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Posts Tagged ‘bullismo’

La differenza fra la stupidaggine fobica e/o complottista di turno e la segnalazione a chi la spara di star sbagliando tutto, freccia e bersaglio, sta nel fatto che la prima è rapida (Maledetti, hanno creato l’epidemia per venderci il vaccino!) e la seconda richiede tempo: spieghi le definizioni, correggi gli svarioni linguistici, citi i dati e gli studi e le testimonianze, ribadisci che la matematica non è un’opinione e… non serve a un beato nulla. Innanzitutto era troppo stancante leggere tutta la tua pappardella, in secondo luogo chi ti paga, dulcis in fundo “è il concetto che conta”.

Due concetti che in questo periodo sembrano contare moltissimo per chi ha in mano i media del mainstream, sono l’inutilità e la pericolosità degli anziani e il miserabile futuro di chi non è ne’ anziano ne’ positivo al Covid-19, ne’ in terapia intensiva: la quarantena lo farà ingrassare. E perdio, se quest’ultima non è una tragedia che fa scomparire 23.660 morti come se fossero fumo, non so quale altra lo sia.

A un occhio non allenato possono sfuggire le differenze fra gli articoli composti dalla redazione o dai freelance e quelli che un giornale pubblica a pagamento, ma il mio li coglie subito: i titoli sono perentori ed eclatanti, le immagini sono create a tavolino, i contenuti vanno dal disinformato al falso, passando per l’idiota puro e semplice. I risultati di tale commistione sono spesso esilaranti e infurianti al tempo stesso.

Un paio di settimane or sono, giusto sotto un pezzo che invitava gli anziani a stare a casa, c’era lo spot: la foto di due arzilli vecchietti in tenuta sportiva su sfondo verdeggiante e il titolo “Due settimane di inattività per gli anziani aprono le porte al diabete”. Non è vero, ma questo è il meno: l’anziano/a che si interessa di tutt’altro o non ha la possibilità di approfondire, che messaggio riceve? E se come me ha ambo i tendini d’Achille lesionati e quattro ernie, si infila una tuta e va a ruzzolare rovinosamente in strada (provate voi a correre con due gambe che non sono in grado di farlo), dove magari un vigile zelante lo rimprovera perché gli anziani devono stare a casa e lo multa perché non ha rispettato le distanze o nella fretta si era scordato i guanti?

E a proposito di vecchi superflui, noiosi, rognosi e costosi per la collettività, cari quotidiani, perché tanti articoli, retrospettive, omaggi per Luis Sepùlveda? (Sono ironica, a scanso di equivoci.) Aveva 70 anni, cribbio, non l’aveva tirata abbastanza in lungo? Come, lui era un grande scrittore e perciò si fa eccezione? Ma Giacomino era uno splendido narratore e campione di bocce ed ex tornitore, Fabiola aveva i suoi quaderni di pensieri e poesie, era un’ex partigiana e ha continuato a lavorare nei campi sino alla fine… Quel che voglio dire è che NESSUNA vita può essere presa alla leggera, che nessun essere umano è inutile o “in esubero”, che dietro un nome e due date (nascita-morte) ci sono relazioni, vicende, azioni che hanno contribuito a creare il mondo in cui viviamo. Rispetto. Per tutti/e.

Qualche giorno fa, un articolo ci riporta le dichiarazioni di Sandra Zampa, che secondo il sito del Ministero è “il sottosegretario di Stato alla Salute nel secondo Governo Conte”. Per non offenderla, quindi, non userò il più corretto “la sottosegretaria”: sarebbe roba da femministe isteriche (l’importanza della sessuazione nel linguaggio l’abbiamo già spiegata in circa tremila per un ventennio, ma quel che nella maggior parte dei casi ci torna indietro è una spaventosa ignoranza volontaria). Di seguito un brano del testo in questione:

“Il problema della ‘Fase 2’ riguarda gli anziani ma anche “tante fasce vulnerabili: diabete, ipertensione, immunodepressione, obesità sono cause di mortalità associate al Covid-19. Questo non significa che pensiamo di segregare tutte queste persone in casa a tempo indeterminato”. (…)

Ad un piano dedicato agli anziani “sta lavorando il professor Bernabei, che è un geriatra eccezionale. Non ci saranno delle prescrizioni ad hoc, ma un’attenzione speciale. Incrociando i dati delle cronicità, si può pensare che i medici di base debbano avere doveri particolari, tipo una telefonata a settimana per vedere come va. E poi magari una App che misuri pressione e glicemia. Contiamo poi sul bonus vacanze a cui sta lavorando il ministro Franceschini: speriamo che gli anziani quest’estate possano fare qualche giorno di vacanza in più, non in meno”, ha spiegato Sandra Zampa.”

Schiaffateci dentro il grasso e tutto andrà bene: dopo anni di terrorismo mediatico, di disinformazione, di ossessione per la “bellezza” da BMI e di inflazione dei “nutrizionisti” (purtroppo molti sono intelligenti e capaci quanto Panzironi), basta agitare metaforicamente una bilancia sotto gli occhi di una persona per mandarla in panico. Ma il fatto è che del coronavirus attuale sappiamo queste poche cose: è assai resistente, efficace in modo diabolico nella propria diffusione e parte dei guariti si riammalano. Non abbiamo studi affidabili sulle correlazioni del virus con le “vulnerabilità” dei singoli individui (è troppo presto) e non abbiamo un vaccino.

