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“Io sono un’artista che si sta specializzando in primitivismo perciò per me la storia, in un dipinto, è assai più importante dei dettagli. Molti pensano che i primitivisti non sappiamo disegnare, ma in effetti si tratta di un’area artistica complessa e interessante: rappresentare qualcosa con il minimo numero possibile di linee è assai più difficile di quel che sembra.

La mia arte mancava di significato all’inizio. Quando sono diventata una femminista, ho cominciato a guardare le opere di varie donne artiste e anche i fumetti – storie in figure – e ho capito per la prima volta che l’arte poteva parlare di cose importanti. Ho capito che le artiste incorporavano un’agenda sociale e politica tramite il loro lavoro.”, Yulia Tsvetkova (in immagine).

tsvetkova

Lo scorso marzo sono stati revocati gli arresti domiciliari a Yulia, l’artista femminista e lesbica di cui avevo parlato qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2020/01/23/la-censura-e-questa/

Il 7 aprile Open Democracy, chiedendosi come mai un progetto educativo composto da illustrazioni sia diventato “pornografia”, ha pubblicato una lunga intervista a Yulia curata da Anna Kim. Di seguito, la traduzione di alcuni brani.

Perché pensi di essere stata liberata dagli arresti domiciliari? Perché è accaduto ora ed è stata una novità per te?

E’ stata una novità per me: ne’ io ne’ il mio avvocato ce lo aspettavano. Penso abbia in parte a che fare con le procedure burocratiche. Ci hanno messo tre mesi e mezzo per fare un’inchiesta e letteralmente dieci giorni fa hanno cambiato i dettagli dell’articolo in virtù del quale ero accusata e hanno fatto invece un’indagine. Si supponeva che dovessero arrestarmi di nuovo, ma non è accaduto. Il giudice voleva andare avanti ma il procuratore, con mia totale sorpresa, ha sostenuto la nostra parte.

I detective avevano chiesto inizialmente che i miei arresti domiciliari fossero inaspriti con il bando ad ogni comunicazione e all’accesso a internet, perciò le cose avrebbero potuto andare in modo molto diverso. Non posso chiamarlo un disgelo o una dinamica positiva, può essere stata solo una coincidenza, il che è molto comune.

Ma il tuo caso non è ancora chiuso?

No, adesso sono ufficialmente una sospettata, ho la notifica in cui mi si sospetta di aver commesso il crimine relativo alla diffusione di pornografia. Alcuni media hanno detto, sbagliando, che non sono stata accusata di nulla, ma l’annuncio dell’incriminazione avviene alla fine del procedimento, davanti a una giuria, quando l’indagine è finita e c’è il rinvio a giudizio, perciò è ancora troppo presto per incriminarmi.

Nel tuo post su Facebook, in cui dici di essere stata rilasciata dagli arresti domiciliari, hai scritto che la pubblica accusa aveva “grandi piani” per te. Cosa significava?

Durante le sedute in tribunale la pubblica accusa, chiedendo l’estensione del mio stato di arresto, ha elencato tutto ciò che avrebbe fatto durante le udienze: interrogare mia madre e ogni membro del mio gruppo sui Monologhi della Vagina; controllare i miei account e chiamare a testimoniare un bel po’ di esperti: in campo artistico, psichiatrico, informatico. Potrei dover affrontare un secondo arresto: ancora non è chiaro, ma il caso non è chiuso.

Da quando ricevi minacce dal gruppo omofobico “Pila protiv LGBT (Saw contro LGBT: il gruppo si ispira al film horror omonimo, chiama alla violenza contro le persone omosessuali e mette online i loro dati privati, come indirizzo e numero di telefono, organizza aggressioni durante le manifestazioni del Pride, eccetera)? Che sta facendo la polizia al proposito?

Il movimento “Saw” è in giro da un paio d’anni, dal 2017-2018. Io non ero un’attivista all’epoca e non una singola istituzione, inclusi l’FSB (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa) e il Centro per il contrasto all’estremismo, è stata in grado di scoprire gli autori della lettera di minacce (ricevuta da Yulia e da altre/i). Li abbiamo cercati da noi e abbiamo fatto denunce.

La prima volta in cui mi hanno minacciata direttamente è stata nell’estate del 2019 quando io, assieme ad attiviste/i di ogni parte della Russia, sono finita nella cosiddetta “Lista Pila” e ho fatto denuncia. E’ stato solo di recente che l’FBS ha risposto dichiarando che si trattava di non luogo a procedere.

