Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘casa internazionale delle donne’

Scambio su Twitter.

Giorgia Meloni: “Grazie a FDI è stata bloccata l’ultima oscenità del Pd: dare quasi un milione di euro del Mef (Nda. Ministero dell’Economia e delle Finanze), guidato da Gualtieri, alla Casa delle Donne, associazione di sinistra che si trova nello stesso collegio nel quale il Ministro è candidato. Non si usano Istituzioni per comprare consenso.”

Elettra: “Mi raccomando, al prossimo femminicidio risparmiaci la tua ipocrita, falsa indignazione.”

la casa siamo tutte

Meloni in questi giorni è sui quotidiani perché ha partecipato a un convegno conservatore negli Usa e si è fatta fotografare davanti alla Casa Bianca (visto che non aveva l’invito a entrarvi). Ai reporter ha detto che Trump è stato probabilmente mal consigliato quando ha espresso sostegno a “Giuseppi” Conte, ma che nel suo intervento al congresso suddetto “ha usato toni che ispirano anche la nostra azione politica” è che la sua è “la ricetta che vogliamo portare in Italia, dove anche noi vogliamo difendere i nostri prodotti, le nostre aziende, i nostri confini e le nostre famiglie”.

Ma le vittime della violenza, quelle a cui la Casa delle Donne offre accoglienza e sostegno, no. Nessuno deve difenderle. Meno che mai la nazione in cui vivono. Buttiamole per strada assieme alle attiviste, che vadano a “farsi prendere per la passera” dall’illuminato statista Donald Trump e dai suoi epigoni nostrani. Perché per le donne la “ricetta” è questa.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

casa donne roma

Stamattina, l’appello su Change.org per assicurare un futuro alla Casa Internazionale delle Donne di Roma aveva raggiunto 100.737 firme. In esso si legge, fra l’altro: “(…) le donne che la animano hanno spiegato a noi, agli interlocutori istituzionali e a tutte/i coloro che hanno a cuore la sua esistenza, che la Casa ha pagato per tutti i 15 anni di gestione, buona parte del canone e ha sostenuto gli ingenti costi di manutenzione di cui uno stabile storico, quale è il complesso del Buon Pastore (un palazzo del 1660), necessita.

Il tutto senza contributi e finanziamenti pubblici, solo con l’autofinanziamento, rendendo così fruibile per la città questo splendido luogo: aperto, frequentabile, pieno tutti i giorni di attività e di servizi a disposizione delle donne, in particolare di quelle con minori possibilità. (…) La Casa, le associazioni e le tantissime donne che la abitano e la rendono fruibile devono essere messe in sicurezza, devono poter continuare ad agire e progettare il futuro. Per ottenere questo risultato, basterebbe applicare le leggi che consentono di concedere alla Casa Internazionale un canone gratuito, mettere a valore il ruolo sociale e culturale che la Casa svolge, riconoscere il pregio dell’opera di manutenzione e salvaguardia di un bene culturale della città e il prezioso contributo dei servizi che alla Casa le donne trovano e quindi anche ristrutturare il debito, a partire dal riconoscimento della sua reale entità.”

Su Repubblica di ieri, però, la sindaca di Roma Virginia Raggi così si esprime al proposito (l’enfasi su alcune parti del discorso è mia):

Noi abbiamo lottato per avere gli stessi diritti, non per avere privilegi, per me il femminismo è questo, non altro. Non si deve pensare che perché siamo donne abbiamo diritto di scavalcare leggi e regole. L’associazione Casa Internazionale delle Donne continua a non voler pagare neanche una piccola quota peraltro ulteriormente scontata: al posto del 20% devono pagare il 10% del canone di mercato. Parliamo di un prezzo irrisorio. Oggi ammonta a 900 mila euro e dovrebbero pagare molto di più. (…) Io non ho vissuto gli anni del femminismo, ma ci sono tante donne che ci hanno portato dove siamo oggi e io sono grata. Però io ricordo che abbiamo lottato per avere parità (di) diritti e doveri, non per avere privilegi.”

Virginia Raggi non sa cos’è il femminismo. Infatti, ne parla come di un fenomeno situato in un distante periodo storico, per il quale sarebbe (il condizionale è d’obbligo, stante ciò che ha detto) grata alle donne che hanno lottato per portarci dove siamo oggi. Prima necessaria correzione: il femminismo è vivo e vegeto – e scalciante, come si dice in inglese – in ogni parte del mondo.

In secondo luogo, è vero che senza il femminismo Raggi non ricoprirebbe il ruolo che ricopre attualmente, ma non è assolutamente vero che la parità di diritti e doveri fra donne e uomini sia stata raggiunta. Meno che mai in Italia (i dati vengono da Eurostat, Istat, World Economic Forum, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Agenzia Donne Nazioni Unite e fanno riferimento al 2017):

– il nostro paese ha “una delle forze lavoro femminili più basse in Europa e nei paesi sviluppati”, con meno della metà delle donne in età lavorativa effettivamente impiegate;

– circa il 62% del lavoro quotidiano delle donne non è pagato, a confronto del 30% che riguarda gli uomini;

– le donne in Italia lavorano di media più a lungo degli uomini, 512 minuti al giorno contro 453, e nel contempo hanno molte più probabilità di essere disoccupate o impiegate part-time;

– la percentuale di donne nel Parlamento italiano (31%) dice che la nostra nazione fa peggio di quanto facciano Ecuador, Angola e Bielorussia, solo per nominarne altre tre;

– il numero di primi ministri e presidenti italiani di sesso femminile è storicamente “a big fat zero” (come è definito nei documenti internazionali), uno zero bello tondo;

– le donne ammontano al 16% dei vertici decisionali e meno del 34% fa parte di consigli d’amministrazione (e questo nonostante sia stata introdotta una quota a norma di legge, temporanea, che richiede ai suddetti consigli di essere composti per almeno un terzo da donne);

– dal 2007 al 2017 la percentuale di femicidi / femminicidi è cresciuta di dieci punti percentuali, dal 24 al 34%;

– nel 2017 sono stati denunciati 4.261 casi di violenza sessuale su donne, ragazze e bambine; circa tre milioni e mezzo di donne italiane fra i 16 e i 70 anni d’età sono state vittime di stalking (due milioni e duecentomila da parte di un ex partner);

– circa metà delle donne adulte italiane ha fatto esperienza di qualche forma di molestia sessuale: otto milioni e duecentomila fra i 14 e i 65 anni;

– un milione e quattrocentomila, nella stessa fascia d’età, ha subito molestie sessuali o ricatti sessuali sul lavoro.

Potrei continuare, ma come lista di calci in faccia è già abbastanza lunga. Luoghi come la Casa Internazionale delle Donne di Roma lavorano per renderla più corta e infine per cancellarla del tutto. Dove li vede i privilegi, la sig.a Raggi? L’attivismo sociale femminista non può essere equiparato a una pizzeria o una boutique cianciando di canoni di mercato. Le vite delle donne – e degli esseri umani in generale – non hanno prezzo.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Senza memoria e senza storia; privi di una visione a lungo termine; privi di rispetto e riconoscimento per l’impegno sociale e politico altrui; imbevuti di retorica populista e slogan truculenti che riempiono tali vuoti e di conseguenza meri fautori di una supposta “onestà” o “legalità” che non hanno basi etiche e spianano tutto al livello di “flat tax” – ricchi e poveri che pagano la stessa aliquota di tasse, non è meravigliosamente egualitario e non discriminatorio? Questi sono i politici che governeranno l’Italia (sempre riescano, dopo oltre due mesi di contrattazioni fallite sulle poltrone, a comporre un esecutivo) e che governano già alcune regioni e città, fra cui Roma.

A Roma, da trent’anni, esiste la Casa Internazionale delle Donne, collocata nell’immobile del Buon Pastore: dare conto di tutte le sue attività, dei servizi che ha fornito e fornisce, delle vite che ha salvato e arricchito, degli eventi e delle politiche che ha creato, delle intelligenze e delle passioni che la mantengono in essere, richiederebbe la redazione di un saggio. Ma niente di tutto ciò arriva alla comprensione dei grillini, maschi e femmine, che siedono nella giunta comunale romana e il cui progetto è “riallineare e promuovere il progetto Casa Internazionale della Donna alle moderne esigenze dell’amministrazione e della cittadinanza”

Le moderne esigenze (il femminismo è un inutile orpello del passato, cosa di cui potete rendervi conto leggendo meramente le notizie che riguardano le donne – in cronaca nera) dell’amministrazione (perché i cittadini / le cittadine non hanno richiesto nulla del genere) consistono:

a) nel ricavare soldi dagli immobili di sua proprietà e purtroppo quando fai attivismo / volontariato è più facile spenderli che guadagnarli;

b) nel non permettere che la struttura resti autonoma e controllarla, trasformandola in “un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale” con cui le associazioni avranno la possibilità di collaborare tramite bandi pubblici.

Quest’ultimo punto si collega direttamente alla mancanza di comprensione che non solo gli M5S, ma l’intero spettro dei partiti politici italiani, hanno già mostrato rispetto alla violenza di genere: se il Buon Pastore, come in effetti è, fornisce servizi alle vittime di violenza… be’, chiunque può farlo. Anzi, molto meglio se a farlo è l’associazione della cugina dell’assessore o la fondazione dello zio del sindaco, così un po’ di fondi pubblici (che la Casa Internazionale delle Donne NON riceve) vanno finalmente ai meritevoli: che sono tali perché i loro parenti / amici / compagni di merende hanno vinto le elezioni e ciò giustifica in pratica qualunque cosa.

In assenza di un progetto socio-culturale chi se ne frega di quali servizi le donne otterranno: per esempio, psicologi che parleranno a donne battute del loro intrinseco masochismo, rivittimizzazione con l’esame particolareggiato dei loro “sbagli” e la conferma che la violenza è inevitabile e tocca alle sue vittime farsene carico – perché se rifiuti l’analisi femminista o non ne sei consapevole, se ignori l’enorme competenza che le attiviste femministe hanno guadagnato sul campo e nel tempo, questa è la vulgata che inevitabilmente diffondi.

La Casa Internazionale delle Donne è in arretrato con l’affitto? Be’, non siete voi quelli che vogliono cancellare con decisione unilaterale il debito pubblico dell’Italia? Riconoscete al Buon Pastore tutto quel che ha fatto in questi anni, compresi i lavori di manutenzione dell’immobile, e cancellate il suo debito, o fornite all’associazione il modo di ripagarlo con rateizzazione e servizi.

Per quel che riguarda il “riallineare” le femministe / le donne in genere temo che dobbiate scordarvelo. Il patriarcato non c’è mai riuscito. E voi siete solo gli ultimi arrivati. Maria G. Di Rienzo

I prossimi appuntamenti di mobilitazione della Casa Internazionale delle Donne:

Lunedì 21 maggio 2018, ore 11-13. conferenza stampa in Senato

(per accreditarsi inviare il nominativo in segreteria)

Lunedì 21 maggio 2018, ore 18:00

Presidio davanti all’Assessorato Roma Semplice,

via del Tempio di Giove n. 3 (Campidoglio)

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: