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Mia

Mia Mottley – in immagine – ha 52 anni, giusto l’età dell’indipendenza del suo paese (Barbados), in precedenza colonia britannica. Avvocata e leader del Barbados Labour Party, quando era alle medie Mia disse a uno dei suoi insegnanti che un giorno sarebbe diventata la prima “capa” di governo di sesso femminile nella storia della nazione. Quel giorno è arrivato: è stata eletta tale il 25 maggio 2018. E non ha semplicemente vinto – ha stravinto, perché ottenendo oltre il 70% dei voti il suo partito si è aggiudicato tutti e trenta i seggi disponibili: in pratica, Mia come Primo Ministro non ha opposizione.

Ha stravinto parlando di democrazia, di trasparenza in politica, economia e finanza, del restituire governo e governance alla popolazione, dei diritti umani di ciascuno e di tutti.

Non si è preoccupata di essere ladylike, di cosa gli uomini potessero pensare del suo aspetto, di dimostrare che oltre a saper stilare una bozza di legge sa anche cucinare e camminare su tacchi di dodici centimetri o di qualsiasi altra stronzata si esige in Italia da una donna politica: e, ripeto, ha stravinto. Facendo maledettamente bene il suo mestiere.

Maria G. Di Rienzo

mia mottley giuramento

Mia Mottley (a destra) presta giuramento nelle mani di un’altra donna, la Governatrice Generale Sandra Mason, nel palazzo del governo.

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Il 23 gennaio scorso, AWID – Association for Women’s Rights in Development, ha chiesto a un bel mucchio di femministe in giro per il mondo cosa si augurano per il 2015, quali sono le loro speranze, i loro sogni e le loro aspirazioni. Le risposte sono state raccolte da Nana Darkoa Sekyiamah e Mégane Ghorbani. Quella che segue è una mia piccola selezione (perché dieci pagine non le avreste mai lette, lo so). Maria G. Di Rienzo

Be Loud Be Proud di Lori Portka

YEWANDE OMOTOSO, 34enne, Barbados/Nigeria/Sudafrica, Scrittrice e Architetta.

Sarebbe grandioso svegliarsi in mondo dove i corpi delle donne non sono merci; dove ovunque io guardi non sono oppressa da immagini sui media che mi dicono come dovrei apparire per essere una vera donna o per essere davvero bella; dove bambine e bambini non siano dominati da quest’immaginario che normalizza qualcosa di profondamente problematico.

CRISTINA PALABAY, 35enne, Filippine, Segretaria generale di Karatapan – Alleanza per l’avanzamento dei diritti delle persone.

Nel 2015, mi auguro il rilascio di tutte le prigioniere politiche. Con rinnovata speranza, aspiro ad un più forte movimento delle donne che sfidi le strutture e le filosofie al centro dell’oppressione delle donne – patriarcato, globalizzazione, militarizzazione e fondamentalismo.

MORENA HERRERA, 54enne, El Salvador, Direttrice Colectiva Feminista para el Desarrollo Local.

Sogno una società che prenda passi concreti nella lotta per la libertà delle donne e la loro autonomia sui loro corpi e le loro vite. Sogno movimenti femministi coesi e più interazioni creative con altri movimenti sociali che mettono in questione i modelli capitalisti, patriarcali e omofobici, di società.

MINNA SALAMI, 36enne, Nigeria/Finlandia, Scrittrice e Direttrice di Ms Afropolitan.

Spero quest’anno di vedere più donne che prendano spazio e diano forma ad agende nella sfera geo-politica, in quella socio-economica e nelle nostre vite private. Abbiamo bisogno di più donne nella comunicazione e nel dar forma alla narrazione anche per il bene delle generazioni future. E’ importante che le ragazze e le bambine vedano donne che non hanno paura di dire come la pensano.

JULIETTE MAUGHAN, 33enne, Barbados, Consulente sul genere – Fondatrice di Ev-O!-lution e Co-editrice di Senseisha – Memorie dai Caraibi.

Ho in mente un anno in cui concentrarsi sul fornire alle donne lo spazio per definire e dar forma alla propria sessualità, sul creare una società che sia libera da ogni forma di violenza e in cui le donne abbiamo accesso a prodotti e servizi per le loro necessità di salute sessuale e riproduttiva.

