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gollum berlino

“Il mio tesoro!”

(Murale di Eme Freethinker, Mauerpark, Berlino. Particolare di un’immagine di John MacDougall.)

In tempo di pandemia, anche Gollum sta ripensando le priorità della sua vita: voglio dire, provate a usare un anello al posto della carta igienica… disastro.

E allora, non fatelo.

Non inseguite modelli irraggiungibili, non distruggetevi per rispondere alle aspettative altrui, smettete di recitare il personaggio “appropriato” e vivete la vostra vita come volete, come ciò che siete.

La vostra felicità non dipende dall’approvazione di una giuria sociale, familiare, lavorativa, scolastica. Se vi concentrate sui “risultati” da ottenere nell’attenervi alle prescrizioni, la vostra felicità sarà sempre distante di un podio e l’ansia vi impedirà sia di godere dei singoli momenti di gioia sia di perseguire i vostri sogni.

Le vostre fondamenta e il vostro motore sono le persone che amate e che vi amano. Abbiatene cura. Davanti al pericolo, al bisogno, alla sofferenza tutto quel che avrete di prezioso per restare a galla e ripartire saranno le vostre relazioni.

Maria G. Di Rienzo

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untameable s

Non hanno neppure un anno di vita (sono nate nel settembre 2016) ma c’è chi vorrebbe morissero di già: le Untameable Shrews – Bisbetiche Indomabili, collettivo artistico femminista, sono state aggredite online in ogni modo possibile e durante marce e manifestazioni quando sono state riconosciute. L’anonimato è la sola loro protezione.

Il motivo per cui gruppi e personaggi assai trasgressivi e liberati le assaltano, proprio allo stesso modo di misogini e sessisti, è che lavorano contro il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, discutono dell’impatto che la pornografia ha sulla società e della sua relazione con la violenza di genere, chiedono la fine del commercio di sesso e dell’industria correlata, organizzano campagne contro pubblicità sessiste… cioè, fanno ciò che il modo in cui si sono definite richiede: femminismo.

Dalla nativa Australia le Bisbetiche si sono già diffuse in piccoli gruppi autonomi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Nuova Zelanda e in Perù. In questo articolo state infatti vedendo esempi dei loro graffiti in giro per il mondo, ma creano anche poster, stencil, striscioni ricamati, adesivi ecc.

untameable s. australia

(Così hanno “decorato” i muri esterni del bordello “Daily Planet” di Elsternwick, Melbourne, Australia)

Quando qualcuno strappa o cancella i loro lavori non si offendono. E’ la prova, dicono, che il messaggio sta passando e tutto quel che è necessario fare è appendere un nuovo manifesto o dipingere di nuovo il muro. Dopotutto il loro motto è: “Conquisteremo il mondo con un atto di disobbedienza civile dopo l’altro”. Maria G. Di Rienzo

untameable shrews

(Stop – alla richiesta di commercio sessuale)

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Immaginate di fare una passeggiata in centro città, in un bel giorno di primavera, e di vedere autobus e taxi decorati di splendidi disegni con queste frasi:

LA VERGOGNA E’ DELLO STUPRATORE, NON DELLA VITTIMA

QUANDO INSULTI UNA DONNA, INSULTI LA NAZIONE

NON C’È AMORE SENZA CONSENSO

DOBBIAMO PROTESTARE PER FERMARE I CRIMINI CONTRO LE DONNE

Io personalmente ne sarei deliziata. E’ quanto hanno fatto una cinquantina di attiviste del Bangladesh, appartenenti all’ong femminista “Meye” (“Ragazza”), ai risciò della loro capitale, Dacca.

rickhsaw

I caratteristici veicoli sono da sempre dipinti con i soggetti più disparati, che vanno dalle immagini religiose alle star dello spettacolo, e sovente servono come “lavagna” per gli umori popolari sulle questioni più dibattute in campo politico e sociale.

Il Bangladesh ha un problema serio di violenza di genere: l’87% delle donne sposate, secondo i dati delle inchieste governative, soffrono della violenza loro inflitta dai mariti, le molestie in strada sono comuni e assai pesanti, i casi di stupro continuano ad aumentare.

Non è la prima volta in cui le donne di “Meye” rispondono con un’esplosione di arte a un’esplosione di violenza. Nel 2015 reagirono agli assalti perpetrati contro le donne durante le celebrazioni del primo dell’anno occupando il campus dell’Università di Dacca con dipinti, striscioni, musica, racconti e poesie.

