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Posts Tagged ‘gravidanza’

Cosa non si fa per le donne. Il titolo recita: “Campagna contro la denatalità: partorisci in Veneto, avrai lettino e ombrellone gratis a Bibione o Jesolo“.

L’articolo schiuma di entusiasmo e spiega che “in alta stagione non è certo facile trovare un posto in spiaggia, ma chi partorirà a San Donà o Portogruaro non avrà pensieri perché il posto è gratis”!

Poiché i reparti maternità delle due cittadine suddette rischiano di chiudere se stanno sotto la soglia dei 500 parti l’anno, l’Usl 4 se n’è uscita con questa straordinaria promozione in collaborazione con Unionmare Veneto (“un’associazione che rappresenta la corrispondente regionale per il Veneto del S.I.B. – Sindacato Italiano Balenari e componente di Confturismo”) e con il contributo di una banca.

“Nel momento della dimissione post-parto alla mamma viene consegnato, se lo vuole, un “Beach pass” che le consente di utilizzare gratuitamente un ombrellone per 15 giorni, scegliendo se utilizzarlo nell’estate corrente o nell’estate 2020. (…) Obiettivo è, da una parte, invogliare a partorire tra il basso Piave e il Lemene e allo stesso tempo garantire un’organizzazione tale che il servizio comprenda anche i benefici del sole e l’elioterapia per mamma e bambino”.

Sull’organizzazione e il resto del servizio non c’è niente – e per quanto anche una profana come me sappia che l’esposizione alla luce serve a ridurre l’ittero nei neonati, mi è pure noto che essa va usata in maniera estremamente cauta e controllata, non sbattendo la creatura in spiaggia con il beach-pass – perché ovviamente questa genialata è tutto frutto della dirigenza Usl e le madri non le ha ascoltate.

Se lo avesse fatto, invece che all’ombrellone avrebbe collegato l’offerta ospedaliera al senso di fiducia e sicurezza di cui una partoriente ha bisogno, tipo: “gli ambienti sono confortevoli, intimi, tranquilli; le ostetriche sono esperte e asseconderanno i ritmi fisiologici del tuo travaglio; non ci saranno pressioni o forzature nei tuoi confronti; potrai muoverti liberamente con l’assistenza del personale e non sarai inchiodata a un lettino; non sarai sottoposta a procedure superflue (depilazioni ecc.) dal punto di vista medico; potrai avere accanto a te durante il travaglio e il parto una persona cara – la cosa più importante per noi è il tuo benessere, da cui discendono un parto sereno e il benessere del nascituro.”

Ma figurati. Scaduta l’opzione spiaggia nel 2020 – e credetemi, l’ombrellone sarà un flop – l’Usl dovrà inventarsi qualche altra promozione ma naturalmente ancora non andrà nel verso giusto, quello del rispetto che non considera le donne incinte un mero target pubblicitario. Ecco quindi qualche suggerimento al sig. direttore Carlo Bramezza (che io conosco per interposta persona, cioè conosco persone che hanno lavorato con lui – e non mi diffondo in merito).

Per esempio, per attirare partorienti a San Donà si potrebbe offrire loro:

– 2 biglietti gratis per il ritorno nei cinema de “Il caimano del Piave” (1951, ambientato proprio a San Donà), per mamma e partner o amica/o, accoppiati a un bonus babysitter di tre ore, così da unire al beneficio culturale una piccola salutare passeggiata – terapia elioterapica mobile – o la breve visita a un bar sponsorizzato: l’Usl consiglia un succo di frutta ma chiuderà un occhio se non resistete alla tentazione di uno spritz;

– una settimana di cene tipiche a base di brodo di rane, cotechino con polenta bianca, trippa di maiale e dadini di lardo in tegame, sardèe in saór, ritagli di fegato macinato (figadéi), pinza e vin brulè: anche il latte materno deve avere un po’ di gusto, perdinci;

– ingresso gratuito a tutti gli eventi relativi alla Fiera del Rosario (1° ottobre) e eventuale posto bancarella se la madre desidera: a) vendere il surplus di regali stupidi che le hanno fatto per la nascita del bambino; b) raccogliere firme per sollecitare cambiamenti ai vertici gestionali dell’Usl 4.

