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(tratto da: “I Don’t Hike to Lose Weight. I Hike Because I Love It.”, di Jenny Bruso per Outdoor, 3 maggio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Jenny è un’escursionista – hiker – da 6 anni e ogni mese guida gruppi su sentieri di montagna. Ha creato al proposito una piattaforma su Instagram che si chiama “Unlikely Hikers” – “Escursionisti Improbabili” per dare spazio a persone di ogni taglia, colore, orientamento sessuale e con disabilità che amano le escursioni.)

jenny bruso

“Ce l’hai quasi fatta! Ne varrà la pena.”

“E’ la prima volta che vieni qui?”

“Forse dovresti fare un pausa.”

“Stai bene?”

Quando parliamo di escursionisti di taglia larga, la mancanza di abbigliamento e attrezzatura e rappresentazione stanno diventano leggermente più visibili nei media che trattano di attività all’aria aperta, così come dovrebbe essere. Ma ci molti modi in cui la fobia del grasso si fa strada nelle nostre vite.

Molti commenti provenienti da altri escursionisti – persino cose apparentemente innocue tipo “Stai facendo un bel lavoro!” – intendono essere di sostegno e incoraggianti, ma non sempre riescono a essere tali. Questi commenti sono, a volte indirettamente, sui nostri corpi: creano un’alterità.

C’è sorpresa per le nostre abilità, preoccupazione su ciò che è interpretato come mancanza di abilità e ogni tanto sfacciata maleducazione. Numerose persone con cui ho parlato hanno raccontato di momenti in cui sono state trattate come se fossero un intralcio per un altro escursionista. Tali interazioni non ci permettono di essere semplicemente escursionisti su una pista.

Se sto passando una buona giornata, io mi limito a sorridere e a dire “Grazie” o a uscire con un esageratamente gioviale “Oh sì, ho già percorso questa pista molte volte.”, quando quello che vorrei dire è “Sì, ho capito. Probabilmente ho fatto questa pista più volte di quante la farai tu in tutta la tua vita.”

L’amica escursionista grassa Ashley Manning sta attualmente percorrendo il Sentiero degli Appalachi (ndt.: lungo circa 3.510 chilometri, percorre i monti Appalachi sulla costa orientale degli Usa). Di recente ha avuto questo da dire su “Escursionisti Improbabili”: “Un tizio è venuto da me oggi, mentre ero alla pompa dell’acqua, e ha detto: ‘Tu sei più tosta di tutti noi. Senza offesa, ma non si vede gente della tua taglia qui in giro.” Se c’è una cosa che ho già imparato, è che il sentiero è abbastanza duro da mettere in ginocchio la gente. Non importa che taglia hai, è difficile. Io non sono più tosta di quel tipo, perché è così dannatamente duro farlo. Io sono orgogliosa di chiunque sia qui.”

Perciò, se volete essere incoraggianti, un semplice “Ciao, buona escursione!” fa miracoli. Inoltre: non presumete che noi si voglia cambiare i nostri corpi.

Un’altra assunzione che parecchie persone fanno su gli escursionisti larghi è noi si sia impegnati in un’attività fisica perché vogliamo perdere peso. Il modo in cui il fare esercizio è diventato sinonimo di dimagrimento nella cultura dominante rimuove la gioia del muoversi e dell’abitare i nostri corpi, al di là delle dimensioni di ciascuno.

Io sono all’aperto perché l’aperto voglio godermelo, voglio onorare la natura e apprezzare il dono di questo mio corpo che mi porta in giro. Preferirò sempre l’escursione alla palestra perché voglio distanziarmi dalle diete e dalla cultura dell’essere “in forma”. Molti di noi non vogliono in effetti perdere peso. Molti di noi non hanno nessun problema nell’essere grossi. Ascoltateci quando vi raccontiamo le nostre esperienze. Trattenetevi dal fare domande o asserzioni – anche se avete buone intenzioni – che sono avvelenate da pregiudizi e preconcetti sui nostri corpi.

Che aspetto avrebbero le nostre relazioni con noi stessi e gli uni con gli altri, se togliessimo da esercizio fisico, cibo e corpi gli imperativi culturali e l’essenzialismo? Io credo che saremmo più felici e compiremmo scelte più sane.

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