Comunque. Ve la ricordate la donna anziana – credo centenaria – fra le prime a sconfiggere la malattia? Era diabetica. E dove sono le bare extralarge per tutti gli “obesi” falciati dall’epidemia? La relazione causa-effetto con il diabete o il grasso corporeo NON è provata da nessuna evidenza scientifica: buttare questa roba in pasto al grande pubblico non è cosa che membri del governo possano permettersi, non stiamo giocando alla “prova costume per la nonna”.

Io sono un’autodidatta con la passione per la conoscenza, affamata di letture di ogni tipo, fan della logica elementare e vado possibilmente a verificare ogni singola notizia che leggo. Ho già segnalato qui tonnellate di studi, ricerche e analisi e non lo farò di nuovo. In fin dei conti, ci si può fidare o no di quel che dico e per me non cambia assolutamente nulla (e neppure per chi legge).

Il caso è diverso per il sottosegretario del Ministero della Salute, per di più durante una pandemia. Io non sono un’esperta, dite? Neppure lei lo è: la laurea in “Storia della Chiesa” non prepara esattamente a trattare temi medici. Potete scommettere quel che volete che al proposito io mi sono sciroppata ben più mattoni scientifici (e in inglese).

Infine, Sandra Zampa ha tre anni più di me e le “prescrizioni speciali” dovrebbero arrivarle prima; il mio tipo di corpo non mi rende parte di nessuna “fascia vulnerabile” ne’ è di nocumento a terzi; non ho il cellulare (sapete dove possono mettersi la App) e in ogni caso mi rifiuto di essere monitorata dallo stato come se fossi una lebbrosa; non vado in vacanza perché non posso permettermelo; nel momento in cui sarà sicuro farlo, osservando tutte le precauzioni del caso, io uscirò di casa quando mi pare e mi piace.

E quando morirò, spero che la mia lapide sia questa:

tyber katz

Sotto ci voglio scritto: Non, je ne regrette rien.

Maria G. Di Rienzo

Update del 27 aprile, just in case:

Paolo, di mestiere, gira i social femministi e decide cosa va bene e cosa no. Cerca video femministi su YouTube e fa la stessa cosa. Spiega alle donne cosa vuol dire essere donne. Spiega alle femministe cosa è femminista e cosa no. Fa del vero e proprio gaslighting (forma di violenza psicologica il cui intento è far dubitare una persona delle sue stesse memoria e percezione) sulle storie di vita narrate da donne – che NON conosce – in prima persona: “Questo è vero, questo no”. Gli sembra normale, capite. A volte qualcuna lo manda a quel paese e Paolo urla: “Ah, è questo il femminismo? Che schifo! Censura!” E’ incomprensibile, nevvero, non cadere fulminate dal superiore intelletto di Paolo, l’Onnisciente.

E’ passato parecchio tempo da quando ho detto a Paolo che non mi interessava ricevere le sue opinioni via mail – e commentare qui non può. Tuttavia, si accanisce fedelmente su qualunque mio post sia condiviso da altri. Non li legge, ovvio. Perché se leggesse davvero non farebbe le sue sprezzanti domande idiote: Di Rienzo è medico? Perché, Paolo sì? E se fosse medico, direbbe per antonomasia tutta la verità e nient’altro che la verità, immune da errori, pregiudizi, preferenze? Bastasse essere medici per questo, dovremmo iscriverci tutte/i all’università domani.

Comunque, Di Rienzo ha studiato e studia ricerche mediche, svolte principalmente (ma non solo) all’estero. Molte le ha riportate qui con tanto di link (e non si rimette a farlo ora, tanto Paolo non ha tempo, deve cazziare la prossima femminista che non gli obbedisce). Ne ha derivato che la scienza non ha le certezze granitiche dell’Onnisciente e che ciò è un bene, perché altrimenti oggi staremmo curando il Covid-19 con le sanguisughe. Perciò NO. La scienza non dice tutte le cazzate immani sparate dai media sul grasso e sul diabete e su ogni non conformità a un ideale del menga basato su un modello matematico. Paolo può continuare a crederci. Parecchi MEDICI e SCIENZIATI hanno opinioni diverse dalle sue – che sono quelle di Di Rienzo: perciò sgasati un po’, pallone gonfiato.

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3000

Sì, questo è il pezzo n. 3.000 e questa è la poesia con cui festeggiamo (voi 1.003 “seguaci” ed io):

“Disclosure” – “Rivelazione”, di Camisha L. Jones (trad. MG DR)

Scusi potrebbe ripetere. Sono dura

d’orecchio.

Al cassiere

All’addetto al ricevimento

All’uomo insistente che chiede indicazioni per strada

Mi dispiace, ci sento poco. Potrebbe

ripetere?

Alla riunione d’affari

Al seminario di scrittura

Al telefono per prendere appuntamento con il medico

Scusi – scusi – mi dispiace tanto – Sono

dura d’orecchio.

Ripetere.

Ripetere.