Maria G. Di Rienzo

P. S. : Per Portogruaro direi di concentrare l’offerta promozionale sui vini: una bella cassa di Lison-Pramaggiore Chardonnay, diciamo almeno 12 bottiglie, dovrebbe essere l’ideale.

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“Per una donna, il solo atto di scrivere o parlare in pubblico è un atto politico. Per lungo tempo la donna è stata confinata a un ruolo di procreazione e matrimonio, e null’altro. Esprimere se stessa tramite la scrittura è reclamare un ruolo che le è stato confiscato. Quest’atto è un mezzo di liberazione e un’arma che difende. Dare parola al suo dolore e al suo status sono modi di sconfiggere le sue drammatiche condizioni e di essere in carico del proprio destino. Essere consapevole della propria condizione, portare testimonianza, denunciare l’ingiustizia, concepire se stessa in altra maniera, cambiare le cose – tutto ciò può essere lo scopo di qualsiasi poeta, ma certamente è il mio.” Rachida Madani, scrittrice e poeta marocchina contemporanea, attivista femminista.

Anche le parole che seguono sono sue. Sono tratte dal suo libro “Tales of a Severed Head” (“Storie di una testa mozzata”), nello specifico da “The First Tale” (“La prima storia”) – le ho scelte per commemorare Fatima, che nel pomeriggio di domenica 25 novembre si è lanciata contro un treno in corsa a Pontedera. I giornali non la identificano con un cognome, era “una ragazza marocchina di 18 anni, incinta al terzo mese”. Fatima se n’era andata di casa per stare con un “fidanzato” – uso a maneggiar stupefacenti e con un divieto di dimora nel Comune di Pisa – che alla fine non voleva occuparsi del figlio in arrivo. Lei lo ha lasciato, ma pare che la famiglia non l’abbia riaccolta. Era sola. Ha cominciato a correre, ha corso sino all’impatto, violentissimo, che l’ha distrutta. Di lei resta una borsetta “con i documenti e pochi spiccioli”.

Lei è giovane, bella come un grappolo

primaverile

che tenta di fiorire per l’ultima volta

(…)

Ma il treno arriva

ma il ramo si spezza

ma di colpo sta piovendo nella stazione

nel mezzo della primavera.

E il treno emerge da tutte le direzioni

Fischia e attraversa direttamente la donna

per tutta la sua lunghezza.

Dove la donna sanguina, non ci sarà primavera

mai più.

Maria G. Di Rienzo

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unfpa 2018

Il 16 ottobre scorso è uscito il “Rapporto sullo stato della popolazione mondiale 2018”, a cura del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, illustrato sopra.

Per quel che riguarda i diritti riproduttivi e di salute delle donne, il potere decisionale evocato dall’immagine è ancora ristretto e irto di difficoltà. “La vera misura del progresso sono le persone in se stesse: – dice nel Rapporto la dott. Natalia Kanem – in special modo il benessere di donne e bambine, il loro godimento dei loro diritti e di piena eguaglianza, e le scelte di vita che sono libere di compiere.”

Qualche estratto, assemblato:

“Nel 1994, i governi si impegnarono a mettere le persone in grado di fare scelte informate sulla loro salute sessuale e riproduttiva riconoscendola questione di diritti umani fondamentali. 25 anni più tardi, l’universalità di tale condizione non è stata raggiunta.

Donne con necessità non soddisfatte di accesso a contraccezione moderna vanno incontro a più di quattro su cinque gravidanze indesiderate nei paesi in via di sviluppo. Ma le necessità non soddisfatte esistono in pratica ovunque, anche nei paesi a bassa fertilità.

