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Posts Tagged ‘gatti’

Miao

cutie

Questo grazioso micetto desidera informarvi che la gattara è un po’ malandata e presumibilmente non scriverà qui per il resto del mese. Non è preoccupato, perché sa che le tipe come lei sono talmente ostinate che si aggiustano anche quando hanno contro il destino e gli dei e un’otite che le fa vibrare le orecchie neanche fosse Dumbo.

Inoltre, ha fatto scorta di snack per felini: tutto va bene sul fronte peloso.

MG DR

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Uno stop

Vi annuncio uno stop di qualche giorno per il blog: sino a guarigione del mio braccio sinistro, che ora da assai dolorante mi rende terribile il picchiettare sui tasti.

La vostra Cat Lady tornerà presto, magari con un arto bionico…

Maria G. Di Rienzo

alja horvat - cat lady

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Jólakötturinn

Una strana creatura del folklore islandese è Jólakötturinn (che si traduce come “Gatto del Solstizio d’Inverno” ed è poi divenuto semplicemente il “Gatto di Natale”).

Jólakötturinn è un gatto enorme, vive nelle montagne assieme alla gigante Grýla ed è una specie di incallito e terribile fashionista: scende a valle durante le festività invernali per mangiare i bambini che non hanno avuto in dono, per esse, abiti nuovi.

Sebbene la storia affondi nell’antichità, non abbiamo sue versioni scritte datate prima del 19° secolo: la spiegazione accademica è che sia stata usata come “incentivo” per mettere fretta ai pastori affinché terminassero in tempo la tosatura delle pecore, di modo che i nuovi abiti fossero tessuti e che loro stessi avessero abbastanza denaro per trascorrere felicemente il Natale.

Per quel che sappiamo dalla tradizione orale, all’inizio Jólakötturinn si limitava a spazzar via il cibo di quelli senza vestiti nuovi e la sua percezione come mangiatore-di-carne-umana si deve principalmente alla poesia che porta il suo nome e fu scritta da uno dei più amati poeti islandesi, Jóhannes úr Kötlum (Jóhannes Bjarni Jónasson, 1899-1972).

La teoria popolare è che la storia del gatto vendicatore avesse la funzione di dare una spintarella all’altruismo, di modo che ai bambini più poveri fossero donati abiti di lana nella stagione più fredda. Allo stesso modo la vicenda è stata letta dalla cantautrice e compositrice Björk (Björk Guðmundsdóttir) che nel 1987 registrò una canzone tradizionale su Jólakötturinn – nella quale, tra l’altro, la creatura è identificata sia al maschile sia al femminile. Le strofe finali recitano:

“Se lei esista ancora io non lo so

ma il suo viaggio sarebbe inutile

se tutti per il prossimo Natale

avessero qualche abito nuovo.

Potresti voler tenere in mente

di dare aiuto ove ve ne sia bisogno

perché da qualche parte possono esserci bimbi

che non ricevono nulla del tutto.

Forse il curarsi di coloro che soffrono

per mancanza di luci copiose

ti darà una stagione felice

e un allegro Natale.”

Alcune pratiche tradizionali prevedono di lasciar fuori del cibo per il/la Jólakötturinn durante l’inverno e anche questo può iscriversi nella cornice del favorire la compassione e la condivisione (in più, in questo modo la bestia non ti entra in casa di soppiatto per fregare l’arrosto dal tavolo natalizio…). La mia Jólakötturinn attuale è molto meno spaventosa dell’originale: è bianca, con gli occhi azzurri e non so se abbia un proprietario – se lo ha, se ne cura molto poco e Björk dixit non avrà un Natale allegro – tuttavia vado a darle una piccola colazione di cibo per gatti ogni mattina.

La cosa mi rende felice di per sé e non ho certo bisogno di ricompense, ma è consolante sapere che gli islandesi mi augurano implicitamente uno splendido Solstizio d’Inverno (21 dicembre, ore 23.23) e io giro gli auguri a ognuna/o di voi.

Maria G. Di Rienzo

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(“Now it is fall”, di Edith Södergran (1892-1923), trad. Maria G. Di Rienzo. Edith, finno-svedese nata in Russia, contrasse la turbercolosi quando era adolescente e morì a soli 31 anni. Il suo impegno artistico, pienamente riconosciuto solo dopo la sua scomparsa, era attivamente incoraggiato dalla madre, con cui aveva un legame molto forte. Nell’immagine l’Autrice è con il suo gatto Totti.)

edith con totti

ORA E’ AUTUNNO

Quando tutti gli uccelli dorati

volano a casa al di sopra della profonda acqua azzurra,

sulla riva io siedo rapita dallo sparpagliato bagliore;

la partenza fruscia tra gli alberi.

Questo addio è immenso e la separazione si avvicina,

ma la riunione, quella è pure certa.

Con la testa sulle braccia mi addormento facilmente.

Sui miei occhi c’è l’alito di una madre,

dalla sua bocca al mio cuore:

dormi, bambina, e sogna ora che il sole se n’è andato.

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Assistenza tecnica

apri il frigo

Per sbloccare il computer apri il frigorifero

(Sono un po’ indaffarata, ma non volevo rinunciare a salutarvi oggi… Maria G. Di Rienzo)

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Un buon consiglio

bite

Mordi pure la mano che ti nutre

quando capisci che è veleno

tutto quel che offre

(da “Petits Poèmes” di Mallory Rowe, poeta contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo.)