Ciao, il mio nome è Scusa

Alla stanza piena di estranei

che fatico a udire

Vomito scuse ovunque

Volano su ali di pipistrello

verso qualsiasi suono faccia cenno

Scusi. Scusi. Mi dispiace tanto

e ripetere

e non sentire

Caro (di nuovo)

Mi rammarico dell’informarti

che io sono

qui

camisha

Spiegando perché ha scritto questi versi, Camisha (in immagine) ha detto: “Una persona sbatte contro di me per strada e io istintivamente replico “Mi dispiace.” Pochi secondi più tardi, me ne pento. Noto la stessa compulsività verso le scuse mentre navigo nel mondo come persona un po’ sorda. Cosa significa che io mi senta obbligata in questo modo a chiedere perdono ripetutamente, per aver disturbato l’agio di altre persone? Attraverso questa poesia mi cimento con quel che accade al di sotto della superficie di questi scambi, con il costo di queste scuse (…)”

Io non sono dura d’orecchio ma faccio la stessa cosa. Mi pestano i piedi, mi urtano, mi sbattono borse nelle costole e io chiedo scusa. Il meccanismo è chiaro: come Camisha sono diversa dagli individui cafoni – neppure rispondono mai – in cui mi imbatto, so che quella diversità è per loro colpa e inferiorità, sento il loro disprezzo, e mi scuso di esistere.

E’ un po’ buffo dichiarare buoni propositi alla mia età, ma in occasione del tremillesimo articolo eccone uno: io smetto. Da adesso. Subito, blog compreso. Come, direte voi, non ricordiamo di aver letto pezzi in cui ti scusi ossessivamente.

Vero, il mio “mi dispiace” qui è stato il silenzio. Da dieci anni imbecilli odiatori di ogni tipologia e sesso vagano sul web inventandosi sul mio conto una varietà di idiozie, fraintendendo a bella posta quel che scrivo, ululando nella mia direzione insulti cretini e dispiegando pseudo analisi ancora più cretine. E io non ho detto loro una singola parola. Non intendo mettermi a discutere con questa gente ma da qualche giorno, per esempio, blocco ogni mio articolo a cui mettono collegamenti con titoli tipo “campagna d’odio contro gli uomini” e “questa femminazista delira” (e peggio): a me non frega un piffero e posso riaprirli quando voglio, gli odiatori invece restano a mani vuote.

Poi ci sono i due segmenti di opinionisti/e scemergenti che ripetono ad oltranza frasi di questo genere, sperando inutilmente che io non pubblichi più e ai quali fornisco qui le mie risposte definitive:

1.”Adesso che hai scritto questa cosa non succede niente.”

Adesso che tu hai composto quest’illuminato commento, invece, l’universo si rovescia sottosopra e un nuovo big bang è alle porte… Ridimensiona la sperequata opinione che hai di te stesso/a e trovati un hobby serio, dai.

2. “Quelli che frignano a ogni uscita di x hanno stufato.”

Quelli che fanno commenti a caxxo, prima di dare aria alla ciabatta dovrebbero verificare se quanto dicono corrisponde a verità, perché le loro balle hanno stufato in grado assai maggiore: io non faccio la stalker, non uso ne’ FB ne’ Twitter, non vado in giro per il web a lasciare le mie “opinioni” ovunque e non rompo gli zebedei a gente che non conosco: cerca di assomigliarmi un po’ e vivremo tutti/e meglio.

E, per inciso: finché vivo scrivo, che fa anche rima.

Maria G. Di Rienzo

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(“Boxer Billy Joe Saunders apologises for advice on hitting women in coronavirus lockdown”, di Amber Milne per Thomson Reuters Foundation, 29 marzo 2020. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Il campione dei pesi supermedi della WBO (Ndt.: World Boxing Organization) Billy Joe Saunders si è scusato domenica per un video in cui dà consigli agli uomini su come pestare le loro partner di sesso femminile durante la quarantena da coronavirus.

Nel video, il trentenne pugile inglese tira due pugni a un sacco nella sua cascina, dicendo che questo è il modo in cui gli uomini devono agire “se la vostra vecchia sta abbaiando forte” (Ndt.: Il verbo usato da Mr. Bully – sì, bullo, non è un refuso – è “give mouth”, specifico per i cani).

“Non appena lei entra e sta per dire qualcosa, tutto di colpo tu esplodi e bam!”, dice Saunders nel video, mentre dimostra come “colpirla sul mento” e poi “distruggerla completamente”.

Dopo la protesta su Twitter, con alcuni che chiedevano il bando di Saunders dallo sport, il pugile si è scusato e ha chiarito che non giustifica gli uomini che picchiano le donne.

“Non tollererei mai la violenza domestica e se vedessi un uomo toccare una donna lo farei a pezzi io stesso. – ha detto su Twitter – Mi scuso se qualche donna si è offesa.” (1)

Questo non è stato il suo primo episodio controverso sui social media. Saunders è stato multato di 100.000 sterline (Ndt.: 114.000 euro) per aver pubblicato un video in cui offre droghe a una donna affinché lei faccia sesso con un’altra persona. L’ultimo video, che è diventato noto dopo che aveva circolato su Whatsapp, arriva nel mezzo della crescente preoccupazione per l’aumento della violenza domestica durante l’isolamento da coronavirus.

La Ministra dell’Interno britannica Priti Patel, in una lettera inviata domenica ai giornali, riconosce che le misure di isolamento possono far sentire vulnerabili le vittime e chiarisce che chiunque sia a rischio può lasciare la propria casa nonostante le restrizioni.

(1) Ciò che questo individuo ha fatto è offensivo in sé e basta, per donne e uomini, perché è violento, pericoloso e stupido oltre misura – ma la manfrina autoassolutoria, in Gran Bretagna e ovunque, è sempre la stessa: qualche zoccola senza senso dell’umorismo s’è risentita! Mi minaccia e umilia con lo strapotere del dominio femminista! Sono costretto a dire che mai e poi mai io farei quel che consiglio ad altri, che io amo le donne (in realtà mi piace fotterle, ma le disprezzo profondamente)… Adesso devo chinare la testa, ma aspettate e vedrete!

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feltri

Questa roba non è “libertà di opinione” e non è giornalismo. E’ incitamento alla manipolazione dell’opinione pubblica in piena crisi sanitaria, sociale, economica. Il cavalcare la paura è quel che fanno i bulli. E’ violenza. BASTA. BASTA. BASTA.

Maria G. Di Rienzo

(Immagine da “Leggere i post di Salvini and friends per sentirsi una persona migliore”)

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(“Internet ‘is not working for women and girls’, says Berners-Lee”, di Ian Sample per The Guardian, 12 marzo 2020. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Le donne e le ragazze fronteggiano una “crisi crescente” di abusi online, con le molestie sessuali, i messaggi minacciosi e la discriminazione che rendono il web un posto non sicuro dove stare, ha ammonito Sir Tim Berners-Lee.

L’inventore del world wide web ha detto che la “pericolosa tendenza” dell’abuso online sta forzando donne a lasciare il lavoro, ragazze a saltare la scuola, sta danneggiando relazioni e riducendo al silenzio le opinioni femminile, inducendolo a concludere che “la rete non sta funzionando per donne e ragazze”.

“Il mondo ha ottenuto importanti progressi sull’eguaglianza di genere grazie all’incessante spinta di impegnati sostenitori. – ha scritto giovedì scorso Berners-Lee, in una lettera aperta che segna il 31° anniversario del web – Ma sono seriamente preoccupato dagli abusi online che colpiscono donne e ragazze – in special modo quelle di colore, quelle che appartengono alle comunità LGBTQ+ ed altri gruppi marginalizzati – che minacciano quel progresso.”

L’avviso arriva un anno dopo che Berners-Lee ha lanciato il Contratto per la Rete, un piano d’azione globale mirante a salvare il web dalle forze che minacciano di trascinare il mondo in una “distopia digitale”. Senza contrastare l’abuso misogino online, ha detto, gli scopi del contratto non possono essere raggiunti.

“Sta a tutti noi far sì che la rete funzioni per tutti. – attesta la lettera – Ciò richiede l’attenzione di chiunque dia forma alla tecnologia, dagli amministratori delegati e dagli ingegneri agli accademici e ai funzionari pubblici.”

Berners-Lee indica tre aree che hanno necessità di attenzione “urgente”. La prima è il divario digitale che tiene offline più di metà delle donne al mondo, in gran parte perché essere online è troppo costoso o perché non hanno accesso all’equipaggiamento e alle conoscenze necessarie.

La seconda è la sicurezza online: secondo una ricerca della Berners-Lee’s Web Foundation più di metà delle giovani donne ha fatto esperienza di violenza online, incluse le molestie sessuali, i messaggi minatori e immagini private condivise senza consenso. La grande maggioranza di esse ritiene che il problema stia peggiorando.

La terza minaccia viene da intelligenze artificiali mal disegnate che ripetono e aggravano la discriminazione. “Molte ditte stanno lavorando intensamente per contrastare questa discriminazione. Ma sino a che non dedicano risorse e diversificano le squadre per mitigare il pregiudizio, rischiano di espandere la discriminazione a un livello mai visto prima.”, scrive Berners-Lee.

Amalia Toledo, avvocata e attivista della Fundación Karisma, un gruppo con base in Colombia che fa pressione per un internet più sicuro, dice che le difensore dei diritti delle donne e le giornaliste sono bersagli privilegiati per l’abuso.

“Se stanno parlando di questioni pressanti per il paese, mettendo in discussione lo status quo, o denunciando ciò che lo stato fa, ci sono continui e coordinati assalti da parte dei troll, che aggrediscono i loro corpi, le loro famiglie e relazioni, e le insultano per il loro aspetto. – ha detto Toledo – Le loro opinioni non sono nemmeno discusse.”

Amalia Toledo

La Fundación Karisma gestisce una campagna online, “Alerta Machitroll”, che espone le attitudini misogine e l’abuso online. “Ciò che si dice alle vittime per tutto il tempo è Oh, non è nulla, ignoralo, chiudi il tuo account. Ma questo ha un grosso impatto sulle vite delle persone. Vogliono controllare le donne, vogliono che le donne stiano zitte.”, ha affermato Toledo.

Berners-Lee ha detto che l’esplosione del coronavirus ha mostrato quanto sia urgente agire. Mentre luoghi di lavoro e istituti scolastici sono costretti a chiudere, la rete dovrebbe essere un “salvagente” che permetta alle persone di continuare a lavorare e ai bambini di istruirsi. Ha chiesto alle compagnie commerciali e ai governi di fare del contrasto all’abuso online una priorità principale quest’anno. Più dati devono essere raccolti e pubblicati sulle esperienze delle donne online, mentre prodotti, politiche e servizi dovrebbero essere tutti disegnati sulla base dei dati e del riscontro da parte di donne provenienti da ogni tipo di retroscena, ha aggiunto.

