Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘european women lobby’

logo-agora-2016

Oggi a Bruxelles comincia la Scuola estiva femminista europea organizzata dall’European Women’s Lobby (AGORA, 2^ edizione: in inglese la parola è senza accento). Gli scopi dell’iniziativa sono:

– riconnettere e rinforzare l’attivismo delle giovani donne europee;

– organizzare uno spazio creativo per le giovani femministe agenti del cambiamento;

– costruire solidarietà fra le giovani attiviste femministe e potenziarle;

– lavorare insieme attraverso i confini per rendere il femminismo più inclusivo e amplificare le voci delle reti femministe europee;

– fornire all’European Women’s Lobby maggior conoscenza degli interessi e dei bisogni delle giovani femministe per portarli più al centro delle future strategie e azioni dell’organizzazione.

Sino all’11 settembre le circa cinquanta partecipanti, nella fascia d’età dai 18 ai 30 anni, affineranno le loro capacità tramite seminari, conferenze, condivisione di abilità ed esperienze.

Qui sotto c’è Claire Heuchan, che partecipa alla Scuola estiva finanziata dal gruppo femminista scozzese “Engender”, ripresa in un momento del suo lavoro volontario alla Libreria delle Donne di Glasgow.

claire-heuchan

E questo è un brano della sua presentazione sul sito dell’European Women’s Lobby, la più grande rete di organizzazioni femministe dell’Unione Europea: “Il mio nome è Claire. Sono una femminista, nello specifico una femminista della varietà nera e radicale. La mia priorità è migliorare la vita delle donne – in particolare delle donne di colore – e ciò richiede azioni quanto richiede parole. Perciò ho fatto domanda per la Scuola estiva femminista, per poter imparare di più su come fare un ponte fra teoria e pratica, fra idee e realtà. Queste tre parole, Scuola estiva femminista, promettono bene per tutto ciò di cui io sono appassionata: apprendimento, politica femminista e opportunità di lavorare con donne brillanti. Passate abbastanza tempo negli spazi delle donne e comincerete a credere che tutto è possibile. Ogni qualità che le altre donne vedono in te cresce e diventa visibile ai tuoi occhi, dà forma alla percezione che hai di te stessa e gradualmente eclissa i dubbi che hai su te stessa. Tramite il riconoscimento dei talenti in altre donne, i tuoi propri diventano parte di una struttura, e in modo subconscio cominci a disfare gli strati di misoginia che erano nascosti nelle profondità della tua mente e sviluppi una fiducia razionale nelle tue capacità.”

Non si poteva dirlo meglio. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(Il Belpaese e la violenza – parte due: dati e stereotipi)

Nel suo rapporto “Mission to Italy” (2012) l’inviata speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, dice del nostro paese:

Gli stereotipi di genere, che predeterminano i ruoli di uomini e donne nella società sono profondamente radicati. Le donne portano un grave fardello nei termini della cura domestica, nel mentre il contributo degli uomini alla stessa è fra i più bassi del mondo. Rispetto alla loro rappresentazione nei media, nel 2006 il 53% delle donne apparse in televisione non parlava; mentre il 46% era associato a questioni come sesso, moda e bellezza, solo il 2% aveva rapporto con l’impegno sociale o la professionalità.” (pag. 6, “General status of women within society”, i corsivi – in questo paragrafo e nei successivi – sono miei.)

La violenza contro le donne resta un problema significativo in Italia. Come forma di violenza maggiormente pervasiva, la violenza domestica continua ad investire le donne attraverso il paese. Il continuum della violenza nelle case è riflesso dal crescente numero di vittime di femicidio da parte di partner, sposi o ex compagni. In maggioranza le manifestazioni di violenza non sono denunciate, nel contesto di una società patriarcale dove la violenza domestica non è sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono in larga misura economicamente dipendenti dai perpetratori di violenza; e persiste la percezione che i responsi da parte dello stato non sarebbero appropriati o d’aiuto alcuno.” (pag. 17, “Main challenges”, paragrafo 67)