L’evento di quest’anno con i risciò si è tenuto il primo di aprile e si chiamava “Rongbaji”, il cui significato letterale è “giocare con i colori”, ma come spiega una delle organizzatrici Trishia Nashtaran: “Nel linguaggio colloquiale la parola si riferisce ai marmocchi viziati che sono soliti stazionare sui marciapiedi per molestare e insultare le donne. Lo abbiamo scelto sia per il significato letterale, sia per il tono sarcastico di quello colloquiale.”

artista bangladesh

Il manifesto di “Rongbaji” invitava a partecipare femmine e maschi, perché “come siamo uniti quando festeggiamo, così dobbiamo essere uniti quando è il momento di protestare contro un’ingiustizia.”

Noi ora speriamo che gli artisti dei risciò continueranno ciò che noi abbiamo iniziato, ovvero il riportare i messaggi delle donne. Grazie alle ruote in movimento dei risciò i nostri slogan continueranno a raccontare le nostre storie per tutta Dacca. – dice ancora Trishia – Altre organizzazioni hanno deciso di diffondere la loro protesta in questo modo. Le parole sciameranno in molti luoghi e troveranno la via per incontrare i pensieri delle persone, guidandoci verso un domani migliore.” Maria G. Di Rienzo

alcune delle pittrici

(Le immagini sono di Sabrina Aman Reevy e di Navida Ameen Nizhu.)

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Dieynaba Sidibe

Dieynaba Sidibe, in arte Zeinixx, accanto al muro su cui ha dipinto lo slogan “La povertà è sessista” (il posto è l’Africulturban Centre a Pikine, un sobborgo di Dakar, Senegal, dove si radunano giovani artisti, soprattutto musicisti hip hop).

Dieynaba, 25enne, è la prima donna graffitista riconosciuta come tale nel suo paese. Inoltre, è una poeta, una femminista e un’attivista per il cambiamento sociale. I suoi murales hanno spesso come tema i diritti delle donne e ha cominciato a produrli nel 2008: “E’ perché voglio esprimere molte cose. La differenza fra dipingere graffiti e dipingere su una tela è che quando uso una tela è perché io voglio disegnare, invece con i graffiti sono più concentrata sul messaggio sociale. Le donne sono marginalizzate nella società e io penso che la mia arte possa aiutare la gente a capirlo.”

Sin da quand’era bambina, Dieynaba usava i soldi della sua “paghetta” per comprare carta e colori. Un giorno tornò a casa da scuola per scoprire che sua madre le aveva buttato via tutto, disegni compresi. Nella sua famiglia non era considerato appropriato che una femmina fosse un’artista. La madre di Dieynaba avrebbe però accettato che la figlia studiasse per diventare medica. Riflettendo sull’episodio, Dieynaba dice che “la società ha creato un posto per le donne e quando tu tenti di uscirne, cominciano i problemi.”

E anche se ti adegui, le diseguaglianze non scompaiono: “Per esempio nei salari: quando un uomo e una donna hanno lo stesso grado di istruzione e le medesime capacità di lavorare e riflettere, alla fine del mese non riscuotono la stessa paga.”

Dieynaba Sidibe2

La “battaglia” con la sua famiglia questa giovane artista l’ha vinta (ora i suoi parenti sono orgogliosi di lei) ma poiché è una donna sa di dover lottare ancora: “Come donne abbiamo ottenuto molto in Senegal, in termini di diritti, ma molto di più rimane da fare.” La cosa la preoccupa? Per niente: “Tutte le donne, ovunque, siano pescivendole, graffitiste o impiegate in un ufficio… siamo tutte lottatrici. Le donne stanno lottando per essere libere di esercitare la propria volontà e di svolgere le professioni che a loro piacciono, per essere pagate per il loro lavoro quanto si pagano gli uomini, e per poter seguire le proprie passioni.” Maria G. Di Rienzo

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La giustizia sociale dev’essere accessibile. Quando l’arte è sulla strada, tu non hai idea di chi la vedrà. E’ accessibile a ogni classe e ogni razza e non si trova solo in una galleria dove qualcuno non penserà mai di entrare.”