Infine, ha fatto urgenza ai governi affinché rinforzino le leggi che chiedono di rispondere delle proprie azioni a chi abusa online, e all’opinione pubblica affinché parli apertamente ogni volta in cui testimonia detti abusi.

Andy Burrows, dirigente delle politiche per la sicurezza online dei bambini alla NSPCC, (Ndt. – National Society for the Prevention of Cruelty to Children – Società nazionale per la prevenzione della crudeltà verso i bambini) ha detto: “Le ditte tecnologiche non sono attori neutrali e le loro decisioni hanno conseguenze nel mondo reale. Ma per troppo tempo abbiamo visto responsi frammentari e spesso insufficienti dalle piattaforme che mettono in pericolo gli utenti.”

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Quest’anno, fagocitate dall’emergenza virus, erano meno ma non potevano mancare: intendo le auliche esternazioni (commissionate dai media) di donne famose che parlando della “festa della donna” assicuravano di “non aver mai festeggiato l’8 marzo”, si chiedevano sconcertate “cosa ci sia da festeggiare” e proseguivano inanellando mediocrità sessiste e misogine e sputacchiando sul femminismo – la principale ragione, quest’ultima, per cui sono state ingaggiate. La fama ha i suoi costi, capite.

Ora, persino Mattarella in diretta televisiva ha dimostrato di sapere che l’8 marzo è la “Giornata internazionale della Donna” e perché sia stata costituita: monitorare i progressi del genere femminile sulla strada dell’eguaglianza. Quindi: 1. Non esiste un obbligo ai festeggiamenti a cui sottrarsi con piccato sdegno; 2. Se anche a qualcuna venisse voglia di festeggiare la cronaca glielo impedisce subito:

22 febbraio 2020 – Cesena, bullizzata perché “troppo grassa”. 13enne si getta dal balcone.

23 febbraio 2020 – Roma, violenze sulla moglie per oltre 9 anni. Arrivano gli agenti: «Vi ammazzo tutti», arrestato 29enne.

23 febbraio 2020 – Padova, una donna di 68 anni aggredita e palpeggiata lungo il Bassanello. Stava facendo una corsa sull’argine all’ora di pranzo.

24 febbraio 2020 – Rimini, tre commesse denunciano il capo per molestie sessuali. Una di loro è stata costretta a licenziarsi, mentre le altre due si sono messe in malattia per sfuggirgli.

25 febbraio 2020 – Napoli, incinta e con una figlia piccola, segregata in casa dal compagno: «Mai andata dal ginecologo».

25 febbraio 2020 – Napoli, pugni e calci all’ex convivente, bloccato dall’arrivo dei poliziotti.

27 febbraio 2020 – Palermo, su Instagram si spaccia per medico: arrestato per abusi sessuali su minore.

27 febbraio 2020 – Bologna, diventa anoressica per lo stalking dell’ex: 21enne denunciato, la minacciava di morte.

27 Febbraio 2020 – Pescara, abusa sessualmente delle figlie minorenni, la moglie lo “copre” per anni.

2 marzo 2020 – Salerno, maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate: padre violento per oltre 10 anni.

2 marzo 2020 – Bologna, ricattata con le foto bambina di 10 anni.

(https://lunanuvola.wordpress.com/2020/03/03/per-elisa/)

2 marzo 2020 – Genova, aggredisce la ex e l’accoltella al collo. Arrestato a Sampierdarena.

3 marzo 2020 – Napoli, vittima di femminicidio muore all’ospedale Pellegrini. Era stata pestata a sangue dal suo compagno.

3 marzo 2020 – Roma, abusa di due minorenni nel suo ufficio al Ministero dei Trasporti.

3 marzo 2020 – Genova, accoltella la moglie nel sonno: denunciato un 82enne. La donna non è grave.

4 marzo 2020 – Lucca, Donna uccisa a coltellate dal figlio durante una lite in casa.

5 marzo 2020 – Reggio Emilia, per anni insulta e picchia moglie e figlia. Arrestato.

7 marzo 2020 – Imola, donna trovata morta in casa. Fermato il marito.

Vi sto mostrando solo quindici giorni di violenza. Multiforme e ininterrotta. I prossimi quindici saranno uguali. C’è solo il femminismo che se ne occupa seriamente. Il prossimo 8 marzo, quando vi chiederanno di sparare su altre donne, non occorre che rifiutiate adducendo argomentazioni politiche o sociali da voi distanti: datevi semplicemente malate.

Maria G. Di Rienzo

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feminism - monica garwood

(“Femminismo”, dipinto di Monica Garwood)

Gentile sig.a Francesca Sofia Novello, sono ormai venti giorni che la “vipperia” mediatica italiana ripete “la frase accusata di sessismo (che la riguarda) è stata fraintesa”, compreso chi l’ha proferita; venti giorni di battute stantie da parte di Fiorello (fate un passo avanti e lasciate stare Sanremo – perché sa, dipende solo da noi diventare presidenti di repubblica: non è che una composizione di votanti 30 f / 70 m – quando va bene – abbia peso, Amadeus sei diventato un mostro, Amadeus mi ha voluto perché sono bello, ecc.); venti giorni di “difese” del presentatore e di lei stessa da non si sa cosa, vuote di argomentazioni sensate e condite da una colata di ingiurie velate o esplicite a chi si è permesso di dire “questo scenario non mi sta bene”.