Le donne hanno bisogno di conoscenza per esercitare i loro diritti riproduttivi e decidere se, quando e come restare incinte. Tale conoscenza dovrebbe essere impartita ai giovani prima che essi diventino sessualmente attivi. Ogni piano di studi scolastico dovrebbe comprendere educazione sessuale adeguata all’età ed esauriente su diritti, relazioni e salute sessuale e riproduttiva, con un’enfasi sull’eguaglianza di genere.

I deficit nei diritti delle donne sono strettamente legati a quelli nei diritti riproduttivi. La discriminazione di genere può precludere alle donne l’accesso ai servizi sanitari di cui hanno bisogno per fare le proprie scelte sulla contraccezione. Ove le donne sono subordinate in ambiente domestico o soggette a violenza di genere possono avere ben poco controllo sulla propria fertilità.

L’eguaglianza di genere dovrebbe essere sancita in ogni politica nazionale. Stanziamenti sensibili al genere, che selezionano le politiche per direzionarvi risorse pubbliche sulla base del loro contributo all’eguaglianza di genere, possono essere attrezzi importanti per velocizzare il progresso.

Il lavoro sulle norme sociali è pure essenziale. Sebbene le donne nel mondo siano sempre più consapevoli dei loro diritti, le attitudini che si riscontrano fra gli uomini restano le barriere principali. Le donne ovunque si fanno carico di una quota sproporzionata di lavoro di cura non pagato, il che può scoraggiarne alcune dall’avere quanti figli vogliono. Al contrario, per quelle che hanno più figli di quelli che desiderano, le richieste del lavoro domestico possono diventare un insormontabile ostacolo all’assicurarsi lavoro pagato o al partecipare alla vita comunitaria.”

Maria G. Di Rienzo

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Ieri, in occasione dell’International Day of the Girl (Giorno Internazionale della Bambina/Ragazza – Nazioni Unite), Nara è stata simbolicamente “presidente per un giorno” del suo paese, il Paraguay.

Paraguay - president for a day

Nara è una scolara di 11 anni e mira a diventare ingegnera: “Il mio esempio per le altre ragazze, come presidente, deve servire a dire loro di non mollare mai e di avere fiducia in se stesse. Non sono solo i ragazzi a poter ottenere risultati.”

Cos’ha deciso di affrontare durante il suo mandato? Quel che ritiene essere il problema più grave e urgente per donne, ragazze e bambine: contrastare la violenza sessuale e raggiungere l’eguaglianza.

La violenza sessuale è la questione principale che blocca le ragazze, ha detto Nara: diverse sue amiche coetanee sono già state stuprate – l’ultima cinque mesi fa, dal proprietario di un negozio in cui era entrata a far compere.

“Le cose più difficili per le ragazze, qui, sono gli abusi, le molestie, gli stupri. Le ragazze si sentono intrappolate dentro se stesse, a causa delle violenze di cui hanno fatto esperienza.” L’alta percentuale di adolescenti incinte è diretta conseguenza di tali esperienze: una gravidanza su cinque, in Paraguay, concerne una minorenne e la maggioranza di tali casi sono risultati degli stupri subiti.

“Vorrei che le ragazze fossero trattate da eguali. – ha detto ancora Nara – Gli uomini ci lasciano sempre indietro e mettono ostacoli sulla nostra strada.”

Maria G. Di Rienzo

(Fonti: Thomson Reuters Foundation – a cui appartiene il particolare dell’immagine sopra; Devdiscourse; UN Women.)

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(brano tratto da: “From midwife to MP – Advancing the rights of women in the Comoros”, di Nasser Youssouf – anche l’immagine è sua – per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, 4 aprile 2018, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Oumouri

(La deputata Hadjira Oumouri partecipa alla maratona comoriana durante il Giorno Internazionale delle Donne. La sua maglietta dice: Io sono più di una madre. Sono anche una donna con delle ambizioni.)

