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Posts Tagged ‘astronomia’

Questo sarà l’anno delle eclissi:

– 6 gennaio 2019, parziale eclissi di Sole in Capricorno a 15°31′ (non visibile dall’Italia)

– 21 gennaio 2019, eclissi totale di Luna in Leone a 0°49′

– 2 luglio 2019, eclissi totale di Sole in Cancro a 10°42′

– 16 luglio 2019, eclissi parziale di Luna in Capricorno 24°00′

– 26 dicembre 2019, eclissi anulare di Sole in Capricorno a 4°09′ (non visibile dall’Italia)

Un predicatore statunitense in cerca di notorietà si sta già scatenando sulle cose orrende che le eclissi profetizzerebbero, soprattutto quella del 21 gennaio con la sua “luna di sangue” (la luce solare diretta è bloccata dalla Terra e l’unica luce che raggiunge la superficie lunare è rifratta dall’atmosfera terrestre, il che produce il colore rosso). Naturalmente, nonostante getti a profusione citazioni bibliche per sostenere la sua panzana, non è preciso – non può esserlo e non gli conviene esserlo. Se il 22 gennaio c’è un attacco terroristico nel paese X, un’alluvione nel paese Y o un enorme incidente autostradale nel paese Z, ci urlerà comunque nelle orecchie “Ve lo avevo detto, io!”.

Squilibrati a parte, non ci saranno solo le eclissi a farci guardare in alto, in questo 2019. L’11 novembre Mercurio transiterà davanti al Sole e sarà visibile in Italia dal primo pomeriggio: non lo rifarà sino al 2032, per cui se avete accesso a un telescopio (con filtri per la protezione dei vostri occhi) usatelo. Saturno in Sagittario sarà invece visibile il 9 luglio, per circa sei ore, a partire dalle 22.18.

Sappiamo da registrazioni storiche che i Cinesi calcolavano le date delle eclissi già 3.500 anni fa (e i Babilonesi cominciarono a farlo appena più tardi); ovviamente le predizioni dell’antichità non erano precise nei dettagli degli eventi quanto possono esserlo quelle odierne e altrettanto ovviamente erano circondate dalle credenze relative a epoca e luogo (ve ne ho accennato in passato). Insomma, da un bel po’ noi umani guardiamo il cielo e speriamo di leggerci il futuro nostro e del pianeta. A volte, lo facciamo come se fossimo semplicemente sulla Terra e non – come in effetti siamo – della Terra. Quel che il nostro mondo sperimenta si riflette su di noi e ognuno ne fa esperienza a suo proprio modo, a seconda di carattere e circostanze.

Io non sono una mistica e so solo qualcosa di astronomia e astrologia, ma nel mio cercare “il nuovo mondo possibile” (ehi, Giove è in Sagittario per quasi tutto l’anno, per la gioia dei movimenti: energia, connessione, relazioni, salti oltre ogni frontiera, fiducia in progetti ambiziosi che non avremmo guardato di striscio nel 2018…) uso sempre tutto quello che ho. Persino le eclissi.

Un’eclissi è uno spostamento nell’allineamento consueto fra Terra, Sole e Luna e uno spostamento analogo risuona nelle nostre energie. Durante quella lunare, in cui simbolicamente il nostro spirito si occulta agli occhi altrui, possiamo riflettere su chi siamo veramente e sul modo in cui ci proiettiamo all’esterno. Durante quella solare, l’analogia con il piccolo satellite che blocca la grande stella invita a conoscere la propria forza e a fidarsi di essa. Le eclissi solari, dicono le streghe-astrologhe, mettono distanza fra noi e gli schemi fissi che già conosciamo, spingendoci verso territori sconosciuti.

Per cui possiamo usare il tutto per ricaricarci, sognare in grande, mirare in alto e immaginare e costruire futuro. Maria G. Di Rienzo

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Cecilia Payne

Cecilia Payne-Gaposchkin (1900 – 1979), in immagine, è l’astronoma e astrofisica che ha scoperto di cos’è fatto il sole, idrogeno e elio (all’epoca si credeva fosse composto da elementi pesanti). Lo ha fatto a 25 anni, questa sfacciata, come se essere una donna non fosse già abbastanza…

Il suo nome dovrebbe essere arcinoto, almeno quanto quello di Galileo o di Einstein, giacché tutti i moderni testi di scienza riconoscono i suoi risultati ma – poiché viviamo nell’era in cui “comandano le donne e cosa accidenti vogliono ancora” – pochi fanno lo sforzo di riconoscere anche chi questi risultati ha ottenuto.

