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Posts Tagged ‘giocattoli’

Non c’è molta scelta. – dicono David Horvath e Sun Min, ideatori di giocattoli, nel video che presenta il loro nuovo progetto – Dovunque tu vada, le bambole negli scaffali sono principesse o modelle. Ci sono state ultimamente molte discussioni sui tipi di corpi dalle proporzioni irreali imposti ai bambini tramite i giocattoli. Volevamo una serie di bambole che fossero libere dai tratti usuali e scontati in cui le produzioni moderne continuano a intrappolarsi. Volevamo basare le nostre bambole su personaggi intelligenti, divertenti, curiosi e chiassosi come le bambine e i bambini con cui abbiamo a che fare quotidianamente. Individui unici, che lo siano per noi è molto importante.” Così è nata Yuna, prima della serie dei “Dream Big Friends”.

yuna

Abbiamo creato Yuna, e tutti i suoi amici, con un retroscena di storie e personalità: vascelli per la vostra immaginazione. Pensiamo che il modo in cui abbiamo disegnato Yuna sia semplicemente bello, proprio come crediamo che ogni persona sia bella, qualsiasi sia la sua altezza, il suo colore, il suo tipo di corporatura. Noi siamo tutti belli, ciascuno a proprio modo, e possiamo essere tutto quello che immaginiamo. Il nostro desiderio è che Yuna e i suoi amici incoraggino bambine e bambini ad abbracciare ciò che sono, dentro e fuori.”

La storia ideata per Yuna dice che le piacciono i razzi spaziali e che da grande vuole produrne. Crede che sarà la prima persona a sbarcare su Marte. Ama la fotografia, dipingere e disegnare. Ha un gattino che si chiama Kamata e ascolta pop sudcoreano (le voglio già bene, ma spero che crescendo amplierà il proprio menu musicale…). Che altro? E’ alta circa 25 cm., snodata, con i suoi accessori e vestiti di vera stoffa ecc.

yuna e gatto

I due disegnatori stanno finanziando la produzione di queste bambole tramite internet:

https://www.kickstarter.com/projects/bigshot-toyw

Se vi unite a noi per rendere Yuna una realtà, – spiegano – ci mettete in grado di offrire al mondo un’alternativa alle bambole modaiole che tutti vediamo.” E di cui in molte/i siamo proprio stufe/i, aggiungo io. Maria G. Di Rienzo

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giocare con le bambole

“Le tue bambole stanno facendo una festa?”

“No, mamma. Si stanno ribellando ad un governo oppressivo che sta tentando di toglier loro i diritti civili.”

(La figlioletta della fumettista Sara Zimmerman ha effettivamente detto qualcosa di simile alla sua mamma… Le mie bambole erano acrobate, esploratrici di giungle intricate, praterie lussureggianti e rotte spaziali, volavano grazie a super-poteri, investigavano misteriosi delitti e viaggiavano nel tempo. Tanto per dire. Tenetele d’occhio, le vostre bambine sono più in gamba di quel che credete. Maria G. Di Rienzo)

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roberts

Tomi-Ann Roberts è docente universitaria di psicologia. Da oltre vent’anni, i suoi saggi sono pubblicati su riviste specifiche come Sex Roles, Psychology of Women Quarterly, Psychology of Men and Masculinity, Women and Therapy, Feminism and Psychology, Journal of Men’s Studies, eccetera. Fra i suoi libri: L’auto-oggettificazione nelle donne: cause, conseguenze e azioni per contrastarla; Dal menarca alla menopausa: vite riproduttive delle donne contadine in due culture; La sessualizzazione delle bambine: cause, conseguenze e resistenza. Fa parte di numerose associazioni impegnate sia nella ricerca, sia nell’attivismo sociale ed è consulente giudiziaria per i casi che trattano di abuso sessuale dei bambini. (Trad. Maria G. Di Rienzo)

Spesso racconto la storia della mia figlia più piccola, che allora aveva sette anni, seduta con me su un tram a Berlino, in Germania. Il tram attraversò un quartiere in cui molte donne si offrivano apertamente per la prostituzione. Mia figlia ne ebbe un’impressione notevole: guardava fuori dal finestrino sorridendo ampiamente a una donna che portava stivali di plastica bianca con alti tacchi a spillo, estensioni alla capigliatura e un vestito a tubo strettissimo che le arrivava all’altezza delle grandi labbra. Mia figlia sospirò ed esclamò: “Mamma! Sono così graziose! Sembrano proprio le bambole Bratz!”

