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Girls Pride Irlanda

(la scritta sulla maglietta dice: Trasformare le giovani vite delle persone LGBT)

11 agosto 2017: “Roma, Centocelle, assalto omofobo al Vanity Dance Studio: “Froci andatevene!” – Dopo mesi di continui attacchi, ieri notte la sede è stata completamente imbrattata di scritti e disegni osceni e offensivi. E adesso la scuola, diventata punto di riferimento per i ragazzini del quartiere, rischia di chiudere.”

10 agosto 2017: “Insulti omofobi alle baby calciatrici” – Il procuratore federale interregionale della Figc ha deferito al Tribunale federale territoriale (…) la Polisportiva Bruinese a titolo di responsabilità concorrente e oggettiva per l’operato dei propri dirigenti, anch’essi deferiti.

Il deferimento è riferito a “presunti comportamenti omofobi e discriminatori messi in atto da giocatori, dirigenti e tifoseria” della Bruinese nei confronti di calciatrici del Torino in occasione di una partita della categoria giovanissimi fra le ragazze della formazione granata con la squadra maschile della Bruinese giocata il 13 aprile scorso.”

Non so che età avessero gli allievi dello studio di danza, ma la parola “ragazzini” mi fa pensare a minori adolescenti. So invece che età comprende la categoria “giovanissimi” nel calcio: maschi e femmine tra i dodici e i quattordici anni (dalle categorie superiori ragazze e ragazzi giocano in tornei separati e hanno limiti di età diversi).

Si tratta comunque assai spesso del momento in cui le giovani persone omosessuali trovano un punto fermo nel mezzo dei messaggi contraddittori che le hanno rese confuse e incerte sino ad allora: è l’età in cui il coming out lo si fa interiormente, dicendo a se stessi “questo è ciò che io provo, questo è ciò che io sono”. E’ anche il momento in cui la violenza nei loro confronti è giustificata da culture/religioni con il pretesto di “difendere i minori”… da loro stessi.

Oltre settanta nazioni, al mondo, criminalizzano ancora l’omosessualità e per cinque di esse la pena prevista per chi ne sia giudicato “colpevole” è quella capitale. Le leggi che direttamente o indirettamente rendono reato penale una caratteristica umana per “proteggere i bambini”, così come le “campagne anti-gender” (che sono campagne anti-omosessualità), non fanno che esacerbare la violenza e la discriminazione, ottenendo l’esatto opposto effetto per i minori, siano essi LGBT o siano semplicemente sospettati di esserlo o prendano le parti di qualcuno di questi ultimi.

In pratica dappertutto è possibile trovare cialtroni sadici che pretendono – abbiano o meno la benedizione di governi e chiese – di essere in grado di modificare l’identità e l’orientamento delle ragazze e dei ragazzi omosessuali: tale terapie sono “non etiche, non scientifiche e inefficaci e possono essere paragonate alla tortura” (Nazioni Unite, Ginevra, 2015). Per essere oggetto di bullismo a scuola da parte di compagni (e sovente insegnanti) non occorre essere gay o lesbiche, basta essere percepiti e classificati come tali; in alcuni paesi tale giudizio sommario è sufficiente per rifiutare l’ammissione a scuola a uno/una studente o per espellerlo/a.

Credete che tutto questo passi senza lasciare tracce nel cuore di un ragazzo o di una ragazza, ne sia pure lui o lei unicamente testimone? Lo stigma sociale diventa auto-stigmatizzazione. Le abilità personali si affievoliscono e appaiono come non dare più gioia a chi le possiede, la salute ne risente a livello fisico e mentale, l’ansia del doversi mimetizzare e nascondere conduce a entrare in relazioni non desiderate e potenzialmente pericolose, la capacità di immaginare un futuro felice per se stessi va a picco. Ma noi diciamo che Carlo sembra un po’ depresso e Luisa non va più volentieri a scuola “perché l’adolescenza è così”, basta aspettare o magari dargli/darle del Prozac, passerà. Non è vero. Se non interveniamo aiutandoli a restaurare la loro autostima andrà peggio.

Nel continuum di violenza che si abbatte su di loro si creano picchi in cui fra la loro vita e la loro morte resta solo un piccolo spazio. Quando è riempito da “Froci andatevene” o – presumo – da “Lesbiche schifose”, Carlo e Luisa possono pensare che non valga più la pena esistere. Perciò, quelle scritte di vernice spray e quelle parole sputate con disprezzo sono assassine.