Malena Magnolia al lavoro

E perciò le opere di Malena Magnolia stanno sui muri degli edifici, per le strade. Prepara i disegni intagliandoli nella plastica, poi raccoglie dal suolo terriccio e creta con cui fa il fango, perché non vuole usare lo spray che inquinerebbe l’ambiente. Quando infine arriva nel luogo che ha scelto, incolla gli stencil con largo nastro isolante e riempie i vuoti di fango con una spugna umida. Rapidamente, perché la sua azione è illegale. Ma il suo viaggio per rendere pubblico un contrasto artistico alla violenza di genere dura ormai da anni, e le maggiori città statunitensi ed europee sono state segnate dal suo passaggio.

Chiunque può farlo ed è questo che adoro. E’ il processo artistico meno costoso che io abbia mai usato in vita mia.” Malena è diventata un’artista di strada mentre apprendeva diverse tecniche di pittura e disegno all’università. L’ambiente aveva scosso i convincimenti religiosi nei quali era stata cresciuta e Malena era sempre più coinvolta in iniziative politiche femministe.

Malena è stata allevata in una famiglia di Mormoni. Molestata sessualmente dal proprio zio paterno quando era ancora un’infante, a 14 anni ha visto il padre – che aveva raggiunto una carica sacerdotale nel gruppo – andare in galera per aver molestato tre minorenni.

Attorno ai vent’anni, quando già viveva per conto suo, scrisse una lettera al padre “per tagliare i legami con lui definitivamente”, ma non la spedì che un anno più tardi, quando capì esattamente cosa avrebbe fatto della propria arte, assieme ad un nuovo scritto: aveva compreso di non essere imprigionata nel passato e che proprio come i suoi stencil di fango esposti agli elementi si dissolvono pian piano, anche il dolore più profondo può evolversi fluidamente e diventare meno permanente.

Così, stencil e fango sono gli attrezzi che lei usa facendo volontariato con le vittime di violenza, fornendo loro un metodo per condividere esperienze e messaggi. Non tutte le persone riescono a parlare durante le sessioni al rifugio: di un gruppo di adolescenti in carico ai servizi sociali per gli abusi subiti, ad esempio, lei ricorda una ragazzina che non aprì bocca per tutto il tempo: “Aveva l’aria da “dura”, sembrava arrabbiata. Ma nonostante il suo silenzio precedente, si animò di colpo facendo il fango e gli stencil. Ha disegnato un mucchio di cose con slogan del tipo Siamo qui per te e Non sei obbligata a dire sì.

opera di Malena

La relazione fra storia, guarigione e tempo è ciò che forma la prospettiva di Malena su arte e vita. Nel cercare qualcosa che sfidasse la violenza contro le donne tramite il potere del dialogo e dell’espressione creativa, Malena ha di proposito destinato la sua arte di strada ad essere effimera.

Sapere che le cose non durano per sempre è curativo in se stesso.”, dice. Maria G. Di Rienzo

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(“When Egypt Deletes Women’s Rights Heroines From School Textbooks”, di Maha El Nabawi per Worldcrunch, marzo 2013, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

 Brigate Mona Lisa

Il Cairo – Fu un giorno cruciale quello in Doriya Shafiq, prominente attivista per i diritti delle donne, guidò coraggiosamente una marcia di 1.500 donne sino alle porte del Parlamento egiziano: era il 19 febbraio 1951. La dimostrazione durò senza cedimenti per molte ore, e Shafiq fu infine ricevuta all’interno del Parlamento, dove il consiglio accettò di prendere in considerazione le richieste delle donne egiziane.

Assieme a coloro che l’hanno preceduta, incluse Hoda Shaarawi, Nabawiya Moussa e Ceza Nabarawi, Shafiq resta una delle pioniere del movimento di liberazione delle donne nel ventesimo secolo in Egitto. La sua marcia sul Parlamento ebbe come risultato più tardi l’inclusione del suffragio per le donne nella Costituzione del 1956. Ma, nonostante le sue molte gesta, è probabile che Shafiq venga dimenticata dalle future generazioni egiziane.

Le edizioni 2013/2014 dei libri di testo relativi all’istruzione pubblica egiziana sono state emendate dall’immagine di Doriya Shafiq e delle donne uccise durante la rivoluzione del 25 gennaio. L’immagine di Shafiq è stata rimossa perché la donna non portava il velo.

Tuttavia, mentre la sovversione delle donne egiziane continua, gli artisti locali sensibili ai diritti umani sono diventati maggiormente creativi nella loro lotta per l’eguaglianza rappresentativa e di diritti delle donne. Collettivi di “arte da strada” come Noon El Neswa e Mona Lisa Brigades, assieme a svariati sforzi indipendenti, stanno diffondendo una nuova ondata di graffiti e campagne visive per sfidare il basso status delle donne egiziane dipingendole in una luce positiva.

