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Posts Tagged ‘codice penale’

Le dichiarazioni del capo della polizia Gabrielli sono oggi sui giornali: loda i suoi uomini per “l’ottima gestione durante la campagna elettorale”; ammette che “il giornalista ferito (Origone di Repubblica) è un fatto molto grave”; esprime apprezzamento per “la fiducia che ci ha rivolto” alla procura di Genova “al contrario dei soliti professionisti del risentimento prigionieri dei loro stessi personaggi”; assicura che se invece di un giornalista si fosse trattato di un comune cittadino la reazione sarebbe stata identica (la Storia d’Italia dice che fino ad oggi non è stato così, ma va bene, fingiamo che sarà così da ora in poi) e infine afferma “Non siamo l’esercito del Principe”.

Io non so chi siano i professionisti del risentimento – mi viene in mente solo una persona, e poi vi dirò chi e perché – però ho inchiodati alla memoria dozzine di episodi in cui, negli ultimi mesi, gli “uomini di Gabrielli” si sono comportati esattamente come l’esercito del Principe.

Un lenzuolo appeso al balcone che recita “Non sei il benvenuto”, senza neppure un nome che identifichi chi non è gradito alla persona che l’ha esposto e privo di qualsiasi termine offensivo o espressione di minaccia, non può essere fatto ritirare a forza dalla polizia di una repubblica democratica: dai soldati privati del Principe sì.

Se qualcuno tiene comizi pubblici, in una repubblica democratica, deve aspettarsi e reggere il dissenso: il quale, concretizzato in slogan o cartelli, fischi o canzoni, senza che vi sia implicata violenza alcuna, è del tutto legittimo. Ma se siamo in un Principato, i soldati di sua altezza identificano tali persone, sequestrano loro i cellulari e gli striscioni, le allontanano, le minacciano e le insultano: proprio quel che hanno fatto gli uomini di Gabrielli.

In una repubblica democratica, gli studenti hanno il diritto di dimostrare pacificamente senza controlli preventivi atti a verificare se vi siano “cose” contro il Principe (nonché il diritto di esercitare le loro capacità critiche in ambito scolastico senza essere censurati e senza che i loro insegnanti siano puniti per questo): il capo della polizia trova degna di lode anche questa assai discutibile gestione dell’ordine pubblico che salta a piè pari ogni garanzia costituzionale? E’ invero più consona all’esercito privato del Principe che alla polizia di una repubblica democratica – e in effetti i poliziotti coinvolti nel pestaggio del giornalista Origone hanno aspettato quattro giorni prima di presentarsi “spontaneamente” a dare la loro testimonianza: è probabilmente il tempo di cui avevano bisogno per ricordarsi di non essere gli scherani di sua altezza ma funzionari pubblici al servizio della repubblica italiana.

Ed è proprio il Principe (l’attuale Ministro dell’Interno), non è difficile notarlo, a rispondere alla definizione di Gabrielli di “professionista del risentimento”. Presentandosi come legittimato a qualsiasi cosa dai successi elettorali, non tollera ne’ critiche ne’ opposizioni, straborda continuamente dal proprio ruolo istituzionale invadendo competenze e responsabilità altrui, e chiede metaforicamente la testa di chiunque giudichi scomodo (l’ultimo è Gad Lerner omaggiato di ostracismo in “diretta Facebook”, quelli non “famosi” li trascina via la Digos per strada).

“In sintonia” con il Ministro suddetto, Gabrielli dichiara anche di voler pene più severe per chi aggredisce poliziotti durante le manifestazioni di protesta. Gli artt. 336 e 337 del Codice Penale, riferiti a violenza e minacce ai danni di pubblici ufficiali, prevedono dai sei mesi ai cinque anni di galera: cosa auspica, il capo della polizia, in un paese in cui chi uccide la propria moglie / compagna può aspettarsi di tornar libero entro quattro anni e in cui la legittima difesa è stata stiracchiata sino a fornire giustificazione all’omicidio volontario?

E solo per far conversazione, pensa ci vorrebbero pene maggiori anche per i politici corrotti o che sarebbe meglio cancellare il reato d’abuso d’ufficio (art. 323 C.P.)? Quest’ultima idea è del (suo?) Principe.

Maria G. Di Rienzo

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