Questo invece dice l’UNESCO nel suo studio “Gender-sensitive indicators for media” del 2012:  A paragone di molti paesi europei, l’Italia sta mostrando un preoccupante ritardo in merito alle eguali opportunità per le donne, dal settore economico a quello socio-culturale. (…) L’attuale sottorappresentazione delle donne nei media, in particolar modo quelli del mainstream, riflette una società che non è ancora stata capace di includere pienamente le donne. E’ così specialmente per le donne coinvolte nella sfera pubblica, che è la più visibile sui media. (…) La collezione d’immagini trovate nei media italiani relega le donne a pochi ruoli molto convenzionali: la donna come oggetto sessuale (espressione di una cultura “macho” ancora molto diffusa nel paese) e la donna come madre e casalinga. L’Italia ha adottato i provvedimenti europei che invitano ad una rappresentazione più bilanciata e meno sessista delle donne in tutti i settori dei media, enunciati nel Testo Unico della Radiotelevisione nel 2005. Ci sono tentativi di porre maggiore attenzione alla rappresentazione più bilanciata delle donne. Tuttavia, essa non è stata ancora raggiunta, nonostante il crescente numero di professioniste che lavorano nel campo dell’informazione. Lo scenario è comprovato dall’analisi di Global Media Monitoring Project, che ha trovato come il numero crescente di giornaliste, e in special modo di giornaliste televisive, non abbia condotto all’atteso cambiamento nell’ambiente dell’informazione, ne’ abbia avuto come risultato un contenuto più sensibile al genere nelle notizie.” (pag. 105, Italy)

Di seguito, inoltre, ho riassunto i risultati per l’Italia dell’inchiesta sull’equità di genere in Europa condotto da European Women’s Lobby:La disoccupazione crescente e i tagli alle spese sociali e sanitarie stanno avendo un grosso impatto sulle vite delle donne. Le recenti riforme del sistema pensionistico stanno mettendo sempre più donne anziane a rischio di povertà. Mentre la pensione media mensile, per un uomo, è di 1.311 euro, quella media di una donna è di 893 euro.

Nel 2012, il budget del Piano d’azione nazionale per combattere la violenza contro le donne fu tagliato da 20.000 euro a 18.000, mettendo ulteriore pressione su servizi alle vittime che sono già limitati (0,09 posti in rifugi per donne vittime di violenza ogni 10.000 abitanti).

Solo il 46,8% delle donne in Italia ha un impiego e il 48,2% viene classificato come “inattivo”. Fra quelle che hanno un’occupazione, un numero significativo lavora part-time con il divario di genere nell’impiego a tempo pieno del 25,7%, uno dei più alti d’Europa. Le responsabilità della cura impediscono alle donne la piena partecipazione al mercato del lavoro. Solo il 21% degli anziani non autosufficienti riceve assistenza formale; solo l’11% dei bambini sotto i tre anni hanno un posto negli asili pubblici. Il 58% delle madri con un figlio sotto i 15 anni d’età lavora. La percentuale cala al 54% per quelle con due figli piccoli e al 33% per quelle che ne hanno 3.

La violenza contro le donne è endemica in Italia. L’80% della violenza si dà all’interno delle case, con l’82% dei perpetratori che sono partner intimi. Nel 2010, 13.696 donne hanno cercato rifugio nelle case protette. Solo il 26% ha presentato una denuncia formale.

Mentre di principio l’aborto è legale e gratuito, in Italia, più del 70% dei medici rifiuta di praticare interventi, riducendo gravemente in pratica l’accesso. Simili restrizioni rendono difficoltoso l’accesso alla pillola del giorno dopo.” (“Women’s Watch 2012 – 2013: A Feminist Overview of Women’s Rights and Gender Equality in Europe”)

Ecco, dato più dato meno – ma se volete citiamo anche il misero 21% di donne in Parlamento e l’ancor più misero 6% di donne nei consigli d’amministrazione – questo è il quadro. Ed è un quadro che fotografa una situazione e un clima. Prendete qualsiasi studio, ricerca o rapporto in materia e troverete una variante della frase: gli stereotipi di genere sono l’ostacolo principale che una donna si trova davanti quando vuole semplicemente essere trattata come l’essere umano che è.

Per cui non si tratta di leggeri fastidi intellettuali o di pruriti moralistici quando siamo scocciate perché le telecamere si appuntano sulla scollatura della deputata o risalgono le gambe dell’attrice (qualche giorno fa Cate Blanchett, soggetta a quest’ultimo trattamento, ha chiesto all’operatore: Fa questo anche con gli uomini?) e le veline sculettano seminude ma aprire bocca è loro proibito per contratto. Non si tratta del mio gusto personale rispetto a quel che c’è in prima pagina, e cioè deretani, seni, scollature, trasparenze, lingue, topless e bikini – pezzi di donne, pezzi al posto di donne – e del mio conseguente dover stare zitta perché questo piace ad altri (scordatevelo). La rappresentazione ossessiva della donna come “oggetto sessuale, oppure madre e casalinga”, e cioè la rappresentazione stereotipata delle donne, è il principale alimentatore della violenza di genere. Tre nazioni in Sudamerica hanno leggi statali contro questa violenza simbolica proprio perché la riconoscono come sostrato di quella psicologica e fisica e degli impedimenti che le donne si trovano davanti quando cercano giustizia o piena partecipazione sociale. Ma ecco cos’ho letto io sui giornali italiani negli ultimi giorni:

Alcuni carabinieri, incaricati delle indagini su una donna scomparsa – Provvidenza Grassi, 27enne poi ritrovata cadavere – pensano che “Quella è una puttana, una zoccola. Il padre rompe sempre, è un coglione”.