Moroni, Unione delle Comore – Come levatrice Hadjira Oumouri, 49enne, ha passato anni facendo attivismo per la salute e i diritti delle donne. Oggi è la seconda donna mai stata membro del Parlamento delle Comore e attualmente l’unica deputata di sesso femminile.

La sua esperienza ha intessuto il suo essere una guida. Sin da quando è stata eletta, ha introdotto molteplici provvedimenti per promuovere l’eguaglianza di genere e ha lavorato duramente – con successo – per ottenere il sostegno dei suoi colleghi maschi.

“Io penso che la lotta delle donne sia quotidiana. – ha detto – La politica è anche una lotta che devi continuare a fare.”

La diseguaglianza di genere resta un preoccupazione significativa nell’Unione delle Comore. In un sondaggio del 2012, tre donne su dieci hanno riportato di essere state date in mogli da bambine. Dai 15 anni in su, il 40% delle donne fa esperienza di violenza fisica.

Le donne hanno anche minori livelli di alfabetizzazione e partecipazione alla forza lavoro rispetto agli uomini, e trovano barriere nell’accesso ai servizi sanitari. Circa un terzo delle donne sposate hanno una necessità non soddisfatta di pianificazione familiare e circa metà delle donne sposate dicono che le decisioni relative alla loro salute sono principalmente prese dai loro mariti.

La mancanza di empowerment e di accesso ai servizi sanitari possono persino essere mortali. Secondo i dati del 2015 delle Nazioni Unite, circa 335 donne comoriane muoiono per cause legate alla gravidanza su ogni 100.000 che partoriscono restando vive: per fare un paragone, nelle regioni più sviluppate il numero di decessi è pari a 12. Come levatrice, Oumouri è stata testimone di prima mano di molte di queste istanze.

Nel 1995 cominciò a lavorare con Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione per aumentare la consapevolezza sulla pianificazione familiare nella sua zona natale, la remota area di Mbadjini. Ha immediatamente affrontato le difficoltà che le donne fronteggiano – in particolare la mancanza di informazioni sulla salute femminile e sui contraccettivi. “E’ stato necessario sensibilizzare la popolazione.”, dice Oumouri. Esplicita attivista per i diritti delle donne, creò all’epoca anche un’associazione rappresentativa delle donne e delle bambine di Mbadjini. Infine, fu eletta sindaco del Comune di Itsahidi e, nel 2015, si presentò alle elezioni parlamentari del paese.

“Ciò che mi ha motivata è stato il vedere quante ineguaglianze riguardano le donne.”, ha detto. Oggi è l’unica donna su 33 membri dell’assemblea nazionale. Oumouri vuole anche vedere più donne partecipare alla politica. “Anche nelle posizioni ottenute per nomina, vedi che c’è un’unica ministra nel governo. E’ abbastanza? Io non lo credo.”

Oumouri ha promosso una legge che richiede diversità di genere nelle nomine fatte da governatori e capi di stato e chiede anche che le nomine fatte da partiti politici includano uomini e donne: “Ho pensato che se potevamo avere una legge che sostenesse le donne sarebbe stato un gran passo avanti. E’ anche un modo per motivare le donne a risvegliarsi e far campagna nei partiti politici.”

La legge è passata con voto unanime.

Oumouri ha anche proposto legislazioni specifiche per combattere le molestie sessuali sul posto di lavoro e nelle classi scolastiche. Oggi, lavora in stretto contatto con le associazioni di donne e persone esperte di genere e salute riproduttiva – incluse quelle del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione – per rispondere alle necessità di donne e bambine.

“Penso che mi sto facendo sentire.”, ha detto Oumouri.