Cecilia, nata in Gran Bretagna, era andata all’università per studiare botanica. Per caso, partecipò a una lezione tenuta da un noto fisico, Arthur Eddington, e la trovò così appassionante da cambiare piano: si spostò negli Stati Uniti per frequentare Harvard, dove poi si svolse il resto della sua carriera. Durante un viaggio in Europa, nel 1933, incontrò Sergei I. Gaposchkin che sposò l’anno successivo e con cui ebbe tre figli, Edward, Katherine e Peter.

La tesi che presentò appunto a 25 anni, per ottenere il dottorato di ricerca, fu definita “la più brillante mai presentata nel campo dell’astronomia”. Henry Norris Russell, all’epoca il maggiore esperto dello spettro stellare, scartò la tesi di Cecilia come “impossibile”: quattro anni più tardi, però, pubblicò un lavoro in cui giungeva alle medesime conclusioni, presentandole come proprie. Nel 1976, fra i vari altri premi conseguiti durante la sua carriera, Cecilia ne ricevette uno dalla Società Astronomica Americana che porta proprio il nome di Henry Norris Russell. Non sappiamo se si sia fatta una risata, considerando anche che ad Harvard aveva lavorato 11 anni, dal 1927, come “assistente tecnica” del direttore dell’osservatorio Harlow Stapley, guadagnando pochissimo e meditando di andarsene poiché tale posizione non era neppure ufficiale: il titolo di “astronoma” le fu riconosciuto solo nel 1938.

Nel 1956 divenne la prima donna docente di ruolo all’università di Harvard, nonché la prima donna a capo di una facoltà. Oltre al sole, Cecilia studiò le stelle variabili, fotografandone più di un milione assieme alla sua squadra; inoltre, diede alle stampe cinque testi di astronomia e astrofisica, più un’autobiografia nell’anno della sua morte.

Accettando il premio di cui ho parlato prima, ebbe a dire: “La ricompensa di una giovane scienziata è l’euforia emotiva dell’essere la prima persona nella storia del mondo a vedere qualcosa o a comprendere qualcosa. Nulla può essere paragonato a tale esperienza… La ricompensa di un’anziana scienziata è il senso dell’aver visto una vaga bozza crescere sino a divenire un magistrale paesaggio.” Maria G. Di Rienzo

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Probabilmente conoscete la storia del centauro Chirone, il quale ha dato nome nel 1977 all’oggetto cosmico (cometa periodica, o asteroide centauro) che si muove fra le orbite di Saturno e Urano ed è il simbolo archetipico del “guaritore ferito”. Nel mito, Chirone è un’eccezione fra i centauri poiché amichevole nei confronti degli esseri umani e disposto a condividere con loro le sue conoscenze che eccellevano in vari campi, ma in particolar modo nella medicina.

chirone

Ferito accidentalmente da Eracle, che era suo amico, con una freccia avvelenata dal sangue dell’Idra, Chirone non può guarire e – poiché è immortale – non può porre termine alla sua sofferenza. Zeus accetterà infine che scambi la sua immortalità con Prometeo e Chirone diverrà la costellazione del Centauro.

Io non intendo l’archetipo in senso junghiano (in sintesi un terapeuta spinto a occuparsi dei suoi pazienti a causa delle sue stesse “ferite”), ma ho conosciuto (e letto di) un buon numero di persone – soprattutto donne – le quali, avendo alle spalle storie pesanti di abusi e violenze, trasformano le loro esperienze in attivismo, anche solo e semplicemente “relazionale” risolvendo dispute familiari o essendo di immenso sostegno a parenti e amici.