Voi donne del PD siete qui solo perché siete brave a fare i pompini”, dice il cittadino con l’elmetto nonché deputato Massimo De Rosa, nel maggio scorso cofirmatario della legge di “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”.

Quando esco ti scanno”, promette alla sua ex fidanzata Francesco Vono, 34 anni, condannato a tre anni di reclusione per stalking, subito dopo la lettura della sentenza: tranquillo, davanti al giudice che lo ha appena condannato. E ha qualche ragione di presumere del consenso sociale alle sue azioni, giacché sotto il pezzo si scatenano i commenti che lo scusano, che si chiedono cosa gli abbia fatto quella stronza e che chiocciano come gallinelle: Fa più scandalo questa roba qui di quel che succede a Monte Citorio (scritto così, amen)?

Un giornalista si produce in un pezzo che gira attorno alla nuova sigla dell’ex Fiat, scaturita dalle sue partnership con Olanda e Gran Bretagna, e cioè Fca (strizzata d’occhio, colpo di gomito): … a noi italiani di fca ce ne toccherà pochina o forse proprio per niente… a loro la fca, a noi il conto…

Un governatore di regione, sposato con figli, ha una relazione con una giovane donna: costei “vedrà preferito il suo curriculum a quello di altre 22 concorrenti e otterrà così un incarico pubblico quadriennale alle Pari Opportunità regionali, con tanto di nomina del Ministero del Lavoro”. Capito, alle Pari Opportunità, mi sembra proprio il posto giusto. Abbiamo lottato per creare questi spazi nelle istituzioni giusto perché venissero distribuiti da maschi generosi a femmine meritevoli. Ma gli articoli girano attorno alla “debolezza” da perdonare, alla povera “famiglia massacrata” dai media, e al fatto che il politico fa citazioni in Latino.

Oppure sentite questa: “Un commercialista ha cercato di uccidere una sua cliente a colpi d’ascia (…) L’uomo, 53 anni, ha aggredito una donna di 42 anni che, negli ultimi tempi, per questioni di carattere economico legate alla compravendita di un immobile, avrebbe avuto diversi dissidi con il consulente. Lui, esasperato, si è recato a un incontro con la sua cliente, portandosi dietro un’ascia nascosta all’interno di una borsa, con la quale, al termine dell’ennesimo litigio, in preda ad un raptus di follia, ha colpito la donna ferendola al volto e alle mani.” Il miglior commento, il più votato? Non era neanche tanto bravo con l’ascia, non l’ha uccisa.

Ultima ma non minore, c’è la tragedia familiare di Brugherio, dove un uomo “tranquillo e dedito alla famiglia … ha aggredito sua moglie in camera da letto, forse mentre stava dormendo, colpendola ripetutamente all’addome con un coltello da macellaio, per poi finirla con un violento fendente alla testa utilizzando una mazza da carpentiere”. La donna, casalinga di 57 anni, non usciva di casa se non accompagnata dal marito 64enne – che dopo aver eliminato l’oggetto della sua ossessione di controllo si impicca. Il vicino di casa spiega: “Credo le volesse davvero molto bene ma sì, forse era geloso. Lei era una bella donna, certo, ma pensava a fare la nonna.”

Sembrerà una cosa strana da dire, ma mi sto augurando che nessuno mai mi voglia molto bene (e vi voglia molto bene) in questo modo. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(brani tratti dal comunicato stampa di European Women’s Lobby – EWL, http://www.womenlobby.org/ – e dal documento “National Action Plans on violence against women in the EU: A publication of the EWL Centre on Violence against Women – EWL Barometer”, trad. Maria G. Di Rienzo)

Bruxelles, 21 ottobre 2011. L’EWL è felice di presentare il suo Barometro 2011 sui Piani d’azione nazionali (PAN) sulla violenza contro le donne. Grazie al lavoro ed all’esperienza dei membri del suo Osservatorio, EWL ha prodotto un forte documento orientativo che analizza tali Piani. Il Barometro è un attrezzo molto importante per avere una visione europea dei PAN e stimare l’impegno dei paesi europei nello sradicamento della violenza. Il Barometro arriva in un momento chiave dello sviluppo delle politiche europee sulla violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa sta finalizzando il suo terzo rapporto sull’implementazione della Raccomandazione Rec(2002)5 sulla protezione delle donne dalla violenza, basato su un questionario inviato dal Consiglio agli stati membri. Il Consiglio d’Europa sta anche per adottare una Convenzione per contrastare e prevenire la violenza contro le donne e la violenza domestica. Il Consiglio d’Europa e il Parlamento europeo chiedono da tempo alla Commissione Europea di identificare strategie per sradicare tutte le forme di violenza maschile contro le donne. In questo contesto, il Barometro di EWL riflette la richiesta delle organizzazioni delle donne di politiche concrete a livello europeo per costruire un’Europa libera dalla violenza.”