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palma-fazakas

(brano tratto da: “Stop bawling” – Obstetric violence in Hungary”, un’intervista a Pálma Fazakas – in immagine – coordinatrice dell’associazione ungherese EMMA, di Judith Langowski per European Young Feminists, 2016. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. EMMA fornisce informazioni su gravidanza e parto, partecipa a ricerche accademiche, offre seminari e gestisce una linea telefonica per le donne e i loro familiari che incontrano violenze e violazioni durante la loro permanenza in ospedale. Inoltre coopera con organizzazioni e gruppi a livello nazionale e internazionale mirando a ottenere per le donne, ovunque, un sistema ostetrico accogliente e rispettoso. Il 20 marzo scorso l’associazione ha organizzato a Budapest una manifestazione di piazza sui diritti riproduttivi, appoggiata anche da eminenti professionisti in campo medico e ginecologico: la manifestazione ha generato un vero e proprio movimento chiamato “La Rivoluzione delle Rose” e mira a suscitare consapevolezza sul fatto che, come Palma dice, “la violenza ostetrica è una forma di violenza contro le donne e primariamente una forma strutturale di violenza. Deve essere trattata per tale, di modo da divenire parte della discussione generale sulla violenza contro le donne.”)

Poche persone hanno sentito parlare di diritti “ostetrici” o “relativi al parto”. Cosa significa e perché essi sono in pericolo secondo te? Una donna in Ungheria può oggi decidere liberamente se, quando, come vuole partorire?

Pálma Fazakas (PF): I diritti riproduttivi non comprendono solo il se e quando una donna vuole avere un figlio ma anche in che condizioni dà alla luce quel figlio: dove vuole farlo e chi ella vuole accanto. I diritti universali delle partorienti hanno profonde radici nei diritti umani e includono il diritto umano alla salute, quello all’autodeterminazione e quello ad avere una vita privata. Ogni donna che partorisce ha il diritto alla salute fisica, emotiva e sociale durante il processo della nascita.

Ha il diritto di scegliere liberamente le condizioni in cui avviene la nascita e gli interventi praticati sul suo corpo (dopo aver avuto informazioni esaurienti su di esse), ha il diritto alla protezione dei suoi dati personali e, infine, a essere trattata sempre con dignità e rispetto, senza discriminazioni.

Sfortunatamente, la donna partoriente spesso deve affrontare molti ostacoli per arrivare a prendere decisioni libere e informate. Poiché non esistono informazioni o statistiche su come gli ospedali trattano le partorienti in Ungheria, le donne si devono basare sul passa-parola fra di loro per sapere come va in un determinato ospedale.

Le discriminazioni avvengono per la maggior parte durante il processo della nascita: tramite suggerimenti negativi (“non funzionerà”, “hai le anche troppo strette”), umiliazioni e commenti irrispettosi (“smetti di ululare”, “mica strillavi quando lo hai concepito”, “non è che faccia così male, via”, “comportati decentemente”), o tramite il non rispetto della privacy della donna (il lasciare la porta aperta durante il parto, l’entrare e l’uscire senza permesso).

In questa situazione, è molto importante per me sottolineare che il sistema legale non può buttare la responsabilità sulla donna, ma che essa appartiene al suo ambiente: noi, il suo ambiente, dobbiamo garantire alla donna la possibilità di esercitare i suoi diritti. Non dovrebbe essere costretta a lottare per farlo.

In che modo cooperate con gli ospedali? Là, il problema è che spesso medici e infermieri non hanno abbastanza tempo per offrire un trattamento dignitoso alle donne incinte. Come può essere cambiata questa situazione?

PF: Le priorità e le prospettive delle donne, dei professionisti e dell’amministrazione politica che organizza la sanità non coincidono. Quel che noi vogliamo è che professionisti e amministratori ascoltino e prendano nota di ciò che le donne ritengono importante. E’ sovente una questione di tempo e prospettiva l’includere i desideri delle donne che partoriscono. E queste due cose sono le più difficili da ottenere quando hai già consumato tutte le risorse. Ma abbiamo bisogno sia di tempo sia di inclusione di prospettive diverse per assicurare dignità durante il processo della nascita.

La salute va oltre l’avere una madre e un neonato vivi. Con ogni nascita una nuova vita, una madre, una nuova famiglia nascono, o la famiglia già esistente cresce, in senso fisico, emotivo e sociale. La nostra associazione crede che l’avere buona cura cominci dalla donna, la madre. Ogni cosa che aiuta la madre serve anche al neonato e alla famiglia e, infine, alla società. La madre e il bambino sono in questo senso un’entità non separabile e i loro rispettivi interessi non dovrebbero essere messi gli uni contro gli altri, ne’ durante il parto ne’ dopo. E la cosa migliore per la madre è includerla nel modo giusto, così che dia forma al processo essendone parte attiva.

Questa prospettiva è completamente differente dal modo in cui i professionisti della sanità sono stati e sono attualmente addestrati in Ungheria. Allo stesso tempo, notiamo che molti professionisti sentono come ci sia bisogno di un cambiamento. E vedono, anche, che questo cambiamento è di beneficio alla loro professione, che può portare loro maggiori soddisfazioni.

Facciamo esperienza di alcune istituzioni dove il dialogo e lo scambiarsi esperienze è possibile. Parlare apertamente, direttamente, costruttivamente: solo questo può farci muovere in avanti.

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(immagine della manifestazione del 20 marzo 2016 a Budapest)

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Maria Fernanda

Maria Fernanda Pineda Calero ha 16 anni, è già all’università dove studia ingegneria civile, un campo che ha scelto perché, oltre a piacerle, è specificatamente dominato dagli uomini e Maria vuole fare a pezzi tutti gli stereotipi sulle donne “incapaci” che incontra. Ama il calcio, ama ballare e ama immensamente i libri della scrittrice femminista Marcela Lagarde. Si definisce femminista lei stessa e in futuro spera di diventare, oltre che ingegnera, un’attivista sempre più efficace.

Sì, perché Maria è anche la Coordinatrice di “Sono nata per volare”, un gruppo rivolto alle ragazze organizzato dalla “Asociación de Mujeres Constructoras de Condega” (“Associazione delle Donne Costruttrici di Condega” – che è la città del Nicaragua dove Maria Fernanda è nata e vive).

Maria si è unita al gruppo quando aveva 12 anni e nelle sue stesse parole “portava addosso il peso di una cultura dove il machismo è molto presente”; non rispettata dal patrigno, non ascoltata dalla madre che la subissava di proibizioni perché femmina (fra cui il divieto di giocare a pallone) e bullizzata a scuola, aveva bisogno di sentirsi dire da altre donne che aveva valore e che per lei c’era posto.

In “Sono nata per volare”, Maria e altre ragazze hanno affrontato argomenti inerenti la salute sessuale, il genere e il femminismo, cose – racconta sempre Maria – “di cui nessuno parlava”. Dopo aver appreso che le donne hanno diritti umani, Maria dice di aver imparato a riconoscere la discriminazione di genere nella sua vita quotidiana e ha cominciato a vedersi in modo differente. Il gruppo le ha dato la fiducia in se stessa necessaria ad affermarsi, in casa e a scuola e ovunque: “Adesso possono dirmi quel che vogliono di me, ma io so che non è la verità. Io sono ciò che sono, non permetto a insulti e prese in giro di metterlo in discussione. Voglio che la gente sappia questo: l’essere donna non mi rende in alcun modo inferiore. Io ho la stessa identica capacità degli uomini di fare qualsiasi cosa.”

Attualmente, “Sono nata per volare” comprende 84 ragazze provenienti sia da zone urbane sia da zone rurali del Nicaragua. La sua azione si sta però dirigendo in modo più intenso alle zone rurali perché è là che le ragazze restano incinte a 13/14 anni (il 27% delle adolescenti nicaraguensi affronta una gravidanza). La conoscenza che il gruppo offre a queste fanciulle, dice Maria, è cruciale per il loro futuro.