Anche lei ha reiterato più volte di non essere offesa, che il presentatore non è stato capito nel mentre capiva benissimo lei, che è stata semplicemente lodata perché vuole brillare di luce propria, eccetera. E in molte hanno spiegato, a lei e agli indignati e frementi vip, che la cosa andava oltre la sua persona e che la reazione era dovuta al desiderio di un cambiamento della rappresentazione femminile nella televisione pubblica: pagata anche dalle donne, che quindi pagano anche i compensi astronomici conferiti a conduttori e cantanti e figuranti della kermesse in questione – anche il suo.

Adesso esce la sua intervista rilasciata a Vanity Fair ove oltre a ripetere tutta la manfrina summenzionata lei dichiara:

“Sono stanca che molte donne parlino per me: perché nessuna donna che era lì in conferenza si è sentita offesa e tutte quelle hanno ascoltato da fuori sì? La verità è che ho smesso di farmi domande quando sui social venivo insultata e criticata proprio dalle donne, le prime che esaltavano il femminismo e parlavano di solidarietà e del bisogno di essere tutte vicine in una battaglia. Leggere commenti così cattivi e così frustrati mi ha fatto male. (…) Quello che non si dice è che questo femminismo, in merito a questa faccenda, io l’ho sentito cattivo, completamente in contraddizione con quello che professa. In queste settimane sono stata bullizzata sui social dalle donne, molto spesso madri di famiglia, in un modo che neanche s’immagina. Allora mi chiedo: è questo il femminismo di cui andare fiere?”

Che sui social media si scatenino senza freno idioti e maleducati di tutti i tipi e di ambo i sessi non mi sorprende (per quanto mi disturbi e mi dispiaccia, caso suo compreso), ma naturalmente qui il bersaglio deve spostarsi per guadagnare titoli e citazioni dell’intervista e nuovi articoli e non riguarda più le azioni di cui singole persone sono responsabili, ma un soggetto di cui lei sembra non sapere nulla: il femminismo, che infatti descrive accordandosi alla vulgata in auge – è cattivo, contraddittorio e professato da donne frustrate, niente di cui andar fiere.

Secondo lei questo “non si dice”? A me non risulta, perché leggo / sento cose identiche quotidianamente da quando avevo 14 anni (e da allora sono passate ere geologiche, era il 1973) e mi calpestavano o mi trascinavano in centrali di polizia durante le manifestazioni pro diritti delle donne. Il nostro impegno ha ottenuto diverse cose che sono andate a beneficio di tutte le donne, lei compresa, e il nostro impegno non è mai cessato ed è costante perché sessismo, discriminazione e violenza correlata sono vivi e vegeti: provi a fare una ricerca in merito alla biblioteca universitaria, visto che studia Giurisprudenza, perché oltre a non parlare per lei io non intendo posare da sua insegnante.

Non ho ne’ tempo ne’ voglia neppure per la “difesa non richiesta dalla modella 26enne”, difatti tutto quel che ho scritto a proposito della sua persona è che se a lei il quadro dipinto da Amadeus stava bene la cosa era del tutto legittima e non discutibile ne’ da me ne’ da altre/i.

La sua intervista include anche questi passi:

1. “Mi fa male quando si limitano a giudicarmi solo esteriormente ignorando completamente che dentro di me c’è tanto altro. Se mi conoscessero scoprirebbero che ho qualcosa da dire, che ho un cervello e delle idee (…)”

Lo capisco, tuttavia la professione che lei ha scelto consiste proprio nell’essere “giudicata solo esteriormente”: le modelle sfilano in passerella, posano per servizi fotografici, salgono sui palcoscenici attorniando l’uomo importante di turno (presentatore o stilista) e sorridono. Conoscerle di persona per sapere chi sono accade di rado e comunque non è richiesto dal mestiere. Certamente come ogni essere umano lei ha un cervello e delle idee, comprese quelle assai fuori contesto sul femminismo, e dubito che qualcuna/o lo abbia negato.

2. “Da quando dire che una donna è bella significa dire che è scema? (…) Perché una frase porta a tutto questo putiferio e non si affronta con la stessa energia la questione delle donne che vengono picchiate e discriminate in Italia e nel mondo tutti i giorni?”

La menata della “bella e scema” non l’ha creata il femminismo, sig.a Novello, è uno dei tanti stereotipi della misoginia patriarcale gettati addosso alle donne, proprio come quello della femminista brutta, feroce e frustrata. Conoscere le donne ai sessisti non interessa un fico secco: sono belle o non sono belle, sono scopabili o no, ma restano creature inferiori che possono “essere picchiate e discriminate in Italia e nel mondo tutti i giorni”.

La nostra energia nell’affrontare la questione, che con l’imposizione alle donne dei canoni di bellezza e comportamento purtroppo ha molto a che fare, come le ho già detto è costante, diffusa e tenace: siamo noi a tenere in piedi le reti antiviolenza, siamo noi a scendere in piazza, siamo noi a fare richieste alla politica, siamo noi a fare pressione in sedi internazionali, siamo presenti in pratica ovunque con associazioni o gruppi di lavoro e siamo noi quelle che cercano di cambiare il modello culturale in cui la violenza di genere nasce e prospera. Per cui, noi abbiamo contestato quello stesso modello riproposto nella conferenza stampa a cui lei ha partecipato.