Quel che è stato buffo è che io dovevo fornire prove delle minacce al poliziotto che aveva in carico i miei casi penali e civili. In altre parole, questo tizio stava raccogliendo prove incriminatorie contro di me, mentre allo stesso tempo io dovevo fornirgli prove in mia difesa.

Il 18 marzo scorso nuove minacce, con il mio indirizzo e numero di appartamento, sono arrivate per posta. Questa volta chiedevano 250 bitcoins prima del 31 marzo, altrimenti mi avrebbero uccisa. Dopo le prime minacce la polizia ci ha messo sei settimane per dirmi che non poteva fare niente e consigliarmi di non uscire di casa e di prendermi un cane. Le uniche domande che mi hanno fatto durante la nostra conversazione miravano a sapere se disegno pornografia e se vado a letto con le donne, perciò sarebbe stato futile chiedere aiuto da quella parte.

Allo stesso tempo, quando ricevo mail di odio dagli omofobi, la cosa si risolve in un paio di giorni. Se qualcuno pensa si tratti di un bello scherzo va bene, ma troviamo l’umorista e diciamogli che non è divertente.

[Nota dell’editore: Yulia Tsvetkova ha riportato su FB il 2 aprile di aver ricevuto nuove minacce da “Saw”.]

Cosa hai mente di fare in futuro? Tornerai all’attivismo, al teatro, all’attività su internet e al lavoro educativo?

Non ho idea di cosa farò, c’è ancora la possibilità che io vada in prigione per un periodo compreso fra i due e i sei anni. La mia attività qui è stata tagliata alla radice. Tutto quel che ho fatto negli scorsi due anni è svanito e non ho nulla di pronto per il futuro. Ci sono alcuni appunti e progetti che amerei sviluppare, ma non è realistico pensarlo, al presente. Ma certamente voglio essere coinvolta nel teatro e nell’attivismo pro diritti umani in Russia o da qualche altra parte.

Yulia Tsvetkova illustration

(un dipinto di Yulia)

Maria G. Di Rienzo

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question

(brano tratto da un intervento del 19 marzo 2020 di Teresa Anderson e Niclas Hällström, per Action Aid, su cambiamento climatico e coronavirus. Teresa Anderson è la coordinatrice delle politiche sul clima per Action Aid International, Niclas Hällström è il direttore di WhatNext?, un forum svedese sulle istanze globali sociali e ambientali. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

EGUAGLIANZA: I governi devono proteggere le donne, i poveri e i vulnerabili dalle crisi e dal loro impatto, dando uguale valore a ogni vita umana al di là di nazionalità, status economico, genere, etnia o età. Allo stesso modo, non è accettabile che una generazione continui a “fare come prima” sapendo di essere relativamente al sicuro, nel mentre aumenta il rischio e l’impatto per un’altra generazione.

PROTEZIONI SOCIALI: Sanità pubblica e gratuita, congedo pagato per malattia e benefici relativi alla disoccupazione per i lavoratori, nelle economie formali e informali, sono necessari in modo urgente, così che le persone non debbano scegliere se proteggere i loro mezzi di sussistenza o proteggere la società durante la pandemia.

SOLIDARIETÀ: Nessun Paese può “farcela da solo”. I governi devono lavorare insieme ed evitare di ritirarsi in approcci nazionalisti e competitivi. Le nazioni ricche devono contribuire con una giusta parte e aumentare il sostegno finanziario e tecnologico per le nazioni in cui i redditi sono più bassi. La vera solidarietà significa anche adottare e condividere soluzioni.

LA MANO INVISIBILE DEL MERCATO NON AGGIUSTERÀ QUESTE COSE:

Crisi climatica e pandemia mostrano la necessità di profondi cambiamenti di sistema. Queste emergenze rivelano le ingiustizie delle economie neo-liberiste, in cui potenti corporazioni economiche danno priorità ai profitti rispetto al bene comune e fanno tutto quel che possono per evitare di essere regolamentate.

Le risposte dei governi alla pandemia richiedono di prendere decisioni di ordine pubblico, incluse forti misure restrittive, nell’interesse dei cittadini piuttosto che dei loro finanziatori politici delle corporazioni.

NON E’ MAI TROPPO TARDI PER AGIRE: Ogni giorno che passa conta. Ogni azione che limita il danno ha valore. Anche se siamo stati più lenti a uscire dai blocchi di partenza di quanto avremmo dovuto, diamoci dentro ora. Rinunciare non è un’opzione, al di là di quanto grave la situazione possa apparire.

FATE QUEL CHE SERVE, MA NON ABUSATE DEL POTERE: Nel mentre molti governi sono stati lenti nel prendere misure severe per fermare la pandemia, i cittadini hanno chiesto misure più forti per contenere la crisi. La società ha mostrato la sua volontà di accettare svantaggi, forti interventi governativi, protezione sociale e sì, meno shopping e meno voli aerei, se ciò significa proteggere milioni di vite a rischio.

