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2500 articoli

Questo è il mio articolo n. 2.500. Credo di meritarmi qualche giorno di ferie, ma vi lascio con un po’ di “cibo per la mente”: nella fattispecie, la traduzione del discorso di Asia Argento all’appena terminato festival di Cannes. Stava presentando il premio per la miglior attrice al fianco di Ava Duvernay e questo ha detto:

“Nel 1997, sono stata stuprata da Harvey Weinstein qui a Cannes. Avevo 21 anni. Questo festival era il suo terreno di caccia. Voglio fare una previsione. Harvey Weinstein non sarà mai più il benvenuto qui. Vivrà per sempre in disonore, evitato da una comunità cinematografica che lo ha abbracciato e ha coperto i suoi crimini. E persino stasera, seduti fra di voi, ci sono coloro che devono ancora rispondere della loro condotta verso le donne. Per comportamenti che non appartengono a questa industria, ne’ a nessun’altra industria o posto di lavoro. Voi sapete chi siete. Non fate parte di questa industria. Ma, più importante ancora, noi sappiamo chi siete e non vi permetteremo di farla franca più a lungo.”

Quando Le Monde pubblicò la lettera di 100 donne, fra cui Catherine Deneuve, che difendevano il supposto “diritto degli uomini a importunare”, Asia Argento rispose con un tweet: “Deneuve e altre donne dicono al mondo come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate sino a un punto di non ritorno.” Maria G. Di Rienzo

asia

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Null’altro importa

Nothing else matters (Null’altro importa), Metallica, 1991 (trad. Maria G. Di Rienzo)

metallica

Così vicino, non importa quanto lontano

non potrebbe venire di più dal cuore

avendo fiducia per sempre in chi siamo

e null’altro importa

Non mi sono mai aperto/a in questo modo

la vita è nostra, la viviamo a modo nostro

tutte queste parole che proprio non dico

e null’altro importa

Cerco fiducia e la trovo in te

ogni giorno per noi qualcosa di nuovo

mente aperta per una visione diversa

e null’altro importa

Non mi è mai importato di ciò che fanno

Non mi è mai importato di quel che sanno

ma io so

Così vicino, non importa quanto lontano

non potrebbe venire di più dal cuore

avendo fiducia per sempre in chi siamo

e null’altro importa

Non mi sono mai aperto/a in questo modo

la vita è nostra, la viviamo a modo nostro

tutte queste parole che proprio non dico

e null’altro importa

Cerco fiducia e la trovo in te

ogni giorno per noi qualcosa di nuovo

mente aperta per una visione diversa

e null’altro importa

Non mi è mai importato di quel che dicono

Non mi è mai importato dei giochi a cui giocano

Non mi è mai importato di quel che fanno

Non mi è mai importato di quel che sanno

e io so

P.S. a) Ho cominciato un altro romanzo – un po’ presto, ma non so quanto tempo ho ancora: chi lo sa, in effetti? b) Continuo ad aspettare che la Coop mi faccia sapere se sono indegna di essere socia da più di vent’anni perché sguazzo nel mio corpo come un pesciaccio felice, alla faccia dei suoi insultatori con laurea; c) Dal mio ultimo “revival” sono passati cinque mesi: quello qui sopra è un ringraziamento ai 909 iscritti a questo blog – ho fiducia in voi.

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problems

Sto avendo qualche problema nella gestione del sito. Siate pazienti mentre faccio amichevolmente a cazzotti con WordPress. Torno appena possibile. MG

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E allora… da dove viene quel che dico, perché agisco in un modo piuttosto che in un altro, come faccio a essere sicura di questo e quello, perché continuo a scrivere di soggetti e concetti non mainstream? Cosa nutre questa maledetta tenacia?

Non c’è bisogno di preoccuparsi così tanto. E’ piuttosto semplice, in realtà:

motoko2

“E’ solo un sussurro. Lo sento nel mio ghost (spirito/anima).” Maggiore Motoko Kusanagi

Maria G. Di Rienzo

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Update

Fra un cocktail di aspirina effervescente e delibazioni di fine sciroppo al cucchiaio non ho ancora sputato fuori bronchi e polmoni, per quanto ci tenti tossendo per un terzo del giorno. Ho sfiorato l’overdose da tachipirina (usciremo dal tunnel degli antipiretici?) facendo scendere la mia temperatura – di media già bassa – a 34,7°.

Lo psicopatico del piano di sopra continua imperterrito a pestarmi in testa tutto quel che trova in qualsiasi orario gli aggradi (non avendo un lavoro fisso le 6 del mattino o le 3 di notte non fanno differenza per lui) e sebbene abbia lo sfratto di rinvio in rinvio potrebbe restare a divertirsi sino a settembre prossimo: capite, siamo solo a febbraio, la mia tachicardia sta diventando cronica e butto via sempre più soldi in tranquillanti ogni mese. Non credo di riuscire a tornare qui a scrivere prima di un altro paio di settimane. Love, M.G.

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Scusatemi

influenza

La situazione da queste parti è un po’ troppo difficile, al momento, per permettermi di scrivere con efficacia e tempismo. Ci risentiamo quando andrà meglio. Maria G. Di Rienzo

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Auguri, soavi compagne/i di viaggio; agli 892 “fissi” oltre agli auguri complimenti per la vostra resistenza (scherzo) e grazie per il vostro apprezzamento. Grazie anche a chiunque passa di qui occasionalmente o per la prima volta.

Non starò a girarci intorno. A livello personale il 2017 è stato per me un annus horribilis e ho il ragionevole timore di non sperimentare miglioramenti significativi per buona parte del 2018. Ma a livello collettivo, femminista e attivista, abbiamo avuto delle giornate splendide, delle grandi campagne, dei riconoscimenti e dei risultati. E’ un momento storico in cui abbiamo guadagnato spazio e visibilità: celebrare è rinvigorente e giusto, ma dobbiamo anche essere consapevoli che il lavoro davanti a noi è ancora enorme e continua a richiedere il nostro impegno.

Ve lo dico con le parole di Billie Jean King, ex prima tennista professionista americana e appassionata attivista per i diritti delle persone LGBT, pronunciate di recente in occasione della proiezione di un film (“The Battle of Sexes”) che racconta del suo match con un altro famoso tennista, Bobby Riggs.

Billie ha parlato di quanto ci siamo spinti in avanti, in generale, nella lotta per l’eguaglianza, sottolineando per esempio che quando gli atleti oggi fanno “coming out” – dichiarano la loro omosessualità – sono spesso celebrati: lei, come lesbica, ha dovuto restare “nell’armadio” per tutti gli anni ’70 per proteggere la sua carriera e quando una sua ex ragazza vuotò il sacco sulla loro passata relazione, nel 1981, perse ogni appoggio o sponsorizzazione.

“Partecipate, partecipate, partecipate. – ha detto al suo pubblico – Non siate semplicemente “coinvolte/i” da altre persone, prendete l’impegno personale di fare quel che pensate sia giusto. Trovate il tempo, raccogliete fondi, qualsiasi cosa possiate fare, fatela. Ognuno di noi vive circostanze differenti, abbiamo età diverse e diverse culture, ma trovate un modo qualsiasi di impegnarvi per ciò in cui credete: in piccole cose, ogni singolo giorno. Io credo che questo aiuti davvero.”

Possa il 2018 essere per tutte/i voi un annus mirabilis di piccole cose quotidiane che si assemblano nel grande affresco di un mondo più decente e più felice. Io mi concedo qualche giorno di “ferie” e ci risentiamo in gennaio. Maria G. Di Rienzo

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