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(tratto da: Children of Peace: Stories and Dreams of Conflict-displaced Children, di Krizia Kaye Viray e Julie Christine Batula (immagini) – Un Migration Agency, 30 novembre 2017. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

le gemelle

E’ come vedere doppio. Dagli occhi espressivi alla straordinaria carnagione dorata, sino ai più minuscoli manierismi e gesti, è difficile discernere chi è chi fra le due ragazze. Il modo più facile di distinguere le gemelle Sampang è che Farhiya indossa un ‘turung’ (hijab o fazzoletto da testa) e Ferwina no: “Può diventare davvero bollente e mi fa venire mal di testa.”, spiega quest’ultima.

Nonostante siano gemelle identiche, le ragazze sono l’una l’opposto dell’altra in diverse maniere. A Farhiya piacciono le lezioni d’inglese, Ferwina preferisce la matematica e vi eccelle. Nel tempo libero, a Farhiya piace cantare mentre ascolta i suoi artisti locali preferiti, mentre Ferwina preferisce disegnare.

Ma quando chiedi loro come immaginano il loro futuro le gemelle rispondono all’unisono – come se le parole provenissero da una sola persona. E’ un responso istantaneo, fermo e forte: “Sogniamo la pace.” Entrambe vogliono diventare mediche.

Il 9 settembre 2013 un gruppo armato attaccò la città di Zamboanga sull’isola di Mindanao, nelle Filippine. Il conflitto fra le forze governative e il gruppo armato durò più di tre settimane. L’assedio alla città fece di 100.000 suoi residenti degli sfollati, creando una crisi umanitaria che ha preso anni per essere risolta.

Il conflitto ha reso i bambini / le bambine particolarmente vulnerabili. Persino nei casi in cui erano stati in grado di fuggire e di trovare luoghi sicuri, un futuro sconfortante era davanti a loro, in special modo se non ottenevano sufficiente sostegno, inclusa la possibilità di tornare a scuola.

Da un’evacuazione all’altra le famiglie sfollate sono state trasferite a Masepla, dove è stato creato uno spazio di apprendimento per i bambini e dove le gemelle si trovano.

“Non è stato facile. – dice la preside della Masepla Composite Learning School, Cristina Santos – Prima di tornare a leggere libri, recitare alfabeti e cantare filastrocche abbiamo dovuto lavorare sull’attitudine dei piccoli e sul loro atteggiamento verso la vita. La violenza li aveva portati qui e noi abbiamo voluto assicurarci che non fosse la violenza a definirli.”

Gli alunni di questa scuola salutano con radianti sorrisi e non sono diversi dagli altri scolari che conoscete. Sono energici, curiosi, spensierati. E un’altra cosa è evidente. I sogni non svaniscono facilmente. Per fare un esempio, qui abbiamo incontrato bambine e ragazze che chiamano orgogliosamente se stesse “Figlie / Bambine delle Pace”. La pace non è per loro un barlume di speranza, è il motore che le spinge in avanti: “Ci impegneremo nello studio. Promuoveremo la pace. L’istruzione sarà la nostra arma per un futuro migliore.”, ci ha detto una delle ragazze prima di correre via a giocare con le amiche.

children of peace

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Le gemelle

(“Bomong e Bong”, mito di creazione del popolo Minyong, India del nord)

gemelle

Dall’amore di Cielo e Terra nacquero due gemelle: Bomong la Luna, e Bong la Sole. Una Donna Saggia le nutrì al proprio seno e le crebbe entrambe, insegnando loro ogni cosa sino a che divennero due potenti giovani donne. Le gemelle erano inseparabili. Assieme erano così forti e brillanti che quando attraversavano i cieli la combinazione della loro luce e del loro calore prosciugava la terra. Tutte le creature del mondo soffrivano. Le piante appassivano, gli oceani evaporavano.

Così le creature del mondo, temendo che nulla sarebbe sopravvissuto, complottarono per uccidere le sorelle, ma non c’erano volontari che si assumessero la responsabilità della mala azione. Alla fine, il Ranocchio disse che avrebbe tentato. Prese il suo arco e le sue frecce e saltellò sino alla casa celeste delle gemelle. Là rimase nascosto sotto una foglia di ninfea sino a che la prima sorella comparve sul sentiero. “Mi dispiace.”, gracidò il Ranocchio, e lasciò andare la sua freccia contro quella figura radiante. Colpì al cuore Bong, la Sole, che morì fra le braccia della gemella, e la sua luce morì con lei.

Con minor luce e calore, il mondo non era più soffocato. Le piante germogliarono di nuovo. I fiumi non più secchi fluirono al mare. Le creature del mondo erano felici. Ma Bomong non lo era. Piangeva disperata la morte della sorella e temeva di essere uccisa anche lei. Perciò si rinchiuse in una caverna molto scura, sotto una grande pietra. E ogni luce si spense. Nell’oscurità, le piante perdettero il loro bel verde e svanirono nel bianco, ammalandosi. Di nuovo, le creature del mondo furono in preda al terrore e pensarono che forse erano state avventate ad assassinare Bong. Cercarono Bomong dappertutto, in alto e in basso, chiamandola così: “Esci, esci! Risplendi per noi!”

Fu il Galletto che, svolazzando sopra le terre oscurate, notò una fioca luce far capolino da una fessura in una parete di roccia e così scoprì la caverna, e dentro la caverna Bomong la Luna che singhiozzava. Il Galletto tentò di consolarla, ma non riuscì a persuaderla a ritornare nei cieli. Lasciò quindi la caverna con il messaggio di lei per le creature del mondo: dovevano trovare un modo di riportare in vita Bong.

Al Carpentiere fu affidato l’incarico di ricostruire la Sole. Egli fece visita dapprima alla Donna Saggia che aveva allevato le fanciulle e le chiese di raccontarle ogni storia che sapeva su Bong. Guardando il viso della Donna Saggia mentre narrava, il Carpentiere riuscì a cogliere la luce di Bong nei suoi occhi. A partire da questo ricordo, costruì una seconda versione della Sole, un po’ più piccola e meno brillante, e la pose a una distanza maggiore fra le stelle. La gioia di Bomong fu immensa: abbandonò la caverna e tornò nei cieli e tutto andò bene per la vita sulla Terra.

Ad ogni eclissi, le due sorelle tornano nella loro vecchia casa celeste. E ancora oggi i ranocchi continuano a scusarsi a voce alta per tutta la notte, e i galli cantano al primo baglior di luce che vedono all’orizzonte: “Esci, esci! Risplendi per noi!” Maria G. Di Rienzo

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