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Posts Tagged ‘complicità’

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(Le dimostranti gettano vernice sulla porta del palazzo presidenziale – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”: questa frase, detta dalle donne messicane durante la manifestazione illustrata sopra, è la chiave di volta attorno a cui ruota l’intero sistema della rappresentazione femminile nei media.

La vicenda sullo sfondo è quella della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa a coltellate dal convivente – Erik Francisco, 46 anni – che immediatamente dopo l’omicidio squarta e spella in parte il cadavere.

Due quotidiani, La Prensa e Pasala, pubblicano foto esplicite del corpo macellato: il primo due volte, anche dopo la prima reazione online delle donne che hanno inondato i social di immagini di Ingrid che inneggiavano alla vita; il secondo con il titolo “E’ stata colpa di Cupido”.

A La Prensa si sono difesi dicendo che loro coprono crimini su cui il governo preferisce tacere (“Oggi comprendiamo che ciò non è stato sufficiente e stiamo entrando in un processo di profonda revisione.”) e dichiarando di essere aperti alla discussione sugli standard di pubblicazione. In altre parole, la manifestazione li ha spaventati, ma non hanno ancora capito dove hanno sbagliato.

Pasala, almeno sino a ieri, non ha risposto alle richieste di commento da parte dei colleghi messicani e stranieri.

Sull’assassinio di Ingrid è intervenuta anche l’Agenzia Donne delle Nazioni Unite: “Chiediamo azioni esaurienti per eliminare la violenza contro donne e bambine. Chiediamo completo accesso alla giustizia e non-rivittimizzazione per tutte. Ingrid non è un caso isolato.” Di media infatti, dicono le statistiche ufficiali, in Messico muoiono di femminicidio 10 donne al giorno. L’anno scorso la cifra ha segnato un nuovo record: 1.006 casi contro i 912 del 2018.

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(Le dimostranti in piedi davanti alla porta del palazzo presidenziale. Si leggono le parole “Ingrid” e “Stato femminicida” – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Le donne in piazza hanno denunciato l’inerzia del governo al proposito ma hanno ripetuto che della situazione “la stampa è complice”. E non è solo complice quando sbatte in prima pagina budella estratte da un cadavere accoppiandoci le alette di Cupido. E’ complice quando si arrampica sugli specchi per giustificare e coccolare gli assassini (stressati, abbandonati, disoccupati, depressi, vittime del raptus, “giganti buoni”), quando scarica la responsabilità sulle vittime (lo aveva lasciato, voleva lasciarlo, non ha denunciato: Ingrid lo aveva fatto, tra l’altro), quando inserisce di forza queste ultime nell’unica cornice in cui le donne possono apparire sui media: la “bellezza”.

Ingrid Escamilla, la bellezza che sopravvive

Ingrid Escamilla aveva 25 anni e grandi occhi neri

Il sorriso perduto di Ingrid

Sono tutti prodotti italiani: sorriso, grandi occhi e bellezza che sopravvive sospesa in aria, sopra un corpo atrocemente mutilato – le nostre preoccupazioni su come affrontare e sconfiggere la violenza scompaiono, Ingrid era bella, sarà bella per sempre, che sollievo!

In Messico, come in Italia, come ovunque, femministe, attiviste, artiste, scrittrici, ecc. regolarmente chiedono conto del modo in cui la violenza di genere è riportata dalla stampa.

In ambito internazionale (Nazioni Unite) da anni si firmano protocolli e si sottoscrivono impegni sulla rappresentazione mediatica delle donne.

Abbiamo tonnellate di studi e ricerche che spiegano perché e come essa giochi un ruolo cruciale nel creare e mantenere la violenza contro le donne.

La signora Nessuno, io, riesce a raggiungere tutte queste informazioni con incredibile facilità e si domanda costantemente perché alle redazioni esse sembrino non arrivare affatto.

Si domanda anche perché per essere viste e ascoltate – spesso solo di striscio e solo per un giorno – sia necessario spalmare vernice rossa su edifici pubblici e venire alle mani con la polizia (o la cosa è eclatante e potenzialmente strumentalizzabile o col piffero che i media si attivano).