Maria G. Di Rienzo

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Mentre andava a braccio su “l’indottrinamento della teoria gender” che è “contro le cose naturali”, poco più di una settimana fa, il pontefice ha parlato di scuole in cui si praticherebbe la “colonizzazione ideologica”. Per quanto riguarda la fantomatica “teoria gender” si sbaglia di grosso, come ormai gli hanno spiegato inutilmente in molti, ma sull’ultimo punto potrebbe avere ragione. Il fatto è, purtroppo, che l’ideologia con cui si tenta di “colonizzare” gli allievi degli istituti scolastici è la sua.

Come a Caserta, dove la dirigente della scuola superiore Ferraris ha mandato il 4 ottobre una circolare alle classi in cui convocava gli studenti a partecipare a una marcia contro l’interruzione volontaria di gravidanza (scopo: abolizione della legge 194 tramite referendum) e chiedeva pure la giustificazione per gli eventuali assenti. Come ciliegina sulla torta, la faccenda era presentata a guisa di “compito” su Madre Teresa di Calcutta “Premio Nobel e Santa”. Dato che le reazioni, ovviamente negative, a questo atto di colonizzazione ideologica non si sono fatte attendere, la dirigente ha mandato una seconda circolare: “Oggetto: revoca partecipazione 5° Corteo nazionale per la Vita. La scrivente comunica che per motivi organizzativi interni è annullata la partecipazione di questa istituzione scolastica alla manifestazione in oggetto. Pertanto alunni e docenti svolgeranno regolarmente lezione.”

Ma se il Papa vuole trovare tracce di “gender” nelle scuole può fare riferimento a un altro fatto finito in cronaca: quello dell’istituto Carducci di Bari, ove il dirigente “per motivi di sicurezza” ha stabilito che gli alunni maschi entrino dall’ingresso principale e le alunne femmine dal retro. Quando qualcuno dei genitori ha eccepito il preside ha: ridacchiato, definito le proteste fesserie, operato del simpatico benaltrismo spiegando che chi “fa queste osservazioni non ha visto le immagini di Amatrice, dove l’anno scolastico è iniziato con mille difficoltà. E non capisce che quelli sono i veri problemi.”, mentre i giornalisti reiteravano le necessità di “non cadere nello stereotipo” e di “non dare al fatto il solito significato sessista”. (Solito, capito. Ci sono queste stronze fissate che qualsiasi cosa dici/fai ti trovano il significato sessista, e che palle! Ha ragione il preside quando dice che “La gente non ha proprio altri pensieri.”…)

Ma se per motivi di sicurezza i 635 allievi e allieve non possono entrare dall’ingresso principale tutti insieme, non è necessario dividerli per sesso – sapendo benissimo che farlo porta una carica simbolica e ponendo la sua parte negativa, tipo ingresso della servitù, alle femmine: si poteva per esempio dire che le classi prime e seconde entravano di qua e le restanti di là, senza metterci di mezzo il “gender” (e eventualmente preoccupare Bergoglio).

Questo se l’educazione al genere, non la scemenza-gender, fosse davvero entrata nelle scuole, il preside della Carducci di Bari lo saprebbe e magari sarebbe meno supponente e maleducato nei confronti dei genitori delle/degli studenti.

L’educazione al genere, infatti, crea rispetto reciproco, attitudine nonviolenta, relazioni egualitarie, empatia. Se un pizzico di educazione simile fosse stata fruibile da Bergoglio quando andava a scuola, forse non si sarebbe “molto rattristato” – come ha riportato monsignor Angelo Becciu – nell’apprendere “la notizia delle due ‘suore’ spose!” (cit. integrale) Come sapete si tratta di due ex suore che si sono unite civilmente a Pinerolo. La consapevolezza che due donne sono felici insieme al punto di volerlo sancire con una cerimonia pubblica non dovrebbe rattristare nessuno: è una tristezza che sa troppo di rigetto e di rancore. Maria G. Di Rienzo

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La guerra è uno stato di conflitto armato fra società umane. Attualmente una cinquantina di situazioni di questo tipo sono in corso sul pianeta: quella che sta facendo più vittime è il conflitto in Siria.

Io ripudio la guerra con la stessa fermezza di coloro che redassero la nostra Costituzione (Art. 11: “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”), e a differenza di Papa Bergoglio so almeno cos’è.

So che si basa su interessi disputati e che spesso necessita di un “casus belli” per iniziare – tipo l’attentato di Sarajevo o la campagna di Polonia che accesero la miccia dei due conflitti mondiali. La guerra concerne il controllo di territori e/o risorse; il riconoscimento di concessioni economiche (come per le guerre anglo-olandesi, 1652/1784); la sovranità nazionale (guerre di indipendenza); il controllo del potere interno (guerre civili)… per farla breve, ogni conflitto mira a ottenere benefici territoriali, economici, politici, militari eccetera.