Prendete me. Adesso, avere un fidanzato non è una mia priorità. Appoggiarmi a qualcuno neppure. Qualche volta mi chiedo quanti figli avrei adesso se non avessi partecipato ai seminari quando avevo 12 anni.”

Maria G. Di Rienzo

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P.S. Be’, ma naturalmente il femminismo è qualcosa di vecchiotto e puzzolente maneggiato da signore di una certa età benestanti e bianche, no? Peccato che solo su questo miserabile blog ci siano circa 1.000 storie giovani e anziane, di colore e povere o appartenenti alla classe lavoratice: tutte storie femministe, come quella di Maria Fernanda.

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(Tratto da “Open Letter to My Unborn Daughter (or Son)”, di Staceyann Chin, scrittrice, poeta, attivista, 23.8.2011 – The Huffington Post. Trad. Maria G. Di Rienzo)

Cara Figlia (o caro Figlio),

alcune persone sono preoccupate. (…) Pensano che sapere troppo sul tuo padre biologico, o saperne troppo poco, o avere una madre apertamente omosessuale, o due, ti causerà dolore non necessario. Ho preso in considerazione i loro input ed ho deciso di scriverti una lettera aperta su tutto questo.

Comincio con il riconoscere che ci saranno difficoltà nella tua vita: ognuno ne ha. E il mondo in cui viviamo è crudele, ingiusto e zeppo di diseguaglianze che tu finirai per conoscere sin troppo bene perché (ma non solo) sarai nera, figlia di un’immigrata lesbica rompiscatole, casinista e dissidente. La tua vita non comincerà in una condizione economica di benessere. E il modo in cui sei stata concepita ha dato inizio ad accese discussioni in cui i perfetti sconosciuti come gli amici hanno mostrato quanto sia complicato essere umani ed essere vivi nell’era dell’informazione.

Sono passati tre mesi da quando ho visto quella sbiadita seconda linea sul test di gravidanza fatto in casa. Non so bene cosa mi aspettassi, ma certamente non una corsa in salita contro il mio stesso corpo. Non voglio contrattare su questo. Sapevo bene che avresti cambiato la mia vita. Solo, non sapevo in che misura, ne’ quanto mi sarei sentita sola a percorrere questa strada senza una partner.

Non fraintendermi. Non ho alcun rimpianto. Lo rifarei immediatamente se questo significa che poi esploreremo questa vita in continua evoluzione insieme. Sto già meglio per l’aver deciso di cominciare il viaggio che mi porterà ad avere una famiglia. La speranza è tornata nel mio cuore. Sono in grado di veder miracoli nella vita quotidiana, di scoprire la celebrazione della più piccola delle vittorie. Ed ogni giorno in cui mi sveglio respirando, e tu fluttui dentro di me, sono grata e cerco modi di dimostrarlo.

Temo però di non star maneggiando gli aspetti fisici della gravidanza molto bene. Tutto in me sembra incerto, fluente: la mia pelle, il mio stomaco, i miei seni, le mie papille gustative, le mie viscere, le mie emozioni, la mia capacità di mangiare quello che desidero: ogni aspetto di me è diventato un imprevedibile allarme, qualcosa che minaccia ogni volta di andar storto. L’unica cosa che mi mantiene sana di mente e in grado di sopravvivere a qualsiasi disastro è la volontà di diventare tua madre. (…) Ma ti devo dire che quelle immagini di donne incinte che ho visto sui magazine e sui siti web sono decisamente fuorvianti. Io non ho avuto un singolo momento che assomigli alla calma totale di cui sono infuse. Da mesi, ormai, rigetto un pasto su due. Non riesco a dormire più di due ore consecutive, perché devo alzarmi a fare la pipì 4 volte per notte.
Nulla di piccante è passato attraverso le mie labbra giamaicane da dio sa quando. Posso passare dal sentirmi sazia al sentirmi affamata in tre minuti – e se non mangio immediatamente i conati di vomito che seguono mi lasciano a stento in grado di respirare distesa sul pavimento del bagno. I miei movimenti intestinali assomigliano un po’ all’economia mondiale: sforzi volonterosi largamente inutili.