I governi devono tener conto di questo. Ma non devono abusare del loro potere, ne’ cementare misure prese durante le emergenze in limiti autoritari alla libertà dopo che la crisi è passata.

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8 marzo 2020, lettera aperta (trad. Maria G. Di Rienzo):

Ai capi di stato e di governo di tutto il mondo.

Noi siamo Hilda e Leonie, donne che stanno lottando in prima linea contro la crisi climatica e l’ingiustizia di genere.

Hilda e Leonie

(Hilda Flavia Nakabuye di “Fridays for Future Uganda” e Leonie Bremer di “Fridays for Future Germany”, particolare di un’immagine di Thomas Reuters Foundation.)

Hilda:

Io sono cresciuta in tre differenti luoghi dell’Uganda. Da mia zia, da mia mamma e da mio papà – e tutto quel che mi importava era andare a scuola, cosa che mi è sempre piaciuta. Tuttavia, è arrivato un momento in cui la mia famiglia non poteva più pagare le tasse scolastiche. Come risultato, ho saltato la scuola per tre mesi. La crisi climatica ha cominciato a reclamare il nostro orto, con forti piogge che lavavano via le sementi, costanti periodi di siccità che prosciugavano i torrenti e forti venti che hanno portato alla massiccia diffusione di insetti nocivi, così anche i soldi sono andati a finire. In modo ingiusto, i paesi che hanno contribuito di meno alla crisi del clima sono quelli colpiti più duramente.

Ho visto molta gente morire a causa della crisi climatica e ci sono persone che ne muoiono ogni giorno mentre la situazione continua a peggiorare. Tuttavia, nulla è stato fatto da chi è al potere per combattere o risolvere questa crisi. L’impatto della crisi climatica mi ricorda lo sfrenato razzismo e l’apartheid che i miei antenati hanno subito. Io sto costantemente soffrendo a causa dei gravi effetti che hanno su di me le azioni, le parole e l’avidità di chi è al potere, con poco aiuto o niente aiuto del tutto da parte dei paesi sviluppati. Invece, stanno contribuendo incondizionatamente all’aumentare delle emissioni grazie alle quali milioni di vite innocenti sono già state perdute nel Sud globale. In effetti, questo dovrebbe essere il momento in cui questi paesi rispondono al loro dovere morale e ripuliscono il loro caos.

Leonie:

Nel mentre Hilda è diventata un’attivista di Fridays for Future per l’impatto diretto del cambiamento climatico sulla sua vita, io avrei potuto non averne mai idea, giacché vivo in Germania dove la gente può ancora permettersi il lusso di ignorare l’attuale tremendo impatto della crisi climatica. Questo paese è abbastanza ricco da poter semplicemente compensare i danni fatti dalla siccità ai raccolti importando prodotti. La mia vita sino ad ora è stata senza problemi e non ho mai dovuto saltare la scuola, i pasti o le vacanze.

Sul treno verso la conferenza mondiale sul clima, Hilda si è confrontata con me con la sua storia e il fatto che il paese da cui provengo non sta agendo in base alle sue responsabilità. La Germania è spesso chiamata la pioniera della protezione del clima, il che è contraddittorio rispetto al fatto che è ha il quarto posto al mondo pro capite per emissioni di CO2 (CO2-Bericht des Joint Research Center).

E’ spaventoso che il più grande obiettivo della Germania sia un’economia funzionante al costo, al peggio, della vita delle persone. La crisi climatica è il risultato del sistema economico industrializzato diretto da una società patriarcale. Al contrario, nei gruppi di attivisti per il clima le donne sono predominanti, poiché sono quelle che soffrono di più per la crisi climatica.

Le donne devono essere in prima linea nella lotta contro la crisi climatica. Secondo le Nazioni Unite, l’80% delle persone disperse da questa crisi sono donne.

Hilda:

La crisi climatica ha un volto femminile.

Nel mio vicinato, la maggioranza delle coltivazioni sono maneggiate da piccole agricoltrici. La crisi climatica ha immediato impatto sulle condizioni di vita delle donne, causa fame e rischi per la salute e ha un effetto terribile sulle nostre famiglie. Siccità e inondazioni causano perdita di raccolti, ma i proprietari terrieri hanno la possibilità di ricevere compensazioni dallo stato. Alle donne, tuttavia, è tradizionalmente negata la proprietà della terra, il che conduce a una minaccia diretta per i nostri minimi mezzi di sussistenza.

