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son ye-jin - pirates

Son Ye-jin, attrice sudcoreana nata nel 1982, sul set del film “Pirati” del 2014.

“Son Ye-jin è lesbica?”: non so perché siate così ansiosi/e di saperlo, ma visto che mi fate spesso visita per questo motivo vi dirò alcune cose.

1. I motori di ricerca non rispondono alle domande, individuano i documenti che contengono le parole da voi digitate, e meglio assemblate tali parole più probabilità avete di trovare quel che cercate. Perciò, scrivendo “Son Ye-jin è lesbica?” NON potete ottenere “Sì, conosco personalmente la sua ragazza” o “No, ha sei fidanzati ma li tiene segreti”, questo può invece accadere sui forum. Le probabilità che tali risposte corrispondano poi a verità non sono molto alte, come potete immaginare.

2. Son Ye-jin lavora in televisione e nel cinema. Come ogni altra attrice e ogni altro attore nel suo paese (che abbia raggiunto sufficiente fama), è circondata da pettegolezzi, dicerie, supposti “scandali”. E’ possibile ad esempio trovare numerosi articoli che speculano sugli interventi di chirurgia plastica al viso a cui si sarebbe sottoposta: l’attrice non ha mai detto nulla al proposito e le fotografie comparate (il suo volto da ragazzina e il suo volto oggi) non mostrano eclatanti difformità, ma chi non ha nulla da fare a questo mondo può passare il tempo a battibeccare “è vero” / “è falso” con sodali altrettanto sfaccendati.

3. Molto del gossip di cui sopra scaturisce da banalità gonfiate ad arte, in special modo dalle cose che gli attori / le attrici dicono per compiacere fans e pubblico. Quando durante il 2013 Son Ye-jin lavorava al film “Pirati” con Kim Nam-gil (il nostro indimenticabile Bidam) ambo gli attori attestarono nelle interviste che si trovavano davvero bene insieme – avevano peraltro già lavorato insieme in televisione: il risultato furono titoloni sulla loro “relazione” che durava ormai “da quattro mesi” e comprendeva un romantico viaggio in Giappone e via fantasticando. Manco a dirlo, tutt’e due hanno completamente smentito. Ma subito dopo, quando stava girando un altro film (il thriller “Complice”), alla solita vieta domanda dei giornalisti sul suo status sentimentale Son Ye-jin disse: “Dopo che una mia amica molto cara si è sposata il matrimonio mi interessa di più. Voglio sposarmi prima di aver compiuto i 34 anni.”… e immediatamente sono ripartiti i titoli sulle sue prossime nozze con Kim Nam-gil. Altra smentita – ma per carità, potrebbe essere che entrambi desiderino tenere segreta la relazione sino al 10 gennaio 2016 (Ye-jin compirà 34 anni il giorno dopo), staremo a vedere.

Lo specifico pettegolezzo sull’omosessualità dell’attrice è nato allo stesso modo. Solita intervista, domanda sul perché non ci sono notizie di lei che esce con uomini, risposta: “Be’, penso sia perché non sono popolare (ride). Vedo un mucchio di attori carini mentre recito, ma non posso fare due cose allo stesso tempo. Mi concentro sulla recitazione. Anche se interpreto un personaggio che si innamora io faccio solo il personaggio, non è che ami davvero l’attore. Il caso di Brad Pitt e Angelina Jolie? Ecco… non penso di essere il tipo.”

Domanda numero due su che tipo di personaggi le piacerebbe interpretare: “Sino ad ora, i miei ruoli sono stati relativi ad un uomo e un donna che si innamorano. Ma se ne avessi la possibilità vorrei avere un ruolo in una storia d’amore fra donne. Come in “Monster” (Nda: film drammatico del 2003 basato sulla storia di Aileen Wuornos, condannata per l’omicidio di sette uomini e giustiziata nel 2002 dopo 12 anni nel braccio della morte) per esempio, o in “Thelma e Louise” (Nda: film drammatico del 1991 che rimane un’icona dell’amicizia fra donne). Se ho la disposizione all’omosessualità? Sì, penso di averla. Adesso finirò nei guai per aver detto questo (ride).”