Sto anche avendo i più creativi degli incubi. (…) Ho sognato di mettere al mondo un cucciolo, un pappagallo, un libro di poesie ed un bambino con la faccia (e le politiche) di George W. Bush. Alcune notti ho persino paura di addormentarmi, di sognare un qualche nuovo orrore da cui non riuscirò a svegliarmi. Sopporto tutto questo senza che ci sia nessuno a carezzarmi la schiena e i capelli, ad abbracciarmi gentilmente ricordandomi che gli incubi non sono reali. Perciò ogni volta in cui vedo la fotografia di qualche donna incinta con le mani posate soavemente sul ventre gonfio, che esibisce quel sorriso beato, sento l’urgenza di lottare con lei rotolando a terra, e di chiederle perché sta perpetuando la bugia che la gravidanza sia un processo privo di stress, in cui le donne diventano l’immagine della gioia perfetta. (…)

Inoltre, sono ossessionata dalle tue piccole mani, piedi e orecchie che si sono già formate dentro di me. Mi chiedo se tutto è come dovrebbe essere. E mi domando se sono già una cattiva madre a concentrarmi sulle dita, le ciglia o i reni che potresti avere o non avere. Inutile dirlo, in questo momento sono un completo disastro. Mi arrovello su qualsiasi cosa. Voglio che tu arrivi con tutte le tue parti al posto giusto. Voglio tu sappia che – nonostante quel che la gente dice del tuo concepimento tramite fecondazione assistita – io ti amo già, e mi preoccupo per te, e voglio il meglio per te. Voglio tu sappia che ho fatto una pletora di errori in vita mia, che ho urtato amanti, cugini e amici ed estranei. Non sono perfetta, e desidero scusarmi per tutti gli errori che ho già fatto con te, in special modo per quelli di cui non sono neppure consapevole.

E vorrei fare un patto con te: che tu ed io si sia d’accordo sull’essere comprensive, leali ed oneste, e piene di compassione l’una per l’altra, e per le persone che non sono proprio come noi vorremmo che fossero. Mi piacerebbe se tu ti unissi a noi nel contrastare gli ignoranti pieni di odio che vogliono togliere alle donne i diritti riproduttivi, o che etichettano e valutano le persone basandosi sul colore della loro pelle, o su che compagni scelgono, o sulla parte di mondo da cui provengono. Crescendo, ti accorgerai che persone spaventose e potenti hanno ridotto ad una parodia il nostro bellissimo pianeta, e che le ideologie socio-politiche che controllano i nostri modi di vivere sono di mente ristretta e condite di bigottismo.

Sarebbe una dolce vendetta crescere una figlia o un figlio che durante la sua vita tenterà di disfare tutto questo. Ma ti prometto che anche se sceglierai di non farlo, io ti amerò comunque. Ce la metterò tutta nel sostenerti mentre ti farai strada nel mondo; tenterò di sorridere prendendo un morso dal tuo sandwich mezzo mangiato e pieno di saliva; ti festeggerò in ogni caso, che tu sia no al primo posto; sarò presente nei momenti importanti della tua vita e ti lascerò sempre spazio per esplorare ciò che vuoi essere.

Creatura mia, queste promesse sono solo ciò che io intendo fare. Ti garantisco il permesso, quando verrò meno a queste grandiose intenzioni, di sventolarmi davanti questa lettera e di ricordarmi cos’ho scritto molto tempo prima che tu nascessi. Con amore, e nella speranza che tu arrivi sana e salva, tua madre Staceyann Chin.

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