SHEWAGA GEBRE-MICHAEL, 25enne, Etiopia, Coordinatrice comunicazione e raccolta fondi di RECFAM – Fondazione ricerca e consulenza per i migranti africani.

La mia speranza, il mio sogno e la mia aspirazione sono che chiunque comprenda davvero come i diritti delle donne concernano tutti. Dobbiamo tutti capire che non possiamo progredire come persone, come cittadini del mondo mentre neghiamo alle donne la loro umanità e minacciamo il loro diritto ad esistere.

YESICA TRINIDAD, 37enne, Honduras, Coordinatrice Rete Nazionale delle Difensore dei diritti umani.

Sogno il giorno in cui le donne potranno camminare per le strade senza temere per la propria vita. Sogno il giorno in cui le femministe e le difensore dei diritti umani saranno di più di una manciata e diventeranno una forza che si confronta con il patriarcato. Sogno che le donne disimparino i modi in cui la società ci ha insegnato ad avere relazioni l’una con l’altra e che noi si lasci da parte le competizioni che ci consumano.

AXELA ROMERO, 47enne, Messico, Segretaria Iniziativa Donne Mesoamericane Difensore dei diritti umani e Coordinatrice Gruppo di Lavoro per l’Inclusione Sociale.

Auguro a tutte noi donne la riconciliazione con i nostri corpi, così che noi si sia svelte a rispondere quando i nostri corpi chiedono riposo e lentezza e il godere di qualcosa. Mi auguro che noi si abbia cura di noi stesse senza provare sensi di colpa o doverlo giustificare. E mi auguro che nessuna di noi perda la capacità di lasciar sbrigliata la sua immaginazione, perché anche nelle peggiori condizioni il mondo è pieno di bellezza, potenziale e risorse sufficienti per rendere ognuna di noi felice e di valore.

MEGHANA BAHAR, 34enne, Sri Lanka, Specialista Comunicazioni di MUSAWAH.

Nel 2015 vorrei che i movimenti per i diritti delle donne incorporassero pienamente i principi per cui lottano: ciò significa allontanarsi da quelle strutture e sistemi che sostengono il patriarcato e disimparare il condizionamento patriarcale che mantiene le donne bloccate e le rende senza voce.

KHIRA ARAB, 55enne, Marocco, Giornalista – Famille Actuelle Magazine.

La bacchetta magica non ci aiuterà, ma la mobilitazione e la solidarietà lo faranno. Condivido con altre donne marocchine dei sogni per quest’anno: il vedere finalmente l’Agenzia per la parità e la lotta ad ogni forma di discriminazione prevista dalla Costituzione; piena ed eguale partecipazione delle donne alla vita politica ed economica; più uguaglianza in termini di diritti e giustizia; la fine di stupri e assalti di cui le donne soffrono; l’effettiva implementazione di una legge che protegga le donne da ogni forma di violenza e che la lotta contro la violenza di genere sia dichiarata nel 2015 Grande Causa Nazionale.

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(“Tell Them. They Deserve To Know.”, di Patrice M. Daniel per Awid, 28.3.2014, trad. Maria G. Di Rienzo. Patrice, psicoterapeuta, è una giovane femminista delle Barbados, particolarmente attiva contro la violenza di genere. Nel marzo scorso, ha partecipato alla 58^ sessione della Commissione NU sullo Status delle Donne. Quello che segue è il suo intervento.)