La psicologia dello sviluppo ha dimostrato che i bambini guardano agli ideali culturali del loro genere per modellare se stessi sino ad essere i migliori “sé genderizzati” che possono essere. Se la domesticità era l’ideale della femminilità quando io stavo crescendo – e potete scommettere che ho avuto in regalo un forno giocattolo, l’ideale della femminilità oggi è una “sessualità” voyeuristica oggettificata, per lo più in senso eterosessuale.

Per mia figlia queste donne (e le popolari bambole che amava) esemplificavano tale ideale. Senza alcuna mancanza di rispetto per le donne in questione, come psicologa e come madre di due figlie, l’incidente mi fece capire cosa veramente comporta un’era “post-femminista”: ed è il togliere potere alle donne convincendole che il loro scopo principale e più alto è l’essere “graziose” (come disse mia figlia) e che l’essere “graziose” corrisponde ad una definizione molto ristretta dell’essere sexy.

Il lavoro progettuale sul nostro corpo, in cui la cultura circostante ci ha convinto ad essere impegnate 24 ore su 24, da quando siamo abbastanza grandi per volere il vestito di una principessa Disney, non è solo un modo per annichilire fisicamente bambine e donne, è anche un modo per tenerci al nostro posto: le indaffarate, distratte, spendaccione “caramelle per gli occhi” del patriarcato. Perché naturalmente costa tempo, energia cognitiva e soldi il mantenere il tuo corpo disciplinato come giovane, magro, con la pelle splendente, con grandi seni, con grosse labbra, con capelli tinti, con grandi occhi, tonico e privo di rughe.

Ricordo di aver pensato, su quel tram, che solo un contrattacco concertato poteva ottenere di convincere le giovani donne che mostrare le tette in un video su internet sia “avere potere”, o di convincere mia figlia che assomigliare ad una bambola Bratz era il meglio che lei potesse essere. E solo uno sforzo organizzato di studiose e attiviste femministe rigirerà questo andazzo.

bambole

L’auto-oggettificazione, su cui ho concentrato molto delle mie ricerche, è stata identificata dalle associazioni degli psicologi e dai gruppi per i diritti umani dei bambini come un fattore crescente di preoccupazione per la salute mentale. Qualche tempo fa, mentre riflettevo sulla questione – e sul come far sentire bene bambine, ragazze e donne rispetto ai loro corpi – ero in un bar con un caffè ghiacciato e il mio laptop. Al tavolo accanto erano sedute due tredicenni intente a farsi autoscatti con i cellulari. La conversazione era di questo tipo: “Guarda che male mi stanno i capelli!”, diceva una. “Oh mio dio, – rispondeva l’altra – non posso mandare a lui una foto di me in cui faccio così schifo.” E l’altra riprendeva: “La mia pelle è disgustosa.” Erano seriamente impegnate a denigrare se stesse e ad ottenere validazione dall’altra per il proprio denigrarsi.