Se a dire che la malefica – inesistente – “teoria del gender” è “il grande nemico” che ha lo scopo di “distruggere il matrimonio” e perciò ha messo in atto una “guerra mondiale” fosse un predicatore da strapazzo, in piedi su una cassetta di frutta in un parco di una città qualsiasi, io potrei scrollare le spalle e persino riderne: ma che lo faccia il rappresentante di una delle maggiori religioni mondiali, con tutti i riflettori puntati su di lui e innumerevoli microfoni che gli fanno eco sull’intero pianeta mi preoccupa.

Come può un essere umano con neuroni funzionanti imbastire questo tipo di ragionamento: una teoria che non esiste, la cui paternità/maternità nessuno rivendica, che nessuno sa spiegare se non ricorrendo all’omofobia e a deliri complottisti su bambini “indottrinati” a fare non si sa bene cosa, dichiara guerra a livello mondiale (come, dove, con quali eserciti, quali armi?) allo scopo di distruggere un negozio giuridico (il matrimonio) e cioè un atto con cui un privato è autorizzato dall’ordinamento giuridico a regolare interessi individuali nei rapporti con altri soggetti.

Bergoglio, quella che scrive fantascienza sono io ma una trama del genere è talmente illogica che neppure ricorrendo a speculazioni non-euclidee e a salti mortali di fantasia riesco a farla stare in piedi. Cosa guadagna il misterioso e innominato ma sicuramente ferocissimo nemico dalla “distruzione del matrimonio”? E’ un sociologo pazzo che vuole dimostrare l’impossibilità delle relazioni umane regolate giuridicamente? Vuole vendicarsi del mondo intero perché non è riuscito a sposarsi (e quindi niente più nozze per nessuno, tiè!)? E’ un economista tormentato dai costi dei congedi di maternità/paternità che pensa alla solitudine assoluta degli individui come al prossimo upgrade del neoliberismo?

Il Papa non lo ha spiegato nel suo sproloquio, ma dalla distruzione da profezia apocalittica del matrimonio al divorzio nella realtà il passo è stato obbligato: “Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato (ma non sappiamo quale dio, in caso Bergoglio abbia ragione, perché come consuetudine è più vecchia della Bibbia e dei Vangeli)… cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio… (perciò il divorzio lo paga dio, perché) quando si divorzia una sola carne sporca l’immagine di Dio.” Mi manca qualcosa: un “si” o un “ciò” prima di “sporca”, per esempio.

Ma il fatto è che per quanto ci si arrampichi sugli specchi i due sposi restano due persone distinte e diverse, non si annullano l’uno nell’altra e viceversa, non acquisiscono alcuna qualità divina per l’aver firmato un contratto in chiesa o davanti al sindaco, ne’ diventano dopo averlo firmato un ermafrodita a quattro gambe e due nasi: se poi quest’ultima è l’immagine dell’onnipotente mi piacerebbe sapere in quale concilio vaticano è stata stabilita.

Tralasciando l’ovvia solfa sui poveri bambini vittime dei divorzi dei genitori (meglio che subiscano violenza domestica e magari ne schiattino, ma in una famiglia che non ha sporcato l’immagine di dio, vuoi mettere?) e la solita ingiustificabile banalizzazione della violenza domestica stessa (“alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, si fa la pace subito.” – poi domani volano i pugni e dopodomani le coltellate, ma se è vero amore tutto si perdona… basta dire “permesso, grazie, scusa”), il clou della performance papale in Georgia è raggiunto con le “situazioni più complesse”.

Tali circostanze sono quelle in cui “il diavolo si immischia e mette una donna davanti all’uomo e questa gli sembra più bella della sua. O quando mette un uomo davanti a una donna e gli sembra più bravo del suo…”.

Sarete contenti/e, spero: adesso sapete perché la vostra relazione con X è finita. Non prendetevela, Belzebù è fatto così. E sapete finalmente anche l’unica ragione per cui un uomo sposa una donna: è bella. E perché una donna sposa un uomo: è bravo. Ne consegue che possono essere tentati di lasciare il/la coniuge qualora appaia una “più bella” o uno “più bravo”. E questo è il vero amore secondo Bergoglio: talmente segnato dagli stereotipi del “gender” che può tenerselo. Amen.

Maria G. Di Rienzo

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Il 19 ottobre 2015 la stampa riporta l’intervista a un “prostituto per preti” che dettaglia incontri, luoghi e cifre. Sebbene si dica disposto a testimoniare davanti a giurie di cardinali e tribunali laici, i nomi dei suoi clienti sono occultati dai giornali: padre S., padre G., il polacco monsignor J., don A. Restano i dubbi su chi abbia genderizzato e transumanizzato questi sacerdoti, visto che il prostituto forniva loro prestazioni sessuali quando ancora lo pagavano in lire.

