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Calendario alternativo per il 2016. Perché sono arcistufa di immagini di donne in pose contorte, “photoshoppate”, con le lingue penzoloni e le mutande di lustrini. Sono nauseata dal suggerimento sotteso che le donne “non servono ad altro” e “non sanno fare nient’altro”. Perciò, eccovi: IL LAVORO DELLE DONNE – 12 mesi 12 di persone che mi/vi somigliano. Maria G. Di Rienzo

GENNAIO dedicato a Sara Bahai, la prima tassista afgana che lavora per le donne a cui non è consentito prendere taxi senza permesso di un parente maschio di primo grado.

sara bahai

FEBBRAIO dedicato alla meccanica spagnola al lavoro su una turbina d’aereoplano in quel di Aoiz, Navarra.

meccanica spagnola

MARZO dedicato a Mahboubeh Khoshsolat, membro dell’unica squadra femminile di vigili del fuoco in Iran.

mahboubeh khoshsolat

APRILE dedicato a Cristina Isidro Salazar (sinistra) e Felicitas Contreras Santiago (destra) qui ritratte mentre riparano il furgone con cui consegnano legna ai cantieri della loro città, San Pablo Huixtepec, Messico.

cristina e felicitas

MAGGIO dedicato all’operaia tessile francese impegnata al telaio del lino.

operaia francese

GIUGNO dedicato alla carpentiera palestinese Amal Abu-Rqayiq, che lavora nel campo profughi di Nusseirat a Gaza.

Amal Abu-Rqayiq

LUGLIO dedicato a Liu Shujian, saldatrice ultranovantenne cinese ancora al lavoro.

Liu Shujian

AGOSTO dedicato alla sigaraia in pausa dentro la fabbrica di Havana, Cuba.

sigaraia cubana

SETTEMBRE dedicato alla raccoglitrice di tè Oolong sulle colline di Chang Rai, Thailandia.

raccoglitrice thailandese

OTTOBRE dedicato all’ingegnera tedesca che sta costruendo un motore alla fabbrica Mercedes di Affalterbach.

ingegnera tedesca

NOVEMBRE dedicato alle pallequeras, minatrici peruviane che scavano oro in quel de La Rinconada.

minatrici peruviane

DICEMBRE dedicato all’operaia al lavoro nella fabbrica di mattoni fuori Islamabad, Pakistan.

operaia pakistana

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band

C’era una volta – ma non proprio secoli fa: anni ’30, L’Avana, Cuba – una bambina con un sogno. La bimba si chiamava Millo Castro Zaldarriaga, era un bellissimo miscuglio di origini cinesi, africane, taìno e spagnole, e il suo sogno erano i tamburi. Timpani, congas e bongos affollavano la sua mente, le facevano battere forte il cuore e prudere le dita dal desiderio.

Erano tempi cupi: se l’esterno era turbolento e tempestoso, con il presidente-dittatore Machado che chiudeva le università per soffocare le proteste degli studenti, nella casa di Millo c’era un padre convinto che suonare tamburi fosse esclusivamente riservato ai maschi. Più volte rifiutò alla figlia il suo permesso e ogni volta era più irritato e irremovibile. Ma Millo aveva sorelle, sorelle musiciste che la amavano e non vedevano l’ora di condividere con lei la gioia del suonare insieme: con la loro protezione, Millo poté esercitarsi in segreto e infine entrò nella prima band completamente femminile – la rinomata “Anacaona” – che era stata fondata proprio da una delle sue sorelle, Cuchito Castro.

copertina libro millo

Se Margarita Engle non avesse scritto un libro per bambini su questa storia (“Drum Dream Girl: How One Girl’s Courage Changed Music” – illustrazioni Rafael López – Houghton Harcourt, 2015) probabilmente io non avrei conosciuto Millo e avrei perso l’occasione di dirvi: siate bambine, ragazze, giovani, adulte o anziane, aggrappatevi ai vostri sogni con denti e unghie. Ne vale la pena. Non permettete ai “no” di seppellirvi. Ci sono sorelle, di sangue o di spirito, pronte a sostenervi. Quel che desiderate può succedere. Non mollate, non mollate, non mollate. Maria G. Di Rienzo

millo e band

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In questi giorni si “salva l’Italia”. Non avete sentito? I tecnici faranno finalmente ciò di cui i politici non sono capaci. Chi ha spinto l’Italia nel baratro (economico ed etico) se ne va senza pagar dazio, ed anzi approva la scelta dell’esperto che deve prendere il suo posto (e che fece parte di uno dei suoi precedenti governi). Non so voi, ma io non mi aspetto molto. Per cominciare, il personaggio a cui verrà affidato l’incarico di formare un nuovo governo non lo ha votato nessuno, ma è stato scelto dagli stessi responsabili del disastro: ragionevolmente, trovo difficile fidarmi del loro raziocinio.
Inoltre, in una democrazia degna del proprio nome le cose non vanno così; costui non è il solo “tecnico” disponibile ed ognuno di essi ha una diversa ricetta su come risolvere la crisi economica: essendo una comune cittadina italiana, e quindi una delle persone che stanno subendo tutti gli effetti della crisi in atto e che subirà tutte le misure adottate al riguardo, io vorrei poter scegliere come uscirne.