Poiché sembra che Son Ye-jin sia una delle attrici preferite dalle lesbiche coreane l’affermazione di cui sopra può non essere nulla di più di un grazioso buffetto alle fan. Può anche essere il massimo del “coming out” verso cui Ye-jin riesce a spingersi nel proprio paese.

4. Le condizioni in cui la Corea del Sud mette i suoi cittadini omosessuali maschi e femmine, infatti, non sono delle più rosee. “Se essere un agente segreto significa vivere una doppia vita, allora i gay e le lesbiche sudcoreani/e sarebbero i migliori al mondo. Durante la settimana molti membri della comunità LGBT sudcoreana recitano come padri, mariti, studenti e colleghi di lavoro eterosessuali e nel loro tempo privato sono veramente se stessi (…) Sino a che l’omosessualità non sarà accettata in Corea del Sud, la comunità resterà nascosta e molti giovani di talento continueranno a trasferirsi all’estero, ovunque non debbano occultare la loro identità.” Korea Observer, 11.2.2015

Le figure apertamente omosessuali nell’ambiente dello spettacolo sono pochissime, per quanto davvero impegnate per i diritti delle persone LGBT, tipo il regista Kim Jho Gwang-soo che ha sposato il proprio compagno David Kim Seung-hwan, distributore cinematografico, durante una cerimonia non legale nel 2013 e che si sta battendo in tribunale per vederla riconosciuta, e molte di più sono ancora le carriere e le vite stroncate. Il 76% dei giovani coreani maschi o femmine che si identifica con una minoranza sessuale ha considerato il suicidio e il 58% l’ha effettivamente tentato (dati 2015 del Korean Sexual-Minority Culture and Rights Center).

La buona notizia è che l’attitudine sociale verso l’omosessualità sta lentamente cambiando: dal sondaggio del Pew Research Center del 2007 in cui solo il 18% degli intervistati riteneva l’omosessualità moralmente accettabile si è passati al 39% del sondaggio del 2014.

La cattiva notizia è che la condanna e la censura persistono a venire “dall’alto”, si tratti di politici come il Ministro della Giustizia Kim Hyun-woong che aveva chiesto la cancellazione del Gay Pride di quest’anno (si è tenuto lo stesso, come saprete), o della mobilitazione religiosa contro di esso e contro le persone LGBT in generale (ci sono più di 78.000 chiese in Corea del Sud, paese che detiene il record mondiale di concentrazione di chiese per metro quadrato): “L’intera comunità cristiana deve ergersi a fermare l’omosessualità. Sarebbe assolutamente sbagliato incoraggiarla con la scusa dei diritti umani.”, ha spiegato alla stampa il presidente del Consiglio delle chiese presbiteriane in Corea, Hwang Soo-won, aggiungendo che l’omosessualità sarebbe “il lavoro del diavolo per distruggere l’umanità”. Persino la Samsung fa stronzate immani come il bloccare le applicazioni per smartphone dal contenuto gay/lesbico nel proprio paese “a causa dei valori locali” e venderle tranquillamente in altri.

5. C’è un solo modo sicuro per sapere se Son Ye-jin, o qualsiasi altra donna, sia lesbica ed è che lei affermi di esserlo, in un pubblico annuncio o a voi personalmente. Ne’ Google ne’ Virgilio ne’ Soompi ne’ io possiamo – o dobbiamo – dirvi di più. Maria G. Di Rienzo

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(Intervista a Kim Nam-gil, Privy Magazine, 21 febbraio 2014, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Kim Nam-Gil

Uno dei più burberi critici coreani ha dovuto descriverlo (suppongo tra i denti) come “un attore che perde se stesso in ogni ruolo”. E’ una delle attitudini del 32enne Kim Nam-gil che mi piace particolarmente, la capacità di diventare il personaggio che interpreta andando in profondità, ma se l’artista è sensibile e intelligente, l’uomo lo è ancora di più. E’ l’unico attore famoso del suo paese – in cui la violenza contro le donne, oltre ad essere un problema grave, è normalizzata e giustificata continuamente proprio dai prodotti televisivi e cinematografici – ad aver preso posizione contro la violenza domestica, rilasciando dichiarazioni e girando video.

