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Davvero, è così

Per chi mi contatta (o cerca di contattarmi) in questi giorni: SÌ, NON MI OCCUPO PIÙ DEL BLOG, sporadicamente pubblico qualcosa. L’ho spiegato qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/?s=salutiamoci

Vi ringrazio ancora per l’interesse e per l’affetto. Sto abbastanza bene e a voi auguro di stare meglio di me. In sorellanza per le une e in fratellanza per gli altri. Maria G. Di Rienzo

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Spudoratamente…

Dunque: l’avete visto il nuovo link a destra, sì? “Mergellina e le Madri” è disponibile online.

Se la mia fiction non vi interessa vi amo lo stesso, ma se l’amore è reciproco potreste fare un po’ di pubblicità al nuovo romanzo? Le mie lettrici cavia mi hanno dato valutazioni che vanno da “bello e coinvolgente” a “bellissimo”. Magari può piacere anche a qualcuna delle vostre conoscenze.

Grazie in anticipo, pards. MG DR

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Salutiamoci

E’ stata una lunga corsa. E’ durata più di dieci anni e ha prodotto 3.086 articoli. Adesso ho deciso, per molti motivi, di tirare il fiato.

Il blog resta qui e certamente, di quando in quando, pubblicherò qualcosa ma di sicuro non con la stessa puntualità e frequenza; forse più avanti userò anche altri sistemi per far circolare notizie, informazioni e miei pareri: vi terrò aggiornati.

Per il momento, miei amati mille-e-quindici followers e cari passanti e amici, salutiamoci. Con immensa gratitudine, Maria G. Di Rienzo

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Torno presto

soon

Portate pazienza un altro paio di settimane, ok?

Love, your hostess

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Miao

cutie

Questo grazioso micetto desidera informarvi che la gattara è un po’ malandata e presumibilmente non scriverà qui per il resto del mese. Non è preoccupato, perché sa che le tipe come lei sono talmente ostinate che si aggiustano anche quando hanno contro il destino e gli dei e un’otite che le fa vibrare le orecchie neanche fosse Dumbo.

Inoltre, ha fatto scorta di snack per felini: tutto va bene sul fronte peloso.

MG DR

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3000

Sì, questo è il pezzo n. 3.000 e questa è la poesia con cui festeggiamo (voi 1.003 “seguaci” ed io):

“Disclosure” – “Rivelazione”, di Camisha L. Jones (trad. MG DR)

Scusi potrebbe ripetere. Sono dura

d’orecchio.

Al cassiere

All’addetto al ricevimento

All’uomo insistente che chiede indicazioni per strada

Mi dispiace, ci sento poco. Potrebbe

ripetere?

Alla riunione d’affari

Al seminario di scrittura

Al telefono per prendere appuntamento con il medico

Scusi – scusi – mi dispiace tanto – Sono

dura d’orecchio.

Ripetere.

Ripetere.

Ciao, il mio nome è Scusa

Alla stanza piena di estranei

che fatico a udire

Vomito scuse ovunque

Volano su ali di pipistrello

verso qualsiasi suono faccia cenno

Scusi. Scusi. Mi dispiace tanto

e ripetere

e non sentire

Caro (di nuovo)

Mi rammarico dell’informarti

che io sono

qui

camisha

Spiegando perché ha scritto questi versi, Camisha (in immagine) ha detto: “Una persona sbatte contro di me per strada e io istintivamente replico “Mi dispiace.” Pochi secondi più tardi, me ne pento. Noto la stessa compulsività verso le scuse mentre navigo nel mondo come persona un po’ sorda. Cosa significa che io mi senta obbligata in questo modo a chiedere perdono ripetutamente, per aver disturbato l’agio di altre persone? Attraverso questa poesia mi cimento con quel che accade al di sotto della superficie di questi scambi, con il costo di queste scuse (…)”

Io non sono dura d’orecchio ma faccio la stessa cosa. Mi pestano i piedi, mi urtano, mi sbattono borse nelle costole e io chiedo scusa. Il meccanismo è chiaro: come Camisha sono diversa dagli individui cafoni – neppure rispondono mai – in cui mi imbatto, so che quella diversità è per loro colpa e inferiorità, sento il loro disprezzo, e mi scuso di esistere.