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Cara associazione animalista che soccorre gatti abbandonati in quel di Treviso, e di cui non faccio il nome per non avere il minimo impatto negativo su un’attività altrimenti meritoria: mi sono permessa di disturbarti alla fine del 2016 per chiedere aiuto.

Nelle vicinanze della mia abitazione c’era una giovane gatta adulta randagia in difficoltà. Una buona samaritana le dava da mangiare (ho parlato personalmente con la signora) ma non aveva notato che la bestiola aveva un problema – un’incrinatura o una frattura minore – alla schiena che le impediva di muoversi normalmente su zampe tremanti.

Vi ho anche spiegato i motivi per cui non potevo e tuttora non posso intervenire personalmente: non ho gli attrezzi ne’ i mezzi economici per curarmi della creatura e non oserei comunque prendere un animale in casa avendo al piano di sopra un cafone psicopatico che pesta il pavimento e urla per ore facendo scappare dall’appartamento me, figuriamoci un gatto.

La vostra responsabile è stata davvero gentile e veloce nel rispondermi (altre associazioni animaliste, tra l’altro di gran nome, non hanno fatto questo sforzo), ma la volontaria che si è assunta per così dire “il caso” mi ha trattata sin dalla telefonata iniziale come una cretina integrale. Ovviamente le è bastato guardare la gatta due giorni dopo per dire con sufficienza e fastidio che stava benissimo, al massimo “era in calore”. Io ho tentato inutilmente di spiegare di nuovo l’intera faccenda, poi ho ringraziato e lasciato perdere perché come da vecchio adagio non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

La penultima volta che ho visto la micia era fatta a elle. La frattura si è in qualche modo saldata, ma non nel modo che – se trattata da un veterinario – le avrebbe garantito di tornare a una relativa normalità. L’ho vista di nuovo stamattina. Non solo è ovviamente ancora fatta a elle, ma è magra e sporca (segno che non riesce più a raggiungere con la lingua, per pulirsi, metà del suo corpo) e mentre tentavo di darle un bastoncino di cibo per gatti è rotolata a terra due volte, perché le zampe la reggono ormai a stento.

In generale, volevo solo dirvi questo: capisco che fra chi vi interpella ci sono imbecilli, bastardi che abbandonano i loro stessi animali e gente che grida “al lupo” per niente, ma non per questo dovete assumere che ogni contatto ricada in queste categorie. E alla vostra volontaria volevo invece dire che per occuparsi di qualsiasi causa non bastano amore e passione – ci vogliono le conoscenze e le abilità necessarie allo scopo e un po’ di educazione e di rispetto non guastano mai. Maria G. Di Rienzo

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Parole di luna

(“Words” e “The Lebanese Woman Speaks”, Due poesie di Wendy Videlock, poeta contemporanea nata nel 1961, trad. Maria G. Di Rienzo.

PAROLE

Parole,

noi non vi ascoltiamo.

La scorsa notte la luna, come al solito,

è riuscita a dire tutto quel che c’è da dire

sul cambiamento e su come esso continui e continui.

Questo è il tipo di unicità che solo

una madre conosce.

moonheadmama

LA DONNA LIBANESE PARLA

Io parlo gatto.

Se

non lo conosci

se ti senti disposto

pensa al vino persiano,

pensa moschea e sudario

e duna e mano

e felino come

i tratti della

terra di sabbia.

O prova con il corvo

o la colomba in lutto,

o il blu di Prussia.

Io parlo questi, anche.

fantasy cat

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Il 26 marzo 1974 Gaura Devi guida un gruppo di 27 donne del villaggio di Reni decise a opporsi all’abbattimento degli alberi nella loro zona. Decideranno di abbracciare gli alberi per proteggerli, dando inizio al Movimento Chipko in India.

Chipko 2004

(Le superstiti del gruppo nel 2004, trentesimo anniversario della loro azione)

In India c’è un’antica storia che parla di una fanciulla, Amrita Devi, la quale protesse in questo modo il bosco che circondava il suo villaggio, convincendo molte altre persone ad abbracciare gli alberi affinché gli uomini del Maharajah locale non li tagliassero per costruire la sua nuova fortezza.

Amrita Devi

Dalle mie parti (Treviso) ne hanno di recente abbattuti un po’ per ragioni… estetiche. Aceri e abeti rossi non vanno più di moda, sapete. Forse erano troppo vecchi, troppo grossi, senza trucco e spettinati. Scanzi probabilmente giurerebbe che le radici “spanciavano”. Maria G. Di Rienzo

un abbraccio anche da me

(Persino i gatti sanno far meglio)

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Cats (non il musical)

Mi dispiace, umano: sono io la notizia del giorno.”

news of the day

Spoiler: il protagonista muore. Adesso puoi smettere di leggere e coccolarmi.”

spoiler

Dipinto della 17enne messicana autodidatta Dany Lizeth.

dany lizeth

E per finire, la traduzione di un messaggio su Twitter che è diventato famoso:

Il mio nuovo fidanzato è allergico al gattino, perciò non posso tenerlo. E’ rosso e il suo nome è Tom. Amichevole, quando lo chiami viene. Ha 28 anni e lavora nell’informatica.”

Maria G. Di Rienzo

(Visto che ultimamente la nostalgia per le mie gattine scomparse è molto forte, mi consolo così.)

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