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Posts Tagged ‘confini’

lena

(“Upon Arrival”, di Lena Khalaf Tuffaha – in immagine – poeta, scrittrice, traduttrice, saggista e giornalista. Lena è l’Autrice di due famose e premiate raccolte di poesie, “Water & Salt” e “Arab in Newsland”. Di origini palestinesi, giordane e siriane, attualmente residente negli Usa, ha vissuto e viaggiato all’interno del mondo arabo e spesso il suo lavoro racconta l’esperienza dell’attraversare confini geografici, culturali e politici, nonché i confini fra i linguaggi e i differenti tempi delle nostre vite. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

IN MERITO ALL’ARRIVO

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché voglio camminare lungo vecchie strade

e accarezzare mura di pietra del colore della mia pelle.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché le olive sono pronte per il raccolto

e io attirerò il frutto giù dagli alberi,

lo spremerò in oro liquido.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché la casa dei miei genitori

siede ancora vuota su una scogliera che si affaccia sul mare,

le persiane verdi che mio nonno aveva appena dipinto

restano chiuse e sigillate

e l’esercito ha registrato i titolari della proprietà

come assenti.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché sto portando nella valigia preghiere

per un popolo che attende,

e distenderò per loro

lenzuola ricamate di versi

e le distribuirò su tutta la terra.

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treccia

Nel mezzo di dimostrazioni assai più grandi questa, sul ponte che collega El Paso – Usa e Juárez – Messico, è passata quasi inosservata. Mentre il nuovo Presidente statunitense prestava giuramento, lo stesso uomo a cui piace “prender le donne per la passera” e che ha promesso di costruire fra i due paesi “un grande bellissimo muro”, circa 50 donne americane e messicane hanno creato un potente simbolico gesto di resistenza e forza collettiva: intrecciando insieme i loro capelli.

Capelli bianchi e capelli neri, biondi e rossi e castani, in un’unica treccia e chi li aveva corti si è drappeggiata una sciarpa sulla testa per legarla alla capigliatura di un’altra donna.

Xochitl Nicholson di “Boundless Across Borders” (“Sconfinate attraverso i confini”), una delle organizzatrici, lo ha spiegato così: “Volevamo qualcosa che si riferisse direttamente alle donne, ma che convogliasse anche un messaggio sul nostro retaggio e sul nostro retroterra, che sono comuni.”

“Nessun gesto è troppo piccolo. – ha aggiunto Marisol Diaz, una giovane partecipante – Il cambiamento avviene tramite queste azioni.” Altre donne presenti hanno attestato di stare sul ponte in rappresentanza di chi non poteva esserci: le persone senza documenti, le persone le cui terre sono state occupate, eccetera.

Le trecce hanno una lunga storia nelle mitologie e nei simbolismi del nostro pianeta. Poiché hanno bisogno di tre ciocche tessute insieme diventano per esempio significanti dell’unione di corpo, mente e spirito o di presente / passato / futuro: chi le porta, i suoi antenati, i suoi discendenti. Anticamente, in Finlandia, si credeva che chi era molto abile nel fare trecce fosse anche in grado di domare i venti. Guardate queste donne: sono pronta a scommettere che non c’è vento contrario che non possano imbrigliare.

sul-ponte

Maria G. Di Rienzo

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