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(“The Last Scene”, di Wangchuk per World Pulse, 13 gennaio 2014, trad. Maria G. Di Rienzo. La giovane Autrice, originaria del Bhutan, sta attualmente studiando alla Asian University for Women di Chittagong, in Bangladesh, per laurearsi in Scienze Ambientali. Dice che il suo sogno è “diventare una donna indipendente” e che spera di sconfiggere in se stessa “la timidezza e il silenzio”.)

bhutan rododendri

Mentre l’occhio del cielo azzurro si alzava nel suo dorato aspetto e penetrava da un varco fra i bambù secchi, i miei occhi pieni di sonno furono costretti ad aprirsi. Dovevo svegliarmi per andare a scuola. Mi gettai la borsa blu scuro sulla spalla e mi preparai alla marcia. Nel tempo che ci misi ad infilare i miei piccoli piedi nelle scarpe di gomma, le nuvole cominciarono a brontolare, oscurarono le splendore del sole, ed io sentii il vento gentile rimpiazzare l’aria stantia. Il cielo gridava forte e le sue lacrime pesanti scorrevano giù, sulla Terra.

Aprii un ombrello rosa della mia misura e uscii dalla mia casa calda. Cominciai il tragitto giornaliero verso la scuola attraverso i boschi, sul suolo fangoso, timorosa di scivolare da quella che sembrava una collina di crema di cioccolato appena spuntata dal terreno. Usai tutta l’energia che potevo trarre da una ciotola di riso, curry di patate e tè al burro per raccogliere la sfida del riuscire a camminare normalmente, con scarpette dai tacchi di fango, attraverso lunghi prati verdi. Risalii l’altura dove c’era la mia scuola, nascosta in mezzo ai boschi.

Tenendo con una mano l’ombrello e con l’altra la mia uniforme, mi affrettai per arrivare in tempo all’appello del mattino. Mentre avanzavo i miei piedi non riuscivano a muoversi in avanti, slittavano di continuo. Stava piovendo, ma il sudore gocciolava dalla mia fronte come se stessi lavorando nei campi. Una stilla di sudore entrò nella mia bocca. Sapeva di sale.

bhutan

Nonostante il cammino fosse difficoltoso, l’atmosfera era molto fresca. Rovesci di pioggia cancellavano la sete dei grandi boschi, delle sottili lame d’erba, dei cespugli nani. Tutto sembrava così verde e naturale, come se non potesse svanire mai. L’aria fresca e pulita che entrava nelle mie narici rinnovava il mio respiro, portava via la stanchezza. Avrei voluto rimanere di più a godermi la rugiada che gocciolava dalle foglie e andava a colpire i passanti, e guardare le nubi color del fumo danzare attorno a me, ma dovevo affrettarmi verso la scuola. Mi mossi ancora in avanti, cercando di evitare di ruzzolare da qualche parte scivolando.

Quando finalmente arrivai a destinazione, alzai l’ombrello e girai la testa per assaporare l’ultimo scorcio di bellezza, chiedendomi se in futuro l’atmosfera sarebbe stata la stessa. Perché la bellezza non è mai uguale, non rimane la stessa ogni volta.

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