Sfilata di moda a Milano: "Quest'anno è tutta tela di sacco."

Ma al di là del se e come ci salveremo a livello economico, l’altra emergenza italiana continua a restare inosservata. Nessun dibattito, nessun dimissionario, nessuna nomina dall’alto di un esperto che metta a posto le cose, nessun servizio in prima pagina o in prima serata. Pure, l’emergenza in questione non ha gravità minore e va a collegarsi direttamente a quella economica: che sforzi per il bene comune, che senso civico, che impegno sociale puoi chiedere ad un paese senz’anima? Un paese ingozzato per decenni da media e politica di personalismo, egoismo, culto dell’immagine, violenza, ignoranza, spregio di ogni patto sociale?

Il solo termometro della violenza di genere (e in Italia la febbre è in continua crescita) è sufficiente a rivelare in che condizioni il nostro paese si trova. Se non si fanno sforzi per prosciugare la melma del consenso attorno alla violenza di genere non solo essa continuerà indisturbata, ma le donne italiane possono aspettarsi di dover pagare le “nuove” misure anticrisi quanto hanno pagato quelle “vecchie”: e cioè il doppio o il triplo rispetto alle altre categorie di persone. La violenza contro le donne non è fatta solo di stupri, pestaggi domestici e femminicidi, ma di tagli alla rete sociale del welfare, di salari diseguali, di impedimenti all’accesso di risorse o alla carriera, di limitazioni nel godimento dei diritti civili e politici.
Quando il rispetto per gli esseri umani di sesso femminile è vicino allo zero, come nel nostro paese, tutti gli aspetti della violenza che ho citato crescono esponenzialmente. Dite che “vicino allo zero” è troppo? Quattro stupri al giorno non vi bastano? Il tasso di disoccupazione femminile neppure? Non accendete mai la tv per trangugiare la dose quotidiana di veline, escort e relative scemenze? Allora fate questa prova: consultate i siti online dei maggiori quotidiani italiani, cercate gli articoli che trattano di violenza sessuale ma tralasciate pure il leggerli, leggete piuttosto i commenti e cominciate a farvi delle domande. Una potrebbe essere: ma qui danno l’accesso solo agli psicopatici? Oppure l’estensione del disprezzo verso le donne è giunta ad un limite che non conoscevo?

Esempio. Di recente il caso dell’omicidio di una bambina di 12 anni, avvenuto nel 2010, è tornato sulla stampa. La bimba non era italiana, ma vi sono italiani – che si dichiarano innocenti – fra coloro accusati di aver provocato la sua morte. Lilian (o Lillian) Ramirez Espinosa fu usata sessualmente da un gruppo di uomini in un locale di Bayamo, a Cuba, in cui era stata trascinata a forza. Aveva seri problemi di asma. Quando morì, fu caricata su un’automobile ed il suo cadavere abbandonato in un campo. Sapete qual è l’occhiello di uno degli articoli sulla vicenda? “Un festino a luci rosse finito in tragedia”. Il giornalista implica che, fino al decesso della piccola, fosse tutto normale. E’ perfettamente lecito rapire una bambina e divertirsi con lei “a luci rosse”. Poi, la “tragedia”, un evento inaspettato, un fulmine a ciel sereno: la bambina al festino ci crepa, che peccato, forse se fosse sopravvissuta avrebbe potuto divertire altri adulti in cerca di una serata di svago.

Infatti, come commentano gli italiani questi pezzi di sublime giornalismo? “Un paese senza libertà: cosa andate a fare lì?” Restate in Italia, dove la libertà di andare a letto con minorenni ce la si può prendere se si fa parte del giro giusto. “Io in quei paesi non vado.” Ne preferisco altri dove le bambine te le tirano dietro per un paio di dollari e la polizia chiude tutti e due gli occhi: ma che sfigati questi che vanno a prenderne una per strada…

L’Italia, prima di essere un concetto geografico o giuridico, o lo stato membro di un consesso internazionale, è il popolo che la compone, che la crea. Senza popolo italiano, cosciente di essere tale e quindi di avere diritti e doveri in una comunità di eguali di fronte alla legge e secondo Costituzione, l’Italia non esiste. Forse dovremmo fare qualche sforzo in questo senso. Maria G. Di Rienzo

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