Ed ecco qualche risultato…

Quanto sono soddisfatte le ong del processo di consultazione dei loro governi sui Piani d’azione nazionali? (E cioè: quanto i governi nazionali hanno ascoltato le donne dei loro paesi?)

Molto soddisfatte: Danimarca.

Abbastanza soddisfatte: Bulgaria, Finlandia, Gran Bretagna, Islanda, Irlanda, Serbia, Spagna, Spagna, Ucraina.

Neutrali: Austria, Francia, Germania, Lituania, Lussemburgo.

Abbastanza insoddisfatte: Belgio, Cipro, Estonia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Turchia, Ungheria.

Insoddisfatte: Croazia, Polonia, Slovacchia, Slovenia.

E come mai le ong italiane non sono contente?

“Sfortunatamente non abbiamo un Piano d’azione nazionale, sebbene sia stato promesso molte volte dal governo. La legislazione relativa alla violenza contro le donne contiene l’Ordine di allontanamento (2002), una sanzione penale che previene la persona violenta dall’entrare in contatto con la moglie/compagna, con i figli, e con i loro luoghi di lavoro o studio. Dal 2009 abbiamo una legge anti-stalking che è totalmente cieca al genere. A livello locale, ci sono alcuni interessanti esperimenti con Osservatori e Tavole che comprendono polizia, servizi sociali, Comuni ed associazioni di donne. Le organizzazioni delle donne impegnate in azioni antiviolenza (gestione di rifugi e servizi, azioni politiche eccetera) sono molto attive a livello nazionale, ma non ricevono appropriato riconoscimento.”

L’analisi generale sull’Italia, a cura di Oria Gargano, rileva che: “I fatti e le percentuali della violenza maschile contro le donne sono in Italia molto preoccupanti, ma non c’è ancora una sistematizzazione dei dati sui crimini di genere o gli atti violenti. Le organizzazioni non governative testimoniano un grande passo indietro nel modo in cui il corpo delle donne è raffigurato e discusso sui media ed in politica (grazie agli scandali). Tutto ciò è un chiaro sintomo della completa mancanza di volontà politica di occuparsi di violenza contro le donne e della relazione sbilanciata di potere fra donne ed uomini nella nostra società. Il nuovo Piano d’azione nazionale (pubblicato nel novembre 2010) non indica risorse finanziarie per le azioni in esso previste.”

Read Full Post »

 

Le donne sono il 59% dei laureati.

Le donne guadagnano una media del 18% in meno, all’ora, degli uomini.

In alcuni paesi, il divario tocca il 25%.

Il numero di donne che lavorano part-time è il quadruplo di quello degli uomini.

Quando hanno bambini, il tasso di impiego per le donne si abbassa di 12,4 punti percentuali, mentre sale di 7,3 per gli uomini.

Il 40% delle donne con figli sotto i dodici anni non hanno un lavoro.

Il 30% delle donne che lavorano part-time attestano di esservi costrette per mancanza dei servizi di cura.

Più dell’80% dei genitori single sono donne: un terzo di esse vive in povertà.

La percentuale di donne che lavorano fra i 55 e i 64 anni è del 36,8%, il 18,2% in meno degli uomini nella stessa categoria d’età.

Il 21% delle donne sopra i 65 anni vive in povertà.

Il 44% delle donne disabili sono disoccupate, contro il 25% degli uomini disabili.

Il 63% delle donne sfuggite alla violenza domestica vive in povertà.

Le migranti con alti titoli di studio, nate fuori dall’Unione Europea, hanno il doppio di possibilità di essere impiegate in lavori di basso profilo delle donne nate in Europa con lo stesso livello di istruzione.

In alcuni paesi, sino al 40% delle donne delle minoranze etniche vive in povertà.

Si stima che il PIL si alzerebbe del 30% ovunque in Europa se le discriminazioni di genere nell’impiego fossero eliminate.

(Fonti: European Women Lobby, Nazioni Unite)

P.S. Ultimamente i media piangono sui padri separati / single, senza però darci uno straccio di statistica o di testimonianza diretta. Chi vi ha fornito i dati riportati sopra riguardanti le madri? Nessuno. Come volevasi dimostrare. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: