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Omaggio all’inutile parata di odio, discriminazione e ignoranza detta “Family Day”: meglio orfani. E comunque sopravviveremo.

I WILL SURVIVE (Sopravviverò, di Gloria Gaynor, trad. Maria G. Di Rienzo)

All’inizio avevo paura, ero pietrificata.

Priscilla reaction(si vede!)

Continuavo a pensare che non sarei riuscita a vivere senza di te al mio fianco.

Ma poi ho trascorso così tante notti pensando a quanto male mi hai fatto.

E sono diventata forte.

E ho imparato ad andare avanti.

E così sei di ritorno dallo spazio, sono appena entrata e ti trovo qui con quello sguardo triste sulla faccia.

Avrei dovuto cambiare quella stupida serratura, avrei dovuto farti lasciare la tua chiave se avessi saputo anche solo per un secondo che saresti tornato per infastidirmi.

Vattene ora, esci dalla porta, vai a farti un giro adesso, perché non sei più il benvenuto qui.

Non eri tu quello che ha provato a ferirmi con un addio?

Pensavi che sarei andata in briciole?

Pensavi che mi sarei distesa a morire?

Oh no, non io, io sopravviverò.

Priscilla Hugo Weaving

Finché saprò come amare so che rimarrò viva.

Ho tutta la mia vita da vivere.

Ho tutto il mio amore da dare.

E sopravviverò, sopravviverò.

C’è voluta tutta la forza che avevo per non crollare.

Ho continuato ostinatamente ad aggiustare i pezzi del mio cuore infranto.

E ho trascorso così tante notti a commiserarmi.

Non facevo che piangere, ma ora tengo la testa alta.

E guardami, sono una persona nuova,

non sono più quella ragazzina incatenata ancora innamorata di te.

E così pensi di poter passare a trovarmi e ti aspetti che io sia libera!

Ora sto tenendo da parte il mio amore per qualcuno che mi amerà.

Vattene ora, esci dalla porta, vai a farti un giro adesso, perché non sei più il benvenuto qui.

Non eri tu quello che ha provato a ferirmi con un addio?

Pensavi che sarei andata in briciole?

Pensavi che mi sarei distesa a morire?

Oh no, non io, io sopravviverò.

Finché saprò come amare so che rimarrò viva.

Ho tutta la mia vita da vivere.

Ho tutto il mio amore da dare.

E sopravviverò, sopravviverò.

https://www.youtube.com/watch?v=0DJC-ECU8IE

(Le immagini vengono dal film “Priscilla – La regina del deserto” del 1994.)

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(“Questions not to ask the mixed race daughter of two Jewish lesbians”, di Shoshana Davidson, My Motherfull Family, 15 aprile 2014. Shoshana dice di sé: “Sono di razza mista, ebrea, pansessuale, figlia di due lesbiche e di un donatore di sperma indiano. La mia famiglia comprende mio fratello minore Reuven con cui condivido il donatore. Leah ha partorito me e Deborah ha partorito Reuven. Più tardi Leah e Deborah si sono separate e Leah si è sposata civilmente con Anne. Sono cresciuta agevolmente nella consapevolezza che ad alcune donne piacciono gli uomini, e ad alcune altre piacciono le donne, e ad alcuni uomini piacciono gli uomini, e che quando fossi cresciuta avrei potuto amare chi volevo. Credo che sarebbe fantastico se tutti i nostri bambini ricevessero questo messaggio.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Non ho problemi se la gente mi fa delle domande. Se qualcuno è genuinamente curioso e interessato, desideroso di saperne di più sulle famiglie alternative, io porgo il benvenuto a qualsiasi dialogo. Tuttavia, c’è un principio generale che dice “meglio pensare prima di parlare” e suggerisce di elaborare un attimo su come mettere in parole la tua domanda, per avere una conversazione aperta e onesta.
Alcune domande possono essere offensive, poiché da esse trapelano il pregiudizio e l’ignoranza. A volte mi è chiaro che le persone si aspettano una risposta predeterminata da me, e che non sono felici quando il mio responso invece sfida ciò che loro presumono. Perciò ho messo insieme la mia lista delle domande meno benvenute e dei commenti che spesso incontro, assieme alla risposta che viaggia ogni volta nella mia testa.

quella vera

Quale delle due è la tua vera madre?
Sigh. (Sospiro)

Ma quando te l’hanno detto?
Mai e sempre. (Ndt: in un altro pezzo, Shoshana spiega che per lei è sempre stato normale quel che aveva intorno, e che non c’è stato bisogno di un momento “clou” perché lei capisse che le sue madri si amavano, e amavano lei e suo fratello.)