Di solito sono persone dotate di intuito e sensibilità non comuni (tratti che possono essere caratteriali o sviluppati come strategie di sopravvivenza), e nonostante siano spesso considerate “diverse”, capri espiatori o le pecore nere nei gruppi di cui fanno parte, la loro empatia umana è profonda: sono abilissime nell’aiutare altri esseri umani a volgere il dolore fisico o emotivo in un processo di guarigione.

Ascoltano davvero le storie che raccontate loro. La vostra sofferenza le colpisce direttamente. Infondono in voi energia e speranza. Desiderano che la vostra vita sia per voi un dono di crescita evolutiva da godere ogni singolo giorno. In qualche modo, percepiscono la loro esistenza come “servizio” al resto dell’umanità e persino le loro professioni sono sovente dirette in tal senso: riparano corpi, spiriti, oggetti, situazioni.

Voi potreste avere la sensazione che queste persone stiano controllando tutto quel che fanno alla perfezione, che nessun aiuto o conforto serva loro e, infine, darle per scontate. E’ possibile persino che esse consapevolmente proiettino tale immagine di solida e invulnerabile autosufficienza – e che in qualche misura la credano reale. Ma la guaritrice ferita (o il guaritore ferito) è un essere umano che come ognuno/a dei suoi simili ha bisogno di ricevere, oltre che di dare.

Questa persona ha costruito molto di quel che è ora su enormi cicatrici e alcune, se sfiorate, sanguinano ancora; può rivolgere contro di sé il dolore che percepisce intorno in comportamenti autodistruttivi; può negarsi riposo, pausa, gioie, soddisfazioni pur dando o consigliando tutto questo ad altri.

Perciò, se vi siete riconosciute/i nella descrizione, o se avete riconosciuto una donna o un uomo a voi vicini… non vampirizzatevi e non vampirizzate costoro. Sorprendeteli e sorprendete voi stessi con l’affetto e la cura e l’apprezzamento e il sostegno.

Per mettere veramente a frutto la sua saggezza, la centaura – o il centauro – deve anche poter tirare la sua freccia alle stelle. La sua, per il suo piacere e il suo orgoglio e la sua abilità. Per la sua vittoria: la merita.

Maria G. Di Rienzo

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maggie

Margaret – ma tutti la conoscono come “Maggie” – Aderin-Pocock è nata il 9 marzo 1968 da genitori nigeriani in Gran Bretagna (il suo nome nigeriano, Ebunolowa, significa “dono divino”) e colà vive con il marito e la figlioletta Lauren nata nel 2010. Maggie è dislessica e durante la sua infanzia ha cambiato 13 scuole. Ciò non le ha impedito di laurearsi in fisica e in ingegneria meccanica, di diventare astronoma e ricercatrice universitaria e divulgatrice scientifica, di inventare una serie di strumenti per l’esplorazione dello spazio e di condurre, dal 2014, un programma televisivo della BBC che si chiama “Il cielo di notte”.

Un’altra delle sue “missioni” è ispirare le giovani generazioni a intraprendere carriere scientifiche: sino a ora ha parlato nelle scuole a circa 25.000 bambine/i, buttando all’aria un bel po’ di miti su genere e carriera. A interessarsi dello spazio cosmico ha cominciato precocemente: quando, da piccolina, vedeva un programma di pupazzi animati in televisione, “The Clangers” (nell’immagine).

clangers

I Clangers sono topolini alieni che vivono su e all’interno di un piccolo pianeta somigliante alla Luna, parlano in fischi e mangiano zuppa verde e budino a strisce blu: la serie originale andò in onda dal 1969 al 1974, ma nel 2015 una nuova serie è stata realizzata – e ha vinto anche qualche premio. Maggie ha dato una mano a quest’ultima produzione: “Ho filmato qualche scena con loro. A un certo punto alzavano lo sguardo verso di me e dicevano Ciao, Maggie! nei loro fischi sottili e mi è venuto da piangere, perché la bimba di tre anni dentro di me era così felice di averli finalmente incontrati!”

Una volta Maggie ebbe a dire che andrà in pensione su Marte, ma neppure da vecchietta intende riposare: “Non mi ci vedo a star seduta senza far niente. Andrei in giro per Marte a indagare sulle cose. Cercherei di scoprire cosa è successo al pianeta, perché in passato aveva un’atmosfera densa e un bel po’ di acqua corrente.”