Due cose che sto esplorando da anni all’interno della ricerca sull’auto-oggettificazione erano riflesse nella conversazione delle due ragazze: vergogna e disgusto. La cultura dell’oggettificazione sessuale richiede alle donne e alle ragazze di nascondere, “sanitizzare” e deodorare le funzioni naturali dei loro corpi. Ci sono bar che promuovono gare di “magliette bagnate” per le giovani donne ma che ti cacciano fuori se allatti il tuo neonato all’interno delle loro stanze. I seni eterosessualizzati sono pubblici, seni che allattano devono essere nascosti. Oppure le mestruazioni: la cosa principale che le ragazze imparano al proposito è che in quel periodo sono disgustose e devono maneggiare questa “maledizione” da sole, tenendola segreta soprattutto a ragazzi ed uomini. I prodotti relativi sono pubblicizzati in modo da far pensare a donne e ragazze che le mestruazioni siano una crisi igienica. I tamponi O.B. sono quasi scomparsi del tutto dal mercato americano perché troppe giovani donne e ragazze trovano rivoltante inserire le loro dita nelle loro vagine. Le compagnie farmaceutiche hanno lucrato sulla vergogna e sul disgusto delle giovani donne ed ora offrono loro pillole che inibiscono le mestruazioni e che sono sempre più popolari fra le ragazze. Tra l’altro, mancano ricerche sull’impatto che a lungo termine questa pratica può avere sulla loro salute.

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Tesco (azienda internazionale di vendita al dettaglio), sta rimuovendo le pubblicità sessiste da tutti i suoi negozi. E per questo dobbiamo dire grazie a Maggie, 7 anni.

maggie

La foto che vedete, postata dalla sua mamma Karen Cole, ha avuto una diffusione enorme su internet. Madre e figlia erano in un punto vendita Tesco a Poole, Gran Bretagna, quando la bambina si è accorta che il giocattolo-sveglia con i supereroi Marvel era pubblicizzato come “un regalo divertente per i maschietti”. Maggie, che ama Batman, Superman, Spiderman e Wonder Woman ha fatto proprio la faccia immortalata da sua madre, a cui ha letteralmente detto: “Questo cartello è ridicolo. E’ sbagliato! A chiunque possono piacere i supereroi! Questi tipi stanno facendo gli stupidi, non è vero?”

Ma la foto di Maggie ha messo loro immediatamente un po’ di sale in zucca. “La sveglia è un bellissimo regalo sia per le femmine sia per i maschi. – ha detto un portavoce di Tesco alla stampa – Il cartello pubblicitario è stato rimosso e ci scusiamo se ha causato qualche confusione.”

D’altronde, il motto di Tesco è “Ogni piccola cosa aiuta”: Maggie è piccola, ma è stata senza dubbio d’aiuto… E visto che la sua stessa espressione si dipinge su molti dei nostri volti di donne, persino più volte al giorno, credo che dovremmo imparare la lezione. Maria G. Di Rienzo

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Nel 2012, Walmart lancia la linea di cosmetici “Geogirl”, diretta a bambine dagli 8 ai 12 anni. Nell’annuncio, spiega che: “Le bambine portano smalto per unghie e lucidalabbra, in colori tenui, a 3/5 anni, perciò è naturale che a 8 vogliano qualche piccolo miglioramento.”

lipstick

Bagnasco per esempio, un uomo di fede che sa quando “contestualizzare” (come fece per i festini arcoriani e la nipote di Mubarak) purtroppo questa dittatura dei ruoli di genere socialmente imposti non l’ha vista, ma essa entra nelle vite delle bambine ben prima che costoro mettano piede in una scuola e persino prima che riescano a stare in piedi da sole. I concetti di “bellezza”, “trucco”, “auto-decorazione”, “auto-oggettificazione”, sono loro introdotti sotto forma di set da gioco quando non hanno più di 6 mesi.

fisher price purse

La bimba nell’immagine sta maneggiando “My Pretty Learning Purse” che contiene oggetti imbottiti a forma di rossetto, braccialetto, specchio e chiavi; una prima versione aveva dei soldi imbottiti, la più recente ha una carta di credito. Pretty significa grazioso, bello. Learning vuol dire apprendimento. La borsa, inoltre, canta una canzoncina sui colori rosa e porpora. Cominciate a vedere cosa insegna? La versione per maschi di questo “giocattolo” ha la forma di una cassetta per attrezzi. L’apprendimento è rimasto, il grazioso è sparito. Gli oggetti imbottiti sono martello, cacciavite, sega, chiave inglese, e la scatola canta una canzoncina differente: “Andiamo al lavoro!”. Produttori diversi riproducono ossessivamente gli stessi concetti.

