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Posts Tagged ‘capelli’

Nidi

(“Rat’s Nest”, di Monica Rico, poeta e scrittrice contemporanea. Monica ha un diploma universitario in Studi sulle Donne e due in Scrittura Creativa. E’, nelle sue stesse parole “una fan dell’esplorazione spaziale, del cibo cucinato in casa e dei meravigliosamente alti calici da champagne”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

mi-tengo-il-topino

Mia madre diceva che i miei capelli erano come il nido di un ratto, un nido di ratto

spennato da una cincia dalla testa nera per farne un altro, o per cominciare

la più minuscola delle sciarpe perché occasionalmente i miei capelli somigliano così tanto alle foglie da attaccarsi

a chiunque, a ogni maglione che abbraccio, a volte profumano di buono proprio come

le foglie decidendo di voler essere davvero un intero albero desideroso di crescere

come nebbia dal fiume che si diffonde all’esterno e all’intorno, come lanugine di soffione

rintracciabile su ogni superficie a mo’ di una scintilla, un riflesso, una promessa di rimanere

me stessa con questi capelli i quali sono come una rampa di scale, antenne puntate all’infuori verso il mondo,

tesi come gladioli, qualcosa di così meraviglioso da far restare le vostre dita intrappolate in questa capigliatura

che costringe gli stessi denti del pettine a spezzarsi e piegarsi.

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treccia

Nel mezzo di dimostrazioni assai più grandi questa, sul ponte che collega El Paso – Usa e Juárez – Messico, è passata quasi inosservata. Mentre il nuovo Presidente statunitense prestava giuramento, lo stesso uomo a cui piace “prender le donne per la passera” e che ha promesso di costruire fra i due paesi “un grande bellissimo muro”, circa 50 donne americane e messicane hanno creato un potente simbolico gesto di resistenza e forza collettiva: intrecciando insieme i loro capelli.

Capelli bianchi e capelli neri, biondi e rossi e castani, in un’unica treccia e chi li aveva corti si è drappeggiata una sciarpa sulla testa per legarla alla capigliatura di un’altra donna.

Xochitl Nicholson di “Boundless Across Borders” (“Sconfinate attraverso i confini”), una delle organizzatrici, lo ha spiegato così: “Volevamo qualcosa che si riferisse direttamente alle donne, ma che convogliasse anche un messaggio sul nostro retaggio e sul nostro retroterra, che sono comuni.”

“Nessun gesto è troppo piccolo. – ha aggiunto Marisol Diaz, una giovane partecipante – Il cambiamento avviene tramite queste azioni.” Altre donne presenti hanno attestato di stare sul ponte in rappresentanza di chi non poteva esserci: le persone senza documenti, le persone le cui terre sono state occupate, eccetera.

Le trecce hanno una lunga storia nelle mitologie e nei simbolismi del nostro pianeta. Poiché hanno bisogno di tre ciocche tessute insieme diventano per esempio significanti dell’unione di corpo, mente e spirito o di presente / passato / futuro: chi le porta, i suoi antenati, i suoi discendenti. Anticamente, in Finlandia, si credeva che chi era molto abile nel fare trecce fosse anche in grado di domare i venti. Guardate queste donne: sono pronta a scommettere che non c’è vento contrario che non possano imbrigliare.

sul-ponte

Maria G. Di Rienzo

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