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Vi informo che ho presentato formale lamentela alla sezione legale di Facebook, il mio caso è stato registrato (n. 2488242) e attendo sviluppi. Questa è la traduzione di quel che ho scritto loro in inglese:

“Gentili Signori,

il mio nome è Maria G. Di Rienzo, sono una scrittrice, formatrice alla nonviolenza, attivista antiviolenza e giornalista italiana che il vostro settore gestionale nel mio Paese continua a molestare con il bando del mio blog su WordPress.

Non ho mai avuto un account FB ed è assai probabile che non lo avrò mai. Non c’è nulla di cui possiate lamentarvi rispetto ai vostri “standard” nel mio blog, nulla che li contravvenga, nulla di osceno o di volgare, nulla di contrario alla legge.

Voglio perciò che Facebook smetta di infangare il mio nome e la mia attività. So di non essere nessuno e so di non avere qualsivoglia influenza sul web perciò, per piacere, capitelo anche voi e mettete fine alle pagliacciate dei vostri colleghi italiani.

Con i migliori saluti, Maria G. Di Rienzo”

Sarà un caso, ma il bando è già stato revocato. Spero di non dover più scrivere niente in materia.

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Piantatela

Gentili signori / signore che in quel di Facebook maneggiate le richieste di “blocco” di pagine appartenenti ad altre piattaforme: mi sto stancando.

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/02/09/un-milligrammo-di-differenza/

Credevo che il mese scorso vi foste presi la briga di controllare questo blog e aveste visto l’ovvio, cioè che non vi è in esso alcuna violazione dei vostri “standard” – tra l’altro molte vostre pagine li violano in lungo e in largo nella vostra completa indifferenza.

Adesso, è evidente che qualcuno trova “offensivo” non quel che scrivo, ma chi io sono (una femminista, una giornalista, una scrittrice, una storica, un’attivista antiviolenza, una trainer alla nonviolenza): dovreste però sapere che questi sono meramente fatti suoi, non vostri ne’ miei, e agire di conseguenza.

In questa situazione, in cui impedite ad altri di condividere i miei articoli a me, di fatto, non è data alcuna possibilità di controbattere, e voi non vi sforzate neppure di dare un’occhiata ai miei contenuti: basta il primo che passa e storce il naso e correte a cercare di soffocare la mia voce.

Devo informarvi che sto trovando altamente offensivo il vostro comportamento. Voglio sapere quali articoli sono segnalati, per quale motivo, perché un mese fa avete deciso di esservi sbagliati e avete tolto il blocco e perché ripetete l’errore senza aver fatto tesoro dell’esperienza precedente.

Voglio sapere se questa manfrina si ripeterà ogni mese nel tentativo di farmi gettare la spugna.

Voglio sapere se alberga in voi il minimo di civiltà necessario a chiedermi scusa per questo insulto continuato e a impegnarvi a non ripeterlo, giacché io non ho NIENTE di cui vergognarmi. E voi, come chi vi ha segnalato il suo falso turbamento, lo sapete benissimo.

Maria G. Di Rienzo

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Ci siete tutte/i

Ehilà sodali, sembra che in quel di Facebook si siano resi conto che questo blog non è una succursale dell’inferno (meglio tardi che mai), per cui vi è di nuovo permesso condividerne i contenuti.

So che in molti vi siete mobilitati a mio favore – non ne dubitavo – e vorrei ringraziarvi: in particolare Chiara, Alessandra, Nicoletta, Giovanni e Gianluca (voi sapete chi siete) – persone splendide che mi sono care da tempo e per un’infinità di motivi.

Ma ognuno/a di voi ormai sa di avere un posto nel mio cuore: lo rammendate quando si strappa un po’, lo fate respirare quando sta soffocando e lo riempite di idee e di storie grazie alle quali continua ostinatamente a pulsare.

Lo vedete qui sotto? Ci siete tutte/i. Ancora grazie.

Maria G. Di Rienzo

flower heart

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Mie care e miei cari, oggi ho scoperto – grazie all’uomo di casa – che siete state/i tutti “puniti” da Facebook per aver condiviso tramite le vostre pagine articoli di questo blog. Non potete più farlo, infatti: se ci provate vi sarà detto che il mio spazio qui non risponde agli standard di FB.

Ho dato un’occhiata agli “standard” per precauzione (io non ho un account e non lo avrò mai), ma sapevo già che non avrei trovato NIENTE nei miei scritti o nelle mie traduzioni che potesse contravvenirli e infatti NIENTE c’è.

So anche, dalle esperienze altrui, che basta avere un amico fra i “controllori” di un social media o organizzare un po’ di segnalazioni farlocche per ottenere il bando: Facebook, sebbene abbia detto in passato che l’andazzo sarebbe cambiato, non verifica se le segnalazioni abbiano fondamento o no.

La cosa è vieppiù ridicola se si considerano il volume di traffico di questo blog, che registra di media sui 150/200 contatti al giorno, e il numero di condivisioni: ho un unico post che superava le 10K prima del bando e parla di un’ecologista polacca scomparsa nel 2007. In pratica, sono la Signora Nessuno, ma evidentemente c’è chi vuole la sparizione persino del milligrammo di differenza che opero sul web.