Si domanda infine perché, però, alla prima modella / influencer / velina / cantante che frigna sulla cattiveria e sulla frustrazione delle femministe, quegli stessi media diano taglio alto e titoloni senza pensarci un attimo, senza contestualizzare niente, senza essere nemmeno curiosi di quel che il femminismo è e di quel che in tutto il pianeta, quotidianamente, fa: nulla vogliono saperne e nulla vogliono ne sappiano i loro lettori e le loro lettrici.

Se poi si tratta di analizzare la violenza contro le donne, è tutto affare delle donne stesse: denunciate, c’è il Codice Rosso, reagite.

15 febbraio 2020, Sassari – Donna uccisa a coltellate dopo una lite: fermato il compagno.

“Ha ucciso la sua ex compagna, una donna di 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui viveva la donna, nei confronti della quale aveva già usato violenza. L’uomo è stato fermato dai carabinieri ed ora è sotto interrogatorio.”

Okay: denunciato, ottenuta misura restrittiva, morta. Cosa devo fare adesso?

Maria G. Di Rienzo

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E tuttavia, a me piacerebbe sapere qual’è la molla e la motivazione…

Atto deplorevole ma una molla che ha fatto scattare il tutto deve esserci…

Lui passione malata e lei?

Certo che il dialogo non era considerato in questo rapporto. Allora che rapporto era?

Giustamente è stato condannato, ci mancherebbe, ma in modo sproporzionato rispetto ad altri delitti più gravi: ad esempio, una donna che uccide il proprio figlio…

Gravissimo il delitto, però è una forma di ritorsione e dobbiamo chiederci…

mollaIl 16 giugno u.s., in Italia, non viene riportato solo l’assassinio di Cristina Omes e dei suoi due bambini da parte del marito di lei e padre dei piccoli. A Pietra Ligure muore dei calci e dei pugni somministrati dal convivente Alba Varisto, 59 anni. In quel di Siracusa muore dei colpi di piccone del marito una donna 36enne, di cui i giornali non riportano neppure il nome (come accadrà per altre vittime nei giorni successivi). E Lamia Saifa, 46 anni, è strangolata a mani nude davanti al figlio di 2 anni seduto nel seggiolone (la notizia verrà data il 24, ma l’omicidio risale al 16): gli inquirenti cercano il padre di quest’ultimo, indiziato.

Il 17 giugno si ripescano nel Lago di Garda i resti di Federica Giacomini, 43 anni, nota anche con il nome di Ginevra Hollander come pornostar. E’ stata uccisa da violenti colpi alla testa e poi “zavorrata” e inabissata con l’incolpevole complicità di un barcaiolo che pensava di star maneggiando l’attrezzatura di un biologo. Il principale indiziato dell’omicidio è l’ex compagno della donna, Franco Mossoni: già arrestato nel 1978 per l’assassinio della moglie.

A Taranto, il 20 giugno, una ventinovenne muore per il colpo di pistola sparatole in testa dal marito. Lo stesso giorno, il Tribunale di Alessandria condanna a cinque anni e due mesi di reclusione un 22enne, riconosciuto colpevole di violenza sessuale, lesioni e stalking nei confronti della sua ex ragazza, studentessa delle superiori. Tra l’altro era solito tenerla al guinzaglio, con tanto di museruola: perché l’amava “da matti”, come era solito dire, e lei era “cosa sua”.

Il 23 giugno siamo a Siena dove un pensionato di 78 anni accoltella ripetutamente la moglie 76enne, uccidendola, e successivamente si getta dalla finestra.

Il 24 passiamo a Pescara dove un marito martella la moglie sino a ridurla in poltiglia e poi si butta nel fiume.

Il 28, il Tribunale di Pesaro condanna a vent’anni di carcere il mandante dell’agguato all’acido nei confronti di Lucia Annibali e a quattordici i due albanesi esecutori del crimine. Il giudice riconosce nella sentenza che il condannato Luca Varani coltivava “un odio incredibile” verso la sua ex, tanto che prima di farla sfigurare con l’acido il 13 aprile 2013, nel febbraio dello stesso anno le aveva manomesso l’impianto del gas (“tentato omicidio”).