Patrice

“Non voglio fare sesso con lui ma gli amici dicono che devo, altrimenti la relazione non è vera.”
“E’ vero che devo fare sesso con lui se mi ha pagato il biglietto del cinema?”
“Dove vai se prendi una malattia a trasmissione sessuale. Io non lo so.”
“Posso restare incinta se è la prima volta che faccio sesso?”
Vogliono sapere. Le persone giovani cercano disperatamente informazioni su come navigare in modo sicuro nelle loro vite sessuali. Troppo spesso, io esco da queste conversazioni con un disturbante miscuglio di emozioni. Mi rattrista che conoscano così poco in merito a decisioni personali e a come proteggere la loro salute sessuale. Mi infuria che le scuole e le comunità neghino loro in modo consistente informazioni salva-vita coprendole con il mantello della moralità. Sono preoccupata per le giovani donne e le ragazze, che sono di frequente i bersagli di stupri e aggressioni sessuali. Sono frustrata perché idee false su un’educazione sessuale esauriente nelle scuole sono ancora usate per influenzare le politiche relative.
Mentre i decisori spandono in giro retorica sulla purezza sessuale, queste ragazze esistono in un mondo in cui circa il 50% delle vittime di violenza sessuale sono ragazze minori di 16 anni. C’è questo errato concetto, che il dare agli/alle adolescenti informazioni accurate sulla loro salute sessuale e riproduttiva li spingerà a fare sesso in modo sconsiderato e senza freni. In realtà, è vero l’opposto. Quando gli/le adolescenti hanno solide, esaustive informazioni sulle responsabilità associate all’attività sessuale sono più inclini a posporla.
( http://www.guttmacher.org/pubs/gpr/14/3/gpr140317.html )
Coloro che sono attivi/e sessualmente sono più inclini ad adottare pratiche responsabili, come l’uso di contraccettivi.
L’attestazione esibizionista di moralità è particolarmente ironica, dato lo scioccante numero di stupri accertati in tutto il mondo. Di frequente, ragazze sotto l’età del consenso legale sono assalite sessualmente. E ancora, alcuni sono preoccupati di “corrompere” le ragazze con l’informazione, mentre le vere violazioni sono quelle sessuali che esse subiscono. L’oltraggio dovrebbe essere sul fatto che per il 30% delle donne, sull’intero pianeta, la prima esperienza sessuale è stata forzata, e per gli stupri che incrementano la vulnerabilità delle donne all’infezione da Hiv.
(http://www.unwomen.org/en/what-we-do/ending-violence-against-women/facts-and-figures )
Perciò, rispondete alle loro domande. Loro meritano di sapere.
Dite alle nostre ragazze e giovani donne che i loro corpi appartengono a loro, e che nessuno ha il diritto di costringerle ad attività sessuali di alcun tipo.
Dite loro che ogni e qualsiasi forma di stupro e aggressione sessuale è sbagliata, e che il biasimo va interamente al perpetratore.
Istruitele sul fatto che le molestie sessuali non sono mai colpa di una donna, e che nessuna donna “provoca” lo stupro. Loro meritano di sapere.
Dite loro che hanno diritto ad un’educazione sessuale esauriente su tutti gli aspetti della loro salute sessuale e riproduttiva.
Dite loro che hanno il diritto di aspettare sino a che possono e vogliono dare legalmente il loro consenso.
Assicuratevi che abbiano tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni sagge sulle loro vite sessuali.
Spiegate loro che la sessualità non è ne’ malvagia ne’ sporca: è un argomento che richiede impegno onesto e fattivo, di modo che le persone giovani abbiano gli strumenti per attraversare quest’esperienza in modo fiducioso e sicuro.
Dite loro TUTTI i modi di ridurre i rischi di una gravidanza indesiderata o di una malattia a trasmissione sessuale. L’astinenza non è la sola risposta e loro non dovrebbero vergognarsi di pensare questo.
Spiegate alle nostre ragazze e alle nostre donne che hanno il diritto di determinare se e quando avere bambini.
Nessuna dovrebbe essere confusa o incerta sul dove avere accesso ad informazioni, servizi e cure.
Loro meritano di sapere.
La Commissione sullo Status delle donne ha lo scopo di affrontare la discriminazione contro donne e bambine e le rampanti violazioni dei loro diritti umani. Il diniego della salute sessuale e riproduttiva e dei diritti correlati restano barriere all’eguaglianza di genere, all’equità e alla giustizia.
E’ ora che i decisori a livello politico non si limitino a parlare, ma implementino. Le loro azioni e le loro inazioni continuano a costare ai giovani, in special modo alle ragazze, le loro vite.
Il nemico non è l’educazione sessuale. E’ l’ignoranza.
“So che non devo fare nulla per cui non mi senta pronta. Quando mi sento pronta, so già esattamente come proteggere me stessa ed essere al sicuro.”: è nostro dovere creare un mondo in cui tutte le conversazioni al proposito finiscano così.

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