“Stanno già cancellando le donne attiviste dai nostri libri di storia.”, spiega Shady Khalil, co-fondatore di Noon El Neswa, un collettivo di writers sensibile al genere, “Per aiutare a rovesciare gli effetti di questa cosa e dei molteplici attacchi ai diritti delle donne, stiamo creando campagne di graffiti con lo scopo di reclamare la posizione dovuta alle donne negli spazi pubblici.” Il giovane dice che lo scopo è utilizzare arte di strada sensibile al genere o centrata sul femminile per contrastare e ribaltare convincimenti sociali e stereotipi negativi verso le donne.

La co-fondatrice Merna Thomas dice che: “L’idea è stata quella di raggruppare giovani attiviste/i per i diritti delle donne e artiste/i “visuali”, affinché collaborassero per costruire campagne pubbliche mirate a cambiare la narrativa sulle donne in Egitto.” Il collettivo è stato ufficialmente lanciato il 9 marzo 2012, data simbolica che coincideva con l’anniversario dei “test di verginità” condotti da membri dell’esercito e delle forze dell’ordine sulle dimostranti arrestate.

L’organizzazione “Nazra per gli studi femministi”, con cui Khalil all’epoca collaborava, accettò di favorire l’iniziativa fornendo al collettivo spazio per riunirsi e consulenza legale. Anche Thomas viene dal volontario per le cause delle donne e in particolare ha lavorato con Harassmap, un’organizzazione con sito web creato dalle attiviste per portare alla luce la prevalenza e persistenza delle molestie sessuali.

“La prima campagna che abbiamo lanciato come Noon El Neswa si chiamava Graffiti Haremi (graffiti di donne).”, racconta Thomas, “Il concetto era creare immagini positive da promuovere.” I graffitisti locali come Diaa al-Sayed e Mohamed El Moshir, assieme ai membri del collettivo, svilupparono una serie di stencil che usavano icone familiare della cultura pop egiziana, incluse donne “potenti” come l’attrice Soaud Hosni, la cantautrice Om Kalthoum e la star cinematografica Faten Hamama.

“Avevamo notato che le donne erano usate nei graffiti solo come forma di insulto. Volevano rovesciare questo coprendo le strade con le icone femminili che ogni egiziano conosce ed ama.”, dice Khalil. Un notevole lavoro è lo stencil creato da Moshir, che raffigura Om Kalthoum con i versi di una sua canzone: Dammi la mia libertà e lascia libera la mia mano. Thomas spera che il collettivo continui a crescere, nonostante le scarsità di risorse a disposizione: la sua ambizione è continuare a creare campagne che rafforzino le donne in collaborazione con i gruppi di attiviste femministe.

writer egiziana

Nel frattempo, un altro collettivo giovanile chiamato “Brigate Monna Lisa” si è unito alla causa dell’empowering di donne e bambini/e, e alla promozione di giustizia sociale tramite campagne organizzate di arte di strada. Mohamed Ismail e Mostafa Ali hanno fondato le Brigate come risposta diretta all’eccessiva forza usata contro i dimostranti dall’allora in carica Consiglio Supremo delle forze armate. Lo stencil che è la firma del gruppo può essere visto dappertutto in città: è Mona Lisa su un segnale stradale in giallo brillante, con un occhio coperto da una benda e le mani che reggono una lattina di vernice spray.

La campagna più nota del gruppo si intitola “Voglio essere” ed è visibile nel quartiere di Ard al-Lewa a Giza. “Dopo aver fatto un bel po’ di ricerche in loco scoprimmo che c’erano migliaia di bambine e bambini che non avevano ne’ voce ne’ rappresentazione nel movimento.”, dice Ismail, “Perciò ci siamo seduti a discutere con molti di loro. Abbiamo discusso i loro sogni e le loro speranze. Subito dopo, con la loro approvazione, abbiamo dipinto i loro volti sui muri. Sotto ogni immagine abbiamo scritto il sogno della persona raffigurata. In questo modo, camminano per le loro strade che portano i loro visi sui muri e non dimenticheranno mai i loro sogni.”