Ora, a me di Facebook non può importare di meno, ma voi (credo in stragrande maggioranza) le pagine FB le avete, assieme al diritto di condividere i miei articoli se volete farlo, giacché qui non c’è nulla che inciti all’odio o che esalti o propaghi violenza, ne’ una sola immagine che possa essere classificata come disturbante / violenta / pornografica ecc.

Perciò, vi sarei molto grata se diceste a Facebook che non accettate questa censura nei vostri confronti.

Maria G. Di Rienzo

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Il 27 dicembre 2009 ho creato questo blog, “Lunanuvola”. In realtà volevo chiamarlo “Luna Solitaria” (come il titolo del mio primo post, la traduzione di una poesia), ma il nome era già in uso.

Sono quindi nove anni che scrivo e traduco in questo luogo virtuale.

Il nove è un numero davvero interessante. Non solo perché, per esempio, comunque lo si moltiplichi il numero risultante può essere ridotto di nuovo a nove:

2 X 9 = 18, 1 + 8 = 9

4 X 9 = 36, 3 + 6 = 9

6 X 9 = 54, 5 + 4 = 9

9 X 9 = 81, 8 + 1 = 9

9 X 10 = 90, 9 + 0 = 9

20 X 9 = 180, 1 + 8 + 0= 9… e possiede altre particolarità matematiche, ma perché si trascina dietro una valanga di simbolismi – dalle nove Muse ai draghi cinesi alla mitologia nordica, che descrive l’universo come diviso in nove mondi, tutti connessi dall’albero cosmico Yggdrasil.

Per quel che riguarda il novenne blog, ho trovato particolarmente rispondenti due associazioni simboliche. La prima fa riferimento alla branca della filosofia induista che sostiene vi siano nove sostanze o elementi universali: Terra, Acqua, Aria, Fuoco, Etere, Tempo, Spazio, Anima e Mente. Penso di poterli tracciarli tutti e nove all’interno dei vari testi che ho scelto di pubblicare. Quando ho scritto ho sempre gettato nelle parole tutta me stessa; quando ho tradotto, ho scelto consapevolmente brani che rivelassero almeno in parte la stessa attitudine.

La seconda associazione concerne la carta numero nove dei Tarocchi, l’Eremita. Non solo per la “luna solitaria”. L’Eremita simboleggia l’esame di se stessi e la riflessione – vale a dire, esattamente quel che sto facendo in questo momento.

Gli ultimi due anni sono stati un inferno. Non riesco a descriverli in modo più lieve di questo, farlo sarebbe una falsità: il controllo della mia vita è passato dalle mie mani a quelle del mio (nostro) torturatore, che ha deciso se potevo restare in casa o no (di media sono scappata da una a quattro volte al giorno, nella maggior parte dei casi senza sapere dove andare e senza un soldo), se potevo lavorare o no (è impossibile essere creativi o precisi o diffondersi in analisi mentre sopra la tua testa piovono colpi e ululati rabbiosi), se potevo dormire o no e per quanto – e quando dovevo svegliarmi.

Il mio equilibrio – salute, serenità mentale, progettualità – è andato in frantumi. Tranquillanti a parte, crisi di batticuore e respiratorie a parte, mi porto in faccia i segni dell’abuso sotto forma di una dermatite da stress: gli antibiotici non sono serviti, gli antistaminici neppure, le analisi del sangue non rilevano infezioni. Quindi, mi hanno detto i medici, a meno che io non mi sottoponga a un intervento di chirurgia laser – per cui, manco a dirlo, non ho il denaro – sarò “Scarface” per il resto della mia esistenza.

(A proposito: per le persone che mi hanno chiesto di fare conferenze, seminari ecc. e che leggono questo blog – pensateci su. Non sono un mostro, ma non sono neanche più normale. Se decidete di sciogliere gli impegni presi per me va bene, basta che me lo comunichiate.)

Da fine novembre l’individuo ha cominciato a portar via roba dal suo appartamento e non ci dorme più. Ma non si è effettivamente trasferito: i mobili non sono venuti giù per le scale, i bidoni dell’immondizia sono regolarmente posizionati nei giorni di ritiro, il contatore dell’elettricità non è spento e il tipo passa ogni due/tre giorni a fare un po’ della sua solita baraonda: gli piace particolarmente “giocare a bowling” sul pavimento di pietra del corridoio, ci tira oggetti metallici, sferici o no, per lunghi periodi di tempo – il suo record ha sfiorato le quattro ore, intervallate da monologhi urlati e bastonate varie. Abbiamo parlato con l’amministrazione, più volte; lo abbiamo formalmente denunciato. Ha lo sfratto da più di un anno. I segnali indicano che se ne sta andando, però non riusciremo a rilassarci sino a che non saremo certi della sua partenza.