In quel di Napoli, il 29 giugno, un uomo cosparge moglie e figlia di 9 anni di liquido infiammabile e tenta di dar loro fuoco, poi le aggredisce con un coltello da cucina. Fortunatamente la bimba è illesa e sua madre ha riportato solo ferite ad un braccio.

Chiaro che qui nessuno giustifica un omicidio – direttamente no, perché è ancora tabù, per quanto sempre più labile soprattutto nei confronti delle donne – però la molla…

Stante la comune costante aggressione socio-culturale (in parole, immagini ed opere) per cui le donne sono accessori degli uomini e meritevoli e responsabili in parte o in toto di tutto quanto può capitare loro in termini di violenza, qua dobbiamo trovare una molla. Secondo questa visione, assassini, picchiatori, molestatori, stupratori sono naturalmente imbottiti di una violenza compressa il cui pulsante le donne titillano o premono con decisione: quel che risulta dopo è inevitabile. E ciò che i profondi pensatori in cerca di molla vogliono sentirsi dire è questo – E’ STATA LEI.

Lei. Che lo ha lasciato, respinto, umiliato, annoiato. Che voleva lasciarlo, separarsi, divorziare. Che parlava troppo. Che non parlava abbastanza. Che aveva un lavoro e si era montata la testa. Che non aveva un lavoro e lo sfruttava come una sanguisuga. Che voleva/non voleva figli. Che voleva/non voleva abortire. Che era una frigida repressa. Che era una sgualdrina bollente. Eccetera. Sono le pseudo-razionalizzazioni che seguono omicidi, ferimenti, assalti, torture: perciò, a me è chiaro che sono tutte giustificazioni indirette delle azioni menzionate. Ma l’esame delle stesse, che costituiscono una lista quasi infinita, non ci fornisce una guida sicura per individuare “la molla” ed evitarla prudentemente: le istruzioni che ne ricaviamo sono contraddittorie, spessissimo diametralmente opposte, e sembrano suggerire che qualsiasi cosa tu faccia finirai per premere il pulsante e dirigerti addosso la violenza altrui.

Il congegno esplosivo che si configura (per me gli uomini non sono robot a pulsante, sia chiaro che l’analogia è vostra, amabili cercatori di molla) sembra funzionare ad interruttori plurimi – ciascuno impossibilitato a tornare allo stato precedente una volta premuto. Tutte le modalità in cui si interagisce con il congegno sono a rischio. Non essendoci in pratica misure precauzionali accessibili, ne’ istruzioni sensate per l’interazione, viene da chiedersi cos’aveva in mente chi lo ha costruito, vi pare?

Perciò ve lo chiedo. Cosa avevate in mente? Perché lo avete costruito voi, voi che annaspate nel nulla cercando di aggrapparvi ad una molla qualsiasi. Lo avete costruito quando avete promosso, incoraggiato o tollerato l’oggettificazione delle donne, il silenziamento delle donne, l’umiliazione delle donne, la marginalizzazione delle donne, le battute denigratorie sulle donne, il divario nei salari delle donne, l’assenza della storia delle donne nelle scuole, l’imposizione di un tipo di corpo e di attitudine alle donne, il porre sulle spalle delle donne tutti i costi e tutti gli sforzi per la prevenzione della violenza, i prodotti mediatici che disegnano ed approvano uno status quo dominato dagli uomini e violento verso le donne, il linguaggio sessista che ignora sminuisce sessualizza le donne da quando nascono a quando muoiono: troppe un po’ prima del tempo, grazie allo scatenarsi del congegno, non è vero?

Ma sono cose che potete smettere di fare in qualsiasi momento. Perciò smettete di rendere i vostri simili mine vaganti. Vivete da essere umani, rispettate gli altri esseri umani e piantatela. Anzi, mollatela. Maria G. Di Rienzo

 

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