toiletry box

Beauty box

Beauty box 2makeup bagMy Beauty KitPuò sembrare assurdo dividere maschi e femmine tramite i loro giocattoli, soprattutto quando sono così piccoli da non avere alcun concetto dei ruoli di genere. Ma proprio perché tali ruoli non hanno niente di naturale bisogna martellarli nelle coscienze il prima possibile. Inoltre, segregare i bimbi in ruoli di genere è anche un modo meraviglioso di vendere di più: se maschi e femmine possono condividere i loro giocattoli, genitori e parenti ne compreranno di meno.

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Il messaggio della dualità è chiaro, spero. Gli uomini costruiscono cose, le donne si fanno belle e al massimo comprano le cose che gli uomini creano. E le case produttrici di giocattoli, dalle più famose alle meno conosciute, la pensano tutte così. E sono dello stesso avviso le case produttrici di indumenti per l’infanzia. I concetti profusi sulla stoffa parlano di “saloni di bellezza” e cosmetici. “Amo il mio rossetto rosa”, dice la magliettina di United Colors of Benetton, ideata per bambine di due o tre anni.

benetton

Beauty parlour

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Quando le bambine crescono abbastanza per maneggiare cosmetici non di stoffa, eccoli pronti: ombretti, smalti, rossetti, lucidalabbra, postazioni da trucco.

gund

piggy paint

dalla cina

mirror

I prodotti diretti alle femmine orientano e confinano l’attenzione di una bambina a se stessa, a come appare, a quanto piace: i suoi sforzi devono essere concentrati su questo; i prodotti diretti ai maschi, invece, orientano l’attenzione di un bambino verso l’esterno, dove le possibilità sono innumerevoli (esplorazione dello spazio fisico, comprensione di come gli oggetti interagiscono l’uno con l’altro) e incoraggiano il movimento.
Quando bimbi e bimbe vanno finalmente a scuola, le norme fondamentali dei ruoli loro imposti sono già state fissate, e una delle più comuni credenze sulla prima infanzia è già morta: quella che la indica come unico periodo in cui una creatura umana è veramente libera di lasciar correre la propria immaginazione e di vagare tramite il gioco fra le esperienze più disparate. E’ per questo che la principale forma di molestia per le bambine, a scuola, a partire dai sette anni è quella sessuale. Comincia come battuta o barzelletta o scherzo, e diventa via via più seria con il tempo, normalizzando l’oggettificazione delle donne: una volta cresciuti da bambini a ragazzi e poi a uomini, i bulli renderanno chiaro che non si aspettano un “no” come risposta da una femmina – non si tratta di una persona degna di rispetto, ma di un semplice oggetto per la soddisfazione dello sguardo e dei desideri maschili e in ragione di ciò un simile rifiuto per loro è inaccettabile.
In conclusione, il “genere” è un criterio di analisi (riconosciuto a livello internazionale) non una bestemmia. Il sesso si riferisce alle differenze anatomiche e biologiche tra uomini e donne; il genere si riferisce ai diversi ruoli che gli uomini e le donne adottano. Tali ruoli sono appresi, non iscritti in un codice genetico, sono attraversati da istanze culturali, economiche ed ambientali, e possono cambiare per i motivi più svariati. Il genere è la costruzione sociale dei rapporti sociali tra donne ed uomini: essere consapevoli delle questioni legate al genere, quindi, significa cercare di essere onesti, giusti, equi con donne ed uomini. Significa essere preoccupati che donne ed uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini, godano in eguaglianza di diritti e opportunità. Non mi sembra così terribile il suo eventuale ingresso nelle scuole: uno dei risultati sarebbe permettere alle/agli studenti di sapere che ci sono più modi di avere identità e relazioni, e dare loro strumenti per conoscere e sperimentare in merito. Maria G. Di Rienzo

Ci sono molti modi di essere una bambina

Ci sono molti modi di essere una bambina

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