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(tratto da: “The Rape of James Bond”, un più ampio saggio di Sophia McDougall, 13.3.2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

L’anno scorso, quando ero circa a metà del secondo libro della serie, ho rinunciato a leggere “Cronache del ghiaccio e del fuoco” (“A Song of Ice and Fire”). Avevo apprezzato molto il primo romanzo: mi piaceva la sensazione che elementi fantastici stessero fornendo lenti diverse sul Medioevo. Ho goduto delle risonanze con episodi storici specifici: la Guerra delle Rose, le ribellioni giacobite. Il senso della storia sembrava vacillare un po’ nel secondo libro, ma alla fine non fu questo ad allontanarmi.

Invece, furono tutti quegli stupri.

Ciò mi ha sorpresa. Dopo tutto, lo sapevo iniziando a leggere che ce n’erano un mucchio, e sebbene fossi preparata a trovare il maneggio della questione almeno problematico, mi aspettavo anche di essere in grado di reggerlo. Di solito, sono capace di leggere scene molto esplicite senza diventare più stressata di quanto la storia esiga, e amiche mie che credevo si agitassero più facilmente avevano attraversato tutti i libri senza problemi. E, in verità, un bel mucchio di stupri in “Cronache del ghiaccio e del fuoco” non sono descritti esplicitamente.

Ma. Ce. Ne. Sono. Semplicemente. Così. Tanti.

Occasionalmente sono davvero dettagliati. Ma il fatto che la maggioranza non lo sia ha reso le cose peggiori, per me. Lo stupro come retroscena, come punto della trama, come motivazione, per quanto maneggiato male di solito lo reggo facilmente. Ho scoperto che non reggo lo stupro come sfondo. Quando ci sono stati due stupri di bambini (uno dei quali viene anche ucciso) nello spazio di venti pagine fra l’uno e l’altro, quando ho capito che entravo in tensione ogni volta in cui un maschio e una femmina erano nella stessa scena – perché qualcosa sarebbe comunque accaduto, anche se si trattava “solo” di abuso verbale sessualizzato – mi sono accorta che non provavo più alcun piacere a leggere il libro. Qui è dove i fans, sia di George R. R. Martin sia della cultura pop dello stupro in generale, dicono: “Ma è questo il punto! L’orribile sensazione che la violenza sessuale permei ogni cosa. E’ realistico.”

Perché non è solo George R. R. Martin, naturalmente. Sono i fumetti, e i film, e i video game, e la televisione. Buffy non ha potuto attraversare la sua serie senza un tentativo di stupro e la rivelazione che la violenza sessuale era la sorgente primaria di tutti i suoi poteri. In questo la serie si inserisce in un trend di lunga data. Quando nella fiction lo stupro non è lo scenario, come lo è così di frequente in “A Song of Ice and Fire”, è spesso una chiamata all’avventura. La tua ragazza è stata stuprata (e probabilmente uccisa)? Sei stata stuprata tu stessa, ma almeno sei viva e sei la protagonista? Forza, andate avanti e prendete a calci in culo qualcuno! Di recente, è stato deciso che Lara Croft non poteva più continuare senza un qualche stupro nella storia delle sue origini, perché la sua nuova incarnazione doveva essere ruvida, dura e oscura. E “realistica”.

Alcune femministe rispondono alla difesa fatta di “realismo” con l’argomentazione che se un mondo è pieno di draghi e magia è una sciocchezza lamentarsi di qualcosa di irrealistico. Io comprendo il punto ma non sono completamente d’accordo. Non accetto, in primo luogo, che sia sciocco usare la parola “realismo” in relazione alla SF, alla Fantasy o altre forme di fiction. Che il testo si discosti dalla realtà in qualche modo – introducendo magia, tecnologie impossibili o solo una premessa assai improbabile – non significa che i personaggi umani debbano smettere di comportarsi da esseri umani. Se così fosse questa letteratura sarebbe solo fuga e non potrebbe in alcun modo dire qualcosa di significativo su qualsiasi argomento. Secondariamente, dire che essa è irrealistica comunque e perciò perché non estendere questo irrealismo alla descrizione dello stupro, significa accettare che ciò che abbiamo attualmente sia realistico, e che non possa essere cambiato senza sacrificare quello stesso realismo.

Perciò, tanto per cominciare, dovrebbe essere detto che non è scontato che il Medioevo fosse una festa dello stupro onnipresente. E sebbene lo stupro sia prevalente in modo sconcertante nel nostro mondo moderno, c’è il 25% di possibilità che una donna sia stuprata nel corso della sua vita, non il 25% di possibilità che sia stuprata oggi. C’è ancora una maggioranza di donne che non subisce violenza sessuale, anche se non è così vasta come dovrebbe essere.

Per il momento, tuttavia, accordiamoci solo sul fatto che nella letteratura di genere (SF, F, ecc.) amiamo strappar via le protezioni dai nostri personaggi per dar loro l’interessante lavoro della lotta con se stessi: i genitori sono morti, o assenti, o violenti; le case sono bruciate sino alle fondamenta, figure autorevoli sono cieche od opprimenti; non puoi fidarti di nessuno, nessuno ti sentirà gridare… E tutte queste cose, nel mondo reale, aumentano la vulnerabilità di una persona ad ogni forma di violenza, inclusa la violenza sessuale. Perciò, sì, il realismo a volte significa l’aver a che fare con questa vulnerabilità in una forma o l’altra.

Ma la maggior vulnerabilità alla violenza sessuale si applica anche agli uomini. Quindi: dove sono tutti i personaggi maschili stuprati? La gente dice: “Sarebbe irrealistico se in questa situazione lei non fosse stuprata”, ma dà per garantito che lui, invece, non lo sarà. Perché? Circa un uomo su 33 subisce uno stupro. E’ una percentuale molto più bassa di quella che tocca alle donne (mi riferisco alle statistiche statunitensi) ma è pur sempre un numero significativo.

Prendete James Bond. E’ realistico che James Bond non sia mai stato stuprato? Quante volte si è trovato alla mercé di uomini che volevano ferirlo, degradarlo ed umiliarlo prima di ucciderlo? Posso accettare che, in tutte queste occasioni, la fortuna sia dalla sua parte. Suppongo sia plausibile che molti dei suoi nemici – persino la maggioranza di essi – non pensi di stuprarlo o di farlo stuprare da altri, nonostante lo abbiano catturato, legato e magari gli abbiano anche tolto parte dei vestiti. Ma tutti? Abbiamo dozzine e dozzine di persone orribili, distruttive e malvagie e nessuna di loro è malvagia in quel modo? Va bene, è improbabile comunque che ci mostrino una scena di stupro, anche se Bond fosse femmina, per via del sistema di rating dei film. Ma lo stupro è suggerito continuamente nei film “per tutti” o per “maggiori di 12 anni”, e in termini pratici significa minacciare un bel po’ con esso i personaggi femminili.

Così, senza neanche pensarci, mi vengono in mente Marion in “Robin Hood, Principe dei Ladri”; Elizabeth in almeno due film dei Pirati dei Caraibi, la Biancaneve di Kristen Stewart e persino Jasmine in “Aladino” (o vogliamo dimenticare cosa matrimonio forzato/“stregarla affinché si innamori di me” significa?). Per cui, non dovremmo aspettarci una Bond femmina come minimo legata ad una sedia, con una pistola puntata addosso e il cattivo che sbottona la sua camicia e le tocca la coscia in modo insinuante? Poi è uscito “Skyfall”. E il cattivo ha legato James Bond alla sedia sotto minaccia di pistola, gli ha sbottonato la camicia e gli ha toccato la coscia in modo insinuante.

skyfall

Ho trovato affascinanti le reazioni a questa scena. Molti spettatori di sesso maschile l’hanno vissuta come particolarmente disturbante. Alcuni, non solo uomini, hanno percepito la scena come omofobica, un modo per suggerire che il cattivo lo era ancora di più perché “gay”, sebbene la narrazione renda chiaro che il personaggio fa sesso con donne. Personalmente non credo si potesse desumere l’orientamento del personaggio di Javier Bardem (Silva) da quella scena. Che ricevesse eccitazione sessuale dall’avere di fronte un oppositore inerme, sì. Ma il film non fornisce alcun indizio o prova che sarebbe andato su di giri per un Bond consenziente incontrato online su un sito per incontri di spie, o che non avrebbe avuto lo stessa eccitazione dal dominare un’oppositrice. Pure, molti uomini hanno letto la scena come se Silva stesse “tentando di far diventare Bond gay” o “tentando di sedurlo”.