Come donna africana, io sono spesso oppressa dal razzismo, dal sessismo, dalla cultura, dal classismo e ora la crisi climatica si aggiunge come cappello.

Questo è il motivo per cui noi, Leonie e Hilda, abbiamo fatto squadra. Dobbiamo tutti ascoltare l’uno il dolore dell’altro, la paura, la sofferenza e altre emozioni causate dalla crisi climatica.

Noi abbiamo capito che essa è il pericolo più grave per gli esseri umani e in special modo per le donne.

Dobbiamo unirci e lottare contro la crisi climatica oltrepassando i confini continentali. Dobbiamo lottare per la protezione del clima senza sessismo, razzismo e oppressione e costringere i governi a fare altrettanto.

Fridays for NOW! – Hilda & Leonie”

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building solidarity x awid

(Non chiediamo carità ma solidarietà.

Domandiamo di vivere in sicurezza e libertà.)

“Io immagino un mondo dove le donne si muovono liberamente e quello è il mondo che disegno.

Le mie donne hanno ripudiato tutte le idee di vergogna che erano in precedenza state attribuite dal sistema ai loro corpi e alla loro pelle.

Hanno percorso una lunga strada e infine hanno scelto di essere gloriosamente se stesse.

Hanno il completo controllo della loro mente e del loro corpo. Prendono spazio e non si scusano perché lo fanno.

Io sono circondata da queste donne ed esse alimentano la mia arte.”

Vidushi Yadav, “femminista, artista, attivista, in quest’ordine!”

(Indiana, è la giovane Autrice delle illustrazioni che vedete. La prima viene dal lavoro che Vidushi fa per Awid – Association for Women’s Rights in Development. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

vidushi yadav

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8 febbraio 2020: Bologna, violentata a 14 anni dal ragazzo conosciuto in chat. La ragazzina è stata ricoverata al Sant’Orsola.

“La ragazzina avrebbe raccontato di aver conosciuto il ragazzo più grande, già maggiorenne, su un social network. Tra una chiacchiera e l’altra, i like, il commento alla foto con il cuoricino, tra i due sarebbe nata quella che lei aveva considerato una tenera amicizia. E così aveva acconsentito a incontrare il giovane, per un appuntamento. Pensava si sarebbero baciati, era pronta. Ma non voleva andare avanti. E quando lui l’ha spinta in un angolo appartato, andando ben oltre le parole dolci, lei ha provato a ribellarsi. Ma la paura era troppa. E ha subìto.”

9 febbraio 2020: Salerno, 14enne umiliata e costretta a ferirsi, l’ex 21enne a processo per stalking.

“Stando alle indagini dell’organo inquirente, il ragazzo avrebbe molestato la sua fidanzata, di 14 anni, dunque anche minorenne, in modo da cagionarle un perdurante stato di ansia e di paura, oltre a farle temere per la propria incolumità. Uno schema classico, configurato in un’accusa di stalking, ma con condotta perdurante, che sarebbe sfociato anche in atti di autolesionismo della vittima, incapace di reagire ai modi di fare del fidanzato. (…) In qualche occasione, sarebbe arrivato anche a picchiarla, non solo in luoghi pubblici, ma anche alla presenza di altre persone. Il reato di stalking si sarebbe però consumato anche attraverso i social, con numerosi messaggi inviati utilizzando WhatsApp o Facebook. Offese e insulti ingiustificati, al punto da esercitare però sulla stessa un’attività di controllo e di forte condizionamento psicologico.”

Lasciamo pur perdere la prosa involuta (soprattutto del secondo brano) e il biasimo rivolto alle vittime per non essere riuscite a proteggere se stesse (dal tono compassionevole nel caso bolognese e più netto – “incapace di reagire” – nel caso salernitano). Se due episodi di questa portata raggiungono la cronaca in due giorni, quanto in realtà è diffusa in Italia la violenza di genere nelle relazioni fra adolescenti e giovani?