L’intervista a Kim Nam-gil, priva della menzione di autore/autrice, è dovuta al fatto che la società Privy – proprietaria del magazine – si è consociata con la Star J Entertainment coreana e con il produttore di Hollywood Teddy Zee per… fare il remake di un remake in cui l’attore reciterà. In origine era la serie televisiva israeliana “Prisoners of War”, un successo internazionale premiato persino in Corea del Sud l’anno scorso. La serie è stata replicata negli Usa come “Homeland” – adattando la storia – e lo stesso accadrà per la terza versione, quella asiatica. Anche “Homeland” ha realizzato un boom di ascolti e di critiche favorevoli. L’asse narrativo, adattato o meno, ruota attorno al ritorno a casa di prigionieri di guerra, dati per morti o dispersi, dopo molti anni e alle loro difficoltà nel rientrare in contatto con contesti sociali e personali che non sono ovviamente più come li avevano lasciati. Inoltre gioca sull’estremizzazione che l’esterno fa del loro ruolo per trarne vantaggi, e la linea divisoria fra “eroe di guerra” e “terrorista” è vista com’è in realtà (anche se potrebbe trattarsi di un effetto non predeterminato da chi ha pensato la serie): molto, molto labile se non inesistente.

Del testo di Privy Magazine ho lasciato in disparte domande tipo “Visto che sei qui, quali sono secondo te i migliori 5 ristoranti di Los Angeles” perché mi annoiano e le trovo irrilevanti. Ecco il resto:

Qual è stato il punto di svolta della tua carriera?

Certamente lo sceneggiato “Queen Seondeok”, del 2009, è stato un grosso punto di svolta per me. Lo spettacolo e il mio personaggio, Bidam, sono entrati in relazione con il pubblico e la serie è diventata enormemente popolare non solo in Corea, ma anche in Cina e Giappone. Questo sceneggiato mi ha davvero aperto le porte e mi ha condotto a recitare nel drama “Bad Guy”, che ho amato fare. Mi ha anche aiutato a realizzare il film “Lovers Vanished”, un progetto che mi ha appassionato e che definirei come il “Leaving Las Vegas” coreano.

Sappiamo che sei molto coinvolto nell’aiuto umanitario. Che progetti hai in corso e perché la cosa è così importante per te?

Io so di trovarmi in una posizione molto privilegiata e benedetta, e penso sia mia responsabilità condividere quel che ho con persone che non hanno granché. Se quello che riesco a dare, sia il mio tempo o il mio impegno, accende la speranza in un’altra persona allora per me ha valore. Voglio dire: alla fine tutto ruota attorno alla speranza. Negli ultimi anni mi sono davvero appassionato nel collaborare con le organizzazioni che in Corea aiutano le madri single le quali, io credo, sono le vere eroine della nostra società. (Ndt: lo stigma posto su queste donne, nel paese, è assai pesante.) Faccio anche volontariato nei reparti pediatrici di diversi ospedali. E amo moltissimo gli animali, per cui sto sostenendo un po’ di rifugi sparsi per la Corea.

Ritengo che le istanze ambientali siano cruciali e nel 2009 sono andato in Indonesia quando il terremoto ha devastato il paese. Ho visto così tanta disperazione e povertà che sono stato sopraffatto dal desiderio di aiutare. Ho creato la mia organizzazione nonprofit, “Gilstory” (www.gil-story.com) per fornire sostegno e risorse ai paesi devastati dai disastri naturali e dalla povertà, come l’Indonesia e le Filippine.

Abbiamo sentito che stai imparando il Cinese. Cosa ti ha spinto a studiare questa lingua?