Ehm. Quando sei legato ad una sedia, con una pistola puntata alla testa (a meno che tu non abbia gusti specifici ed abbia consentito in precedenza allo scenario) non si tratta di seduzione. E’ qualcosa d’altro, qualcosa di preciso. La scena non riguarda il sesso, riguarda il potere. Ed è il modo più letterale in cui ho visto un eroe di sesso maschile (e l’ultra-mascolino Bond, tra l’altro) trattato come un personaggio di sesso femminile. E ci sono voluti solo cinquant’anni. Poiché era un uomo la faccenda è diventata importante, anche se quel che accade a Bond non va oltre qualche bottone slacciato e un tocco non voluto sulla coscia. In “Robin Hood, Principe dei Ladri”, Marion è soggetta ad un assalto protratto con tanto di vesti strappate, movenze coitali e ansiti – sapete, è per ragazzi! – ma quello era normale. Bond, tra l’altro, è lungi dall’essere l’unico personaggio maschile che realisticamente, seguendo la particolare e brutale definizione di realismo che stiamo usando in questo articolo, ormai avrebbe dovuto essere stato stuprato. Nel mondo reale, il rischio di diventare una vittima maschile di stupro si alza drammaticamente se finisci in prigione. Di nuovo, io ho solo i dati statunitensi, e spero che altrove il quadro non sia così fosco, anche se temo di essere troppo ottimista. Comunque, la percentuale negli Usa è circa 1 su 6. La vita di un supereroe può davvero essere meno pericolosa di una galera? Ecco, immaginate un supereroe in prigione, e in una prigione terribile e violenta… Oh, e qui abbiamo Batman, in uno stato fisico che lo rende incapace di difendersi, ad un momento della storia che dovrebbe rappresentare il punto più basso da lui toccato per poi risalire: e nessuno, in quello che si suppone essere il più orribile buco dell’inferno dimenticato da dio sulla faccia della Terra, pensa di abusare del vulnerabile nuovo arrivato? Si pensa di farci credere che tutti questi uomini, che a volte lacerano volti altrui per divertimento, che non usciranno mai di prigione, sono perfettamente casti? O che tutto il sesso che presumibilmente fanno gli uni con gli altri sia sempre consensuale? Scusate, ma non stavamo parlando di realismo?

Tornando brevemente alle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”: i Guardiani della Notte (“Black Watch”), un’organizzazione totalmente maschile che assomiglia un po’ alla chiesa cattolica e un po’ all’esercito, ha dei problemi di bullismo. Alcuni di questi soldati sono esplicitamente “stupratori”. Ma non un atto del bullismo diventa sessuale, nemmeno da parte di quei personaggi formati come perpetratori di violenza sessuale. Nessuno dei ragazzi soffre uno stupro. Ne’ questo accade a nessuno dei poveracci maschi che sono presi prigionieri in svariati momenti da diverse fazioni. Nonostante sia più piccolo e più debole della maggioranza dei suoi pari di sesso maschile Tyrion non viene stuprato, ne’ lo si fa temere la violenza sessuale, neppure quando è catturato da nobili nemici o circondato da centinaia di violenti fuorilegge. Lo minacciano di morte, e persino di mutilarlo, ma non di stuprarlo. Perché no? Non è questo un mondo duro, spietato e realistico?

Uomini, se vi state sentendo un po’ a disagio all’idea di così tanti amati personaggi che soffrono uno stupro, se vi sentite disturbati da qualcuna come me che sta argomentando al proposito… be’, ciao. Benvenuti nel mondo delle donne.

Questa non è, ve l’assicuro, l’apertura di un’orrenda campagna affinché più personaggi di sesso maschile siano stuprati. Sebbene io confessi di aver apprezzato che nel romanzo “Uomini che odiano le donne” (“The Girl with the Dragon Tattoo”) l’eroe maschio, mentre vaga come un agnellino nella tana di un killer e stupratore seriale, sia catturato e legato, non sorprendendo nessun altro che lui stesso, e immediatamente il cattivo gli dica che intende stuprarlo prima di ucciderlo. Perché? Perché il cattivo in questione ha un sotterraneo insanguinato che gli serve per stuprare e uccidere persone, e l’eroe è lì dentro: cos’altro potrebbe accadere? Naturalmente poi non accade. Lo stupro completo è riservato ai personaggi di sesso femminile, ma ho apprezzato che vi fosse almeno la minaccia. E ho apprezzato che una donna dovesse irrompere là per salvarlo, come il Robin di Kevin Costner fa per Marion, perché lo aspettavo da quando avevo 12 anni. C’è da notare che il film svedese tratto dal libro (non ho visto la versione inglese) omette quella specifica minaccia a Blomqvist. Mi sono sempre domandata perché, se era questione di passo, di lunghezza, o se qualcuno ha pensato che Blomqvist sarebbe stato “svirilizzato” come eroe, se fosse stato solo minacciato da ciò che Lisbeth Salander effettivamente subisce.

