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(estratto di un articolo di Holly Kearl per The Women International Perspective, 15.4.2011, trad. e adattamento di Maria G. Di Rienzo. Holly Kearl lavora per l’Associazione americana delle donne universitarie a Washington, DC. E’ autrice del libro “Street Harassment: Making Public Places Safe and Welcoming for Women” (Praeger Publisher, 2010), e la fondatrice del sito www.stopstreetharassment.com

Ha scritto articoli per The Huffington Post, The Guardian, AOL, Forbes e Ms.)

 

 

 

Cos’hanno in comune una donna di Bangalore, India, che aspetta un autobus ad un angolo di una strada affollata, un’adolescente del Queens di New York, vestita della sua uniforme scolastica, che aspetta il treno della metropolitana, e una ventenne di Drammen, Norvegia, che infagottata nel suo cappotto invernale torna a casa da sola dopo aver fatto visita ad un’amica?

Per tre anni, donne come queste, da trenta diversi paesi, hanno condiviso le storie delle molestie da loro subite sul mio blog “Stop Street Harassment” (Mettiamo fine alle molestie in strada). Nei loro interventi riferiscono dettagliatamente gli espliciti commenti sessuali, i rimarchi sessisti, i toccamenti, i gesti volgari, i fischi e le masturbazioni pubbliche che gli uomini impongono loro sulle strade, sui trasporti pubblici e nei negozi: solo perché sono femmine e si trovano in uno spazio pubblico.

Dopo aver scritto la mia tesi di laurea sulle molestie di strada quale studente della “George Washington University”, ho deciso che volevo fare di più rispetto a questo problema. Attraverso il blog, fornisco uno spazio dove persone da tutto il mondo possono condividere le loro esperienze ed aumentare la consapevolezza su quest’istanza globale. “Stop Street Harassment” è una piattaforma dove scambiare idee su come maneggiare la questione, che si sia fatto esperienza delle molestie o che si sia testimoni di esse.

I pochi studi a disposizione mostrano che la prevalenza delle molestie di strada è davvero alta. Più dell’80% delle donne ne hanno fatto esperienza in Canada ed Egitto; India e Yemen portano la cifra al 90%. E in solo due indagini condotte ad Indianapolis (Indiana) e nella Bay Area della California la cifra sale al 100%.

Mi sento oltraggiata da questa faccenda perché, a differenza di altre forme di aggressione, le molestie di strada sono riportate come complimenti, o seccature minori, o colpa delle donne stesse. Le molestie in strada sono un’istanza seria: impediscono alla donne di avere lo stesso accesso degli uomini agli spazi pubblici, o del sentirsi in essi benvenute e a proprio agio quanto gli uomini. Le molestie costringono le donne a stare costantemente in guardia, a controllare i dintorni, a nascondersi, ad evitare i contatti tramite sguardo e ad avere il cellulare sempre pronto in caso di bisogno.

E questi sono i dati delle mie ricerche: su base mensile, il 45% delle donne evita di trovarsi in spazi pubblici la sera, ed il 40% evita di trovarvisi da sola. Una su cinque ha cambiato casa per evitare le molestie e una su dieci ha cambiato impiego perché i molestatori le seguivano lungo il percorso casa-lavoro.

A volte mi sento disperata per la vastità della questione. Lo scorso anno, ho avuto l’idea di organizzare un giorno internazionale d’azione per far conoscere la pervasività delle molestie in strada e per contribuire a rompere il silenzio che le circonda. Ho pensato di dichiarare il 20 marzo, giorno dell’equinozio di primavera, Giorno contro le molestie in strada. Speravo di trovare 500 persone che volessero fare qualcosa il 20 marzo: condividere le loro esperienze, parlare ai membri delle loro famiglie della questione, e magari organizzare un evento o una manifestazione. Mi è stato subito chiaro che avevo toccato un nervo scoperto, perché gente da tutto il mondo sembrava aver atteso proprio quest’occasione per mettersi insieme e affrontare la cosa. Sono rimasta stupefatta dal numero di azioni organizzate, e dalle oltre 1700 persone che mi hanno risposto su Facebook dicendomi che si sarebbero impegnate.

Il 20 marzo non sono quasi riuscita a staccarmi dal computer tanti erano i messaggi, i post, le foto inviate dalle attiviste e dagli attivisti: Praga, Città del Messico, Il Cairo, Sudafrica, Canada, Trinidad e Tobago, Nuova Delhi. L’incredibile successo del Giorno contro le molestie in strada, ed il continuo flusso di persone che mi contatta dicendo: “Se l’avessi saputo avrei partecipato anch’io.”, significa che vi saranno altri Giorni simili negli anni a venire. E io so che ogni anno gli eventi saranno più vasti, con ancora maggior partecipazione, perché collettivamente ci rifiutiamo di restare in silenzio rispetto a questo problema e decidiamo di agire, di condividere le nostre storie, di chiedere che le aggressioni finiscano.

 

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