E lo studio dello spazio che fa dalla Terra, a che serve? “Molti dei detector nello spazio stanno guardando le stelle, ma ci sono migliaia di satelliti che si occupano della Terra e hanno usi molteplici. Ho lavorato sui satelliti per l’Agenzia Spaziale Europea affinché misurino la fotosintesi di enormi masse di piante. I satelliti possono anche misurare la composizione del suolo e dire se manca di determinati minerali, possono coordinare i soccorsi durante i disastri naturali, possono monitorare i movimenti di truppe e prevenire crimini di guerra, hanno possibilità illimitate.”

Eeeeh le donne moderne che vogliono invadere i campi maschili… starnazza a questo punto qualche papero lettore: è il periodo degli amori, per i paperi, ed è facile che il testosterone gli stia “battendo in testa”. Comunque, è quel che dicevano all’astronoma cinese Wang Zhenyi, nata nel 1768.

chinese astronomer

In un periodo in cui un’eclissi era ancora vista dalla maggior parte delle persone come manifestazione dell’ira degli dei, Zhenyi scrisse un libro in cui diceva pianamente, spiegandolo con calcoli considerati assai accurati per il suo tempo: “In effetti, signori, la causa è la Luna” (ne scrisse una quarantina, di libri, su vari argomenti scientifici). Era anche una brillante matematica, versata in geografia e medicina e, come Maggie, aveva il pallino della divulgatrice. I suoi contributi al sapere scientifico sono riconosciuti ancora oggi, tanto che nel 1994 l’Unione Astronomica Internazionale ha dato il suo nome a un cratere di Venere.

Wang Zhenyi era anche una poeta. Ai versi, e alle lettere, affidava i suoi concetti sulla relazione fra donne, uomini e scienza:

E’ un fatto accertato

che le donne sono eguali agli uomini;

non siete ancora convinti

che le figlie sanno essere eroiche?

E ancora: “Quando si parla di apprendimento e scienza, la gente non pensa alle donne. Dicono che le donne devono solo cucinare e cucire e non dovrebbero scrivere articoli per la pubblicazione, studiare storia, comporre versi o fare calligrafia. Ma uomini e donne sono entrambi esseri umani, che hanno le stesse ragioni per studiare.” Suo marito la pensava come lei e Wang Zhenyi ebbe un matrimonio assai felice.

Eeeeh ma questa donna era un’eccezione… e poi nel 1700/1800 possiamo già dire che è una donna moderna e sta invadendo un campo maschile… “quaqueggia” ancora l’oco lettore. Però abbiamo un problema: la prima poeta (nota) della storia umana, Enheduanna – 2285/2250 BCE – alta sacerdotessa del dio lunare Nanna nella città-stato sumera di Ur e quindi anche una delle prime astronome (le sacerdotesse stabilivano eventi, semine e raccolti, festività, guerra e pace studiando i cieli), quando moderna e “invadente” era? Maria G. Di Rienzo

enheduanna

(Enheduanna è la seconda da sinistra)

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Conoscenza carnale

(“Carnal Knowledge”, di Rebecca Anne Elson, 1960-1999, trad. Maria G. Di Rienzo. Rebecca è stata una poeta e un’astronoma anglo-canadese. Le fu diagnosticato il cancro attorno ai trent’anni, ma per un periodo sembrò che le cure lo avessero sconfitto e nel 1996 sposò un artista italiano, Angelo di Cintio: purtroppo la malattia si ripresentò subito dopo. In vita Rebecca ha pubblicato 52 studi di ricerca, le poesie sono state pubblicate postume.)

corpo cosmico

CONOSCENZA CARNALE

Avendo raccolto il dato finale

dall’universo

e avendolo sistemato nella sua colonna,

nominato le cause dell’infinito,

eseguito il calcolo

del numero immaginario, io, sembra

che il corpo aneli

pure a venire

alla luce,

a trasmettere la grazia della gravità,

a esprimere nella sua propria algebra

le simmetrie dello sgomento e della paura,

il brivido lungo la spina dorsale,

la conoscenza che passa come un vento freddo

e lascia ritti i peli sulla nuca.

the lady astronomer

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