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Ginevra 2019

“Governi, datori di lavoro e maestranze si stanno incontrando a Ginevra (…) per negoziare una nuova convenzione globale che metta fine alla violenza e alle molestie nel mondo del lavoro.

Chiediamo loro con urgenza di ricordare i 235 milioni di donne nel mondo che lavorano senza avere alcuna protezione legale, perché una nazione su tre non ha leggi contro le molestie sessuali sul lavoro. Sono le donne più povere a essere le più vulnerabili – domestiche, operaie, quelle donne che vivono alla giornata e non possono permettersi il rischio di perdere il lavoro difendendo se stesse e le altre. C’è bisogno urgente di una legislazione internazionale.”

Questo è il passo centrale di una lettera aperta diretta al governo britannico e pubblicata dal Guardian il 9 giugno scorso. E’ corredata da oltre quaranta firme “eccellenti” (attiviste/i e personalità politiche prominenti, artiste/i ecc. – dal sindaco di Londra Sadiq Khan a Annie Lennox passando per una considerevole serie di rappresentati di ong umanitarie e femministe) e fa riferimento alla 108^ sessione della Conferenza internazionale sul Lavoro – promossa dall’Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite – che si sta tenendo in Svizzera, a Ginevra, dal 10 al 21 giugno. La richiesta delle firmatarie e dei firmatari è che la compagine governativa inglese “usi saggiamente la propria influenza” per contribuire a metter fine alla violenza e alle molestie subite dalle donne nei luoghi di lavoro.

Nei cinque giorni trascorsi da che l’ho letta, ho cercato invano notizie relative alla Conferenza sui quotidiani nostrani. Ho scaricato dal sito dell’Organizzazione i documenti pubblici disponibili e rilevato la consistenza (nutrita) e la composizione della delegazione italiana: anche volendo confermare la completa indifferenza dell’attuale giornalismo italiano per il mondo del lavoro in generale e per le lavoratrici che non appartengono al settore dell’intrattenimento in particolare – la maggioranza – si poteva imbastire un trafiletto con le dichiarazioni dei partecipanti “famosi” (Di Maio è nella lista, per esempio). Per quanto vuote e banali potessero poi risultare tali dichiarazioni, almeno un settore maggiore dell’opinione pubblica avrebbe saputo di che si discute a Ginevra in questi giorni. Meglio ancora, si poteva prestare attenzione ai sindacati (gli unici al momento a pubblicizzare la Conferenza), chiedere qualcosa ai loro delegati e confrontare le loro risposte con quelle dei rappresentanti di Confindustria e Confcommercio che sono pure là.

Ma probabilmente non c’era spazio per articoli che trattino della violenza che le donne subiscono al lavoro. Nemmeno nelle rubriche a loro esplicitamente dedicate, giacché tale spazio è occupato da pezzi importantissimi che hanno questi titoli:

* Trend – Tutte in posa da fenicottero (articolo corredato da foto di fenicottero e foto di una modella scheletrica infagottata in velo rosa – ma la copertura è solo a “filo vagina” – in bilico su una gamba);

* In barca a vela con i cosmetici giusti, perché la bellezza non va in vacanza (vuoi mai che qualcuna pensi di tirare il fiato per cinque minuti);

* Sesso: i luoghi pubblici dove statisticamente le donne adorano farlo (i gusti sono gusti, ma quale che sia la percentuale delle esibizioniste non può essere fatta passare per “le donne” tout court);

* Jennifer Lopez in abito di Gucci: lo spacco rivela il calzoncino contenitivo (ORRORE!)

No, queste non sono le “cose che interessano alle donne”. Sono le cose di cui voi volete le donne si interessino, sia perché pensate che con quei cervellini da oche non possono certo desiderare / cercare / vivere altro, sia perché non vi comoda per niente quando mettono bocca in materie come politica, economia, lavoro – in altre parole, quando discutono del potere e lo reclamano.

Molestie sul lavoro? Nessuna o scarsa protezione legale? Suvvia, fate i fenicotteri e non rompete le scatole.

Maria G. Di Rienzo

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So che a molti (e ad alcune) la cosa sembrerà davvero incredibile e inutile, ma il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si riunirà a Ginevra il 12 giugno prossimo per discutere di un argomento così classificato: “Donne d’Italia – violenza, stereotipi, diritti”.

Online c’è un documento in PowerPoint che funge da introduzione all’incontro. Dopo aver inquadrato storicamente per sommi tratti il ruolo ascritto alle donne italiane, citato i vari protocolli strafirmati da vari governi della nostra nazione (che poi però li hanno ripiegati a ventaglio e li hanno usati per farsi aria), ribadito che 1 – “In Europa le donne italiane hanno il più grosso carico di lavoro domestico. Le donne svedesi hanno il minore.”, 2 – “La percentuale di impiego femminile è ancora molto distante, in Italia, dalla media europea.” e 3 – “Gli uomini italiani sono quelli che dedicano meno tempo, fra gli uomini europei, al lavoro domestico e di cura.”, fornisce una lista di quelle che definisce “non scuse” per la violenza che però sono state fornite alle NU durante le ricerche come tali:

NON SONO SCUSE PER L’ALTO LIVELLO DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE IN ITALIA

* Non le tradizioni familiari storiche o i ruoli di donne e uomini

* Non la BELLA FIGURA (in italiano e maiuscolo nel testo, ndt.) – Mantenere le faccende familiari private, inclusa la violenza

* Non il patriarcato come costrutto sociale

* Non l’usare la frequente dipendenza economica della donne come ragione per normalizzare la violenza diretta contro le donne

* Non la recessione e l’austerità

* Non il dire che la violenza in famiglia è più una questione dei poveri e dei meno istruiti

* Non i gravi danni subiti dall’Italia durante la II guerra mondiale (questa mi mancava, ndt.)

* Non le pressioni religiose sui valori tradizionali della famiglia e sulla maternità come scopo supremo

* Non l’usare la Storia dell’Arte in Italia come fissazione sulla bellezza

* Non l’accettare le rappresentazioni delle donne sui media come stereotipi sessualizzati

modelli tv italiana

(Et voilà! Quest’immagine sta nella presentazione con il titolo MODELLI PERVASIVI NELLA TELEVISIONE ITALIANA. Ok? Non mi sono svegliata male io stamattina, lo vedono anche all’estero. Sì, ce ne sono anche altre di immagini, ad esempio con la didascalia “Vogue eroticizza la violenza sulle donne”, ma mi disturbano in maggior grado di quella qui sopra e non le riporto.)

* Non le questioni della disoccupazione e della percezione del maschio come provveditore

* Non la resistenza al femminismo (ben sicura sarà la dura sorte di questo blog femminista e traditor… scusate, mi è sfuggita, ndt.)

* Non il fatto reale che quando l’Italia è passata all’euro i prezzi si sono alzati ma gli stipendi no

* Non il fatto che molti giovani adulti e coppie ancora vivono con i genitori

* Non l’attribuire la violenza contro le donne alla questione dell’immigrazione

* Non l’assenza di azione politica per creare e implementare leggi contro la violenza diretta alle donne

* Non il non fornire servizi sociali che diano sostegno all’eguaglianza delle donne, alla cura dei bambini e permettano alle donne di avere di più

Inoltre: Non serve invocare la pena di morte, c’è bisogno di più forza per contrastare i femicidi.

Maria G. Di Rienzo

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