Il 13 novembre 2015 l’abate di Montecassino, monsignor Pietro Vittorelli diventa “ex abate”. Spendeva 34.000 euro al mese in cene, alberghi, vestiti firmati, sostanze stupefacenti (crack, GHB – acido γ-idrossibutirrico conosciuto anche come “la droga dello stupro”, chetamina quando non c’era di meglio) e viaggi “pastorali” all’estero, nel senso che andava in cerca di pastura per la propria soddisfazione: “Sono a Berlino a una festa da paura. – scrive spensierato a un amico – E’ questo il Paradiso. Poi me ne vado al caldo a cercà cazzi… la vita è tiranna e puttana: è per questo che faccio tutto quello che mi pare!”

E inoltre so' figo, so' bello, so' fotomodello!

E inoltre so’ figo, so’ bello, so’ fotomodello!

Naturalmente il signor Vittorelli può fare “tutto quello che gli pare”, ma allora deve: 1) togliersi la tonaca definitivamente, non solo per scopare; 2) usare soldi suoi, perché quelli con cui sfidava il destino cinico e baro erano quelli dell’8 per mille in cassa ai benedettini e stiamo parlando di oltre mezzo milione di euro, tanto s’è ingozzato. I soldi sono stati riciclati dopo essere transitati su conti correnti gestiti dal fratello di Vittorelli, intermediario finanziario. Anche qui, non sappiamo quali teorici-gender il sacerdote abbia avuto come cattivi maestri in seminario.

Il 15 dicembre 2015 il vescovo di Trapani Francesco Micciché diventa “ex vescovo”: ha dirottato quasi due milioni di euro provenienti dall’8 per mille alle proprie tasche. Con vero spirito cristiano, ha tentato di indirizzare i sospetti sul suo ex economo, un altro sacerdote che lo ha querelato. Le indagini su Micciché sono partite dalle ammissioni dell’ex direttore della Caritas trapanese Sergio Librizzi (diventato “ex” perché nel frattempo condannato a nove anni di carcere per ricatti e violenze sessuali ai danni di giovani immigrati). Per farla breve, Francesco Micciché si è comprato un bel po’ di appartamenti e ville con i soldi dei fedeli e dopo essere stato rimosso dall’incarico è andato a vivere nella più esagerata di cotali ville a Monreale, portandosi dietro sorella e cognato. Ma sta sicuramente recitando rosari e pentendosi amaramente all’unisono con Librizzi: altre due vittime di Simone de Beauvoir e Alfred Kinsey.

Il 17 dicembre 2015 giunge la notizia che il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, ex sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, è indagato per appropriazione indebita assieme a don Franco Caruso, ex economo della stessa diocesi. I soldi erano quelli erogati dalla Cei e destinati a opere di carità. 180.000 euro sono finiti sul conto corrente del vescovo, 120.000 sono stati intascati in contanti da Caruso, che ne anche spesi più di 250.000 per “altre finalità”. Fra esse, il sostegno a don Vito Caradonna, prete marsalese sospeso a divinis dopo una condanna per tentata violenza sessuale su un uomo e attualmente sotto processo per circonvenzione di incapace. Quanti maledetti untori-gender si nascondono nei conventi e nelle chiese?!

Il 18 dicembre 2015, viene arrestato don Antonello Tropea, parroco in quel di Reggio Calabria. Due mesi prima, la locale squadra mobile lo aveva beccato in flagrante, in auto con un minorenne. Il signor Tropea tradì il suo signor Gesù Cristo ben prima del canto del gallo e dichiarò di essere un insegnante di “educazione fisica” – non sappiamo se l’ironia sottesa in questa definizione sia casuale o intenzionale. Le indagini hanno appurato che non si trattò dell’unica malaugurata caduta dovuta alla debolezza della carne e al complotto gender, perché il don si accordava con i ragazzini in chat, sotto identità falsa, e li pagava 20 euro a fellatio. Gli investigatori hanno sequestrato in casa sua materiale pedopornografico, video e file di prodezze sessuali con minori e adulti, anche autoprodotti, hanno tracciato le sue richieste in chat eccetera.

Commendabile l’atteggiamento del vescovo suo superiore, monsignor Francesco Milito vicepresidente della Conferenza episcopale calabra: venuto a conoscenza delle attività extracurricolari del signor Tropea gli ha consigliato di “evitare di parlare con i carabinieri” e ha cercato di seppellire tutto.

