terremoto dell’Aquila 2009, figurone internazionale su terremoto Haiti 2010);

2. E’ troppo generoso nell’accettare gli omaggi degli ammiratori e dei collaboratori: di questi ultimi occasionalmente “gli sfugge l’operato” (scandalo del G8 de La Maddalena 2010);

3. E’ un pregiudicato. Archiviato, prosciolto, assolto da tutti i procedimenti scaturiti da quanto sopra, lo sappiamo. Lo hanno condannato solo per la “lite temeraria” contro Padellaro e Travaglio, cioè per “un’azione legale intrapresa in malafede con consapevolezza del proprio torto ecc.”: il che però, assieme a quanto sopra, dà una misura dell’uomo.

Naturalmente, non conosciamo i metri usati dal sig. Cicchitto – ma per essere franchi, la cosa non ci toglie il sonno. Anche noi, però, “ci auguriamo” qualcosa in un momento così grave: vorremmo sentire meno sciocchezze.

Maria G. Di Rienzo

(1) Colpito da polemiche in passato per la banale iscrizione alla loggia massonica P2 (fascicolo n. 945, tessera 2232).

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Cosa pensereste, se un Comune decidesse di contribuire alla lotta contro la violenza di genere usando come testimonial il compagno della cantante Rhianna (che qualche mese fa l’ha riempita di botte sino a deformarle il volto)? A meno che la scritta sui manifesti non sia: “Ero un violento, mi sono accorto di quanto male ho fatto, sono cambiato” non se ne vede il senso.

Cosa pensate di un cantante che canta alle feste della camorra (fra il repertorio, due brani di un boss), e che è stato condannato a nove mesi di reclusione per lesioni aggravate, come testimonial contro il bullismo e per la legalità? Campeggia sui manifesti pagati dal Comune di Roma, a braccia conserte, accompagnato dai consueti vuoti slogan (“Diciamo basta” ecc.) e pare che il suo compenso per la sceneggiata, che comprende 6 incontri con gli studenti romani, ammonti a 150.000 euro.

Sarei assai curiosa di assistere (magari sotto forma di mosca) ad uno degli incontri. Vorrei proprio ascoltare le risposte alle domande per così dire certe ed inevitabili: Cosa devo fare se un bullo, o un gruppo di bulli, si accanisce contro di me? Il buon singer Gigi non potrà che ripetere quel che ha già detto quando gli è stato chiesto dei suoi rapporti con la camorra, e cioè che non era in grado di scegliere o rifiutare. Per cui allo/a studente che domandi lumi non potrà che replicare: Subisci, sono più forti di te, no?

Alla domanda se sia lecito, e soprattutto se sia produttivo, rispondere con la violenza nelle situazioni di conflitto non potrà che rispondere affermativamente: lui è stato condannato per lesioni e guardatelo adesso, famoso e ricco. Non è così che volete diventare anche voi, giovanotti e giovanotte?

Infine, alla richiesta di spiegare cause e di citare referenze non potrà che reiterare il suo “non bisogno” di leggere libri (è così che ha risposto a chi gli chiedeva se aveva letto quello di Saviano), mandando un ulteriore messaggio di civiltà alla gioventù italiana.

Ora, quando penso non solo al mio piccolo impegno di pellegrina (seminari, incontri, conferenze, training) offerto in dono sia perché i gruppi spessissimo non sono in grado di remunerare il mio lavoro sia perché mi ripugna chiedere persino il rimborso delle spese sostenute, ma all’impegno enorme, costante, efficace, sensato, e gratuito, delle donne delle Reti antiviolenza o dei membri maschi e femmine del Movimento Nonviolento, so che con quei 150.000 euro si poteva senz’altro ottenere di meglio.

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