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Dopo l’uscita (walkout) dagli uffici del suo personale in cinquanta città di tutto il mondo, Google ha annunciato che cambierà la propria politica sulle molestie sessuali sul lavoro, basata in precedenza su negoziazioni forzate, udienze segrete e richieste di firme su accordi di confidenzialità.

L’oltraggio è diventato pubblico quando un’indagine del New York Times ha rivelato che Google aveva pagato una buonuscita di 90 milioni di dollari a un alto dirigente, avendo giudicato credibili le accuse di molestie avanzate nei suoi confronti: ecco perché la seconda donna da sinistra, nell’immagine qui sotto, regge il cartello “Felice di mollare il lavoro per 90 milioni di dollari – Non sono richieste molestie sessuali”.

google walkout

L’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, ha dichiarato di riconoscere che “non abbiamo fatto sempre le cose giuste in passato e siamo davvero spiacenti per questo. E’ chiaro che dobbiamo operare alcuni cambiamenti.” Nello specifico, intende migliorare i processi di indagine, condividere i dati sulle denunce di molestie e sui risultati dei suddetti processi, fornire sistemi di sostegno per le persone che denunciano e far passare la negoziazione privata da obbligatoria a facoltativa.

E’ pur sempre un primo passo per la compagnia che quest’anno ha cercato di ridurre al silenzio la sua impiegata Loretta Lee, ingegnera programmatrice di software, che aveva denunciato legalmente le molestie subite. Lee aveva descritto una cultura di complicità fra uomini, all’interno dell’azienda, che permetteva e incoraggiava giornalmente “commenti osceni, scherzi volgari e persino violenza fisica”.

Tuttavia, la Tech Workers Coalition (TWC), un’organizzazione sindacale che include impiegati di Google, fa notare che “chi è impiegato a part-time, i fornitori e i lavoratori autonomi continuano a non avere protezione adeguata dall’aggressione sessuale”: questo ampio segmento di forza lavoro è composto in modo sproporzionato da donne e persone di colore, non ha ricevuto la mail con cui Pichai annunciava il cambiamento ed è stato deliberatamente escluso da un incontro pubblico al proposito. La TWC dice che “ciò dimostra il sistema di caste dispiegato da Google, che non è in grado di proteggere i suoi impiegati e nostri colleghi. E’ impressionante come un’azienda che ama innovare manchi così tanto di prospettiva nel garantire a tutta la sua forza lavoro una dignità di base.”

Irrisolta appare pure la questione della discriminazione salariale, che è un problema crescente per le donne all’interno di Google, sebbene la compagnia avesse allegramente dichiarato in passato di aver “chiuso il divario di genere”: lo ha chiuso talmente bene che è in atto un’azione legale collettiva contro di essa (e chi sta facendo le indagini ritiene che le querelanti abbiano fornito prove sostanziali delle loro affermazioni).

Le organizzatrici e gli organizzatori del “walkout” vogliono in effetti che Google si occupi anche di questo. “Chiediamo una vera cultura di eguaglianza – ha dichiarato alla stampa una di loro, Stephanie Parker – e la dirigenza di Google può ottenerla mettendo un rappresentante dei lavoratori nel consiglio d’amministrazione e dando pieni diritti e tutele ai lavoratori a contratto, che sono i più vulnerabili e che in maggioranza sono donne di colore.” Non sappiamo come affronterà la seconda questione, ma sappiamo che sulla prima Pichai ha fatto orecchie da mercante.

Maria G. Di Rienzo

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Lo sprovveduto dell’anno

Ho già espresso un paio di volte il mio totale sconcerto per i termini di ricerca che portano al mio blog una porzione del suo traffico. I cercatori di pornografia, per esempio, effettuano ricerche così dettagliate e allo stesso tempo così improbabili da risultare umoristiche (pur restando orripilanti) del tipo “nonna violentata da godzilla mentre piovono rane viola”. E fra tutte le stupidaggini che sono stata costretta a leggere, la già citata “la lavatrice non parte colpa di satana” resta saldamente in testa alla classifica generale. Ma qual è la ricerca più sprovveduta del 2014? Sottopongo il quesito a voi. Ho lasciato da parte le infinite variazioni di “come essere desiderato dalle donne, voglio avere successo con le donne”, i “lunanuvola bloc/block/bogh” e le schifezze più eclantanti. Vi presento una selezione del resto.

Gli assemblaggi di termini (definirli “frasi” sarebbe eccessivo) citati nel sondaggio sono LETTERALI: non li ho corretti e ve li godete nella loro splendente integrità – e REITERATI: tutti sono stati usati più volte e persino più volte in uno stesso giorno, sino al punto da diventare per WordPress “termini maggiormente ricercati”. Cioè, le persone che li hanno usati sono tornate e tornate sul mio blog a cercarvi qualcosa di inesistente, senza capire una beata fava di quel che sono finite a leggere.

Sto pensando di scriverci sopra una filastrocca: Lunanovola, reggendo una provola, su una strada di Carugo odorò del pino mugo. Ma che folla, chi la spinge? Saran forse “casalinge”? Se non vedo proprio male, sono donne “guatemale”…

Felice 2015, girls and boys, arrivederci l’anno prossimo! Maria G. Di Rienzo

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