Buon Natale, crociati lancia in resta contro l’ideologia del gender (e cioè contro un’invenzione farlocca). Questi sono i vostri ideologi. Ditemi: da chi, da cosa, devono essere “difesi” i vostri figlioli? Maria G. Di Rienzo

N.B. Il fatto che gli episodi di “Tonaca Selvaggia” qui riportati riguardino pratiche omosessuali non si traduce come omofobia o condanna dell’omosessualità: quel che in essi è sommamente riprovevole è l’ipocrisia, la corruzione, la menzogna e soprattutto la violenza su minori.

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(“EU Gender Mainstreaming: European Parliament Needs Greater Commitment”, di Angelika Mlinar – parlamentare europea liberal-democratica, relatrice al Parlamento Europeo sul mainstreaming di genere, 2 dicembre 2015, trad. Maria G. Di Rienzo. In realtà la signora Mlinar è un’agente di Satana che vuole far diventare transumani e infrociti i bambini europei, così, perché il suo sulfureo padrone ci si diverte, e io sono una demone inferiore addetta alla diffusione della piaga-giender…)

Angelika Mlinar

Secondo la Commissione Europea, il mainstreaming di genere è “l’integrazione della prospettiva di genere in ogni aspetto degli interventi dell’UE – preparazione, progettazione, implementazione, monitoraggio e valutazione delle politiche, delle misure legali e dei programmi di spesa – con la visione del raggiungimento dell’eguaglianza fra donne e uomini”.

L’Unione Europea riconosce l’eguaglianza fra donne e uomini come un diritto fondamentale, un comune valore dell’UE e una condizione necessaria affinché l’Unione raggiunga i suoi obiettivi di sviluppo, impiego e coesione sociale. Purtroppo, il concetto del mainstreaming di genere è o sconosciuto o sottostimato da molti decisori.

Capire come progettare, pianificare, implementare, monitorare e valutare da una prospettiva di genere rafforzerà le politiche dell’Unione Europea. Aumenterà la sua rilevanza sociale e assicurerà che i diritti fondamentali sanciti nei trattati e nella Carta siano pienamente rispettati.

Per raggiungere questo scopo, il mainstreaming di genere dovrebbe essere visto come un processo continuo, sostenuto da sforzi sistemaci per integrare il genere a ogni livello, in tutte le aree e tutti gli stadi della formazione di politiche e dei processi di implementazione.

Il Parlamento Europeo sostiene l’implementazione del mainstreaming di genere nel suo lavoro. La prima risoluzione plenaria sul mainstreaming di genere fu adottata nel 2003, stabilendo una rete di membri che assicurano l’implementazione nel lavoro di ogni comitato. Il comitato per i diritti delle donne e l’eguaglianza di genere è responsabile per l’implementazione e il successivo sviluppo del mainstreaming di genere in ogni settore politico e di fornire risorse alla rete summenzionata.

Ogni due anni, questo comitato redige un rapporto sul mainstreaming di genere nel lavoro dei comitati e delle delegazioni parlamentari. Durante la precedente legislatura, due rapporti sono stati adottati in plenaria.

Quest’ultimo rapporto prende avvio dallo stato dell’arte all’interno del Parlamento nel promuovere e raggiungere il mainstreaming di genere e contiene anche raccomandazioni concrete su come estendere tali obiettivi. Come attuale relatrice il mio scopo è nello specifico il considerare due aspetti dell’integrazione di una prospettiva di genere all’interno dei processi politici: la rappresentazione di genere nella forza lavoro e nella sfera decisionale politica.

Il mainstreaming di genere non è mera responsabilità di specifici individui che lavorano in determinate aree o unità. La responsabilità appartiene all’intero staff sotto la guida dei dirigenti e a ogni comitato e delegazione parlamentare.

E’ anche rilevante sottolineare che il mainstreaming di genere da solo non basta, dev’essere accoppiato ad azioni specifiche, non è un obiettivo politico in se stesso, ma piuttosto un mezzo per raggiungere l’eguaglianza di genere.

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Congratulazioni, cittadini lombardi! Il 6 ottobre è apparsa sulla stampa la notizia che il vostro Consiglio regionale (come in Veneto) ha approvato una mozione della Lega Nord diretta a “contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole lombarde”, cioè a dare inizio alla lotta per eliminare qualcosa CHE NON ESISTE.

genio

(Il furbo genio leghista)

Un tale esempio di buon governo del territorio – i soldi con cui pagate i Consiglieri regionali sono senz’altro spesi bene! – dovrebbe espandersi con effetto virtuoso ad ogni altro settore che regoli la vita della cittadinanza, tipo:

Nuova norma del Codice Penale, TITOLO I – Misure cautelari personali, Capo II – Misure coercitive.

