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(“The Women Leading This Kenyan Environmental Group Are Thriving Where Men Failed”, di Daniel Sitole per News Deeply, 4 gennaio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Foresta di Kakamega, Kenya – Quando Maridah Khalawa ha dato inizio al Gruppo Agricoltori di Muliru per la Conservazione, circa un decennio fa, sapeva di voler trovare un modo di generare reddito per se stessa e altre donne che vivono nei pressi della foresta Kakamega nel Kenya occidentale, senza sfruttare le già risicate risorse dell’area.

Quel che non poteva sapere era che la loro piccola impresa comunitaria sarebbe cresciuta sino a contribuire al sostegno di centinaia di famiglie, avrebbe vinto riconoscimenti internazionali e si sarebbe dimostrata più efficace di molti dei gruppi di uomini che tentato di fare la stessa cosa.

La chiave dell’impresa sostenibile del gruppo di Muliru è il basilico canforato.

basilico canforato

La pianta indigena, Ocimum kilimandscharicum, chiamata “Mwonyi” nel locale dialetto Luhya, è stata a lungo usata dalla popolazione attorno alla foresta Kakamega per curare influenza e tosse, per tenere distanti i parassiti dal grano immagazzinato e come repellente per le zanzare.

A partire dal 1999, con il piccolo capitale iniziale e il lavoro gratuito fornito dai membri, più della metà dei quali sono donne, il gruppo di auto-aiuto di Muliru ha cominciato a coltivare e a trattare il basilico canforato per trasformarlo in un unguento da vendere localmente. L’idea era di attingere a un’abbondante e poco apprezzata risorsa della foresta Kakamega, l’ultima foresta pluviale del Kenya che ancora sopravvive, beneficiando nel contempo finanziariamente le comunità locali. Per giunta, una parte dei guadagni provenienti dall’iniziativa sarebbero andati alla ricerca per la preservazione ambientale.

“Uno dei nostri iniziali scopi relativi alla conservazione era l’agire andando oltre il metodo tradizionale, usando tecnologia moderna e abbracciando la cooperazione con altre organizzazioni interessate.”, dice Maridah Khalawa, 54enne, che non hai mai finito le scuole superiori perché i suoi genitori non potevano permettersi di pagare le tasse relative.

Muliru

(Muliru – Maridah Khalawa è a destra accanto al distillatore)

Lo sforzo del gruppo ha subito attirato i donatori. Nel 2.000, Il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite ha dato al gruppo 4 milioni e mezzo di scellini kenyoti (poco più di 37.000 euro) per comprare macchinario da distillazione in grado di estrarre gli oli essenziali del basilico. In precedenza, la comunità era solita bollire la pianta come da medicina tradizionale. Cinque anni più tardi la Fondazione Ford, tramite il Centro Internazionale di Fisiologia e Ecologia degli Insetti, finanziò parzialmente la costruzione di due edifici per la produzione, lo stoccaggio e gli uffici amministrativi del gruppo.

Altri donatori seguirono, sebbene non senza incontrare resistenza da parte di alcuni membri dell’organizzazione: “Non è stato facile convincere altri abitanti del villaggio a pensare globalmente e ad accettare di lavorare con stranieri.”, dice ancora Khalawa. Ora il Gruppo Agricoltori di Muliru per la Conservazione è rinomato per il suo unguento erbaceo basato sul basilico canforato, che è sul mercato con il nome di Naturub ed è registrato come medicina in Kenya per la cura dei sintomi dell’influenza, come sollievo per il dolore e i morsi di insetti. Oltre all’unguento, il gruppo fa anche repellente per zanzare.

I prodotti sono venduti a negozi, supermercati e farmacie nel Kenya occidentale e distribuiti tramite agenti in altre parti del paese. James Ligale, l’addetto del gruppo alle pubbliche relazioni, dice che il valore dei loro beni patrimoniali ammonta a più di 15 milioni di scellini kenyoti (circa 124.000 euro), valore della terra compreso. Vendono annualmente 36.000 flaconi di unguento.

I benefici vanno ben oltre i membri di Muliru, di cui più del 40% riceve tutti i propri guadagni dal progetto. Il gruppo fornisce reddito regolare per 400 agricoltori che coltivano le piante per il materiale grezzo e che a loro volta impiegano circa 1.000 dipendenti.

Come integrazione ai propri guadagni, Muliru ospita turisti che pagano dai 12 ai 29 euro per apprendere le storie della conservazione della foresta di Kakamega, della pianta Ocimum e del processo di produzione di Naturub – dalle fattorie ai macchinari.

Il lavoro del gruppo ha vinto diversi premi, inclusi due dall’UNDP: l’Equator Prize nel settembre 2010, che fu conferito durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e il Seed Award nel dicembre dello stesso anno.

“E’ l’impresa di preservazione ambientale più di successo e meglio amministrata diretta da una donna in Kenya. – dice l’esperto di conservazione di risorse naturali, ora in pensione, John Kimeto – Gli uomini hanno tentato di imitare Maridah ma hanno tutti fallito.”

Khalawa attribuisce il suo successo all’instancabile sostegno delle donne membri del gruppo. Dice che si è presa l’impegno di far spazio alle vedute e alle opinioni delle persone al di là della loro età, affiliazione politica o comprensione delle istanze, ma che non permetterà ai politici di professione di interferire nella gestione degli affari. “Le organizzazioni comunitarie sono soggette a manipolazioni politiche, e ai politici piace essere membri, patrocinatori o sponsor di tali gruppi. Io ho tenuto con fermezza i politici fuori da Muliru.”, spiega.

Nonostante la sua comprovata e forte esperienza, Muliru affronta ancora difficoltà nel mentre tenta di ingrandirsi ed espandersi. Cerca di guadagnare abbastanza per i costi del marketing o per assumere impiegati dalle specifiche abilità – come ingegneri di produzione o contabili – che facciano funzionare l’organizzazione. I membri più anziani trattano gli affari del gruppo essi stessi, a volte andando per tentativi e errori.

Tuttavia, Maridah Khalawa e la sua compagine si dedicheranno a dirigere l’impresa in modo sostenibile e per il beneficio della loro comunità locale il più a lungo possibile: “Quelli che volevano stare dalla parte “giusta” politicamente sono collassati, ma noi siamo qui per restare.”, dice.

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