Sono sempre stato una persona curiosa e appassionata, e penso che imparare una lingua tiri fuori questo da me ancora di più. Imparare il Cinese è una sfida, e ciò mi spinge ancora di più a voler trovare la chiave per maneggiare questo linguaggio. Ogni volta in cui penso: “Non so se sono in grado di fare questa cosa”, sono maggiormente spinto a provarci. La ragione iniziale per cui ho scelto il Cinese, penso, è che ho moltissimi fan in Cina e vorrei davvero comunicare con loro, avere delle conversazioni. E se fosse possibile, amerei lavorare in futuro con i tanti straordinari registi di talento che ci sono in Cina.

Cosa c’è nel prossimo futuro di Kim Nam-gil?

Sono assai onorato di essere nella versione coreana di “Prisoners of War”, per un attore è un sogno che diventa realtà far parte del primo remake asiatico di uno show che ha avuto tale successo. L’ultimo film in cui ho recitato, “Pirates: The Bandit Goes to the Sea”, uscirà quest’estate e mi sono divertito moltissimo a farlo.

Kim Nam-Gil pirata

Mi piace lavorare con l’attrice Son Ye-jin e ho imparato un sacco di cose dal regista, Lee Suk-hoon. L’anno scorso è anche uscito un mio CD musicale, “Roman”. Ecco, spero di poter continuare a lavorare in sceneggiati televisivi e film che piacciano alle persone avendo un impatto su di loro: questo mi fa sempre sentire bene.

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Reportage: Choi Ji-Eun, Fotografia: Lee Jin-hyuk, Editing: Jessica Kim

Trad. M.G. Di Rienzo

 

Fredda vendetta, fiera ambizione, amore fatale”: questo lo slogan per la nuova serie televisiva della SBS “Bad Man” (o “Bad Guy”), che comincerà ad andare in onda il 26 marzo 2010. Le interviste che seguono sono un estratto della conferenza stampa che ha innalzato le aspettative relative a questo show.

(ndt: a dire il vero sono un estratto dell’estratto, perché non ho tradotto tutte le scemenze su “lei ha dieci anni più di te” e “cosa pensa tuo marito quando giri scene d’amore”…)

(domanda a Kim Nam-gil) Il tuo personaggio, Shim Gun-wook, è un po’ presentato come “perfetto”. Penso sia stato inevitabile per te aver avuto questo in mente mentre lo sceneggiato veniva girato. C’è stato qualcosa di particolare che hai dovuto preparare per questo personaggio?

Kim Nam-gil: Per essere sincero, Gun-wook è quel tipo di persona che ha acquisito delle capacità impegnandosi e lavorandoci su molto, come per il parapendio, invece di essere qualcuno che è semplicemente “bravo” a far tutto. A me è piaciuta molto tutta l’azione di “Queen Seon Deok” e di “Lovers”, e mi ci sono anche divertito, perciò credo che la gente ha pensato che ero bravo perché in verità non mi sono tirato indietro nel fare quelle scene. Ma per questa produzione mi sto concentrando di più sulla recitazione che sugli elementi esterni. Penso che in questo momento, non importa cosa io faccia, non posso ancora uscire dal ruolo che avevo in “Queen Seon Deok”, ed è un po’ triste che io debba dire ciò di me stesso, ma voglio recitare in modo profondo perché questo è un lavoro che non ammette scuse. E’ lo stesso per gli altri attori coinvolti. Tutti stanno lavorando duro perché Han Ga-in è tornata a girare un drama dopo una pausa di tre anni, io voglio uscire dal mio precedente personaggio Bidam, Oh Yeon-soo vuole andare oltre il ruolo che aveva ne “La Dolce Vita” (ndt: ha lo stesso titolo del film italiano ma ovviamente non ha niente a che farci; è conosciuto anche come “Bittersweet Life”) e Jae-wook vuole uscire dall’immagine gay. (ndt. Dai suoi precedenti lavori: il film “Antique Bakery” e lo sceneggiato “Coffee Shop”)

(interviene) Han Ga-in: Sto dormendo poco, perché la premiere è giusto dietro l’angolo e io sono assai preoccupata, perché per tre anni non ho recitato. Ho incontrato il regista Lee Hyeong-min durante il periodo in cui continuavo a pensare “Devo farlo adesso” e mi sono veramente piaciuti sia il ruolo sia il riassunto del drama. Ho deciso di accettare dopo aver saputo che Kim Nam-gil avrebbre recitato nello stesso lavoro.