Articolo 466 del 6 ottobre 2015.

Divieto di avvicinamento per i fantasmi ai luoghi frequentati da persone impressionabili.

1. Con il provvedimento che dispone il divieto il giudice prescrive al fantasma (o spettro o larva) di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona sensibile, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona stessa.

2. Il provvidimento comporta inoltre l’espresso divieto al fantasma di trascinare catene, di smontare la propria testa per infilarla sotto il braccio, di produrre ululati – gemiti – sospiri nel cuore della notte, di apparire a terzi congiunti della persona impressionabile o con questa conviventi, animali domestici compresi.

3. Quando la frequentazione dei luoghi di cui al comma 1 sia necessaria al fantasma per motivi di lavoro (ad esempio la presenza a programmi televisivi sull’occultismo) ovvero per esigenze abitative (come il ritorno all’alba alla propria tomba o loculo cimiteriale) il giudice prescrive le relative modalità e limitazioni.

“Nuovo codice della strada”, decreto legislativo 6 ottobre 2015 n. 363.

Titolo II – Norme di comportamento.

Art. 45. Divieto di fermata e di sosta dei veicoli sulla Luna.

La fermata e la sosta sono vietate in corrispondenza o in prossimità delle depressioni circolari (“circhi” o “anfiteatri”) i cui diametri misurino da 100 a oltre 200 Km.: sia perché la vicinanza potrebbe intralciare le troupe di artisti lunari al lavoro al loro interno sia perché se ci cadete dentro, causa i bastioni ripidi di solito presenti verso la parte interna, potreste ammaccare la carrozzeria del vostro veicolo, procurarvi lesioni temporanee o permanenti, danneggiare delle rocce di interesse geologico e morire – non necessariamente in quest’ordine.

driving on the moon

Deliberazione della Giunta Comunale di Babbeia n. 490 del 6 ottobre 2015

Norme per l’allevamento e la commercializzazione dei folletti comunali (di altezza massima 50 cm.).

Raccomandazioni:

1) assegnare priorità ai folletti benevoli che svolgono lavori domestici e a quelli che sono custodi distratti di pignatte d’oro;

2) i suddetti devono diventare basilari garantendo al contempo l’offerta di un’ampia gamma di folletti, ma evitando accuratamente le tipologie “Basadone” e “Ammutandori” che tendono a far dispetti alle donne e a diventare Presidenti del Consiglio;

3) per la fornitura di folletti a famiglie e scuole deve essere data precedenza alle Associazioni autorizzate dal Comune in grado di certificarne la qualità, la provenienza e la sicurezza sanitaria;

4) occorre garantire che i folletti offerti, oltre a essere di qualità, siano anche al punto giusto di maturazione per organizzare burle innocue dirette ai giovani consumatori e molestie più intense ai gruppi di opposizione in Comune.

Ora che il modus operandi è chiaro, forza legislatori! C’è un’intera gamma di settori (“scie chimiche”, “vaccini assassini”, “complotti NWO”) che necessita il vostro illuminato intervento e altre clamorose figure da chiodi.

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Anti-Gender Movements on the Rise? – Strategising for Gender Equality in Central and Eastern Europe”, edito da Heinrich Böll Foundation – Berlino 2015, Volume 38 della serie di pubblicazioni sulla democrazia, pagine 112. Contiene dodici dettagliati saggi di altrettante studiose / ricercatrici, ognuna proveniente da un differente paese dell’Europa centrale e orientale. Il brano da me tradotto proviene dal saggio di Elżbieta Korolczuk intitolato “The War on Gender”. Elżbieta Korolczuk insegna Gender Studies all’Università di Varsavia, Polonia ed è ricercatrice per l’Università di Gothenburg, Svezia. Le frasi evidenziate in grassetto sono il mio ringraziamento a quello straordinario papa progressista – secondo i media – che al secolo si chiama Bergoglio. Dopo aver letto l’intero volume ho finalmente capito chi ha dato inizio a questa frenesia idiota sul “gender” e chi la sta finanziando: la sua chiesa.)

elzbieta korolczuk

In una Lettera Pastorale della Conferenza dei Vescovi di Polonia, resa pubblica e letta nelle chiese nel dicembre 2013, il clero dichiara che: “L’ideologia gender è il prodotto di molti decenni di cambiamenti ideologici e culturali che sono profondamente radicati nel marxismo e nel neo-marxismo appoggiati da alcuni movimenti femministi e così la rivoluzione sessuale. (…) Postula che il sesso biologico non sia socialmente significativo e che il sesso culturale, che gli esseri umani possono liberamente sviluppare e determinare senza tener conto delle condizioni biologiche, sia il più importante. (…) Il pericolo dell’ideologia gender sta nella sua natura assai distruttiva sia per l’umanità, che per il contatto personale e la vita sociale nel suo insieme. Esseri umani insicuri della loro identità sessuale non sono in grado di scoprire e portare a termine gli impegni che fronteggiano nelle loro vite coniugali, familiari, sociali e professionali.”