Come lo hanno fatto?
C’è una cosa che si chiama “google”. Potresti tentare di usarlo prima di chiedere a me. Ci sono un mucchio di opzioni che sarò felice di discutere con te, ma non sono sicura tu chieda alle altre persone se la loro esistenza è il diretto risultato del sesso fra i loro genitori o se è stata fecondazione artificiale eccetera, perciò perché lo chiedi a me?

Chi fa il papà?
Il concetto che una delle mie genitrici debba fare con me la mamma e l’altra il papà è un pericoloso stereotipo di genere. Non penso che i ruoli di madri e padri siano definiti dai loro genitali. Sì, una delle mie mamme è un’appassionata di football. E’ anche una buona cuoca. E una brava giardiniera. E tiene belle conferenze. Chiamiamola solo un buon essere umano. E sì, anche l’altra mamma sa cucinare. Non hanno mai suddiviso le loro attività lungo linee di genere.

Vuoi incontrare il tuo papà?
Probabilmente stiamo parlando da soli cinque minuti, e questo salta fuori. Forse potresti aspettare di conoscermi meglio, per avere una risposta più dettagliata di “no”. E cerca di usare il mio linguaggio – riferirsi al donatore come al “mio papà” non servirà ad altro che a farmi sentire punzecchiata. Tenta anche di non essere troppo visibilmente deluso dalla mia risposta; sono spiacente, ma non posso fornirti il materiale per una soap opera: sono molto felice della famiglia che ho.

Ma da dove vieni veramente?
Veramente, sono sempre di Londra. A meno che tu non stia chiedendo da dove le mie genitrici vengono, nel qual caso la risposta diventerebbe un po’ più complessa, e non sono neppure sicura che sia questo, che vuoi. Probabilmente non ti interessa sapere che una delle mie madri è cresciuta in Sri Lanka, si è trasferita in Scozia quando aveva 9 anni e in Inghilterra quando ne aveva 17, perché io non ho in me sangue dello Sri Lanka o della Scozia. Penso tu voglia arrivare a capire dove punta esattamente la mia sfumatura di pelle. Nel qual caso, chiedi proprio quello. O anche no, visto che ci conosciamo appena.

Cosa… sei ebrea?!
Ci sono ebrei di tutte le forme, di tutte le taglie e di tutti i colori. Il mio nome ebraico avrebbe potuto già indirizzarti in questo senso. Ma ci sono persone che non riescono a vedere nulla oltre il colore o la propria limitata esperienza. Cerca almeno di non essere così sorpreso la prossima volta.

Devi assomigliare a tuo padre.
Penso di assomigliare abbastanza alla mia madre biologica, Leah. Molte persone non lo vedono, non vogliono vederlo, non sono capaci di vederlo. Il fatto che la mia pelle sia più scura della sua non significa che non possiamo condividere lineamenti o espressioni facciali. Magari concentrati un po’ di più su quel che puoi vedere, anziché su quello che non vedrai mai ma che preferisci immaginare, perché è molto più semplice concentrarsi sul colore che su quel c’è sotto.

Sai, lei non è la tua vera mamma e lui non è il tuo vero fratello.
Io non reclamo una connessione biologica: reclamo la connessione familiare. E’ certo e sicuro che la donna che mi ha cresciuta è mia madre, e che il fratello con cui sono cresciuta è mio fratello, come è certo e sicuro che solo io posso dar loro queste definizioni.

Da sinistra: Anne, Leah, Shoshana, Reuven, Deborah.

Da sinistra: Anne, Leah, Shoshana, Reuven, Deborah.

Infine… le domande vanno bene. La curiosità va bene. Continuate a pensare, riflettere, imparare. Sarò lieta di rispondere alle domande sensate, ma per favore lasciate ogni preconcetto fuori dalla porta.

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