Kim Nam-gil: Però ho sentito dire che dopo te ne sei pentita… (ride)

(domanda ad Han Ga-in) Il tuo personaggio Moon Jae-in è sempre al primo posto a scuola e si è diplomata in un college prestigioso, e ciò risponde all’immagine che il pubblico ha di te.

Kim Nam-gil: Penso che lei probabilmente ha la stessa immagine di se stessa! (ride)

Han Ga-in: Ah… Io ho studiato con impegno, con lo scopo di entrare in una buona scuola. Perciò sono d’accordo. (ride)

(domanda ad Han Ga-in) Sembra però che il tuo personaggio non sia uno dei “buoni”.

Han Ga-in: Non credo infatti sia una bella persona. Più la studio, più violenta mi sembra (ride). Al punto che mi domando: va bene fare questa cosa? Ma non ho preoccupazioni a non apparire “buona”. Io sono assai differente da come sembro nelle pubblicità e voglio liberarmi di quell’immagine.

Kim Nam-gil: E’ il tipo di fiducia che può avere solo chi sa di apparire bello comunque, non importa quel che fa.

Han Ga-in: Kim Nam-gil, invece, crede di essere “figo” qualsiasi cosa faccia! (ride)

(domanda a Oh Yeon-soo) Oh Yeon-soo, tu hai detto di voler uscire dal ruolo che avevi nel drama della MBC “Bittersweet Life”, ma in un certo senso i due lavori possono essere visti come basati su temi simili.

Oh Yeon-soo: La somiglianza sta nel fatto che mi innamoro di un uomo più giovane, ma il resto è del tutto diverso. Il mio personaggio Yoon Hye-jin in “Bittersweet Life” era una donna noiosa che amava troppo suo marito e perdeva il suo posto. Ma il personaggio Hong Tae-ra è una donna forte. E’ anche il tipo di donna che non si è mai innamorata prima, e che si è sposata per convenienza, ma dopo essersi innamorata profondamente di Gun-wook prova questa emozione per cui sarebbe disposta persino ad abbandonare la famiglia ed il figlio.

Ho sentito dire che durante le riprese Kim Nam-gil e Han Ga-in si sono ammalati.

Han Ga-in: Sono stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso durante le riprese perché avevo un brutto mal di stomaco; due ore più tardi mi hanno detto che a Kim Nam-gil era stata diagnosticata un’ernia. Ho sentito che non era in grado neppure di camminare e che questo sarebbe stato preoccupante se ci fossimo trovati a girare la seconda parte del drama, ma visto che era successo prima era solo come se avessi avuto il morbillo…

Kim Nam-gil: Il regista ed il cast stavano sperando di fare uno sceneggiato che avesse la consistenza di un film, ma le cose si sono complicate perché la data della premiere è stata spostata in avanti ed Han Ga-In ed io eravamo malati. Ero nel pieno della mia ernia quando sono stato invitato al matrimonio di Jang Dong-gun e Ko So-young. Non potevo non andare, perché mi avevano chiamato direttamente per invitarmi alla cerimonia, però se guardate le fotografie sono venuto con un cipiglio tale che sembra io sia geloso di loro. (ride)

(domanda a Kim Nam-gil) Com’è stato lavorare con il regista Lee Hyeong-min?

Kim Nam-gil: Sento la mancanza del regista di “Queen Seon Deok”, Park Hong-gyoon. Park era molto attento ai dettagli, ma il regista Lee lo è al punto che mi sentivo soffocare. Perciò ho chiamato il regista Park, di recente, e gli ho detto che mi manca. (ride)

(domanda a Kim Nam-gil) Ci sono articoli che continuano a menzionare il tuo prossimo servizio militare.

Kim Nam-gil: Non posso dir niente perché niente è stato ancora deciso. Ci sono casi in cui gli attori sono costretti ad andarsene nel mezzo delle riprese, ma io ho bisogno di finire lo sceneggiato e mi trovo in una situazione per cui non so dire con certezza quando andrò.