Tenete conto che l’età si aggiunge ai consueti ostacoli posti davanti a una donna investita dalla violenza per farla stare zitta (lo hai provocato, non sei credibile, ci stavi, cosa ci facevi là, ecc.), perché un’adolescente può non sapere bene a chi rivolgersi o temere che i suoi genitori scoprano la faccenda più di quanto tema il dover continuare a soffrire. Inoltre, molte aree della sua vita sono largamente al di fuori del suo controllo: dove vive e dove va a scuola, a che attività extrascolastiche partecipa, la sua mobilità. Se incontra tutti i giorni il suo tormentatore in classe o sull’autobus che ve la conduce, non è che smettere di studiare sia una soluzione e però la situazione non le offre modi di “reagire”.

girl alone

Uno studio universitario del 2019 (pubblicato da JAMA Pediatr., a cura di Avanti Adhia, Mary A. Kernic, David Hemenway ed altri) definì la violenza nelle relazioni giovanili, per la sua portata, “un’istanza di salute pubblica che dovrebbe esser presa sul serio”. Pur facendo riferimento al territorio statunitense, le conclusioni dei ricercatori sugli effetti che esse hanno sulle singole persone sono ampiamente generalizzabili: gli abusi possono sfociare in ansia, depressione, uso di stupefacenti, disturbi alimentari, autolesionismo, desiderio di morire o suicidi veri e propri. In più, “Queste relazioni gettano le basi per le relazioni future” (Avanti Adhia).

E’ vero che non sappiamo come andasse alle persone menzionate nel trafiletto sottostante quando erano adolescenti, ma esso esemplifica bene il “futuro”:

9 Febbraio 2020: Itri, botte alla moglie, uomo arrestato dai carabinieri.

“A causa di una lite per futili motivi stava aggredendo e minacciando di morte la donna, tanto che le urla provenienti dalla casa hanno indotto i vicini a chiedere l’intervento dell’Arma.”

Noi possiamo inventarci “codici” legislativi di ogni colore disponibile sullo spettro – e questo NON CAMBIA. Non cambia perché la società italiana nel suo complesso la violenza di genere la vede ma non vuole analizzarla, non vuole prendersene responsabilità e reagisce con fastidio a qualsiasi intervento che non comporti richieste di castrazione chimica (soprattutto per migranti) e di inasprimento delle pene: all’intervento televisivo in materia di Rula Jebreal è stato rimproverato di non aver avuto un “contraddittorio”, perché tutto è opinione e forse bisognava metterle accanto un epigono di Jack lo Squartatore che dicesse quant’è bello umiliare, pestare, violare e infine fare a pezzi degli esseri umani – le donne.

Non è che la violenza contro le donne sia un argomento come un altro – è piuttosto costantemente normalizzata, pervasiva nella vita quotidiana e talmente presente nei prodotti di intrattenimento da divenire semplice intrattenimento anch’essa.

In che modo pensiamo di sostenere lo sviluppo fra i giovani di relazioni rispettose e nonviolente – cosa che ha in effetti il potenziale di ridurre la violenza e di prevenire i suoi effetti a lungo termine sulle persone, sulle loro famiglie e sulle loro comunità di appartenenza – se gli adulti da cui questi giovani imparano continuano a muoversi fra i modelli “bella troia / brutta troia” e “stronzo è figo”, a volte sostenendo persino che la grezza imbecillità che santifica la violenza sia arte?

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Yazidi girls sold as sex slaves create choir to find healing”, di Emma Batha per Thomson Reuters Foundation, 4 febbraio 2020, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Quando Rainas Elias aveva 14 anni, i militanti dello stato islamico invasero la sua terra natale yazida nel nord dell’Iraq, la rapirono e la vendettero a un combattente che la stuprò e la torturò ripetutamente prima di venderla a un mostro ancora più brutale.

Due anni dopo la sua fuga, Elias sta visitando la Gran Bretagna questa settimana con un coro creato dalle sopravvissute alle atrocità dell’Isis.

Le ragazze, che hanno dai 15 ai 22 anni, dicono che il coro fornisce loro amicizia, guarigione e una fuga dai ricordi traumatici che le perseguitano.

“Sono molto felice con loro. Questo mi ha aiutata molto psicologicamente.”, dice Elias tramite un’interprete dopo la performance al Conservatorio musicale di Londra.

Il coro ha cantato all’Abbazia di Westminster e si esibirà in parlamento alla presenza del principe Carlo, da lungo tempo patrono di AMAR, un’organizzazione umanitaria che dà assistenza alla riabilitazione delle ragazze in Iraq.

yazidi choir

(il coro durante un’esibizione a Greenwich, immagine di Thomson Reuters Foundation / Morgane Mounier, 3 febbraio 2020)

La comunità yazida in Iraq, stimata in 400.000 persone, è una minoranza curda la cui fede combina elementi del cristianesimo, dello zoroastrismo e dell’islam.

L’Isis, che li considera adoratori del demonio, ha ucciso e rapito migliaia di yazidi dopo aver scatenato un assalto nel 2014 nella loro area del monte Sinjar, in quello che le Nazioni Unite hanno definito genocidio.

