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Posts Tagged ‘biennale 2015’

“Queste persone, quando erano vive, sono state trattate senza dignità alcuna. I loro corpi non esistono più. Allora, l’idea di guardare gli abiti senza corpi al loro interno mi è sembrata una metafora poetica, potente e straziante.”

altare

L’artista Patricia Cronin ha spiegato così l’idea da cui è nata la sua installazione nella Chiesa di San Gallo a Venezia, visibile sino al 22 novembre prossimo: un santuario, un altare per le ragazze. Le ragazze a cui si riferisce sono le 276 scolare rapite da Boko Haram in Nigeria; le due adolescenti stuprate, assassinate e appese a un albero in India; le giovani donne costrette al lavoro forzato negli “asili-lavanderie” irlandesi chiamati “Magdalene” (“Maddalena” – ho un ricordo intenso del bel film relativo e omonimo del 2002). Tre vicende emblematiche ricordate da hijab africani, sari indiani e grembiuli europei.

“Quando ho visitato la Chiesa di San Gallo per la prima volta, sono rimasta colpita da come i tre altari di pietra sembravano mimare le tre storie di sofferenza che avevo in mente. In una chiesa, di solito, le persone sanno di essere in uno spazio che parla di solennità, sono un po’ più quiete, rallentano un po’, il che è necessario per riflettere. Voglio dire, i numeri relativi alle cose orribili che accadono alle donne in tutto il mondo sono scioccanti. Ma cosa fai, ad esempio, con il dato di fatto che 110.000.000 di donne sono “mancanti”? E’ quel che l’economista e Premio Nobel per la Pace Amartya Sen disse nel 1990. Cosa fai con questo numero? C’è qualcosa che chiamano l’effetto vittima identificabile – di base è: una morte è una tragedia, mille morti una statistica. Mi sono domandata come strappare la gente dall’intorpidimento relativo al numero.”

Pare che l’installazione ci riesca molto bene. Se uno dei curatori della Biennale, nel cui ambito il lavoro viene esposto, l’ha definito “un pugno nello stomaco”, i visitatori hanno reazioni che vanno dalla pelle d’oca alle lacrime. Patricia Cronin fornisce loro anche un suggerimento sul passo successivo perché accanto alle pile di abiti, oltre ad un piccola fotografia relativa alla specifica vicenda, ci sono testi con gli indirizzi di tre organizzazioni che lavorano affinché le donne di domani abbiano un futuro migliore:

Campaign for Female Education (Camfed – https://camfed.org/), che finanzia l’istruzione delle ragazze nell’Africa sub-sahariana;

Gulabi Gang (http://www.gulabigang.in/) un’ong di attiviste indiane

e Justice for Magdalenes – Giustizia per le Maddalene, un gruppo irlandese che si occupa delle sopravvissute per fare in modo che abbiano riconoscimento e protezione e non siano dimenticate. Cronin devolve il 10% di qualsiasi profitto derivante dall’installazione a queste tre associazioni.

shrineLo striscione nero che recita “Santuario per le Ragazze” in 14 lingue è in qualche modo il sommario di tutta la storia, spiega infine l’artista: “Voglio che guardando l’opera le persone dicano: Questo sta parlando anche a me. E: Il problema è ovunque.” Maria G. Di Rienzo

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