E’ un po’ buffo dichiarare buoni propositi alla mia età, ma in occasione del tremillesimo articolo eccone uno: io smetto. Da adesso. Subito, blog compreso. Come, direte voi, non ricordiamo di aver letto pezzi in cui ti scusi ossessivamente.

Vero, il mio “mi dispiace” qui è stato il silenzio. Da dieci anni imbecilli odiatori di ogni tipologia e sesso vagano sul web inventandosi sul mio conto una varietà di idiozie, fraintendendo a bella posta quel che scrivo, ululando nella mia direzione insulti cretini e dispiegando pseudo analisi ancora più cretine. E io non ho detto loro una singola parola. Non intendo mettermi a discutere con questa gente ma da qualche giorno, per esempio, blocco ogni mio articolo a cui mettono collegamenti con titoli tipo “campagna d’odio contro gli uomini” e “questa femminazista delira” (e peggio): a me non frega un piffero e posso riaprirli quando voglio, gli odiatori invece restano a mani vuote.

Poi ci sono i due segmenti di opinionisti/e scemergenti che ripetono ad oltranza frasi di questo genere, sperando inutilmente che io non pubblichi più e ai quali fornisco qui le mie risposte definitive:

1.”Adesso che hai scritto questa cosa non succede niente.”

Adesso che tu hai composto quest’illuminato commento, invece, l’universo si rovescia sottosopra e un nuovo big bang è alle porte… Ridimensiona la sperequata opinione che hai di te stesso/a e trovati un hobby serio, dai.

2. “Quelli che frignano a ogni uscita di x hanno stufato.”

Quelli che fanno commenti a caxxo, prima di dare aria alla ciabatta dovrebbero verificare se quanto dicono corrisponde a verità, perché le loro balle hanno stufato in grado assai maggiore: io non faccio la stalker, non uso ne’ FB ne’ Twitter, non vado in giro per il web a lasciare le mie “opinioni” ovunque e non rompo gli zebedei a gente che non conosco: cerca di assomigliarmi un po’ e vivremo tutti/e meglio.

E, per inciso: finché vivo scrivo, che fa anche rima.

Maria G. Di Rienzo

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Dear Eunsong, I write you here just in case, because I answered your email but received a delivery status notification: “The recipient server did not accept our requests to connect. We’ll try to forward the message for the next 46 hours” (Why 46, anyway? 48 were too common, or even vulgar? Did they try for two hours without telling me? Joking!).

I’m not sharing our correspondence here, I only want you to know that I’m well, in the midst of the pandemic chaos but holding my ground, and that I hope you’re well too. With love, Maria

girl standing between two trees

(Questo è per la mia amica Eunsong che non riesco a contattare, voi potete rileggere una sua poesia:

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/04/19/uno-studio-sul-futuro/)

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Accappatoi

Caro Alessandro Bartezzaghi, temo sia indirettamente colpa sua: da quattro giorni un (o una) aspirante solutore di cruciverba scrive su google “si indossano fuori dall’acqua” e viene qua a leggere una – peraltro molto bella – poesia,

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/03/30/fuori-dallacqua/

che però purtroppo non gli/le fornisce la definizione richiesta. Da 96 ore questa creatura fissa le caselline bianche e nere e soffre. E ogni volta che lo ritrovo sugli stats soffro un po’ anch’io, perciò spero che lei non si adonti se suggerisco: ACCAPPATOI, tizio o tizia, sono gli ACCAPPATOI.

Trattasi di vestaglie di spugna, con o senza cappuccio, usate per asciugarsi dopo il bagno o la doccia; portano questo nome anche le mantelline che i parrucchieri ti mettono sulle spalle prima di sbizzarrirsi sui tuoi capelli. Se non ne hai mai visto uno, ecco qua:

bathrobe

E adesso, ti prego, chiudi La Settimana Enigmistica, spegni il computer e va’ a fare una passeggiata. E’ ciò che per qualche giorno (il mio braccio non è guarito) farò anch’io.