Sebbene i militanti siano stati cacciati tre anni fa, gli yazidi per la maggior parte vivono ancora nei campi profughi, troppo spaventati per fare ritorno. (…)

La musica è centrale per la religione e la cultura yazida, ma non è mai stata scritta su spartiti o registrata. Il virtuoso del violino Michael Bochmann ha lavorato con i musicisti yazidi e AMAR per registrate la musica antica. Martedì scorso, Bochmann e il coro hanno consegnato l’archivio alla biblioteca dell’Università di Oxford.

Il progetto mira anche a proteggere la musica yazida insegnandola alle centinaia di giovani nei campi. Sebbene tradizionalmente sia eseguita da uomini, circa metà di coloro che stanno imparando sono ragazze e donne, dal che Bochmann è deliziato. Ha detto che il coro sta avendo un effetto di trasformazione.

“E’ straordinario come la loro fiducia in se stesse sia aumentata. – ha detto Bochmann a Thomson Reuters Foundation – La grande cosa della musica è che ti fa vivere qui ed ora. Più di qualsiasi altra forma d’arte, può renderti felice nel momento presente.” (…)

La maggior parte delle coriste non vuole raccontare la propria storia, ma Elias era disposta a parlare. “Non credo mi riprenderò mai dalle esperienze che ho fatto.”, ha detto la giovane che ha passato tre anni in prigionia.

Elias è stata venduta tre volte a differenti uomini dopo che il suo rapimento l’ha condotta in Siria. Il secondo, di nazionalità saudita, morì mentre lei era incinta. Fu venduta in stato di gravidanza a un marocchino che la stuprava “come un mostro”, fino a sei volte al giorno.

Restò incinta due volte ma ambo le volte perse i bambini e attribuisce in parte il primo aborto spontaneo alle torture. La sua famiglia pagò il suo riscatto di quasi 11.000 euro nel 2017, ma l’Isis non la lasciò andare. Sua sorella e due suoi fratelli sono nella lista degli yazidi di cui ancora non si sa nulla.

Alcune coriste erano ancora più giovani di lei quando furono rapite. Una ragazza fu venduta cinque volte a stupratori dell’Isis dopo essere stata rapita all’età di 11 anni. Un’altra ne aveva nove quando fu costretta a diventare una schiava domestica. La sua forma minuta suggerisce quanto poco le dessero da mangiare.

Elias, che ha ora 19 anni, dice che la comunità internazionale dovrebbe essere d’aiuto nel soccorrere chi è ancora prigioniero ed assicurarsi che gli yazidi non siano di nuovo perseguitati. E’ il messaggio che il coro sta portando a leader politici e religiosi durante il suo viaggio in Gran Bretagna. Sebbene gli uomini dell’Isis siano stati sconfitti, gli yazidi dicono che non se ne sono andati e che potrebbero ripresentarsi.

“Il pericolo è ancora là. L’unica cosa che può salvarci è l’impegno mondiale a proteggerci. – ha detto Elias – Quello che ho sperimentato, la tortura e lo stupro, non lo posso dimenticare. E’ ovvio che ho ancora paura.”

P.S. – Potete ascoltare il canto delle ragazze qui:

https://www.youtube.com/watch?v=OCWheGSp1EQ

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Il Sunday Times è un quotidiano britannico (fondato nel 1821) che può essere definito politicamente come oscillante fra destra e centro-destra. Sembra avere, a livello storico, una malefica fascinazione per i “diari” nazisti: pubblicò quelli falsi di Hitler nel 1983 – dopo che erano stati autenticati da un esperto – e nel 1992 inciampò nella commissione a un negazionista dell’Olocausto dell’autenticazione di quelli di Goebbels (poi cancellata a causa delle proteste nazionali e internazionali).

Molta della sua popolarità, però, la deve alla consistenza del suo giornalismo investigativo: fu tra i primi a mettere all’indice la pericolosità del talidomide – prescritto per la nausea alle donne incinte, il farmaco causava la nascita di bambini affetti da amelia (senza arti) o focomelia (con le ossa degli arti ridotte) – sostenendo le sue affermazioni con studi e ricerche e fece campagna per anni affinché le vittime fossero risarcite; nel 2009 espose in modo inequivocabile l’abuso dei rimborsi spese da parte di molti politici inglesi; fra il 2004 e il 2010, con un’indagine di rare precisione e tenacia, rivelò che la ricerca sui vaccini di Andrew Wakefield era completamente falsa (il medico antivax fu bandito dalla professione), eccetera.