Questa lettera non è che una delle molte iniziative della chiesa cattolica e dei politici e dei gruppi conservatori per combattere la cosiddetta “ideologia gender” in Polonia. Questi sforzi, intrapresi in nome del “salvataggio” dei bambini, della famiglia e, in ultima analisi, della nostra civiltà include dichiarazioni, proteste, campagne sui media e addestramento anti-genere offerto a coloro che vogliono impegnarsi nella santa “guerra sul gender”. Conservatori attivisti prendono a bersaglio femministe, organizzazioni LGBT, chi insegna educazione sessuale, funzionari statali e alla fine tutti i gruppi e gli individui che promuovono eguaglianza di genere, che chiedono educazione sessuale nelle scuole, che difendono i diritti delle minoranze sessuali, ecc.

(…) L’attuale controversia sulla “ideologia gender” in Polonia può essere fatta risalire al 2012, quando un politico polacco assai noto, l’allora Ministro della Giustizia Jarosław Gowin, annunciò pubblicamente che la Convenzione su prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica del Consiglio d’Europa era altamente ideologica, e che minacciava i tradizionali valori familiari perché promuoveva la nozione di “genere”, così come ruoli di genere non stereotipati alieni alla cultura polacca. Seguì immediatamente una valanga di articoli, di apparizioni pubbliche, di siti web e libri, in maggioranza creati o ispirati dalla chiesa cattolica, che è diventata una delle voci più presenti nel pubblico dibattito sul gender.

La controversia ruotava specificatamente attorno ai regolamenti europei per combattere tutte le forme di discriminazione basate sul genere e sull’educazione all’eguaglianza di genere in asili e scuole. Con il passare del tempo, l’ultima istanza è diventata quella centrale, in parte perché “sin dal 1990, quando la religione è stata introdotta nelle scuole polacche, l’istruzione primaria è diventata una sfera sicura e non criticabile della diffusione del cattolicesimo fra i bambini.” (Ndt: da un articolo della rivista cattolica Niedziela)

Ancora più importante tuttavia, come è spesso il caso con il panico morale, la figura di un bambino in pericolo – in questo caso in pericolo di essere sessualizzato, di essere trasformato in omosessuale, o di cadere preda dei perversi desideri pedofili degli uomini omosessuali – è diventata l’icona centrale della campagna anti-gender iniziata dalla chiesa cattolica e dai gruppi conservatori. Il “gender” (o il “genderismo”) è stato demonizzato come un malvagio piano ben strutturato per distruggere l’innocenza dei bimbi polacchi e cioè, essi devono essere confusi sui ruoli di genere in tenera età, per poter diventare più tardi gli schiavi della lobby omosessuale / femminista / anti-chiesa. Come ha spiegato un giornalista nella rivista cattolica Niedziela, l’ “ideologia gender” ha disastrose conseguenze per: le famiglie polacche, la chiesa ed eventualmente la nazione polacca, tramite la propagazione di un nuovo tipo di persona a cui è garantita la libertà di scegliere la propria identità sessuale quale che sia il suo sesso biologico. Poiché tale libertà è contraria alla “legge naturale” e alla volontà di Dio, il trend condurrà inevitabilmente a risultati di confusione emotiva e morale, arrivando a distruggere le stesse fondamenta della nostra civiltà. (…)

La maggior parte dei commentatori, degli studiosi e dei giornalisti interpretano la mobilitazione anti-gender come un fenomeno locale e lo collegano agli sforzi di coprire gli scandali pedofili nella chiesa cattolica polacca. Un chiaro esempio è un articolo di Sławomir Sierakowski, rinomato intellettuale polacco fondatore del “pensatoio” liberale Krytyka Polityczna (Critica Politica), per il The New York Times. Egli sostiene che: “Le ragioni dietro un’azione così orchestrata si trovano nei recenti problemi della chiesa. I polacchi sono stati oltraggiati dalla frode finanziaria su vasta scala operata dalla commissione che aveva il compito di ri-privatizzare le proprietà della chiesa sequestrate dal governo comunista. I polacchi continuano anche ad essere disturbati dai sempre più frequenti casi di pedofilia nella chiesa che vengono alla luce.”