Ma se lei la nostra energia la misura da quel che ne appare in tv o sui quotidiani del mainstream ovviamente non sarà in grado di individuarla e valutarla. Il lavoro del femminismo non ottiene la stessa attenzione del suo fidanzato, di Sanremo e delle modelle. Figuriamoci.

Maria G. Di Rienzo

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La vicenda di Erika, a cui fa riferimento il pezzo di ieri, è a questo punto: ha cancellato i suoi spazi social e ha dichiarato in un messaggio affidato a terzi di aver scattato la foto con intenzioni diverse da quelle che le sono state attribuite. In tale testo spiega di aver ricevuto “insulti pesanti, minacce di morte, intimidazioni varie e materiale pornografico” e conclude con “il cyberbullismo esiste e quest’oggi io ne sono stata vittima. Le parole possono fare male più di quanto crediate e questo, purtroppo, non sembra essere un parere condiviso.” La 19enne afferma inoltre di non interessarsi di politica e smentisce di essere una “sardina”.

E’ un disinteresse che troverà alimento in questa sua esperienza: per due giorni interi, dei “professionisti” pagati dall’intera nazione invece di dedicare le loro energie a politica fiscale, politica industriale (ex Ilva, Alitalia), giustizia, nomine, trattati internazionali ecc. si sono occupati di lei.

Fra post e interviste, Salvini è apparso particolarmente ossessionato: “Se fosse mio figlio due schiaffi non glieli toglierebbe nessuno quando torna a casa. A quella ragazzina l’educazione civica sui banchi di scuola servirà.”, “Speriamo di avere una vicina di volo educata” ecc., ma gli altri non sono stati da meno.

Daniela Santanché: “In che mondo siamo arrivati? Non sarà mica una sardina quella ragazza? Anche io l’ho fatto, sì, (il dito medio) ma ai centri sociali che mi urlavano contro cori a sfondo sessuale decisamente non piacevoli. Cosa c’entra con il gesto di una ragazzina? Non è certo bello a prescindere dall’appartenenza politica, condanno il dito medio e mi interrogo da madre. Salvini, che piaccia o non piaccia, è il leader di (un) partito.”

Roberta Ferrero: “Ecco a voi la coraggiosa del giorno. Fa il medio a Matteo Salvini, mentre dorme. (Poi vanno alle manifestazioni delle sardine per dire che in Italia c’è un linguaggio d’odio.)”

Maurizio Gasparri: “Il gesto di quella ragazza è vile, proprio perché rivolto a una persona che dormiva e non poteva rispondere. Sicuramente si tratta di una mentecatta che voleva dimostrare di esser coraggiosa. Lo feci anche io (sempre il dito) ma in risposta a una turba di grillini che davanti alla Camera mi insultavano e mi minacciavano addirittura di morte.”

Roberto Calderoli: “Avrei dei suggerimenti per la ragazza su dove potrebbe mettersi il dito. Viva la democrazia sempre, ma farlo a uno che dorme richiede un coraggio da leone di cartone. Io l’ho fatto più volte ma sempre rivolto a soggetti che erano in grado di rispondere. Quel gesto rivolto a una persona che dorme è di una viltà assoluta. Sarebbe dovuta esser coerente fino in fondo, magari Salvini le avrebbe risposto. Chissà, con una carezza.”

A questo punto i farabutti da tastiera si sono scatenati, sino al punto di augurarsi che la ragazza fosse “stuprata a turno” eccetera, perché gli elementi dell’aggressione erano già stati forniti dai loro idoli: 1) sicuramente Erika era un’ipocrita e vigliacca “sardina” (strumentalizzazione); 2) meritevole di schiaffi e di suggerimenti “su dove potrebbe mettersi il dito” (sdoganamento della violenza). Lo scenario immaginato da Calderoli, ove raffigura la possibile carezza di Salvini, contiene anche lo sconfinamento nel privato del corpo: l’ex ministro sarebbe autorizzato a mettere le mani addosso a una sconosciuta se questa gli rivolge un gesto qualsiasi ma ciò resta una violenza comunque lo si faccia, con carezze o ceffoni.

Per cui, gentile signora Ferrero, la risposta alla sua implicita domanda è “Sì, in Italia c’è un linguaggio d’odio assai diffuso e lo schieramento politico a cui lei appartiene lo usa troppo spesso.”

Maria G. Di Rienzo

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“Lucia Borgonzoni: Discriminata perché donna. Bonaccini mi fa passare per la velina. Irrispettoso.

La replica immediata del candidato Dem: Da me nessun attacco personale. L’unica critica è che sul territorio c’è più Salvini che lei.”

La candidata della Lega si è così lamentata in televisione aggiungendo (ovviamente) “non c’è una donna del Pd a dire che è una vergogna”. La donna del Pd presente in studio, Anna Ascani, ha immediatamente espresso (altrettanto ovviamente) la sua solidarietà.