Perciò, quando un pezzo del Sunday Times comincia con “il nostro giornale ha indagato su” è sensato dare un’occhiata. Il 26 gennaio scorso, l’articolo con questo incipit firmato da Rosamund Urwin e Esmé O’Keeffe riguardava la normalizzazione della violenza sessuale e ha per titolo “I social media inducono le ragazze a pensare che essere strangolate durante i rapporti sessuali sia normale”.

Strangolamento e asfissia “erotica” delle donne, spiega il pezzo, sono proposte agli adolescenti ambosessi con centinaia e centinaia di immagini esplicite su Pinterest, Instagram e Tumblr: gli utenti più giovani ammessi all’uso di esse sono tredicenni: “Le immagini, che includono fotografie di giovani donne immobilizzate e strangolate da uomini e imbavagliate, sono spesso pubblicate con gli hashtag “paparino”, “soffocamento erotico”, “gioco del respiro”, “strangolare”. Sulla scia dei libri che diffondono la ritualizzazione dell’abuso domestico, come “Cinquanta sfumature di grigio”, i social media visti dagli adolescenti sono stati inondati da meme e immagini che romanticizzano lo strangolamento come parte di un incontro sessuale.”

jone reed - broken flowers

Quindi l’abuso è un piacere, è sexy, è… amore! Un bacino commerciale da oltre un miliardo di dollari (le citate “sfumature”) ha di sicuro convinto di questo qualche donna e qualche uomo in più, ma la normalizzazione della violenza passa indisturbata tramite film, pubblicità, spettacoli televisivi e cronaca. Nei prodotti di intrattenimento avete visto a profusione scene del genere: Lui la prende “appassionatamente” a ceffoni e poi la bacia. Lei lo respinge e lui la forza nel suo abbraccio. Lei tenta di sottrarsi al rapporto sessuale, lui la inchioda nel letto e la stupra… ma dopo sono entrambi felici e si guardano teneramente.

L’addestramento a considerare tali scenari normali comincia presto. Alle bambine e alle ragazze che osano lamentarsi del trattamento ricevuto dai pari di sesso maschile si risponde spesso così: “Lo fa perché gli piaci”. In tal modo, non solo sono costrette ad associare una volta di più il comportamento abusante all’amore, ma segnaliamo loro con precisione che non hanno alle spalle un sistema di sostegno: gli adulti non interverranno per difendere il loro diritto di sottrarsi alla violenza e a qualsiasi “attenzione” non desiderata e non richiesta – per cui, ora e in futuro dovranno cavarsela da sole.

Subito dopo, lo vogliano o no, incontrano la pornografia: cioè, quel che rende la violenza sessuale rivolta a una donna un mero fenomeno naturale. Troppi dei loro coetanei di sesso maschile hanno “imparato” cos’è il sesso da raffigurazioni del tipo denunciato dal Sunday Times (assurdamente violente, pericolose, misogine, disumanizzanti, irrealistiche – le donne sono umane e la stragrande maggioranza degli esseri umani non gode del dolore inflitto ne’ del disprezzo altrui) e chiederanno loro di adeguarsi.

Zitte e sorridenti, con le tette gonfiate quale regalo di compleanno, sempre affamate, tinte e pitturate, in bilico su venti centimetri di tacco (per fare con grazia passi di lato e passi indietro) e con un laccio stretto attorno al collo per eccitare meglio il “paparino” di turno. E’ tutto amore, perdinci, cosa volete che ne sappia una femminazgul come me.

Maria G. Di Rienzo

Sull’influenza della pornografia online:

Kolb, B., Gibb, R., & Robinson, T.E. (2003). Brain Plasticity and Behavior, Current Directions in Psychological Science;

Kuhn, S., & Gallinat, J. (2014). Brain structure and functional connectivity associated with pornography consumption: the brain on porn. JAMA Psychiatry;

Pace, S. (2014). Acquiring Tastes through Online Activity: Neuroplasticity and the Flow Experiences of Web Users. M/C Journal;

Love, T., Laier, C., Brand, M., Hatch, L., & Hajela, R. (2015). Neuroscience of Internet Pornography Addiction: A Review and Update, Behavioral Sciences.

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L’organizzazione umanitaria Plan International UK e la fotografa Joyce Nicholls hanno viaggiato per tutto il Regno Unito incontrando ragazze e giovani donne, per sapere da loro cosa considerano importante in materia di sicurezza pubblica, immagine corporea, social media e femminismo. Il risultato è che tutte hanno espresso frustrazione per la mancanza di un vero progresso nell’eguaglianza di genere. La ricerca si chiama “What young women think in 2020” e le due testimonianze tradotte di seguito ne fanno parte.

blaithin

Bláithín, 16 anni, Derry

“C’è un grosso fraintendimento su cosa sia una femminista. La gente si limita a presumere: “Sarebbe che le donne devono essere meglio degli uomini, le donne sono meglio degli uomini sotto tutti gli aspetti, gli uomini non sono nulla” e non è niente di tutto questo. Ignorano di che si tratta e prima di parlare dovrebbero cercare di informarsi. La mia definizione di femminista è: qualcuno che difende i diritti di tutti e vuole che tutti abbiano le stesse opportunità nella vita. Tutti dovrebbero, in effetti. E’ questo che io non capisco, perché come esseri umani dovremmo darci sostegno l’un l’altro. Specialmente come ragazze dovremmo farlo. Perché non si dovrebbe volere il meglio per le persone che abbiamo intorno?”

Hannah

Hannah, 15 anni, Scottish Highlands

“Penso che il femminismo abbia un’importanza enorme in questo momento. Ma c’è un sacco di gente che continua a dire cose come “Oh, è odiare gli uomini” e “Siamo già tutti uguali” e non è vero. Ho la sensazione che ci sia bisogno di maggior consapevolezza. E’ come se fossero spaventati perché pensano che le donne diventeranno superiori e tratteranno gli uomini come gli uomini le hanno trattate per secoli. Gli uomini sono sempre stati più in alto delle donne e probabilmente hanno paura di quel che non conoscono.”

Maria G. Di Rienzo

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(“Artist, women’s rights activist murdered in Ciudad Juárez”, Mexico News Daily, 20 gennaio 2020, autore/autrice non menzionato/a, trad. Maria G. Di Rienzo.)

isabel cabanillas

Un’artista e attivista per i diritti delle donne è stata assassinata a Ciudad Juárez, Chihuahua, nella notte di venerdì scorso, scatenando indignazione e dimostrazioni durante il fine settimana.

Isabel Cabanillas de la Torre, 26enne, è scomparsa venerdì sera dopo aver lasciato un bar per tornare in bicicletta alla sua abitazione in centro a Juárez.

I pubblici ministeri di Chihuahua hanno annunciato domenica mattina la scoperta del corpo di una donna nell’area del centro città. Messaggi e post sui social media hanno rapidamente confermato che si trattava di quello di Cabanillas.

Designer d’abbigliamento, pittrice e membro attivo di un collettivo femminile, Cabanillas partecipava alle iniziative pro diritti delle donne. Gli amici e la famiglia dell’attivista avevano denunciato la sua scomparsa sabato. Il suo corpo è stato ritrovato più tardi quel giorno con ferite d’arma da fuoco al petto.

L’omicidio ha innescato proteste a Juárez la domenica, quando familiari, amici e attiviste per i diritti delle donne hanno chiesto giustizia. La massiccia presenza della polizia al raduno ha indotto i dimostranti a denunciare la loro assenza durante l’omicidio di Cabanillas.

I manifestanti hanno messo una croce rosa nel luogo ove il suo corpo è stato rinvenuto, nella speranza che il suo assassinio non resti impunito o sia dimenticato.

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Yulia Tsvetkova

Dallo scorso dicembre, la 26enne russa Yulia Tsvetkova – in immagine sopra – è agli arresti domiciliari per due mesi: le è stata imposta una cavigliera elettronica e ha il divieto di comunicare con chiunque, fatta eccezione per sua madre e il suo avvocato. Il prossimo processo a suo carico potrebbe risultare in una condanna a sei anni di carcere.

No, non è una serial killer – è un’artista femminista e pro diritti umani delle persone lgbt. Le orribili azioni che ha commesso sono ad esempio l’aver allestito “I monologhi della vagina” con un gruppo teatrale giovanile, l’aver usato i suoi spazi social per diffondere messaggi positivi sulle donne e sulle persone omosessuali, l’aver creato campagne artistiche come “Una donna non è una bambola” (#женщина_не_кукла), fatta di sei immagini da lei disegnate e corredate da testi quali “Le donne reali hanno peluria corporea e ciò è normale”, “Le donne reali hanno le mestruazioni e ciò è normale”.

Yulia serie

Tale attività, per le autorità russe, sarebbe “propaganda rivolta a minori di relazioni sessuali non tradizionali” (gli account di Yulia, secondo la legge del suo paese, sono chiaramente segnalati come 18+) e “produzione e divulgazione di materiali pornografici”, per la quale le è stata comminata una multa di 50.000 rubli. Durante tutto il 2019 l’artista è stata più volte tenuta arbitrariamente in stato di fermo, interrogata e minacciata dalle forze dell’ordine.

Fiorello, Amadeus, Junior Cally e compagnia frignante: la censura è questa.

Maria G. Di Rienzo

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