Sierakowski non è l’unico ad attribuire la “guerra sul gender” a tendenze locali anziché transnazionali, e la interpreta come una tattica mirata a distogliere l’attenzione pubblica dalla pedofilia o dalle truffe finanziarie che piagano la chiesa polacca. Ci sono le prove, tuttavia, che la recente mobilitazione contro la “genderizzazione”, la “ideologia gender” o la “lobby del gender” è molto di più di un trend locale. Andamenti simili sono stati osservati in altri paesi della regione, come Russia, Ucraina, Ungheria, Slovacchia o Georgia, ma anche in paesi occidentali come Francia e Germania, così come negli Usa.

Sebbene la nozione di “genere” sia entrata nel discorso pubblico solo da poco, c’è un crescente numero di attori sociali – organizzazioni, gruppi di base, reti e comunità online, così come ong internazionali e transnazionali – (…) che hanno lo scopo di limitare il riconoscimento dei diritti delle persone LGBT e dei diritti riproduttivi, in special modo il diritto all’interruzione di gravidanza. (…)

Un recente rapporto del Forum parlamentare europeo su Popolazione e Sviluppo, mostra che le organizzazioni contrarie ai diritti sessuali e riproduttivi stanno crescendo in Europa: attualmente, 490 di esse sono attive in 32 paesi europei e la maggior parte di esse è basata sulla fede (cattolica, protestante tradizionalista e ortodossa). Il rapporto sottolinea la crescente “professionalizzazione” di questi gruppi e mostra che mentre molti di essi operano a livello nazionale, un certo numero opera in reti transnazionali e a livello di avvocatura europea. Alcune organizzazioni sono state create solo di recente, mentre altre sono attive sin dagli anni ’90. Le loro agende pure differiscono: alcune sono nazionaliste e apertamente omofobe e razziste, altre si concentrano sulla necessità di proteggere le famiglie e i diritti dei genitori di indirizzare gli insegnamenti impartiti ai figli. Ciò che hanno in comune, tuttavia, è un programma conservatore e l’interpretare l’ “ideologia gender” come un pericolo non solo per il benessere dei bambini e della famiglia, ma per la società nel suo complesso e persino per la “civiltà cristiana”. (…)

Le mobilitazioni appaiono alle intersezioni fra influenze globali e nazionali, e gli attori locali nei differenti paesi traggono pesantemente i loro contenuti gli uni dalle agende degli altri. Naturalmente, aggiustano affermazioni e strategie per adattarle ai propri contesti socio-politici nazionali. In Russia è in effetti possibile introdurre una legge che sanziona la cosiddetta propaganda LGBT, mentre in Francia le organizzazioni evitano ogni aperta uscita omofoba. Allo stesso tempo, la narrativa principale sulle minacce dell’ “ideologia gender” ai bambini, alle famiglie a alla società nel suo insieme è assai simili in contesti culturali e politici differenti. Di conseguenza abbiamo bisogno di analizzare e discutere la “guerra sul gender” come un fenomeno transnazionale di una certa durata, anziché come qualcosa di recente e locale. (…)

Dobbiamo anche prendere nota che molti movimenti locali che si oppongono al “gender” sono emersi circa nello stesso periodo e hanno scopi praticamente identici. Molti di essi sono interconnessi tramite organizzazioni più vaste, spesso statunitensi, e/o via reti online, inclusi i forum su internet, i social media, i blog e i siti d’informazione. (…) Viste le eclatanti somiglianze delle argomentazioni e delle strategie retoriche, è ragionevole presumere che almeno parte di questi gruppi cooperino e condividano saperi e risorse, usando strategie adattate ai rispettivi contesti locali. Ciò richiede un riassestamento dell’attuale approccio basato sulla nozione che la mobilitazione “anti-gender” nasca per lo più dall’ignoranza e che ad essa si possa rimediare fornendo informazioni accurate. Mentre tale visione può funzionare rispetto ad un pubblico laico, io credo che i conservatori attivisti usino in modo deliberato informazioni non corrette e linguaggio iperbolico caricato emotivamente per far muovere le persone. I cosiddetti critici contemporanei dell’ “ideologia gender” coscientemente giocano sulle paure culturali usando un vocabolario evocativo che include “pornografia”, “masturbazione”, “cambio di sesso”, “pedofilia”, eccetera. Credono, e hanno ragione nel farlo, che per ottenere un pubblico il loro linguaggio anziché accurato debba essere persuasivo. Perciò, c’è bisogno che i gruppi femministi e progressisti sviluppino nuove strategie per opporsi ad un linguaggio fortemente polemico che si basa pesantemente su pregiudizi e informazioni falsificate, iperbole e miti urbani sui disastrosi effetti dell’educazione al genere e dell’eguaglianza.

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