Lucia Borgonzoni ripete, forse senza neppure saperlo, la sceneggiata che a suo tempo fu di Carfagna e altre. Della lotta contro il sessismo ha capito solo che potrebbe esserle utile in campagna elettorale per sminuire i suoi avversari politici: sminuendo, nel contempo e ancora forse senza esserne consapevole, l’istanza stessa. La situazione è presentata come “questi, ma soprattutto queste, denunciano le discriminazione quando fa loro comodo, ma se è una donna di destra a subirla fanno orecchie da mercante”. Non è vero – e gli esempi al proposito possono essere rinvenuti facendo una rapida ricerca sui quotidiani, o persino nello spazio minimale del presente blog – ma in questo modo il sessismo diventa una mera carta da giocare (esattamente come lo presentano molti uomini e in particolare quelli della sua sponda) per costringere altre donne, del tutto estranee alle vicende contestate, a scusarsi.

A considerare Borgonzoni una seconda scelta o qualcuno di “minore”, invece, è proprio il suo partito: nei manifesti che pubblicizzano la sua candidatura il suo volto neppure c’è, c’è quello del signor Salvini. E qui bisognerebbe porre delle domande alla sensibile Lucia: ha protestato, lei, per le donne e per le ragazze che Salvini mette regolarmente alla gogna sui social media qualora lo contestino? Ha seguito l’ossessiva campagna di Salvini contro Laura Boldrini e l’ha stigmatizzata? Ha trovato disgustosi e sessisti gli insulti e le vere e proprie diffamazioni di cui è stata bersaglio Carola Rackete? Conosco già le risposte. Se fossero affermative, Borgonzoni non si sarebbe mai candidata con la Lega.

A questo punto, mi resta solo da dire qualcosa alle donne che, come Anna Ascani, vengono introdotte di forza nel giochino truccato dalle Lucie di turno: la solidarietà non è un precetto religioso, ne’ una prescrizione medica salvavita. Non siamo obbligate a esprimerla ove non ve ne sia necessità alcuna e non per rigore intellettuale, ma per intelligenza politica. Se Borgonzoni posa da discriminata e noi la assecondiamo, stiamo riducendo il sessismo, il maschilismo, la misoginia, il patriarcato e la violenza che tutto ciò produce alla “lagna delle donne”, stiamo togliendo profondità e senso alla lotta per l’eguaglianza e insultando quelle che dal partito di Borgonzoni hanno ricevuto veri e propri assalti.

La prossima volta, chiedete alla leghista o alla sovranista o alla neofascista che si lamenta ad arte da dove vengono le discriminazioni che le donne subiscono. Chiedete se è d’accordo con le posizioni e le proposte allucinanti dei suoi colleghi di partito o dei suoi alleati – l’ex ministro Fontana, il senatore Pillon, il vecchietto onnipresente pluripregiudicato e stramiliardario che saluta i fan perché deve andare “a puttane” – e quale che sia la sua replica chiedetele se restando con costoro crede di far avanzare o arretrare la condizione femminile nel nostro Paese.

Maria G. Di Rienzo

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L’istruzione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo – Nelson Mandela

“Fano, frasi volgari all’alunna. Prof delle medie sotto processo. – L’accusa è maltrattamenti. Vittima una ragazzina di seconda media.”

Il professore è un “figo”, diciamolo: a cinquant’anni sembra appena il fratello maggiore dei suoi alunni. Mostra loro il tatuaggio sul braccio spiegando che lo eccita, gli fa ascoltare Fabri Fibra che inneggia al sesso e alla dodicenne che ha un pennarello in mano, appoggiato alle labbra, chiede a voce alta di fronte all’intera classe: “Stai cominciando gli allenamenti per fare i pompini?”.

I compagni della ragazzina ridono. Ai bulli è offerto un bersaglio legittimato dall’atteggiamento del docente: nei giorni seguenti ripetono ad oltranza la frase alla dodicenne, rendendo la sua vita scolastica così infernale da indurre la famiglia a farle cambiare istituto.

Adesso immaginatevi il professore coinvolto in qualche programma teso a contrastare la violenza di genere diretto ai suoi alunni. Farà un buon lavoro, vero? E’ solo uno a cui piace scherzare e se proprio si deve arrivare in tribunale, be’, allora lui non ha detto niente del genere e i bulletti sosterranno la sua versione:

“E’ stata ascoltata anche una mamma di una compagna di classe della 12enne: «Mi figlia mi disse la storia del pennarello, ma considerandolo uno scherzo». I difensori dell’imputato hanno annunciato la testimonianza di molti ragazzini che negherebbero la frase incriminata.”

Immagino che lo spiritoso e giovanile insegnante sia un po’ frastornato dalla faccenda: nella società italiana di cui fa parte è normale sessualizzare le bambine, è normale svilire ogni femmina – qualsiasi sia la sua età – ricordandole che è mero materiale da scopata ed è normale riderci sopra. A parte quelle stronze brutte sfatte delle femministe, non c’è nessuno che protesti per questo e si sa che quelle vacche protestano solo perché non trombano abbastanza…

campagna bologna

I genitori della vittima sono parimenti consci della situazione, al punto da non aver denunciato in proprio ne’ essersi costituiti parte civile al processo. Probabilmente pensano, non a torto, che la loro figlia abbia già sofferto abbastanza.

Il problema è che nello scenario già descritto la ragazza continuerà a subire assalti sessisti per l’intera sua esistenza. Come ognuna di noi.

L’istruzione è la chiave che apre il mondo, un passaporto per la libertà. – Oprah Winfrey

Maria G. Di Rienzo

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