(domanda a Kim Jae-wook) Come ti sei trovato con Kim Nam-gil?

Kim Jae-wook: Tanto per cominciare è un grande attore. Quando giravamo in Giappone sono andato sul set anche se non dovevo recitare, solo per vedere lui. Ci sono un sacco di cose da imparare da lui, e parliamo molto insieme, anche durante le riprese. Ma non sono ancora in grado di dire chi è: un momento è serissimo, e comincia a scherzare il momento dopo. E’ come una bomba ad orologeria. Nel senso buono, s’intende. (ride)

C’è molta attesa per “Bad Man”, ma il suo tema può anche essere visto come “pesante”. Avete supposizioni o aspettative rispetto alla percentuale degli ascolti?

Kim Jae-wook: Le percentuali sono importanti, ma un drama è tutto nella storia, ed è vero che ciò che vogliamo dare al pubblico ha un soggetto “pesante”: ma se lo si fa nel modo giusto, io credo che il drama vada ai cuori delle persone, non ha importanza quanto leggero o pesante sia l’argomento che tratta. Credere a questo ti rende anche più fiducioso.

Kim Nam-gil: E’ impossibile non diventare sempre più avidi rispetto all’ascolto, nel mentre la data della prima puntata si avvicina, ma penso anche che sia difficile per un attore avere la chance di lavorare in un drama che ha avuto punte d’ascolto alte come “Queen Seon Deok”: sei fortunato se ti succede una volta nella vita. Perciò, piuttosto che le percentuali di ascolto, mi auguro di sentir dire che ho recitato bene in una buona produzione.

(ndt. I due attori, pur condividendo lo stesso cognome “Kim” non sono parenti. Magari spiegherò la storia dei nomi/cognomi coreani più diffusamente in un prossimo articolo, per il momento accontentatevi di sapere che circa un coreano su cinque porta il cognome Kim, uno su sette il cognome Lee, e uno su dieci il cognome Park.)

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Breve intervista a Kim Nam-Gil, rilasciata il 5.1.2010. Trad. M.G. Di Rienzo

Bidam un po’ seccato con il suo maestro Munno…

(Vi accontento un’altra volta, avide fan! Però, non pensate anche voi che gli intervistatori pongano domande un po’ scipite? Se in futuro riesco a maneggiare abbastanza il coreano, o se l’uomo si decide ad imparare l’inglese come ha detto di voler fare, la prossima intervista gliela faccio io!)

La decisione di Bidam era basata sull’amore o sull’ambizione?

(si riferisce alla puntata finale di “Queen Seon Deok”, e alla morte del personaggio Bidam mentre tenta, solo contro tutti, di arrivare al cospetto della regina)

Kim Nam-Gil: Io credo fosse dettata da un amore puro e onesto. Se fosse stata ambizione avrebbe fatto in modo di uccidere tutti. Poiché amava Deokman, è andato da lei a dirle le sue ultime parole, dando la vita.

Quando hai cominciato a recitare in “Queen Seon Deok”, ti aspettavi il successo che hai avuto?

Kim Nam-Gil: Per niente. Il cosiddetto “successo” mi è arrivato addosso più velocemente di quel che credevo. Avevo sempre pensato che il successo, anche economico, sarebbe eventualmente arrivato se continuavo a recitare nel modo che avevo scelto. Tuttavia, “Queen Seon Deok” ha portato con sé queste cose molto più in fretta.

Chi è il tuo modello come attore?

Kim Nam-Gil: Come attore, ho imparato molto da Jung Jae-Young, che recitava con me nel film “Kang Chul Joong”. Abbiamo anche frequentato la stessa scuola superiore. Ho imparato come si comporta un attore principalmente da Kim Hae-Soo, con cui ho girato il film “Modern Boy”.

Quali sono i tuoi desideri per il 2010?

Kim Nam-Gil: Molte brutte cose sono accadute nel 2009. Nel 2010, mi piacerebbe che le cose andassero in modo dolce e confortevole. Dicono che la salute sia il fattore più importante in una vita: perciò, ecco, auguro a tutti che il 2010 sia un anno salutare e confortevole.

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