La campagna che stanno preparando in questo momento si chiama “Siamo tutti umani” e si diffonderà nei prossimi mesi. Lo scopo è enfatizzare la necessità di comprensione inter-culturale in Egitto. Ismail spera che l’arte di strada possa confluire sempre di più in campagne politiche. I graffiti, dice, sono un’espansione dal basso della politica, uno strumento che costa poco e si diffonde con facilità.

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(tratto da un articolo di Elayne Clift per Women’s Media Center, 26.7.2011. Trad. Maria G. Di Rienzo)

I graffiti esistono da quando gli esseri umani cominciarono a dipingere le pareti delle caverne. Oggi condannati come vandalismo da alcuni, o scherniti come pratica infantile da altri, sono definiti dalla studiosa canadese Jane Gadsby come “una forma di comunicazione personale priva delle costrizioni sociali consuete”.

Fra i graffitisti in evidenza in tutto il mondo ci sono donne come l’olandese Mickey e Lady Pink, nata in Ecuador e cresciuta a New York. Costoro (assieme ad altre due artiste newyorchesi, Swoon e Claw) sono riconosciute a livello internazionale come le fondatrici di una sorellanza all’interno del movimento artistico dei writers, documentata anche dal libro del 2006 “Graffiti Women: Street Art from Five Continents” – “Donne graffitiste: arte di strada dai cinque continenti” di Nicholas Ganz. Nella prefazione, Nancy Macdonald scrive che un artista di strada maschio occupa “una sfera che gli garantisce una presenza e l’opportunità di essere riconosciuto. Questa sfera è molto più dura da occupare, per le donne.”

Forse è per questo che l’esplorazione di genere dei graffiti ha spesso condotto i ricercatori nei bagni pubblici, dove le donne si devono essere sentite più sicure e libere di scrivere e disegnare. I ricercatori hanno anche notato che i graffiti “da bagno” femminili sono più interattivi ed interpersonali di quelli maschili, osservando che mentre gli uomini tendono a scrivere delle loro prodezze sessuali, le donne maneggiano relazioni.

“Inizialmente lo scrivere graffiti era un gesto di attivismo, un segno di ribellione.”, dice Lady Pink, i cui lavori sono oggi esposti nei musei, “I graffiti mi hanno dato forza ed hanno costruito il mio carattere. Quando ho iniziato ero timida e schiva, ma ho scoperto di avere una voce, di avere qualcosa da dire.” Solo più tardi si accorse che stava creando arte femminista, denunciando ingiustizie e mostrando le donne come eroine e modelli positivi invece che come vittime.

L’artista olandese Mickey dice che i graffiti sono diventati “arte folk”. Definisce i suoi primi graffiti come “un modo ribelle di esprimere me stessa artisticamente, ed una forma di comunicazione con l’esterno. I graffiti hanno contribuito alla mia vita in tal modo da farmi diventare un libero essere umano con uno spirito libero. Mi hanno insegnato molte lezioni di vita e mi hanno aiutata nei momenti difficili.”

All’inizio, essere un’artista di strada di sesso femminile significava rischiare di essere ridicolizzate e aggredite violentemente sia dai graffitisti maschi sia dalla polizia. Lady Pink ricorda che “andare in giro per la metropolitana essendo donne era davvero pericoloso. Mi travestivo da ragazzo e tentavo di non farmi notare. La polizia minacciava e molestava le graffitiste. E c’era sessismo da parte dei ragazzi che non volevano credere che io stessi semplicemente facendo il mio lavoro. Ho dovuto dipingere in mezzo a diversi gruppi di writers per dar prova di me stessa. Come tutte le donne, ho dovuto faticare il doppio per avere un trattamento eguale.”

Lady Pink attualmente lavora con le scuole, dove insegna ed ispira i giovani artisti. Del suo lavoro con i bambini e i ragazzi dice: “E’ importante che i giovani artisti mettano in discussione lo status quo e pensino in modo non convenzionale. Dove sta scritto che l’arte appartiene alle gallerie e dev’essere vista in silenzio? Perché non sulle strade, dove chiunque può vederla?”

Mickey, che esegue murali su commissione, dice: “Mi piace creare cose che rendano felici chi le guarda. Per me, i pezzi colorati dei graffiti non sono mai vandalismo. Vandalismo è distruggere qualcosa di proposito solo perché hai l’impulso di farlo. I graffiti sono diversi. Dipingi la città affinché appaia migliore. Penso che i graffiti siano ormai diventati arte popolare.”

Opera di Lady Pink al Museo di Brooklyn

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