Ma andiamo al punto. Il punto non è che io argomenti per tutti questi stupri: il punto è che, se vi sembra a posto il livello attuale di stupri di donne e ragazze nella fiction, dovreste farlo voi. Voi, se vi interessa così tanto il realismo, dovete chiedere lo stupro di Batman e James Bond. In effetti, visto che non solo così tanti personaggi maschili si trovano in ambienti ad alto rischio, ma che essi superano per presenza i personaggi femminili in un rapporto di circa 2 contro 1, noi dovremmo vedere nella fiction un numero praticamente eguale di uomini stuprati e donne stuprate.

Però c’è un altro modo. Anche se il “realismo” richiede che lo scenario includa un gran numero di stupri, c’è più di una maniera in cui si può comunicare ciò al lettore. Si possono avere vittime o vittime potenziali che ne parlano. Non necessariamente a lungo o nei dettagli: se è una presenza così grande nelle loro vite, un rischio quotidiano, non ce n’è necessità. I personaggi sanno che sta succedendo. Si possono avere i personaggi a minor rischio che si preoccupano per quelli più vulnerabili. Non c’è bisogno che noi lettori si veda ogni singolo stupro che accade o è accaduto nel corso della storia. E anche se di tanto in tanto è interessante e rivelatore mostrarci cosa gli stupratori pensano al proposito, se descrivete lo stupro principalmente dal punto di vista del perpetratore di sesso maschile e dell’amato della vittima che vuole vendicarla, e raramente o mai dalla prospettiva della vittima stessa, c’è il forte rischio che stiate rinforzando una narrativa sociale in cui lo stupro è fondamentalmente uno scambio di potere fra uomini (lo stupratore e il marito / l’autore di sesso maschile e il lettore di sesso maschile).

O, se state scrivendo un altro tipo di testo, ed usate lo stupro come crisi motivatrice per un’eroina… bene, può essere fatto in modo brillante, ma è stato fatto così tante volte, ormai, che si rischia di alimentare l’implicazione che le vite delle donne si svolgono in orbite più piccole e più sessualizzate di quelle degli uomini, che c’è solo un brutto tipo di esperienza che esse possono avere, che il resto del mondo con i suoi rischi e i suoi potenziali a loro è chiuso. Si rischia di implicare che le vite delle donne sono definite dalla presenza dello stupro: al punto che una donna non stuprata, o non minacciata di stupro, è una donna noiosa. Queste cose non sono innocue.

Alcune altre domande: “Devo veramente far attraversare al lettore questa esperienza?” Perché chi scrive ha tanti doveri verso chi legge quanti ne ha verso il “realismo”, specialmente mentre si scopre che il realismo è molto meno solido e molto meno unico di quanto lo si immaginava. I vostri lettori sono più reali del “realismo” e possono essere feriti più facilmente.

“Scriverei mai una storia in cui l’eroe maschio viene stuprato, come parte delle sue origini, o come punto focale dal quale poi inizia a lottare, o per ispirare qualcun altro a vendicarsi?” E se la risposta è affermativa, allora probabilmente dovreste farlo. Se lo fate bene, rispettosamente, potrebbe persino essere d’aiuto a liberare dalla stigmatizzazione l’esperienza dei sopravvissuti di sesso maschile. Potrebbe contribuire a diminuire la sensazione che lo stupro definisca in qualche modo l’esperienza dell’essere femmina.

Se invece non lo fareste, chiedetevi perché. E se la risposta è che non potreste mai trovare eroico il sopravvissuto ad uno stupro, che è troppo umiliante persino per pensarci: allora, per il bene di tutti, sino a che onestamente non riuscite a trovare in voi una risposta diversa, dovreste fare a meno del tutto di scrivere di stupro.

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