Ciò, detto mie care e miei cari – penso con particolare affetto ai “seguaci” – avevo pensato ancora una volta di chiudere il blog, di salutarvi con questo pezzo e di dedicare le mie attualmente scarse energie solo al mio nuovo romanzo (sono così stanca che per la prima volta in vita mia procedo per righe… è pazzesco) ma chi mi sta attorno insiste affinché io non lo faccia, con le più svariate motivazioni. Tutte sensate, tra l’altro.

Le voci dissidenti con argomentazioni di peso e valore sono così scarse, dicono i miei sostenitori, che anche la sparizione di questo blog sarebbe un danno. I danni da riparare nel nostro mondo sono abbastanza vasti e gravi da oscurare lo 0,000001 di differenza che io opero, tuttavia è vero anche che non lo fanno in modo perfetto. La crepa che ho aperto in una muraglia di cemento armato nel 2009 ne ha generate altre, lo so, e sono grata per ognuna di esse – giacché dietro a ognuna di esse c’è un essere umano che ha deciso di non vergognarsi più, di non tacere più, di avere legittimazione e diritto a uno spazio.

stone mask israele

La maschera che vedete in immagine ha 9.000 anni – il nove. L’hanno riscavata nel 2018 in Israele. E’ fatta di calcare rosa-giallo, è stata lavorata accuratamente con attrezzi di pietra e ha quattro fori lungo i bordi, probabilmente per tenerla legata al volto di qualcuno o a un palo rituale.

Il periodo è il Neolitico e le maschere simili sono legate alla “rivoluzione” agricola, ovvero al momento in cui i nostri antenati e le nostre antenate smisero di vagare raccogliendo il cibo per strada e cominciarono a coltivarlo. Sapete già che la ricerca storica indica le donne come ideatrici di questo cambiamento epocale. Torneremo a ciò fra un attimo, nel frattempo (e non è un argomento scollegato) parliamo degli auguri del Presidente Mattarella alla nazione. Hanno fatto un sacco di “rumore” attestando semplicemente l’ovvio: un paese è una comunità di persone; il rispetto reciproco è garanzia di sicurezza; la solidarietà è preziosa; lo stato sociale è una conquista da tutelare; il cambiamento avviene lavorando insieme. Che un discorso simile sia salutato come straordinaria novità positiva dà la misura di quanto scollegati, atomizzati, spaventati e confusi sono in genere, da anni, i cittadini italiani. Nel suo menzionare le aree problematiche del nostro vivere insieme, Mattarella ne ha però dimenticata una – e in questa omissione ha implicitamente cancellato la spada di Damocle che pende su metà della popolazione italiana: la violenza di genere. Il paese di cui è Presidente ha punteggi scandalosi, al proposito, in qualunque ricerca o analisi misuri impatto, danni e risposte dello Stato. Ma noi donne non siamo una priorità politica, ormai, per nessuno: da destra a sinistra, lungo l’intero spettro, siamo prese in considerazione esclusivamente per la nostra rispondenza alla soddisfazione maschile – e i parametri normativi di questa soddisfazione intridono l’intera nostra esistenza dalla culla alla tomba. Dai social media ai manifesti pubblicitari siamo circondate da immagini fasulle (sexy, hot, bellissima) e incoraggiate a somigliare a queste ultime come se ciò fosse lo scopo principale del nostro essere femmine e l’unico traguardo alla nostra portata. Spesso le donne che accettano tale scenario raggiungono titoli e dicasteri, in politica, per gentile concessione dei colleghi alle loro scollature e ai loro tacchi (e alla loro disposizione a essere mere marionette nelle sedi decisionali) e quindi sono impreparate e inefficaci sulle questioni di genere quanto i loro sodali di sesso maschile.

Per cui, il prossimo cambiamento epocale, una trasformazione che muti radicalmente il modo in cui stiamo nel mondo e il modo in cui abbiamo relazioni con altre/i (come accadde nel Neolitico) dobbiamo crearlo proprio noi. Abbiamo, guarda caso, nove punti interconnessi da affrontare in cui la nostra presenza e la nostra voce sono irrinunciabili: l’effetto che ognuno di essi ha sulla qualità e persino sulla durata delle nostre vite è enorme e senza le nostre prospettive udite e agite al proposito nessuno dei problemi relativi sarà mai risolto.

In ordine alfabetico:

ambiente

diritti civili

diritti riproduttivi

istruzione/educazione

lavoro

rappresentazione mediatica

rappresentanza politica

socializzazione di genere

violenza di genere.

Voglio lavorare con voi per il cambiamento, sorelle e fratelli. E’ la ragione per cui questo spazio resta aperto nonostante i miei travagli personali. Forse, per un periodo, sarò meno prolifica del solito. Ma datemi tempo e fiducia e resteremo insieme. Maria G. Di Rienzo

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Chiuso per ferie

Happy Snowflake

Hello, surfers, qua chiudiamo per ferie invernali. Ci risentiamo l’anno prossimo… il quale, visto il clamoroso fallimento del 2018, non avrà altra scelta che essere migliore. Vero? (Dite di sì!)

Love, MG

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coming soon

 

Torno fra quindici giorni, cominciate pure il conto alla rovescia… Baci, MG

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