Maria G. Di Rienzo

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Ci sono individui convinti che l’esistenza della cantante Adele (prima del dimagrimento, beninteso, da ora indicato come pdm) sconfesserebbe tutto ciò che io dico e documento sulla pervasività mediatica del modello “scheletrica – seminuda con seni al silicone e altri effetti da chirurgia plastica (e photoshop)”.

Non mi metterò a citare studi / ricerche / statistiche che comunque gli individui suddetti possono trovare frugando questo sito o il web in generale, mi limito a suggerire che verifichino da soli quanto la loro idea manchi di sostanza per:

1. Numeri e posizionamento

– quante donne con corpi larghi o comunque non conformi vedono nei programmi televisivi?

– che ruoli rivestono tali donne?

2. Focus

– quando una donna larga è presente a qualsiasi titolo in un varietà o in uno sceneggiato o quant’altro, quanti minuti passano prima che qualcuno dei presenti commenti il suo peso?

– di che tipo sono questi commenti?

3. Propaganda in generale

– quante immagini, articoli di intrattenimento o (pseudo) scientifici / medici, annunci pubblicitari hanno visto con didascalie del tipo: “Cosa fare per somigliare a Adele (pdm)”, “La dieta di Adele (pdm) per rinforzare le tue curve”, “Adele (pdm) hot in topless”, “Rotondo è sano: il corpo perfetto di Adele (pdm)”, “Adele (pdm) apre la settimana della moda sexy sfilando in bikini”, “Perché agli uomini piacciono le donne come Adele (pdm)”, ecc.?

4. Attitudine sociale

– quante di queste cose potete sentire / leggere in una singola giornata: cessa cicciona, lardosa, grassona se ti stuprano dovresti ringraziare, è brutta e sovrappeso, ammasso di ciccia chi vuoi che ti scopi ecc.?

lightbulb

Si è acceso qualcosa? Ok, statemi bene – e se non si è acceso niente fate una cortesia, statemi distanti.

Maria G. Di Rienzo

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Dunque, ma i dottamente dubitanti, i fieramente dissenzienti e i professionisti dei distinguo che si agitano sotto i miei articoli (non qui, ovviamente) cosa sanno della nonviolenza – e di me? Della prima temo poco, di me niente del tutto.

Credete sul serio che quando vado nelle scuole (e sono ormai vent’anni che ci vado) io mi sieda in cattedra a far lezione su Gandhi e Capitini e Barbara Deming per mostrare al “pubblico” quanto sono colta? In teoria potrei, ma purtroppo per voi il mio scopo non è quello.

Naturalmente padri e madri della nonviolenza li nomino in una breve introduzione iniziale, dando informazioni utili all’approfondimento per chi lo desidera, ma quel che insegno – e quel che imparo di nuovo ogni volta, prestando attenzione a ogni singola persona presente e interagendo con ciascuna di esse – concerne teoria del potere, cambiamento di paradigmi nella visione della violenza, conflitto e metodi risolutivi dello stesso, comunicazione, riconoscimento e decostruzione degli stereotipi di genere, come formare e mantenere in funzione gruppi, organizzazione dell’azione nonviolenta, eccetera, eccetera, eccetera.

Lo faccio fisicamente assieme ai ragazzi e alle ragazze, in simulazioni e esercizi e discussioni e creazione di cartelloni e mandala e chi più ne ha più ne metta, sdraiata per terra a disegnare o a mostrare come proteggersi, sottobraccio a loro quando formiamo linee, abbracciata a loro quando la commozione mi scuote e li scuote (alcune attività sono più tecniche, altre profondamente emotive).

Il mio scopo non è essere riconosciuta come maestra, ma come compagna che parla al loro cuore, alla loro anima se preferite – e sino ad ora, in ogni singolo seminario, con adulti o adolescenti: non ho mai fallito. Voi potete dire altrettanto? Maria G. Di Rienzo

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